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La terapia integrata è un’arma in più nella lotta contro i tumori

Stefania Bortolotti, N. 1/2 gennaio/febbraio 2013

Una delle missioni di A.R.T.O.I. (Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate)? Fornire ai malati di cancro informazioni utili sui problemi nutrizionali sia a scopo preventivo, sia per affrontare varie problematiche durante la malattia stessa. L’obiettivo? Diffondere raccomandazioni teoriche unite a consigli pratici. La domanda che sorge spontanea è: “Come può un alimento aiutare a combattere una malattia come il cancro?”. La risposta è semplice. Il cancro è una cellula impazzita (mutata) e come tutte le cellule si deve nutrire ed eliminare gli scarti. Ecco spiegato come possiamo intervenire conoscendo il suo metabolismo. Inoltre, è stato dimostrato in laboratorio che alcuni alimenti sono capaci di rallentare la crescita delle cellule tumorali, così come altri la favoriscono. Infine moltissimi alimenti agiscono sul microambiente, ovvero lo spazio tra cellula e cellula: in tal modo facilitano il lavoro del sistema immunitario, e ostacolano le cellule tumorali impedendo loro di crearsi un ambiente che ne faciliti la crescita.

Le “raccomandazioni”

  1. Nelle terapie oncologiche un’alimentazione guidata è importante quanto una chemioterapia ben modulata.
    L’alimentazione in Oncologia è una selezione ragionata e personalizzata degli alimenti attraverso una consulenza specialistica utilizzando le informazioni provenienti da strumenti diagnostici avanzati come Test genetici, BIA, Lipidomica e altri.
  2. Nel cancro è fondamentale attivare l’autofagia. Praticare la restrizione calorica pre-chemioterapia di 48 ore.
    Uno recente studio, pubblicato su Science Translational Medicine, ha dato un nuovo e importante impulso alle già note conoscenze sulla restrizione calorica/digiuno. Lo studio ha dimostrato che un breve digiuno (48 ore prima della chemioterapia) in un modello animale di neuroblastoma protegge le cellule sane, che riposano come in uno stato di ibernazione in attesa di nuovo nutrimento, rende più vulnerabili le cellule malate, riduce gli effetti indesiderati della chemio e protegge anche dalla metastasi. Il digiuno destabilizza le cellule ammalate, che cercano, invano, altre vie per rigenerarsi di fatto indebolendosi perché solo le cellule sane possono sopravvivere al digiuno. Tale protocollo è già in uso al Norris Cancer Center di Los Angeles.
  3. Manipolazione nutrizionale della cellula neoplastica per aumentare l’efficacia della chemioterapia.
    Il gruppo di lavoro ed esperti – in una visione multidisciplinare – hanno coordinato le linee guida in Oncologia secondo A.R.T.O.I. che rappresentano le fondamenta dell’alimentazione nel malato Oncologico.

I cibi da evitare

  • carni rosse e bianche, compreso insaccati. Eventuale possibilità di agnello e coniglio se di provenienza biologica e naturale;
  • pesce di grossa taglia. Specialmente se di provenienza non mediterranea; > latte e latticini;
  • zuccheri raffinati, escluso il fruttosio naturale;
  • zuccheri complessi, pane con farine raffinate e pasta con semola di grano duro;
  • patate, pomodori, melanzane, zucchine, peperoni, banane;
  • frutta. Durante il trattamento antiblastico è ammessa spremuta di limone, con aggiunta di un pizzico di bicarbonato di potassio o di sodio; > acqua e bevande gassate;
  • soia (limitatamente alle neoplasie del tratto genitalemammarie).

I cibi consigliati

  • Pesce, preferibilmente quello “azzurro” ;
  • verdure, preferibilmente crucifere, è ammesso pomodoro cotto;
  • legumi (anche grano saraceno, orzo, farro, fave);
  • frutta: frutti di bosco (mela e pera, dopo i sei mesi di trattamento); > uova;
  • pane e pasta integrale/kamut/farro;
  • formaggio stagionato (tipo parmigiano);
  • semi di sesamo, per una corretta integrazione di calcio; > latte di riso e di asina;
  • olio extravergine (provenienza riconosciuta italiana-spremitura a freddo);
  • frutta secca, consigliato 2 mandorle “fresche” alla mattina;
  • foglia di prezzemolo (prima di ogni pasto);
  • spezie: zafferano/curcuma-miscelata con un pizzico di pepe;
  • vino rosso (½ bicchiere a pasto).

Terapie integrate in Oncologia

Terapie strumentali

Ipertermia. È una metodica terapeutica che utilizza diverse tecnologie per ottenere un innalzamento artificiale delle temperatura a livello di determinati organi e tessuti o, in alcuni casi, dell’intero organismo. La risposta delle cellule tumorali al calore è legata sia a fattori cellulari che alle caratteristiche dell’ospite. Quando le cellule neoplastiche sono sottoposte a temperature elevate (43-44 °C), subiscono un danno irreversibile, in maniera tempo e dose dipendente, legato a una riduzione dell’efficacia dei sistemi riparativi normalmente presenti a livello cellulare. A 43-44°C la maggior parte delle cellule tumorali tende a morire, mentre le cellule sane tendono a sopravvivere: questa è la base fisiologica dell’efficacia terapeutica dell’ipertermia. In altri termini il calore induce il fenomeno di morte cellulare noto come “apoptosi”, che in greco indica la caduta delle foglie in autunno.

