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Anche in Italia il no tobacco day, ma restano lacune da colmare
Paola Sarno, N. 10 ottobre 2012
È dal 1988 che l’Oms promuove annualmente la Giornata Mondiale senza Tabacco e anche quest’anno, per l’occasione, si sono svolte iniziative in tutto il mondo per promuovere l’abbandono dalla dipendenza dalla nicotina. Anche in Italia si è celebrata la ricorrenza con una due giorni promossa dal Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, articolata nel XIV Convegno Nazionale "Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale" e nella "Conferenza della Settimana Europea contro il Cancro".
Secondo la Doxa mai così pochi fumatori dagli anni cinquanta
Proprio nel corso dell’evento sono stati presentati, alla presenza del ministro della Salute, Renato Balduzzi, i dati relativi a un’indagine Doxa sul rapporto fra italiani e fumo, commissionata dall’Osservatorio fumo alcol e droga (Ossfad) dell’Iss, in collaborazione con l’Istituto Mario Negri. Nel nostro Paese i fumatori stanno diminuendo: se, infatti, nel 2011 erano il 22,7% della popolazione sopra i 15 anni, nel 2012 si stima che scenderanno al 20,8% per un totale di 10,8 milioni di persone. Il calo più forte si registra tra le donne, il 2,4% ha smesso. Il gentil sesso fuma in media 13 sigarette al giorno – con una tendenza a diminuire ancora – per un totale di 140 milioni di sigarette fumate ogni giorno in tutto il Paese. Un dato confortante è che negli ultimi 50 anni non si è mai fumato così poco, "all’incirca 2 italiani su 10, la prevalenza più bassa che abbiamo registrato dal 1957 ad oggi", ha rilevato Roberta Pacifici, direttore dell’Ossfad dell’Iss. Addirittura per le fumatrici si è tornati quasi ai livelli del 1973 e dal 2009 diminuiscono pure i baby fumatori, i ragazzini cioè che iniziano a fumare prima dei 15 anni. Tuttavia, l’abitudine al fumo è qualcosa di così radicato che, potremmo dire, stenta a morire. In un certo senso, il fumo unisce, anzi contagia al pari di un virus. Il 77,3% di chi fuma ha oltre la metà di amici che fumano e il miglior amico di chi fuma è a sua volta un fumatore per il 67,2% degli uomini e per il 51,6% delle donne. Secondo il rapporto, inoltre, chi fuma propende a "rischiare di più" anche con il gioco d’azzardo e le scommesse: il 60% di chi "gioca" (poker, videopoker, Bingo, Lotto, Superenalotto, Totocalcio ecc.) è anche fumatore.
In flessione anche le vendite
Analoga flessione si registra anche nelle vendite del tabacco ( -1,8% nel 2011 rispetto al 2010) soprattutto per quanto riguarda le marche di sigarette più costose. Un dato sul quale pesa anche la crisi economica, sebbene il 76,2% dei fumatori non abbia cambiato abitudini, tanto che le sigarette sono al penultimo posto della lista di cose a cui si rinuncia per effetto della crisi. Casomai aumenta di due volte la vendita del tabacco sfuso, più economico. Così l’ 8,5% degli italiani (contro il 3,4% dello scorso anno) e soprattutto i giovani, preferiscono ricorrere al "fai da te", costruendosi le sigarette con tabacco "trinciato" e risparmiando così circa la metà.
I centri antifumo? Questi sconosciuti
Secondo Enrico Garaci, presidente dell’Iss, in generale questi dati sono sicuramente confortanti. Molto, quindi, è stato fatto, ma molto resta ancora da fare. Soprattutto se si pensa che oltre l’ 80% dei fumatori crede di essere in buona salute. Bisogna lavorare ancora per aumentare la consapevolezza del rischio. È ancora troppo basso l’accesso ai 380 Centri antifumo che da anni l’Istituto Superiore di Sanità censisce e supporta come il più valido alleato del Servizio Sanitario Nazionale nella lotta al tabagismo. I Centri antifumo, di fatto, sono distribuiti per il 53,2% al Nord, il 21,8% al Centro e il 25% al Sud. Il numero di utenti seguiti in un anno però si mantiene basso, in media 86 a struttura, poiché, secondo lo studio della Doxa il 67,1% degli italiani non ne conosce proprio l’esistenza (solo il 15,7% del campione ne è al corrente). Molto ci sarebbe da fare quindi, sempre secondo l’Ossfad, per sensibilizzare soprattutto i medici di famiglia a inviare ai Centri antifumo quei fumatori già portatori di patologie cardiovascolari e polmonari, per aiutarli a smettere completamente di fumare. Utile sarebbe anche la rimborsabilità delle prestazioni antitabacco e l’informazione dei media.
