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Una lotta all'ultimo sangue

Grazia Leone, N. 8/9 agosto-settembre 1999

Una lotta all'ultimo sangue. E quella ingaggiata dalle tante persone che - avendo bisogno di trasfusioni vedono legata la salvezza della propria vita al reperimento, spesso difficile, del prezioso liquido rosso. In Italia, ogni anno servono circa 2.284.000 unità di sangue, cioè sacche da 400 centimetri cubi, e 700.000 litri di plasma. In effetti, le donazioni forniscono circa 2.280.000 unità di sangue e soltanto 250.000 litri di plasma all'anno.
L'Italia quindi, non è autosufficiente in questo settore, nonostante l'attività di sensibilizzazione svolta dalle varie associazioni dei donatori di sangue. E la situazione è particolarmente difficile in alcune regioni. Nel Lazio, ad esempio, si raccolgono ogni anno 120.000 unità di sangue, 40.000 in meno rispetto a quelle necessarie.
Un problema, quello della carenza di sangue, gravissimo, dal momento che impedisce la salvezza di molti malati. bene sapere, infatti, che la necessità di sangue è costante e non legata solo ad "emergenze" come incidenti, interventi chirurgici, trapianti. Anzi, a richiedere la maggior quantità di sangue è la cura di gravi malattie a lungo decorso, quali tumori e leucemie. Un paziente affetto da leucemia acuta, ad esempio, nella fase d'attacco della malattia, può aver bisogno, nell'arco di sei settimane, di 80-120 trasfusioni di globuli rossi e piastrine. Inoltre, essendosi prolungata la vita media dell'individuo, è aumentata la richiesta di sangue.
Donare il sangue, dunque, è un atto doveroso che per di più rappresenta un doppio vantaggio. Oltre a salvare vite umane consente al donatore di eseguire approfonditi controlli clinici: un vero e proprio esempio di medicina preventiva.
La donazione di sangue è semplice, indolore e priva di rischi. Il materiale adoperato per il prelievo è sterile e monouso. Non si verificano disturbi, visto che il sangue prelevato viene ricostituito dall'organismo nel giro di due, al massimo, quattro giorni. E, in concomitanza con la donazione, il lavoratore dipendente ha diritto ad una giornata di riposo retribuita.
Per diventare donatori basta rivolgersi ai vari centri ospedalieri o ad associazioni apposite come l'AVIS, associazione italiana volontari del sangue, la Croce rossa e Fratres, presenti in tutta Italia. In particolare, a Roma, proprio per unire e ottimizzare le forze, è nato il Coordinamento cittadino delle associazioni di volontariato per la donazione del sangue a cui, oltre alle organizzazioni citate, aderiscono AD SPEM, ADVSOBG, ed EMATOS (si veda la scheda sulle associazioni).
"Per donare il sangue è sufficiente recarsi a digiuno di mattina presso un centro trasfusionale o nei luoghi predisposti dalle varie associazioni, come parrocchie, o aziende. - precisa Adolfo Camilli, vicepresidente della sezione romana dell'AVIS, associazione che nel nostro paese contribuisce in modo significativo alla raccolta di sangue - Un medico chiede all'aspirante donatore notizie sul suo stile di vita e sull'anamnesi personale e familiare. I dati vengono raccolti mediante un questionario. Accertata l'idoneità alla donazione, si procede ala visita medica con il controllo della pressione arteriosa e del valore dell'emoglobina presente nel sangue. Se si tratta di un donatore periodico, che offre cioè il proprio sangue in modo regolare e costante nel tempo, le analisi sono ancora più approfondite. Dopo la visita medica, se i valori riscontrati lo consentono, si prelevano circa 450 centimetri cubi di sangue e lo si conservano in sacche contenenti anticoagulante". L'intera procedura richiede al massimo un'ora di tempo, il prelievo soltanto dieci minuti. Successivamente la legge impone che sul sangue donato, oltre ad individuare gruppo e fattore Rh, si controlli il tasto delle transaminasi (ALT) e si effettuino i test per sifilide, epatite B e C, HIV1, responsabile dell'Aids, e HIV2. Se il valore delle ALT è troppo elevato, o uno dei test risulta positivo, l'unità di sangue non viene usata e il donatore viene convocato per un ulteriore controllo;
"E' importante sottolineare che ogni unità di sangue prelevato segue tre vie e, quindi, può salvare tre vite umane. - spiega Lucia Granati, ematologia del Policlinico Umberto dell'Università La Sapienza di Roma, e una dei responsabili del Coordinamento delle associazioni di donatori della capitale - Il sangue prelevato da ogni singolo donatore, infatti, viene viene suddiviso nei suoi componenti, globuli rossi, piastrine e plasma, da utilizzare eventualmente in tre diversi pazienti. I globuli rossi vengono tenuti in frigo-emoteca 2-4°C per 42 giorni. Le piastrine vengono conservate in un agitatore a temperatura ambiente per circa 5 giorni. Infine, il plasma viene congelato a 30°C sotto zero per un anno. Ovviamente il loro utilizzo sarà diverso. I globuli rossi vengono trasfusi in pazienti gravemente anemici, come per esempio persone malate di tumore sottoposte a chemioterapia aggressiva o affette da leucemia acuta, o sottoposte a impegnativi interventi chirurgici. Le piastrine si somministreranno soprattutto a quei soggetti che ne sono carenti, riducendo così l'eventuale rischio di emorragie. Il plasma, infine viene usato prevalentemente a livello industriale per preparare albumina, immunoglobuline, gammaglobuline: purtroppo, essendo ridotta la quantità prodotta in italia, si deve troppo spesso ricorrere all'estero".
Accanto a quella tradizionale, da diversi anni si è aggiunta una nuova procedura di prelievo, detta aferesi. Il sangue viene prelevato dal braccio del donatore e incalanato in un separatore cellulare che lo filtra, trattenendo soltanto alcuni suoi componenti. "Secondo la necessità si raccolgono soltanto globuli rossi o bianchi, piastrine o plasma", spiga la professione Granati. "Il resto del sangue prelevato viene reinfuso immediatamente al donatore. Questo tipo di prelievo richiede un po' di tempo in più. Anche in questo caso il circuito utilizzato è sterile e a perdere, perciò non si rischiano infezioni".
Il conto di gestione del separatore è elevato, ma il vantaggio è notevole. Infatti, un'unità di plasma ottenuta tramite aferesi è tre volte maggiore di quella ricavata tramite prelievo tradizionale su singolo donatore e per le piastrine il rapporto è addirittura di sei a uno. I globuli bianchi, inoltre, possono essere raccolti soltanto tramite aferesi.
"Al di là del tipo di procedure, donare il sangue fa bene", sottolinea la professoressa Granati. "Siamo ancora molto lontani, infatti, dal creare il cosiddetto sangue artificiale. Recentemente l'ingegneria genetica ha riprodotto in modo artificiale l'emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi deputata al trasporto di ossigeno. Il problema, però, è quello di ottenere una sostanza stabile nel tempo e in grado di espletare le funzioni preposte una volta introdotta nell'organismo. Si tratta di studi ancora in fase sperimentale. Per questo è importante stimolare la gente a donare il sangue. E' l'unico modo per raggiungere l'autosufficienza a livello regionale e nazionale, per avere cioè una riserva di sangue sicura per quantità e qualità".
D'altronde, così come in caso di bisogno è un diritto trovare il sangue, è anche un dovere donarlo.

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