Esegui una ricerca

Informativa privacy

Prima terapia per il carcinoma midollare della tiroide

Stefania Bortolotti, N. 12 dicembre 2012

Cresce in Italia l’interesse per vandetanib, la prima molecola capace di bloccare la proliferazione delle cellule tumorali del Carcinoma Midollare della Tiroide. Gli esperti internazionali – riuniti a Pisa in occasione del 36° Congresso dell’Associazione Europea della Tiroide – ritengono che il farmaco sviluppato da AstraZeneca inauguri una nuova era nel trattamento di questa rara forma di tumore. Il Carcinoma Midollare della Tiroide rappresenta il 5% delle neoplasie tiroidee. «Fino a ieri l’unica soluzione contro il carcinoma midollare era l’asportazione della lesione cancerosa e dell’intera ghiandola tiroidea. Ma per le diagnosi tardive, in caso di malattia in fase avanzata o metastatica, non avevamo a disposizione cure valide, anche perché chemio e radioterapia hanno dimostrato di essere inefficaci. Oggi però esiste una terapia innovativa: vandetanib ha dimostrato una grande efficacia, riuscendo a ridurre la velocità di crescita e addirittura a bloccare le cellule tumorali», commenta Rossella Elisei, professore associato del Dipartimento di Endocrinologia dell’Università di Pisa. «Non esistono terapie equivalenti al momento: vandetanib rappresenta – aggiunge Elisei – l’unica opportunità di trattamento del Carcinoma Midollare della Tiroide localmente avanzato o metastatico. Il farmaco è usato negli Stati Uniti già dal 2011 e in Europa è stato approvato lo scorso febbraio: sono già trascorsi molti mesi e l’attesa, per i pazienti e per noi medici, inizia a essere frustrante». Vandetanib, attraverso l’inibizione del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF), è in grado di bloccare la crescita dei vasi che portano sangue al tumore. Inoltre, blocca i recettori del fattore di crescita epidermico (EGFR) e RET, riducendo la crescita e la sopravvivenza tumorale. Lo studio clinico di fase III ZETA – condotto su 331 pazienti, il 20% dei quali arruolati in Italia – ha dimostrato che vandetanib permette una riduzione del 54% del rischio di progressione di malattia rispetto al placebo. «Per il paziente – aggiunge la professoressa Elisei – il vantaggio principale è che la terapia con vandetanib, che richiede l’assunzione di una compressa al giorno, non implica ospedalizzazione e può essere seguita direttamente da casa. Ciò comporta ovviamente un netto miglioramento della qualità di vita. Nella mia esperienza clinica, ho osservato che il trattamento con vandetanib consente, già in poche settimane, una netta riduzione dei valori dei marker tumorali e delle lesioni metastatiche. Il farmaco stabilizza così la malattia e permette di avere uno stile di vita soddisfacente». «Vandetanib, frutto della Ricerca AstraZeneca, è l’unico farmaco ad oggi specificamente studiato per il trattamento del Carcinoma Midollare della Tiroide allo stadio avanzato ed è il primo vero progresso terapeutico degli ultimi 20 anni per questa rara forma di tumore», conclude il Dottor Raffaele Sabia, VP Medical & Market Access AstraZeneca Italia. «Il trattamento con vandetanib rappresenta quindi un’importante speranza per i pazienti affetti da questa patologia attualmente priva di terapie efficaci e ci auguriamo che possa essere ora reso velocemente disponibile anche in Italia».

Vandetanib
Vandetanib è un inibitore della tirosin-chinasi indicato per il trattamento del Carcinoma Midollare della Tiroide sintomatico o progressivo nei pazienti con tumore non asportabile (non operabile) avanzato a livello locale o metastatico. Nei pazienti in cui la mutazione RET (Rearranged during Transfection) non è nota o è negativa, occorre prevedere un possibile minore beneficio prima di decidere in merito al trattamento individuale (vedi informazioni importanti ai paragrafi 4.4 e 5.1 del Riassunto della Caratteristiche del Prodotto). I dati clinici dimostrano che i pazienti traggono beneficio dal trattamento con vandetanib indipendentemente dalla condizione RET. La Commissione Europea ha concesso l’autorizzazione alla commercializzazione a condizione che venga completato uno studio osservazionale. AstraZeneca condurrà questo studio per produrre nuovi dati che confermino i benefici clinici di vandetanib nei pazienti RET-negativi. Vandetanib sfrutta due diversi meccanismi d’azione: da una parte attraverso l’inibizione del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF) blocca la crescita dei vasi che portano sangue al tumore e dall’altra con il blocco dei recettori del fattore di crescita epidermico (EGFR) e RET riduce la crescita e la sopravvivenza tumorale.

