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Le nuove cure a misura di donna

Vera Lanza, N. 10 ottobre 2012

L’informazione è alla base di tutto, anche di una buona salute: può aiutare a prevenire malattie e a fare attenzione ai fattori di rischio. E la lotta ai tumori ginecologici si può dire che ha cambiato e sta cambiando volto. Se ne è parlato in occasione dello IEO DAY 2012 dedicato a "Le nuove cure a misura di donna". Si tratta della giornata che l’Istituto dedica a tutte le donne che hanno vissuto o stanno vivendo la difficile esperienza del tumore al seno. Tra coloro che hanno partecipato a questa giornata di ascolto e confronto sulla malattia vista dagli occhi di una donna, insieme a Umberto Veronesi, ci sono stati Donato Carrisi, Claudia de Lillo, Monica Guerritore, la sceneggiatrice Giorgia Mariani e Ilaria Galbusera. Si è trattato di un’occasione per parlare della ricerca clinica di nuovi farmaci, accanto all’ormai noto vaccino HPV (Human Papilloma Virus) nei tumori della sfera genitale femminile. Questi non sono più temuti come un tempo in quanto, negli ultimi 50 anni, sono state affinate le armi per combatterli. E proprio per questi tumori sono avvenuti i cambiamenti più significativi nella lotta al cancro. In particolare, come ha osservato Umberto Veronesi in occasione dello Ieo Day, «il cancro del collo dell’utero è ridotto all’incidenza minima grazie al nuovo test virale associato al Pap-test, si può operare sempre più spesso mantenendo la capacità procreativa e si avvia a scomparire totalmente in futuro grazie alla vaccinazione; il cancro dell’ovaio si può evitare nel 50% dei casi grazie alla pillola anticoncezionale e presto si potrà diagnosticare nella fase in cui le probabilità di guarigione sono molto alte. Ora è fondamentale che tutte le donne siano correttamente informate». E questo sia attraverso i mass media sia attraverso giornate ad hoc come quella organizzata ogni anno dall’ospedale di Ripamonti. Negli ultimi decenni sono migliorati i programmi di prevenzione, sono stati messi a punto nuovi esami di diagnosi precoce, più efficaci approcci chirurgici, sono stati scoperti più farmaci sperimentali, e la ricerca ha raggiunto nuove frontiere. Durante la giornata di approfondimento ci sono stati anche gli interventi dei responsabili della Ginecologia: Angelo Maggioni, Direttore; Nicoletta Colombo, Direttore Unità di Ginecologia Oncologica; Fabio Landoni, Vicedirettore; Mario Sideri, Direttore Unità di Ginecologia Preventiva. E ci sono anche dei miti da correggere, il primo riguarda il pap test. Nella prevenzione del tumore del collo dell’utero è crollato il dogma del Pap-test annuale: i più recenti studi nazionali ed internazionali confermano che l’efficacia dell’esame non è legata all’esecuzione ogni 12 mesi e che dunque l’intervallo può essere esteso. Come è chiaro, il dibattito è aperto, ma lo IEO indica una linea chiara: Pap-test ogni tre anni, associato all’HPV test, e vaccinazione delle dodicenni e, dove possibile, delle adolescenti. «L’individuazione della causa virale del cancro della cervice in alcuni ceppi di HPV (Human Papilloma Virus) ha rivoluzionato in pochi anni la prevenzione di questo tumore» dichiara Mario Sideri. «In meno di cinque anni la ricerca ha reso disponibile un test virale utilizzabile come screening e un vaccino contro l’HPV. Oggi addirittura invertiamo il trend della prevenzione oncologica: chiediamo alla donna meno esami (a intervalli più lunghi) perché quelli di cui disponiamo sono più efficaci. È necessario ora un grande sforzo informativo per adattare velocemente le abitudini delle donne e dei medici a questi nuovi strumenti di prevenzione, evidenziando che sono potenzialmente in grado di azzerare completamente questo tumore». Discorso completamente diverso per il tumore dell’ovaio, il killer silente della donna. In questo caso il problema è stato finora proprio la prevenzione. «In realtà abbiamo scoperto un potente strumento anche per il tumore dell’ovaio – precisa Nicoletta Colombo -: la pillola anticoncezionale può ridurne fino al 50% l’incidenza, se assunta per un lungo periodo di tempo, e la sua efficacia è dimostrata anche nei casi delle donne più a rischio per familiarità. Ma ancora non c’è coscienza nel mondo femminile».

