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La prevenzione è l'arma più efficace: due studi dimostrano l'efficacia dello screening per il cancro al seno
Vera Lanza, N. 12 dicembre 2012
Prevenire per non dover curare, oppure per curare con risultati decisamente migliori. Gli esperti continuano a ripeterlo da sempre, e a ragion veduta. Le donne che si sottopongono allo screening per il tumore al seno dimezzano il loro rischio di morte. Lo afferma uno studio australiano pubblicato da Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention. Lo studio dell’Università di Melbourne ha esaminato 4mila donne tra i 50 e i 69 anni. All’interno del gruppo 427 donne sono morte per il tumore al seno, mentre 3.650 erano ancora vive al termine dello studio. I ricercatori hanno confrontato la partecipazione agli screening di entrambi i gruppi, notando che le donne che sono decedute erano nel gruppo di quelle che si erano sottoposte a meno controlli. Il rischio per chi invece ha partecipato regolarmente ai programmi di screening è risultato inferiore del 49%. Secondo gli esperti lo studio conferma l’efficacia della mammografia, e insistono sull’importanza che le donne siano consapevoli dei pro e dei contro dell’affrontare gli screening. Che i controlli preventivi sono l’arma più efficace per combattere il tumore, lo dimostra anche un’altra indagine condotta su 400mila donne "a rischio" di carcinoma mammari in 10 Asl lombarde. Lo studio ha permesso di individuare per tempo il tumore nel 4,1% delle persone che si sono sottoposte a test. Secondo la ricerca "Index", presentata a Bergamo nel corso di un convegno organizzato dalla Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere e dal Collegio italiano primari oncologi medici ospedalieri, vengono effettuati molti controlli postintervento che finiscono per distogliere risorse importanti per la prevenzione. L’incidenza del tumore al seno è rapidamente cresciuta negli ultimi 40 anni ( +186% ) ma la mortalità è scesa del 24% nel ventennio, dal 1990 al 2010. I tassi di sopravvivenza sono al 97% a un anno dalla diagnosi e dell’87% a 5 anni. Secondo la ricerca, la mammografia bilaterale resta lo strumento più affidabile per l’identificazione. Non c’è evidenza che altre tecniche, quali l’autopalpazione, la valutazione clinica della mammella e l’ecografia siano parimenti efficaci nello screening. Ogni anno sono diagnosticati 47mila casi, con un minimo di 954 casi ogni 100mila soggetti in Puglia e un massimo di 2.682 casi in Friuli. Colpisce come i tassi di sopravvivenza siano invertiti tra Nord e Sud: nelle regioni settentrionali e centrali è dell’ 86% a 5 anni, mentre nel Mezzogiorno è dell’ 81%. Percentuali queste, che probabilmente si spiegano proprio con una maggiore attenzione alla prevenzione nelle regioni settentrionali, dove si effettuano più controlli. Nelle donne sottoposte a intervento chirurgico e senza una recidiva nell’arco di un anno sono stati eseguiti complessivamente 8.457 esami, in media oltre 3,5 per paziente operata. Sempre mediamente, una paziente su cinque effettua una scintigrafia ossea e una su dieci una TAC. L’analisi dei dati rilavati nelle Asl campione, secondo quanto rimarca lo studio, sembrerebbe evidenziare una bassa evidenza di beneficio in esami di follow-up eseguiti in pazienti che hanno concluso con successo la terapia senza recidive. E se esiste un rischio di inappropriatezza questo ricade negativamente sul paziente due volte: primo perché si distolgono risorse che potrebbero essere impiegate diversamente, ad esempio per migliorare le campagne preventive di screening; secondo perché esami non necessari sottopongono comunque la persona malata a radiazioni, e comunque allo stress da attesa e da comunicazione dell’esito.
