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La metastasi ossee e la loro scarsa conoscenza
Cristina Mazzantini, N. 11 novembre 2012
Sicuramente stupisce, il fatto, che il 50% dei malati di cancro sia colpito da metastasi ossee senza saperlo. Purtroppo è vero. Anche se l’incidenza precisa non è conosciuta, si stima che sia tra il 50% e l’ 80% dei pazienti a cui è stato diagnosticato un tumore ha delle metastasi al momento del decesso. Oltre la metà dei pazienti, ovvero il 51%, dei pazienti italiani affetti da tumore al seno o alla prostata, e con diagnosi di metastasi ossea dichiara di non essere stata avvertita dal proprio medico riguardo al rischio di svilupparle. E ancora. Il 69% dei pazienti afferma di aver cominciato a sentir parlare di eventi scheletrici secondari solo nel momento in cui ha dovuto iniziare il trattamento. Il 73% è poi certo di avere ricevuto la prescrizione di un trattamento per le complicazioni ossee e c’è infine il 39% degli intervistati che puntualizza di non aver mai discusso con il proprio medico di temi riguardanti la gestione del dolore e delle metastasi ossee nella vita quotidiana. Questi sono solo alcuni dei dati molto interessanti emersi dall’indagine della Skeletal Care Academy, un organismo indipendente e internazionale, durante un incontro che si è svolto recentemente a Roma, patrocinato da Europa Donna Italia ed Europa Uomo. A commentare i dati e lo scenario italiano e internazionale sulle principali conseguenze delle patologie oncologiche e a livello osseo, le terapie a disposizione e future per il trattamento e la prevenzione sono stati degli esperti illustri come i professori Daniele Santini, associato di Patologia generale al Campus Bio-medico di Roma e, Giario Conti, presidente della Società italiana d’urologia oncologica e la signora Francesca Balena consigliere d’Europa Donna Italia. L’indagine paneuropea, realizzata a partire dal gennaio 2011, ha coinvolto pazienti in Italia, Spagna, Francia, Germania e Inghilterra con cancro al seno alla prostata che hanno sviluppato metastasi ossee. Per quanto riguarda l’Italia, gli intervistati sono stati 42. Ricordiamo che tutti i pazienti sono stati reclutati attraverso associazioni locali (dei paesi di provenienza) e i questionari sono stati compilati sia online che offline. L’obiettivo di questo tipo di ricerca, aggiornata ogni anno dall’Academy, è in primo luogo quello d’indagare sulle specifiche condizioni di vita di questi pazienti in Europa; in secondo luogo quello di raccogliere informazioni utili a definire i modi per intervenire nel migliorare la loro qualità di vita. Il risultato è che oltre il 30% delle persone con le metastasi ossee dichiara che un maggior supporto a casa e nelle attività quotidiane potrebbe migliorare la propria qualità di vita, mentre il 44% come un trattamento migliore nella gestione del dolore e degli effetti collaterali sia necessario per ottimizzare le condizioni in cui vivono. Se in Italia ci sono 30mila persone affette da tumore e che hanno metastasi ossee, con la prevenzione si potrebbero abbattere i costi del 50%. Secondo quanto spiega il patologo Santini la prevenzione precoce di queste condizioni «migliora notevolmente la sopravvivenza dei pazienti e ha anche un impatto in termini di riduzione di costi. Ad aggravare la malattia e a portare a metastasi ossee sono i tumori al polmone, al seno e alla prostata». «Con queste complicanze», aggiunge sempre il professor Santini, «cresce molto il rischio di fratture e compressioni spinali. Per avere un’idea dei costi, si pensi che il trattamento di un paziente con frattura da metastasi ossea per un anno raggiunge circa 20mila euro; con la prevenzione, però, il rischio frattura si riduce fino al 60%, con un abbattimento potenziale dei costi di circa il 50% ». Va rilevato come gli "eventi scheletrici correlati" (Sre), oltre a un notevole impatto sulla vita dei pazienti, determinano anche un maggior costo per il servizio sanitario. Un aiuto a migliorare qualità di vita e costi potrebbe venire dall'impiego di farmaci innovativi come, per esempio, denosumab, un anticorpo monoclonale che agisce proprio sulle metastasi riducendo il rischio di perdita di tessuto osseo. Un farmaco (in fiale sottocute da assumere una volta al mese) già disponibile in Europa, che in Italia è ancora in attesa dell’autorizzazione da parte dell’Aifa. E ancora va ricordato come dall’indagine paneuropea emerge che, nonostante alcune differenze, i dati raccolti nei vari paesi europei coinvolti nella ricerca portano alle medesime conclusioni tra cui la necessità di maggiore educazione sugli eventi scheletrici correlati per raggiungere standard di cura ottimali; una maggiore tempestività nella comunicazione del rischio di sviluppare complicanze ossee nei pazienti colpiti da carcinoma al seno o alla prostata. Da segnalare, infine, il "primato" positivo dei medici italiani rispetto ai colleghi europei riguardo alla comunicazione al paziente del rischio di metastasi ossee: il 55% dei camici bianchi italiani, infatti, risulta avere comunicato adeguatamente questo rischio ai propri pazienti rispetto al 44% dei medici tedeschi, al 41% dei medici francesi per finire con il 26% dei medici spagnoli e fanalino di coda l’Inghilterra con il 21%.