Prevenzione e ricerca
La grande barriera all’aumento delle guarigioni è la diagnosi precoce: in stadio iniziale il tumore è guaribile nell’ 80% dei casi, ma meno del 30% viene individuato in questa fase. E poiché gli studi internazionali dimostrano che i tumori trattati nell'ambito di Centri specializzati hanno una prognosi migliore, nel 2008, all’interno dello IEO è stato creato il primo Centro per il carcinoma ovarico.
«La posizione anatomica di molti di questi tumori alla loro origine, li rende invisibili all’imaging – spiega Nicoletta Colombo – per cui abbiamo bisogno di trovare markers tumorali sierici. Abbiamo appena avviato un nuovo progetto che prevede, tramite l’esame del sangue, la ricerca dei microRna (miRna, i frammenti di Rna circolanti che già abbiamo individuato per il polmone) e di alcune proteine associate al tumore ovarico. La ricerca è svolta inizialmente sulla popolazione a maggior rischio, vale a dire le donne che hanno ereditato il gene BRCA1 mutato. Se i risultati che ci aspettiamo verranno confermati, e cioè che il tumore ovarico nel suo processo di formazione rilascia i miRna e alcune specifiche proteine nel sangue, avremo il primo strumento di anticipazione della diagnosi del tumore ovarico, da estendere progressivamente a tutta la popolazione femminile». In attesa dell’anticipazione diagnostica, ferve, dopo decenni di stasi, la ricerca clinica di nuovi farmaci. Allo IEO sono in corso, in associazione alla chemioterapia tradizionale, terapie sperimentali con antiangiogenetici conosciuti e utilizzati per altri tumori, come il Bevacizumab, o di nuove molecole, come l’Ombrabulin. L’orizzonte della ricerca sono ora le cellule staminali tumorali dell’ovaio. Si tratta di quelle "cellule madri" del tumore che causano le metastasi e sono dunque le responsabili della mancata guarigione. La ricerca biomolecolare portata avanti dallo IEO è molto vicina alla precisa individuazione di queste cellule, al momento identificate con certezza solo per il tumore del seno. «Nel 2011, seguendo la stessa filosofia, abbiamo inaugurato il Centro per il cancro della cervice – dichiara Fabio Landoni – che ha l’obiettivo di occuparsi a 360 gradi della lotta a questo tumore con un team specializzato multidisciplinare. In particolare offriamo alle pazienti trattamenti chirurgici conservativi che in molti casi permettono di preservare la capacità riproduttiva e di ricostruire organi complessi ed essenziali per l’attività sessuale». «La nostra divisione – conclude Angelo Maggioni – mette in campo le tecnologie e le competenze oggi all'avanguardia nel trattamento dei tumori ginecologici. Per primi in Italia abbiamo sviluppato la chirurgia robotica e nel 2009 abbiamo fondato la Scuola di Chirurgia Robotica Ginecologica. Il nostro obiettivo è applicare al meglio la chirurgia conservativa e demolitiva, modulando i due approcci caso per caso, per garantire la migliore qualità di vita possibile alle pazienti. Lo IEO non vuole tuttavia essere un’isola di eccellenza, ma un modello di riferimento per elevare gli standard di cura dei tumori ginecologici, anche in stadio avanzato. Per questo abbiamo creato Esagon, la prima Scuola Europea di Chirurgia Addomino-Pelvica in Oncologia Ginecologica. La Scuola, a forte vocazione internazionale, si basa sull’integrazione di diverse competenze (chirurgo addominale, ginecologo, urologo) e di diverse discipline (le tecniche mini-invasive, la chirurgia robotica, l’imaging di nuova generazione, la medicina nucleare e la radioterapia intraoperatoria) per formare specialisti in grado di gestire la particolare complessità chirurgica dei tumori ginecologici».