Il cancro al colon-retto si previene con un esame ogni 2 anni e facendo attenzione a fumo e alcol
Basterebbero pochi accorgimenti, uno stile di vita più sano che parte dall’evitare fumo e alcolici e sottoporsi ad alcuni esami, in particolare quello del sangue occulto nelle feci ogni uno o due anni e la colonscopia ogni dieci, per contrastare la seconda neoplasia più diffusa nella popolazione femminile dopo il carcinoma della mammella e la terza per gli uomini dopo i tumori della prostata e del polmone. È il tumore al colon-retto, una patologia che colpisce ogni anno in Italia 38.000 persone. Un fenomeno ancora più allarmante se analizzato alla luce del tasso di mortalità: ogni anno nel nostro Paese sono circa 20.000 i pazienti che perdono la vita a causa del tumore al colon-retto. E il trend è in aumento, per colpa di alcuni fattori di rischio quali l’invecchiamento della popolazione, le cattive abitudini alimentari e l’eccessivo consumo di alcol e tabacco: tanto che si stima che nel 2020 in Italia avremo più di 45.000 nuovi casi l’anno. L’allarme è stato lanciato durante il Primo Congresso Nazionale della Chirurgia Italiana. Le statistiche dimostrano come l’età media della popolazione colpita in Italia sia in costante aumento. I dati emersi nel nostro Paese sono in linea con l’elevata diffusione che si registra a livello globale: ogni anno 1.200.000 persone nel mondo vengono colpite da questa neoplasia mentre, in termini di decessi, il tumore al colon-retto è responsabile di circa l’ 8% della mortalità oncologica nel mondo, con oltre 600.000 pazienti che perdono la vita ogni anno. Questi dati rendono evidente che il tumore al colon-retto è una delle quattro forme di cancro più diffuse al mondo. E nonostante i progressi nello screening e nella diagnosi, rimane tra i maggiori big killer. Per quanto riguarda la neoplasia il 60% dei malati vive una media di cinque anni, se invece parliamo di forme metastatiche la percentuale cade in picchiata al 5%. È quindi fondamentale la prevenzione, che nei casi più fortunati, ottiene di intercettare neoplasie iniziali o precancerosi, come i polipi, prima che si tramutino in tumori. A questo proposito tutte le regioni sarebbero obbligate all’intervento di screening per i quattro tumori più feroci ma il fatto grave è che non tutte lo fanno. La prevenzione si applica nell’eseguire l’analisi del sangue occulto nelle feci ogni uno o due anni e la colonscopia ogni dieci. A questi esami si dovrebbe aggiungere un sano stile di vita che limita il consumo di bevande alcoliche e di fumo. A trent’anni di distanza dalla scoperta di un nesso fra consumo di alcol e alcune forme di cancro, gli scienziati riportano le prime prove che l’alcol potrebbe incrementare il rischio di cancro. Lo studio della University of Minnesota è stato presentato durante il 244esimo National Meeting & Exposition della American Chemical Society. Una delle sostanze che si formano dopo aver metabolizzato l’alcol è l’acetaldeide, che somiglia chimicamente alla formaldeide. Come hanno spiegato i ricercatori la formaldeide è una sostanza cancerogena per l’uomo, e si sa che l’acetaldeide può causare danni al Dna, innescare anomalie nei cromosomi e cancro negli animali. Adesso il passo avanti consiste nell’aver trovato la "prima prova evidente che l’acetaldeide che si forma dopo il consumo di birra, vino e liquori può danneggiare drammaticamente il Dna". L’acetaldeide, dunque, altererebbe la replicazione del Dna aumentando il rischio di cancro, anche se questo processo non riguarderebbe tutti gli individui. Alcuni hanno un meccanismo naturale di riparazione, che corregge i danni al Dna indotti da questa sostanza. Ci sono persone, infatti, che posseggono un enzima, chiamato deidrogenase, che converte rapidamente l’acetaldeide in acetato, una sostanza praticamente innocua.
Prevenzione sui binari.
Da Roma a Milano, visite al seno e consigli utili direttamente in carrozza.
