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Fibromi. Basta dolori e sanguinamenti: ora si può

Minnie Luongo, N. 12 dicembre 2012

Nulla meglio della testimonianza di una giovane donna che ha vissuto in prima persona le pesanti problematiche legate alla presenza fibromi uterini e, poi, dell’enorme sollievo ottenuto con le recenti cure oggi a disposizione, per comprendere la situazione attuale. È ciò che ha spiegato a Roma – in apertura di un incontro all’interno del XX Congresso FIGO ( "International Federation of Gynecology and Obstetrics" ) – raccontando le sue vicissitudini, Karen Peralta, 34enne messicana d’origine residente ad Amburgo: «Da cinque anni soffrivo di mestruazioni molto dolorose, con sanguinamenti sempre più abbondanti, fino a essere diventata anemica. Avevo una dozzina di fibromi, il più grande dei quali misurava 12 cm, che sanguinava a ogni mestruazione. La proposta del ginecologo era l’asportazione chirurgica, ma, date le dimensioni, c’era il rischio di dover togliere una parte, se non l’intero l’utero. Mi sono rivolta allora alla Clinica universitaria di Amburgo dove stanno sperimentando un farmaco (Ulipristal acetato) indicato per i fibromi. Sono entrata nel protocollo di sperimentazione e già dopo i primi giorni di assunzione delle compresse, il sanguinamento si è interrotto e i dolori sono scomparsi. Per tre mesi ho assunto il farmaco e il grosso fibroma si è ridotto, misurando oggi poco più di 4 centimetri. A questo punto l’intervento chirurgico non è stato più necessario ed io sono letteralmente rinata, senza più soffrire né di dolori, né di sanguinamenti. E, presto, potrò anche pensare ad una gravidanza».

Opzioni terapeutiche disponibili
Il trattamento medico dei fibromi uterini è finalizzato al controllo dei sintomi, come il contenimento del sanguinamento dell’utero o la riduzione del volume del fibroma stesso. La scelta del trattamento dipende dall’età della paziente e dall’eventuale desiderio di gravidanze e di evitare l’intervento chirurgico, soprattutto l’isterectomia. La principale terapia dei fibromi uterini è rappresentata da trattamento chirurgico (con l’isterectomia che ne è la forma più invasiva), miomectomia, embolizzazione dell’arteria uterina, e in alcuni casi ablazione endometriale.

Terapia chirurgica e mini-invasiva

  • Isterectomia: i fibromi rappresentano ancora la principale causa di isterectomia. Sebbene la maggior parte delle isterectomie venga eseguita per dominare la sintomatologia nelle donne affette da fibromi, alcuni studi hanno dimostrato che non tutte le donne trattate chirurgicamente ricevono dei benefici.
  • Altri interventi chirurgici invasivi: includono l’embolizzazione dell’arteria uterina, la miomectomia e la chirurgia a ultrasuoni eseguita all’interno di una risonanza magnetica.
  • Embolizzazione dell’arteria uterina: durante l’intervento piccole particelle vengono iniettate nelle arterie, determinando l’occlusione delle arterie uterine, il che comporta una riduzione del fibroma. Questa tecnica, eseguita da un radiologo interventista, si è dimostrata efficace nel ridurre i fibromi e limitarne i sintomi (non è comunque esclusa la possibilità che i fibromi aumentino nuovamente di volume in una fase successiva).
  • Miomectomia: con questa tipologia di intervento, il chirurgo asporta il fibroma conservando l’utero. Con la miomectomia c’è un rischio di recidiva del fibroma, così come pure la possibilità d’insorgenza di nuovi fibromi in una fase successiva.