Cittadini e impatto ambientale
Molto consistente anche l’impatto ambientale del fumo. Ogni mozzicone impiega, infatti, da 1 a 5 anni a diventare biodegradabile ed è stato calcolato che la "spazzatura" costituita dai mozziconi fa triplicare il costo per la pulizia delle strade. Diverse città, capofila delle quali è stata Varese, hanno introdotto multe per chi getta per terra i mozziconi. A seguire l’esempio anche Firenze, Ferrara, Padova, Parma e Trento, con ammende da 100 a 500 euro. E, l’ 84% degli Italiani compreso il 64% degli stessi fumatori, sono d’accordo. Dall’indagine è emerso poi che ben il 58,6% degli italiani che non fumano vorrebbe estendere il divieto di fumare in parchi e giardini pubblici, il 63,4% negli stadi, il 73,6% nelle are aperte degli ospedali, il 78,2% alla guida, l’ 81,2% nei cortili delle scuole, il 91,4% nelle auto alla presenza di minori. Anche i fumatori si trovano d’accordo con questi divieti, anche se, in parte comprensibilmente, in percentuali minori.
Per Garattini è necessario inasprire la legge Sirchia
A tuonare contro le minacce delle sigarette, che ancora alcuni fumatori minimizzano, è stato anche il direttore dell’istituto "Mario Negri" di Milano, Silvio Garattini. «Le sigarette continuano a restare tra i beni di consumo il cui costo resiste all’inflazione – ha dichiarato lo scienziato nel corso del XIV Convegno Nazionale "Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale" tenutosi a Roma per il No Tobacco Day dell’Oms, rilanciando una tassa sul tabacco -. Sarebbe interessante confrontare questi dati con ciò che accadrebbe dopo un aumento significativo del costo delle sigarette e comprendere quale ruolo possa avere il prezzo del tabacco nella disassuefazione al consumo». Secondo il direttore del "Mario Negri", infatti, la legge Sirchia non ha avuto un impatto sufficiente. Per rendere più stringente il contrasto al fumo Garattini ha lanciato quindi al ministro della Salute, Balduzzi un appello: «Bisogna estendere la legge a stadi, parchi, ingressi degli aeroporti dove per entrare bisogna superare una nuvola di fumo. E così come è vietato usare il cellulare alla guida, bisognerebbe vietare anche di fumare in auto. Perché fa male a chi subisce il fumo passivo e distrae il guidatore». Utile, infine, sarebbe anche una maggiore diffusione dei preparati a base di nicotina, che pur non curando la dipendenza riducono, secondo il direttore del "Mario Negri", il rischio di neoplasie, malattie cardiovascolari e respiratorie.