L’iniziativa è stata organizzata in occasione della Giornata europea per la prevenzione dei tumori al seno (Breast Health Day), ed è durata tutto il mese di ottobre. IncontraDonna Onlus e Trenitalia sono tornate a viaggiare insieme per la seconda edizione di "FrecciaRosa", la campagna dedicata a tutte le viaggiatrici dei treni Alta Velocità. Per loro, attività ed iniziative allo scopo di fornire informazioni sui temi della salute, della prevenzione e dei corretti stili di vita, e soprattutto un utilissimo "vademecum" di salute, realizzato anche grazie ai Ministeri della Salute e del Lavoro e delle Politiche Sociali, e della Consigliera Nazionale di Parità insieme a altri partner istituzionali e commerciali. A visitare e informare le viaggiatrici c’era personale altamente qualificato tra cui la stessa professoressa Adriana Bonifiacino, Presidente di Incontra Donna e Responsabile dell’Unità di Diagnosi e Terapia in Senologia dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma. Nel vademecum, insieme alle informazioni e ai suggerimenti per un sano stile di vita e un’alimentazione corretta, molto spazio è stato dato alla vaccinazione HPV (prevenzione primaria), e alla prevenzione del tumore del seno (prevenzione secondaria). La primaria è l’attenzione a mantenere un buon stato di salute, attraverso stili di vita, vaccinazioni, conoscenza di eventuali fattori ereditari ecc. Quella secondaria ci fa sottoporre a visite, test ed indagini strumentali che possono evidenziare un eventuale problema di salute in una fase talmente precoce da permetterci di risolverlo per tempo. La vaccinazione anti-HPV (ovvero nei confronti di alcuni tipi di Papilloma Virus Umano), raccomandata prioritariamente per le dodicenni ed efficace anche per le donne giovani/adulte, è uno strumento di prevenzione primaria nei confronti del tumore del collo dell’utero e, più in generale delle infezioni, che talora possono essere sintomatiche e fastidiose, sostenute dai tipi di HPV contenuti nel vaccino, e che possono verificarsi nell’arco della vita. L’età adulta della donna, infine, comporta un maggior rischio per il tumore del seno; pertanto è bene osservare periodicamente le indagini consigliate per constatare l’effettiva buona salute del seno. E poiché oggi la percentuale di guarigione in donne che regolarmente effettuano esami di prevenzione, supera il 90%, ben vengano vaccini, ecografie, mammografie, risonanze magnetiche e quanto altro possa aiutarci a intervenire per tempo.
La prevenzione per gli HPV.
I papilloma virus umani (HPV, dall’inglese Human Papilloma Virus) sono virus che si trasmettono quasi esclusivamente per via sessuale, e che si moltiplicano nella cute e nelle mucose. Ne esistono circa 120 varianti, e si dividono in tipi ad "alto rischio" che possono essere responsabili di vari tipi di tumori, soprattutto del collo dell’utero, ma anche del pene, dell’ano, della vulva e di altri organi. E tipi a "basso rischio" che difficilmente portano a forme tumorali, ma possono causare varie lesioni come verruche, condilomi, papillomi delle vie respiratorie, sia negli uomini che nelle donne. La maggior parte delle infezioni da HPV si risolve con una guarigione spontanea, favorita dalle nostre difese immunitarie. Tuttavia, nel caso specifico dell’infezione del collo dell’utero, se essa non guarisce e non viene tempestivamente diagnosticata, può evolvere, nel corso degli anni, in tumore. Ma da diversi anni ormai, per la precisione dal 2007, in Italia sono stati autorizzati due vaccini contro il papilloma: il Gardasil®, rivolto contro quattro tipi di virus HPV (vaccino quadrivalente): due sono tra i maggiori responsabili del tumore del collo dell’utero, gli altri due sono responsabili dei condilomi (verruche) genitali; e il Cervarix®, efficace contro due tipi di HPV che sono tra i maggiori responsabili del tumore del collo dell’utero (vaccino bivalente). L’attuale vaccinazione, infatti, previene le infezioni dai tipi di virus che causano il 70% circa di tutti i tumori del collo dell’utero; per il restante 30% la prevenzione si basa sulla tua adesione agli screening preventivi.
