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AURO, Associazione Urologi Italiani
Minnie Luongo, N. 12 dicembre 2012
A Genova, all’apertura del XIX Congresso nazionale di AURO.it, è stata ufficializzata la nomina a presidente dell’Associazione Urologi Italiani di Pierpaolo Graziotti, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia presso l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano). Un vero luminare del settore, che ha al suo attivo oltre 200 pubblicazioni scientifiche e più di 3.000 interventi chirurgici a cielo aperto.
Presidente, quali i progetti che conta di portare a termine nei prossimi tre anni del mandato?
«Sono almeno tre: il primo proseguire l’ottimo lavoro fatto nei confronti dei giovani dal dottor Giario Conti, il mio predecessore. Ciò perché i nostri colleghi young si rendano parte attiva, per far sì che la Società scientifica cui appartengono li aiuti a riacquisire una dignità professionale che, negli ultimi anni, si sta progressivamente perdendo».
Gli altri due obiettivi?
«Il secondo scopo è quello di sollecitare i colleghi a ricercare una reale appropriatezza, attenendosi ai protocolli diagnostico-terapeutici condivisi dalle principali Società scientifiche, ed evitare così esami e interventi costosi e non strettamente necessari. Il terzo punto, non meno importante dei precedenti, consiste nell’esigere maggiore chiarezza sulla situazione, spesso poco trasparente, del training pratico delle Scuole di Specialità di Urologia».
Già da queste risposte si evince che Lei ha pochi peli sulla lingua… Ci può allora dire il Suo parere circa la discussione che recentemente si è sviluppata sulla reale efficacia del PSA?
«La questione è semplice. È inutile accanirsi su una overdiagnosi di tumori prostatici che non porteranno a morte il paziente (del resto, basta consultare i dati che, a suo tempo, aveva pubblicato l’autorevole The England Journal Medicine). Di conseguenza, è necessario fare una distinzione precisa della "categoria di rischio" che ha il paziente con tumore della prostata (sono quattro le categorie di cancro prostatico non metastatico), in modo che anche il sovratrattamento sia ridotto al minimo. Importante, invece, è operare i pazienti giovani con malattia aggressiva».
Un argomento sul quale torneremo con più spazio: l’olfatto dei cani come nuovo strumento per l’individuazione di un tumore prostatico.
«Proprio in questo Congresso abbiamo dato la notizia dell’avvio di uno studio sperimentale italiano, condotto da Gianluigi Taverna dell’Humanitas in collaborazione con Lorenzo Tidu del Centro Militare Veterinario dell’Esercito. Anche in questo caso, così come i "cani antidroga" degli aeroporti, i migliori amici dell’uomo dimostrano di essere preziosi: individuano nelle urine del paziente il cancro della prostata (un metodo attendibile nel 91% dei casi). Ciò ci dirà qual è la sostanza che stimola l’olfatto del cane e, di conseguenza, se essa è dosabile biochimicamente».
Indirizzi Utili
AURO, ASSOCIAZIONE UROLOGI ITALIANI
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