Cancro renale e metastasi
Il carcinoma renale è la settima causa di morte per tumore al mondo. Vari studi hanno indicato che i pazienti con metastasi ossee solitarie hanno prognosi migliore, ma i metodi di resezione non sono ancora stati ben definiti. Lo studio pubblicato sulla rivista The Journal of Surgical Oncology ha riesaminato i fattori associati alla sopravvivenza e determinato l'impatto di un trattamento più esteso, rispetto a quello intra-lesionale, sulla funzione e sugli esiti specifici della malattia in pazienti con metastasi di carcinoma renale. Ortopedici dell'Università della Pennsylvania hanno riesaminato 69 pazienti con 86 metastasi ossee di carcinoma renale. I fattori potenzialmente associati alla sopravvivenza sono stati valutati con curve di Kaplan-Meier e il test ANOVA è stato utilizzato per comparare la media tra gruppi. I risultati in questi pazienti indicano una sopravvivenza del 77% dopo un anno e del 32,5% dopo 5 anni. L'assenza di metastasi alla diagnosi, la nefrectomia e lo stato prima della procedura chirurgica sono stati associati a una migliore sopravvivenza. Un tasso più basso di recidiva locale ( 5% ) è stato osservato dopo una resezione più estesa rispetto alle procedure intra-lesionali ( 27% ). In conclusione, un migliore stato pre-operatorio, la nefrectomia e la presenza di lesioni metacrone favoriscono la sopravvivenza. Una resezione più ampia abbassa il tasso di recidiva locale e delle procedure di revisione, ma non predice in modo affidabile una sopravvivenza più favorevole. La raccomandazione degli autori è quindi di valutare individualmente ogni paziente che presenta metastasi ossee del carcinoma renale, ricordando che resezioni più estese possono essere eseguite sulle lesioni operabili per prevenire la progressione locale e le successive procedure chirurgiche.
Eparina e composti simili possono inibire le metastasi ossee del cancro al seno
I ricercatori della UTT Technical Research Centre in Finlandia, hanno scoperto un nuovo meccanismo di regolazione dello sviluppo del cancro al seno e delle metastasi ossee ed hanno mostrato che l’eparina e composti simili possono essere potenzialmente utilizzati per inibire le metastasi del cancro alle ossa. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Molecular Cancer Research. Gli scienziati hanno utilizzato RNA-interface based screening in cellule di carcinoma umano e hanno scoperto che un enzima modifica glicosaminoglicani eparan solfato (HS6ST2). L’enzima è un importante regolatore del cancro al seno e, ha anche inibito questo meccanismo di regolazione. L’eparina che è, comunemente, utilizzata come anticoagulante dell’interazione con le ossa. Gli esperimenti, in un modello murino di metastasi ossea da carcinoma mammario, hanno indicato che l’eparina o composti simili, hanno diminuito la distruzione ossea e la crescita tumorale. Un composto simile all’eparina, sviluppato da terapie Biotic, ha un’attività anticoagulante significativamente ridotta e questo migliora la sua applicabilità come agente terapeutico antitumorale. Il cancro al seno che ha metastatizzato alle ossa, è attualmente un male incurabile e causa una significativa morbidità e mortalità.
La diffusione delle cellule tumorali ad altri siti è un frequente effetto collaterale del cancro
Un grande consorzio europeo ha studiato i meccanismi che regolano il fenomeno delle metastasi nel carcinoma mammario. Il cancro al seno costituisce una delle principali cause di mortalità tra le donne in tutto il mondo. Se diagnosticato in fase precoce, la paziente ha un tasso di sopravvivenza di 5 anni superiore al 90%. Tuttavia, la malattia metastatica pone spesso complicazioni aumentando le probabilità di ricaduta. Lo scopo principale del progetto Brecosm ( "Identification of molecular pathways that regulate the organspecific metastasis of breast cancer" ), finanziato dall'UE, è stato quello di identificare i geni, le proteine e i percorsi nella metastasi del cancro al seno. Per rispondere a queste domande, i membri del progetto hanno utilizzato una vasta gamma di tecniche tra cui profili d’espressione genica, l'analisi bioinformatica, l'istologia e la tecnologia del topo transgenico. Diverse nuove linee cellulari di cancro al seno sono state generate con una perdita o un guadagno della funzione genica che si pensa svolga un ruolo nelle metastasi organospecifiche del cancro al seno. L'impianto di queste cellule in animali da laboratorio ha permesso agli scienziati di identificare i diversi geni responsabili della regolazione delle metastasi. I risultati hanno mostrato che la maggior parte della trasduzione del segnale coinvolta nella metastasi del cancro al seno è rilevanti per diversi organi, probabilmente riflettendo il modello promiscuo di diffusione del cancro al seno. Questi percorsi sono stati verificati in vivo attraverso la perdita o il guadagno di funzione negli animali geneticamente modificati. Gli scienziati hanno anche esplorato il potenziale di sviluppo di strategie specializzate per il targeting del cancro al seno. Utilizzando le informazioni generate sui biomarcatori di metastasi potenziali, i ricercatori hanno scoperto alcuni inibitori responsabili della regolazione delle metastasi nel cancro al seno, che hanno sottoposto a test in studi clinici. Lo studio Brecosm ha fornito informazioni importanti sui meccanismi di regolazione alla base delle metastasi del cancro. Sfruttando i risultati del progetto si prevede che gli stessi abbiano un impatto sulla gestione clinica del cancro al seno e un beneficio per i pazienti.
Indirizzi utili
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Via Pupilli, 1 - 40136 Bologna
Prenotazioni/informazioni: 199.111980 – 051.6366900
Centralino: 051.6366111
www.ior.it
Oncologia medica (chemioterapia dei tumori muscolo scheletrici)
Dott. Stefano Ferrari 051.6366829
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