Il carcinoma midollare della tiroide
Il carcinoma della tiroide colpisce circa 48mila persone ogni anno in Europa. Esistono quattro tipi di carcinoma tiroideo: i tipi papillare e follicolare sono i più comuni, mentre i tipi anaplastico e midollare sono meno frequenti. Il 5% dei carcinomi tiroidei sono midollari. Il carcinoma midollare tiroideo (CMT) differisce dai tipi papillare e follicolare in quanto non origina dalle stesse cellule della tiroide, bensì dalle "cellule C" specializzate che si trovano tra le cellule della tiroide. Tali cellule C sono presenti soprattutto nella parte superiore e centrale della tiroide e producono una sostanza detta calcitonina, che può essere impiegata come marker della progressione del CMT. Circa il 25% di tutti i casi di CMT sono di natura genetica e sono provocati da una mutazione del proto-oncogene RET. In tal caso si parla di CMT familiare, una forma che presenta maggiori probabilità di diagnosi e trattamento precoce. Quando non esiste anamnesi familiare, invece, il tumore si presenta spontaneamente e viene detto CMT sporadico. I pazienti con CMT sporadico sono generalmente più anziani e al momento della diagnosi iniziale presentano uno stadio più avanzato del carcinoma rispetto ai pazienti con anamnesi familiare.

Indirizzi utili

FONDAZIONE I.R.C.C.S. ISTITUTO NAZIONALE DEI TUMORI
Via Venezian, 1 20133 Milano
Prenotazioni/informazioni: 02.23902541 – 02.23904000
Centralino: 02.23901
www.istitutotumori.mi.it

Intervista alla dottoressa Laura Locati
Oncologo Medico Istituto Nazionale Tumori di Milano

Dottoressa, i numeri confermano che il Carcinoma Midollare della Tiroide è piuttosto raro. Può comunque raccontarci come si manifesta?
«Parliamo di un tumore che rappresenta il 5-10% di tutti i tumori della tiroide per cui in l’Italia abbiamo circa 1000 nuovi casi all’anno. Colpisce tre volte di più le donne rispetto agli uomini. Si manifesta più comunemente con una tumefazione asintomatica di consistenza duro-elastica alla base del collo, di pertinenza della ghiandola tiroide da cui la malattia origina. Meno frequentemente, come prima manifestazione si possono trovare linfonodi laterocervicali aumentati di volume».

Si conoscono le cause che provocano questo tumore?
«Nel 25% dei casi il tumore midollare della tiroide è ereditario e associato alla mutazione di un gene chiamato RET. Le forme ereditarie di carcinoma midollare possono appartenere alla sindrome delle neoplasie endocrine multiple di tipo II (MEN II), malattie genetiche caratterizzate dalla presenza di altre forme tumorali».

C’è qualcosa che si può fare per prevenirlo?
«Non ci sono esami di screening per le forme sporadiche, anche se il 4-5% di questi casi può essere ereditario per cui si suggerisce sempre l’esecuzione del test per la ricerca di mutazioni germinali del gene RET alla diagnosi di tumore. È importante eseguire uno screening genetico sui parenti di primo grado del soggetto affetto dalla malattia con forma ereditaria».

Come viene diagnosticato. Ci sono dei sintomi che lo rendono riconoscibile?
«La diagnosi è fatta attraverso l’agobiopsia di una tumefazione tiroidea o linfonodale sospetta e con il dosaggio ematico della caltinonina i cui livelli sono in genere alterati in presenza di malattia. Molto più rara è la presenza contestuale di sintomi quali un alvo diarroico o l’arrossamento transitorio del volto in relazione all’assunzione di alcune sostanze alimentari, entrambi da correlarsi al rilascio di peptidi da parte della malattia».

Si può intervenire chirurgicamente sul tumore midollare della tiroide, oppure ci si deve affidare a terapie innovative?
«L’intervento chirurgico con la rimozione della ghiandola e dei linfonodi se interessati è la prima opzione terapeutica per le malattie limitate. Per le forme avanzate di malattia in particolare in presenza di metastasi a distanza fino al 2011 non esistevano terapie efficaci. Vandetanib approvato da FDA (n.d.r. Food and Drug Administration) nel 2011 e da EMA (n.d.r. European Medicines Agency) nel 2012 è l’unico farmaco che ad oggi ha dimostrato una reale efficacia nelle forme avanzate di carcinoma midollare. In particolare sappiamo dallo studio randomizzato Zeta che ha portato il farmaco alla registrazione che vandetanib riduce del 54% la probabilità di progressione di malattia rispetto al placebo. Vandetanib appartiene alla categoria dei cosiddetti "farmaci intelligenti" cioè agisce bloccando l’attività dei recettori dei fattori di crescita vascolari ed epiteliali, riducendo l’apporto di sangue al tumore e dunque inibendo la proliferazione delle cellule neoplastiche. Il farmaco viene assunto per bocca, è in generale ben tollerato e manifesta la sua attività già fin dalle prime settimane di cura. Ovviamente ci auguriamo che possa essere disponibile a breve anche in Italia».

Torna ai risultati della ricerca