IEO per le donne 2012 alla quinta edizione
L’evento, nato da un’idea di Umberto Veronesi e realizzato con il sostegno del Gruppo editoriale Mauri Spagnol, vuole coinvolgere le donne, per informarle in modo dinamico e costruttivo. Sono state oltre un milione, infatti, le donne assistite e visitate dal 1994 – anno di nascita di IEO – a oggi, oltre 28.000 le donne operate al seno dal’94, 4.591 nell’ultimo anno e 888 quelle operate in day surgery. IEO per le donne quest’anno è stato dedicato al cambiamento dello sguardo e del rapporto della società verso le donne prima e dopo l’esperienza della malattia. Una giornata di ascolto reciproco e scambio di esperienze dove non sono mancati momenti di divertimento e informazione scientifica, con il punto sui progressi della ricerca. «IEO per le donne è stata una mia idea – ci tiene a sottolinearlo Umberto Veronesi, direttore scientifico di IEO – un sogno diventato realtà grazie all’impegno dei miei collaboratori nell’Istituto. Voglio ascoltare le donne che portano la loro esperienza con il tumore al seno, voglio che proprio dall’ascolto nasca l’attenzione alle esigenze vere, profonde, ai bisogni delle nostre pazienti in tutte le fasi della diagnosi e della cura. Per questo ogni anno partecipo personalmente a IEO per le donne: insieme ai collaboratori IEO e agli ospiti che intervengono alla giornata provo a ricordare a tutti, e a me stesso, che fare ricerca è una missione fondata sulla comprensione, sull’impegno, sull’umanità più vera». «Siamo molto orgogliosi – dichiara Mauro Melis, amministratore delegato dell’Istituto Europeo di Oncologia – di avere istituito una giornata di vicinanza e partecipazione per tutte le donne operate e seguite in IEO, e non solo per loro. Sappiamo che a questa giornata partecipano anche parenti di pazienti, amici, donne che hanno affrontato la malattia con le cure in altre strutture sanitarie. IEO per le donne è un evento di primaria importanza, cresciuto negli ultimi anni similmente agli investimenti dell’Istituto Europeo di Oncologia nella ricerca sui tumori femminili e sulla qualità della vita. Rendere il periodo della malattia meno traumatico possibile, aiutare le donne anche attraverso la comunicazione, importante strumento di scambio reciproco di informazioni e ascolto, nella loro relazione con il mondo, negli affetti, negli impegni quotidiani sono solo alcuni degli obiettivi della nostra ricerca».

Diffusione dello screening con pap-test in italia
Nel 2010 la copertura complessiva al test di screening raggiunge valori elevati al Nord ( 85% ) e al Centro ( 82% ), mentre è più bassa al Sud ( 62% ). La copertura complessiva del Pap test preventivo è alta, ma ancora insufficiente in alcune Regioni, soprattutto nell’Italia meridionale e insulare in cui poco più di una donna su due pratica il Pap test nel giusto intervallo di tempo. La metà delle donne ha praticato il test nell’ambito dei programmi organizzati dalle Asl, mentre l’altra metà lo ha effettuato per iniziativa personale. Questa caratteristica della pratica del Pap test, in Italia, ha alcune importanti conseguenze sul rispetto dell’intervallo raccomandato e sull’equità. Le donne con minore livello di istruzione e con difficoltà economiche, come pure quelle con cittadinanza straniera, raggiungono livelli di prevenzione meno buoni. Tuttavia queste differenze sono molto piccole o addirittura inesistenti nei programmi organizzati, mentre sono più grandi nello screening effettuato su iniziativa personale. La lettera di invito, in associazione al consiglio dell’operatore sanitario, è lo strumento più efficace per aumentare l’adesione allo screening.

Fonte: Indagine PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) 2010

Diffusione dello screening con test Hpv in italia
Nel corso del 2010, ben 156.509 donne tra i 25 e i 64 anni hanno ricevuto l’invito per eseguire lo screening con il test Hpv come test primario, di queste 53.208 hanno aderito all’invito, con un’adesione pari al 34%. La maggior parte di adesioni si sono avute in Lombardia e in Emilia Romagna dove la percentuale ha superato il 60%.