Una nuova cura per i fibromi
I dati pubblicati nel febbraio 2012 sul New England Journal of Medicine, hanno dimostrato la sicurezza e l’efficacia di ulipristal acetato, un modulatore selettivo del recettore del progesterone (SPRM), durante un periodo di tre mesi. In compresse da 5 mg, ha ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio il 23 febbraio 2012 e rappresenta il primo SPRM disponibile per il trattamento pre-operatorio di sintomi da moderati a gravi di fibromi uterini, in donne adulte in età fertile. Il trattamento può durare fino a 3 mesi. Assieme a Karen Peralta, altre centinaia di donne – in tutto il mondo – stanno sperimentando un nuovo trattamento. Già in commercio negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei come Germania, Inghilterra, Austria, Portogallo, Ungheria, Polonia, dovrebbe essere disponibile dal prossimo anno anche in Italia. Ci spiega il professor Jacques Donnez dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), coordinatore della sperimentazione: «L’unico farmaco finora utilizzato era un antagonista dell’ormone che favorisce il rilascio di gonadotropine (GnRH): agisce sull’asse ipotalamo-ipofisi e riduce il livello di estrogeni e progesterone, ma induce uno stato di menopausa temporanea, oltre ad avere effetti negativi sulla massa ossea e provocare secchezza vaginale. La nuova alternativa terapeutica (Ulipristal acetato 5mg), invece, non provoca menopausa, agisce direttamente sulle cellule dell'endometrio e sembra anche avere un effetto antiangiogenico sul fibroma stesso, bloccando la replicazione delle cellule e dei vasi sanguigni che lo nutrono». I dati pubblicati hanno dimostrato la sicurezza e l’efficacia di ulipristal acetato, un modulatore selettivo del recettore del progesterone (SPRM), durante un periodo di tre mesi. Ulipristal acetato in compresse da 5 mg. Ci conferma il professor Donnez: «Due studi – "Pearl I e II", di recente pubblicati sul New England Journal of Medicine – hanno dimostrato che Ulipristal acetato, a dosaggi di 10 mg, controlla i sintomi nel 90% delle donne trattate, rispetto al 19% con placebo. Le variazioni del volume dei fibromi sono state di -12%/-21%, con netta e immediata diminuzione del dolore e del sanguinamento. Da non sottovalutare, inoltre, la comodità di somministrazione in compresse giornaliere, rispetto alle iniezioni dei farmaci usati in precedenza. In conclusione, i risultati degli studi confermano che, dopo soli tre mesi di trattamento, scompaiono dolore e sanguinamento, e le dimensioni del fibroma si riducono a un punto tale da sospendere, in alcuni casi, l’intervento chirurgico o quanto meno, in caso di necessità, limitare l’asportazione ed evitare così l’isterectomia».

Meccanismo di azione del progesterone e dei modulatori selettivi del recettore del progesterone (SPRMs).
(A) Dopo essere entrato nel citoplasma della cellula bersaglio, il progesterone si lega al recettore del progesterone (PR) determinando una modifica della conformazione del PR, derivante dalla dissociazione delle proteine chaperone, dalle dimerizzazione del PR, e dall’attivazione del complesso progesterone-PR che regola l’espressione genica. Ciò consente al complesso progesteronePR di interagire con i coattivatori, facilitando la comunicazione con l’apparato basale di trascrizione ed infine di legare la trascrizione del gene bersaglio.

Gli studi PEARL
PEARL I, II, III and IV (PGL4001's EfficacyAssessment in Reduction of symptoms due to uterine Leiomyomata) sono quattro studi clinici di fase 3 condotti principalmente in Europa. I quattro studi di fase 3 includono donne in età fertile affette da mioma uterino sintomatico caratterizzato da elevati livelli di sanguinamento.

PEARL I, uno studio di fase 3, randomizzato, a gruppi paralleli, in doppio cieco, controllato verso placebo, ha arruolato 242 pazienti. Otre a sanguinamento abbondante, le pazienti arruolate nello studio PEARL I dovevano risultare anemiche, e pertanto tutte le donne hanno ricevuto una concomitante somministrazione orale di ferro. I periodi di trattamento di 12 settimane sono stati seguiti da una visita al termine del trattamento alla settimana 13. Le pazienti per le quali era ancora necessario il trattamento chirurgico venivano sottoposte a isterectomia, miomectomia, embolizzazione dell’arteria uterina o ablazione dell’endometrio, secondo quanto stabilito dallo sperimentatore. Tutte le pazienti erano seguite per 6 mesi dopo il termine del trattamento. Gli obiettivi principali dello studio PEARL I erano di dimostrare l’efficacia superiore di ulipristal acetato rispetto al placebo, nel ridurre l’eccessivo sanguinamento uterino e nel ridurre il volume totale del fibroma prima dell’intervento chirurgico.