L'OMS: urgente fermare l’interferenza dell'industria del tabacco
In occasione del World No Tobacco Day, l’Oms ha esortato i leader nazionali ad essere sempre più vigili contro gli attacchi aggressivi, sempre in crescendo, dell’industria delle sigarette. Attacchi che minano le politiche in atto per proteggere i cittadini dai rischi connessi al consumo di tabacco, che oggi sono causa di morte per quasi 6 milioni di persone all’anno e una delle più importanti cause di malattie prevenibili e di morte nel mondo. Negli ultimi anni le multinazionali del tabacco hanno messo in atto, infatti, una serie di azioni legali contro le politiche governative di contrasto al tabagismo. L’Oms intende, invece schierarsi accanto a quei 170 governi che, ratificando la Convenzione del 2003 sul Controllo del Tabacco (WHOFCTC), hanno avuto il coraggio di fare le scelte giuste per proteggere la salute dei loro cittadini. Il trattato riconosce "la necessità di essere attenti a tutte le azioni messe in atto da parte dell'industria del tabacco per indebolire o sovvertire gli sforzi di controllo del tabacco e la necessità di essere informati sulle attività dell'industria del tabacco che hanno un impatto negativo sugli sforzi di controllo del tabacco" e stabilisce all’articolo 5.3 che "nella definizione e nell’attuazione delle loro politiche di salute pubblica rispetto alla lotta al tabagismo, le Parti agiranno per proteggere queste politiche da interessi commerciali e da altri "diritti acquisiti" dell’industria del tabacco in conformità con la normativa nazionale". Inoltre, le linee guida per l'attuazione dell'articolo 5.3 stabiliscono che le Parti sono invitate a "sensibilizzare l'opinione pubblica circa le interferenze dell’industria del tabacco con le politiche di controllo del tabacco implementate dalle Parti". Come? Per esempio, con pittogrammi sui pacchetti di sigarette che rendano consapevoli dei pericoli del fumo, creando zone senza fumo al 100% nei luoghi pubblici e di lavoro, mettendo al bando la pubblicità delle sigarette, la loro promozione e le sponsorizzazioni. Nel frattempo, però i tentativi dell’industria per minare il trattato proseguono su altri fronti. Allo stato attuale, per esempio, Australia, Norvegia e Uruguay stanno combattendo dure battaglie legali contro le insidie dell’industria. Proprio per questo la campagna Oms 2012 si focalizzerà sul bisogno di rendere noti e respingere i tentativi sempre più gravi dell’industria del tabacco nel minare gli sforzi mondiali a ridurne l’uso tra la popolazione. «L’epidemia del tabacco è una delle più grandi sfide di sanità pubblica della storia. L’OMS ha definito il fumo di tabacco come "la più grande minaccia per la salute nella Regione Europea" », hanno spiegato anche gli esperti italiani nel documento "Attività per la prevenzione del tabagismo", pubblicato dal Ministero della Salute a gennaio 2012, che hanno affermato che se non verranno messe in atto azioni di contrasto, l’epidemia mondiale di tabacco ucciderà fino a 8 milioni di persone entro il 2030, di cui oltre l' 80% di Paesi a basso e medio reddito.
Smettere di fumare con il counseling motivazionale
Quasi ogni giorno medici e operatori sanitari dagli organi di stampa forniscono consigli sul fumo di sigaretta, sull'alimentazione, sul peso corporeo e sulla pratica di attività fisica. Ma la maggior parte dei pazienti con la stessa regolarità con cui riceve questi suggerimenti li disattende. Perciò l’uso del counseling motivazionale breve costituisce un approccio tecnico, basato su evidenze scientifiche, capace di motivare al cambiamento e ottenere risultati di grande efficacia. Lo spiega In "Stili di vita e tabagismo" (2012, Il Pensiero Scientifico Editore collana Mappe, pagg. 158 euro 19,50), l’autore e curatore, Biagio Tinghino, Presidente della Società Italiana di Tabaccologia, fornendo le basi per le corrette modalità di comunicazione con il paziente e gli strumenti per la gestione delle più frequenti situazioni cliniche, con particolare riferimento al tabagismo e al trattamento della dipendenza. La disponibilità di sezioni di auto-apprendimento, esempi e schemi di intervento permette poi al lettore di avvicinarsi all'argomento in modo particolarmente semplice e fruibile. E, se è più facile persuadere una persona a ingoiare una pillola piuttosto che modificare il proprio stile di vita, Tinghino chiarisce che questo non è un libro per imparare a "convincere" le persone, ma a trovare le chiavi motivazionali. Tutto ciò non può essere fatto con un atteggiamento direttivo, né "contro" qualcuno, ma "insieme" ai nostri interlocutori.
Indirizzi utili
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Via La Masa, 19 20156 Milano
02.39014.1
Tel. 02.354.6277 – 02.3900.1918
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