La prevenzione per il tumore al seno.
Anche per questa patologia esistono diverse modalità di prevenzione, ma una è importantissima: la Mammografia! Il programma di Screening mammografico prevede, per le donne di età compresa tra i 45 e i 69 anni, l’esecuzione di una mammografia gratuita ogni due anni, presso l’Asl di residenza. Aderire allo Screening è un’ottima arma per combattere il tumore del seno e poterlo diagnosticare precocemente. Il suggerimento per tutte coloro che non rientrano nella fascia d’età dello screening è di sottoporsi annualmente a una visita al seno. Nelle donne fino ai 30/35 anni l’esame più indicato, insieme con la visita clinica, è l’ecografia. In alcuni casi il medico può richiedere un approfondimento o un completamento di indagini, in casi selezionati ove sia necessario evidenziare nel dettaglio la vascolarizzazione dei tessuti, con la Risonanza Magnetica (RM con mezzo di contrasto). Si tratta di un’indagine che utilizza un campo magnetico (non radiazioni). Prima ancora di rivolgersi a uno specialista, buona abitudine è controllarsi da sole, con la cosiddetta "autopalpazione". Da fare attenzione se si notano irregolarità nella forma della mammella, del capezzolo o un’alterazione della cute, con zone raggrinzite o infossate. Fare soprattutto attenzione a sporgenze a forma di noduli al seno o all’ascella.
La prevenzione più "semplice" parte dal carrello della spesa
Quello che scegliamo di portare sulla nostra tavola può avere un effetto importante sulla salute, incluso sul rischio di tumore. Potremmo, senza saperlo, mangiare cibi che aumentano il rischio di tumore, e non consumare alimenti e nutrienti in grado di proteggerci. Per convincerci basta pensare a questa percentuale: possiamo prevenire due terzi di tutti i tumori agendo sulle nostre scelte di vita, in particolare curando l’alimentazione, non fumando, mantenendo un giusto peso corporeo e un buon regime di attività fisica. Per le malattie cardiovascolari e il diabete, i risultati della prevenzione sono ancora maggiori. Mangiare in modo sano, privilegiando frutta e verdura di stagione, respirare aria buona, cercare il contatto con la natura, svolgere attività fisica apportano al nostra corpo sostanze vitali, facilitano l’eliminazione di tossine, rafforzano il sistema immunitario, sostengono la nostra fisiologia.
Un nuovo test per la diagnosi rapida per il cancro alla bocca
Un nuovo test genetico potrebbe rilevare cellule pre-cancerose in pazienti con lesioni alla bocca apparentemente benigne. Il condizionale è d’obbligo visto che si tratta di una novità non ancora supportata da dati. Il test, che è stato messo a punto dai ricercatori dell'Università londinese "Queen Mary", potrebbe permettere ai pazienti a rischio di ricevere le cure prima possibile, migliorando significativamente le probabilità di sopravvivenza. Come si sa, il cancro orale e della faringe è al settimo posto tra le più comuni forme di cancro in Europa e al nono posto per quanto riguarda la morte per cancro.
Attività fisica = prevenzione
Influenzando positivamente alcuni ormoni, l’attività fisica diminuisce il rischio per il tumore dell’utero e della mammella (nella post menopausa); migliorando l’efficienza dell’apparato digerente protegge dal tumore del colon. Abbinata al controllo del peso e a un’alimentazione corretta diminuisce l’incidenza di gran parte delle patologie oncologiche.
Indirizzi utili
AZIENDA OSPEDALIERA SANT'ANDREA
Via di Grottarossa, 1035 00189 Roma
Prenotazioni/informazioni: 803333 – 06.33775011
Centralino: 06.33771
www.ospedalesantandrea.it
Senologia unità di terapia e diagnostica Prof.ssa Adriana Bonifacino
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