PEARL II, uno studio di fase 3 randomizzato, a gruppi paralleli, in doppio cieco, double-dummy, per valutare ulipristal acetato rispetto a leuprolide acetato, agonista dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), somministrato tramite iniezione, ha arruolato 307 pazienti. L’obiettivo primario di efficacia dello studio PEARL II era di dimostrare che l’efficacia di ulipristal acetato non fosse inferiore rispetto all’agonista del GnRH nel ridurre, prima dell’intervento chirurgico, l’eccessivo sanguinamento uterino causato da miomi uterini.

PEARL III, è l’ultimo studio di fase 3 che è stato completato nel 2012 e ha arruolato 209 pazienti. Ulipristal acetato 10 mg è stato somministrato una volta al giorno per un periodo di 3 mesi, seguito da un doppio cieco con un progestinico, il noretisterone acetato (NETA) 10 mg al giorno per 10 giorni, o con placebo somministrato dopo il termine del trattamento. Uno degli obiettivi dello studio PEARL III era di indagare se la somministrazione successiva a ulipristal acetato di un progestinico avrebbe avuto un ruolo nell’incidere sul periodo di regressione delle modificazioni non fisiologiche dell’endometrio verso quelle fisiologiche, o avrebbe prodotto effetti sulla forza del sanguinamento mestruale dopo il termine del trattamento. È attualmente in corso uno studio di estensione del Pearl III, di fase 3, multicentrico, a lungo termine, open-lable. Questo studio di estensione consiste nel trattamento in aperto con ulipristal acetato, per tre periodi di 3 mesi, ciascuno dei quali seguito da dieci giorni di trattamento in doppio cieco con progestinico o placebo, e a seguire un periodo senza alcun trattamento farmacologico, fino alla ricomparsa delle mestruazioni. Durante lo studio Pearl III ed il successivo studio di estensione del Pearl II, le pazienti sarebbero state esposte ad un totale di 4 cicli di trattamento giornaliero di 3 mesi in aperto con ulipristal acetato 10 mg. Successivamente, le pazienti avrebbero potuto partecipare ad un altro studio di estensione (Pearl extension 2), che consiste in 4 ulteriori periodi di 3 mesi (84 giorni) di trattamento quotidiano in aperto con ulipristal acetato 10 mg, ognuno dei quali separato da un periodo di assenza di trattamento farmacologico.

PEARL IV, è uno studio di fase 3, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, a gruppi paralleli, a lungo termine, attualmente in corso, che valuta l’efficacia e la sicurezza delle dosi da 5 mg e 10 mg di ulipristal acetato per il trattamento dei fibromi uterini. L’obiettivo principale di questo studio è di valutare l’efficacia e la sicurezza prolungate di un trattamento a lungo termine a intermittenza con ulipristal acetato con dosi di 5 o 10 mg su sanguinamento uterino, dimensione del mioma, dolore e qualità di vita.

Tipi di fibromi uterini
Esistono tre differenti tipologie di fibromi uterini, a seconda di dove sono localizzati all’interno dell’utero:

  1. fibromi sottosierosi: si sviluppano nella parte esterna dell’utero e continuano a crescere all’esterno. Solitamente non incidono sul flusso mestruale né causano eccessivo sanguinamento, ma possono provocare dolore, dovuto alla grandezza del fibroma stesso e alla pressione esercitata su altri organi;
  2. fibromi intramurali: sono il tipo più comune di fibroma, che si sviluppa nello spessore della parete uterina e si espande, facendo percepire l’utero più grande del normale. Per questo motivo i fibromi intramurali vengono spesso confusi con un aumento di peso o con una gravidanza. I sintomi associati a questa tipologia di fibromi sono: sanguinamento più abbondante della norma durante il ciclo mestruale, dolore pelvico e mal di schiena, aumentata frequenza delle minzioni e senso di pressione;
  3. fibromi sottomucosi: sono la tipologia di fibroma meno comune, che si sviluppa all’interno della cavità uterina e può causare forti emorragie mestruali insieme con cicli mestruali prolungati.