Dati del 2010 relativi a donne invitate all’interno di programmi organizzati pilota

Indirizzi utili
ISTITUTO EUROPEO DI ONCOLOGIA – IEO
Via Ripamonti, 435 20141 Milano
Prenotazioni/informazioni: 02 5748900.1-2-3
Centralino: 02 574891
www.ieo.it

Scheda dati epidemiologici
Associazione Italiana Registri Tumori – dati pubblicati nel 2011

Probabilità di ammalarsi nel corso della vita (da 0 a 84 anni):

  • una donna su 74 si ammala di tumore dell’ovaio;
  • una donna su 47 si ammala di tumore dell’utero;
  • una donna su 35 si ammala di tumore del polmone;
  • una donna su 17 si ammala di tumore del colon-retto;
  • una donna su 15 si ammala di tumore della pelle (escluso melanoma);
  • una donna su 8 si ammala di tumore del seno.

I tumori più frequenti tra le donne italiane
I casi diagnosticati di tumore del seno equivalgono al 29% di tutti i tumori femminili diagnosticati. I casi diagnosticati di tumore del corpo dell’utero equivalgono al 5% di tutti i tumori femminili diagnosticati.

  1. mammella 29% tumore più frequente;
  2. colon-retto 13%;
  3. polmone 6% ;
  4. utero 5%;
  5. stomaco 4%;

Incidenza dei tumori femminili per fasce d’età AIRTUM / Centro controllo delle malattie (CCM) Ministero della salute
Causa di mortalità per tumore tra le donne italiane

  1. mammella 16%;
  2. colon-retto 12%;
  3. polmone 11%;
  4. pancreas 7% ;
  5. stomaco 7.

Incidenza tumori femminili (numero di nuovi casi)

  • seno 44.701 nel 2011 proiezioni: 48.984 nel 2020 51.668 nel 2030;
  • ovaio 4.770 nel 2011 proiezioni: 5.339 nel 2020 5.756 nel 2030;
  • corpo dell’utero 7.465 nel 2011 proiezioni: 8.207 nel 2020 8.985 nel 2030;
  • collo dell’utero 3.700 nel 2011.

Percentuale di sopravvivenza 5 anni dopo la diagnosi

  • 87% seno;
  • 78% corpo dell’utero;
  • 67% collo dell’utero;
  • 57% colon-retto;
  • 41% ovaio;
  • 16% polmone.

I TUMORI GINECOLOGICI

Il tumore dell’ovaio

  • è la nona tra le neoplasie più diffuse nella donna (escluso il melanoma);
  • in Italia colpisce ogni anno 4.770 donne, circa 18 casi ogni 100.000, con un picco massimo di incidenza tra i 55 e i 65 anni;
  • è la settima causa di morte per tumore nella popolazione femminile italiana e la prima causa di morte per tumore ginecologico: oltre 4.000 donne ogni anno;
  • la mortalità per il tumore dell’ovaio è del 70%.

Il tumore del collo dell’utero

  • è al secondo posto tra i tumori femminili a livello mondiale, insieme al tumore del colon-retto, preceduto soltanto dal cancro al seno. Nei Paesi Occidentali incidenza e mortalità si sono drasticamente ridotte grazie al Pap-test;
  • in Italia rappresenta circa il 6% di tutti i tumori femminili, colpisce ogni anno 3.500 donne con una media nazionale di un caso ogni 10.000 donne. Circa 1.600 donne muoiono ogni anno per questa patologia;
  • nel mondo vengono diagnosticati ancora 493.000 nuovi casi all’anno con 274.000 casi di morte ogni anno attribuibili a questa malattia;
  • la fascia di età maggiormente coinvolta è quella tra i 55 e 65 anni.

I tumori del corpo dell’utero
I tumori dell’endometrio rappresentano la quasi totalità dei tumori del corpo dell’utero, in Italia colpiscono ogni anno 7.465 donne. Per quanto riguarda la mortalità, in Italia ogni anno si verificano circa 600 decessi per tumore del corpo dell’utero e circa 1.700 decessi per tumore dell’utero non altrimenti specificato.

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