Prevalenza in Europa
I fibromi uterini, chiamati anche con il nome di leiomiomi o miomi, sono i più diffusi tumori benigni del tratto genitale femminile per le donne in età fertile, associati a un’alterazione dell’equilibrio ormonale, e interessano fino al 40% della popolazione femminile di età compresa tra i 35 e i 55 anni, tra cui 24 milioni di donne nell’Unione Europea e 20 milioni in Nord America. I fibromi uterini vengono principalmente diagnosticati attraverso esame pelvico o ecografia transvaginale, eseguiti del ginecologo. Non si conoscono ancora le cause dell’insorgenza dei fibromi uterini. Ma gli esperti concordano che alcuni fattori di rischio sono:

  • Storia familiare: sono ad alto rischio di sviluppare un fibroma le donne con madre o sorella che hanno sofferto di tale patologia.
  • Razza: è documentata un’incidenza più elevata di fibromi uterini tra le donne di razza nera rispetto a quelle di razza bianca.
  • Gravidanza e parto: numerosi studi hanno dimostrato che la gravidanza e il parto hanno un effetto protettivo e possono ridurre il rischio per una donna di sviluppare fibromi uterini.
  • Obesità.

Sintomi
La maggior parte delle donne con fibroma uterino non presenta sintomi gravi tali da richiedere un trattamento. Per chi, al contrario, ne necessita, fibromi possono incidere notevolmente sulla qualità di vita. I sintomi principali sono rappresentati da: eccessivo sanguinamento dell’utero, forti emorragie mestruali, anemia, dolore addominale e senso di pressione, aumentata frequenza delle minzioni e infertilità. Al di là dello stato patologico, i fibromi uterini sono causa frequente di un peggioramento significativo della qualità di vita. In particolare, il sanguinamento mestruale abbondante è uno dei sintomi dei fibromi maggiormente invalidante, con implicazioni sullo stato di salute ma anche di natura sociale ed economica (come, ad esempio, più bassi tassi di occupazione, maggiore assenza dal lavoro e perdita di guadagno per le donne che soffrono di abbondanti sanguinamenti mestruali).

Indirizzi utili

AZIENDA OSPEDALIERA SPEDALI CIVILI DI BRESCIA
Piazzale Spedali Civili – 25123 Brescia
Prenotazioni/informazioni: 030.224466 – 3995808
Centralino: 030.39951
www.spedalicivili.brescia.it

Ginecologia I Prof. Enrico Sartori: 030.3995240
Ginecologia II Prof. Sergio Pecorelli: 030.3995482

Gedeon Richter
Era il 1901 quando il farmacista ungherese Gedeon Richter ottenne la licenza a produrre farmaci. Con l’acquisto della farmacia "Sas" a Budapest, ancora oggi di proprietà e gestita dall’Azienda, Gedeon Richter ha iniziato a produrre farmaci su piccola scala. Il giovane farmacista ha sin dall’inizio riconosciuto e sfruttato le nuove opportunità e puntato all’innovazione, alla qualità dei prodotti e alle relazioni internazionali. Oggi Gedeon Richter è presente in oltre 30 nazioni, con 5 siti produttivi, 30 uffici di rappresentanza, 35 filiali commerciali e numerose joint ventures. Gedeon Richter Plc. (Public limited company) – www.richter.hu – è oggi una delle principali multinazionali farmaceutiche dell’Europa Centro-Orientale, con una presenza in forte espansione nei Paesi dell’Europa Occidentale, relativamente all’area della ginecologia. Gedeon Richter ha raggiunto, nel 2011, un fatturato di circa 1.1 miliardi di euro e una capitalizzazione di 2.1 miliardi di euro. In Italia l’azienda è presente dal 2011, con una sede a Milano e più di cinquanta persone impiegate. Il focus dell’Azienda è rappresentato dalla salute della donna, con una vasta gamma di soluzioni terapeutiche innovative di alta qualità, in grado di coprire tutte le fasi del ciclo di vita, nello sforzo costante di proteggere la salute della donna e il mantenimento della sua qualità di vita a lungo termine.

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