Trattamenti naturali

Fitoterapia. L’uso complementare di sostanze naturali fitoterapiche nelle cure oncologiche sta prendendo piede in tutto il mondo per i benefici dimostrabili che i pazienti ricevono a sostegno delle terapie antitumorali convenzionali. Le sostanze naturali inserite nelle terapie adiuvanti possono avere azione preventiva, immunomodulante, antiossidante e detossinante. Possono avere un ruolo efficace nella prevenzione di neoplasie e recidive, oltre ad aumentare la resistenza dell’organismo durante i protocolli di cure antitumorali classiche come radio e chemioterapia. I fitoestratti contengono le molecole che vanno a interagire con gli altri preparati oncoterapeutici. Tra le sostanze più usate: estratti del vischio, voacamina, polidatina, resveratrolo, la curcuma. Il resveratrolo (presente nella buccia d’uva fermentata, quindi nel vino rosso) e la polidatina (molecola contenuta nella buccia della frutta rossa come uva, mirtilli, ribes, mele, lamponi) sono potenti mitigatori degli effetti collaterali della chemio e radioterapia.

Micoterapia. È l’uso terapeutico dei funghi, che si adoperano sotto forma di estratto o in polvere. Un approccio e una consuetudine praticato nell’antichità nell’America Latina e in Oriente, oggi sviluppato sulla base delle conoscenze più avanzate sia chimiche che epidemiologiche. L’uso dei funghi deve seguire cardini scientifici rigorosi: presenza di numerosi studi in vitro, in vivo e trials clinici a sostenerne l’utilizzo, oltre ai millenari usi tradizionali multietnici; sicurezza nella provenienza biologica certificata e nell’identificazione dei ceppi, assenza di effetti tossici. La micoterapia è confortata da studi clinici che confermano l’effetto sinergico dei funghi in associazione alle cure antitumorali tradizionali.

Microimmunoterapia. Si basa sull’utilizzo di sostanze, in dosi diluite e dinamizzate, in grado di agire per riequilibrare il sistema immunitario, quando non è più in grado di svolgere efficacemente le sue funzioni, determinando la comparsa delle patologie. La microimmunoterpia utilizza sostanze fisiologicamente prodotte e presenti nel nostro organismo a dosi infinitesimali, e quindi molto simili a quelle presenti normalmente nell’organismo nei processi fisiopatologici. Così si scongiura qualsiasi rischio di tossicità.

Omeopatia. Affascina e cura milioni di persone nel mondo ed è presente anche nell’oncologia integrata. L’arsenale farmacologico attualmente disponibile consente alla medicina omeopatica di affrontare il vasto ambito dell’Immunopatologia con criteri sicuri ed efficaci. Non può esistere un protocollo standardizzato per il loro impiego, poiché la loro prescrizione deve essere correlata allo studio fisiopatologico dei diversi mediatori immunologici, nonché alla storia clinica individuale. Importante il ruolo delle Citochine che rappresentano un’ampia gamma di componenti proteiche cellulari in risposta ad una variegata serie di agenti tossici inducenti. La loro azione è mirata verso recettori ben definiti, presenti sulle cellulebersaglio, al fine di attivare modificazioni funzionali.

Trattamenti complementari manuali

Massaggioterapia. I massaggi non possono certo curare il cancro, ma coadiuvano le terapie e attivano una serie di risposte immunitarie. Il massaggio ha mostrato un miglioramento post-operatorio, sul sonno, dolore, fatica, costipazione e sulle funzioni immunitarie nei pazienti oncologici. Non tutti i tipi di manipolazioni sono adatte per tutti, ma ogni percorso va personalizzato sulla base delle esigenze individuali. I pazienti neoplastici soffrono di sintomi fisici e di stress psicologici. Sintomi fisici come dolore o pesantezza causati direttamente dal tumore, altri sintomi, come costipazione e nausea possono risultare dai medicinali usati per il trattamento; altri sintomi sono quelli post-chirurgici, come dolore o linfo-edema. Stress psicologico, ansia e depressione non devono essere sottovalutati, perché abbassano la risposta immunitaria dell’organismo.

Agopuntura. Disciplina cinese millenaria, di utile supporto nelle terapie anticancro. La terapia è personalizzata: si costruisce da un’analisi degli aspetti patologici e fisiologici individuali, per selezionare l’elenco di agopunti utili per curare il quadro di disturbi del soggetto. Una seduta di agopuntura consiste nell’inserzione di aghi monouso in specifici punti chiamati agopunti. Gli aghi vengono lasciati nella sede di infissione per 20-40 minuti. Nel paziente oncologico con l’agopuntura vengono affrontati, oltre ai sintomi conseguenti al tumore, anche quelli dovuti agli effetti collaterali dei trattamenti antitumorali quali la chemioterapia, la radioterapia e la chirurgia.

Musicoterapia. La musica produce una serie di effetti positivi riconosciuti ampiamente negli studi clinici. Con la musicoterapia si ottiene una riduzione dell’ansia e dello stress nel paziente, si attiva o diminuisce la circolazione sanguigna regolando così la tensione arteriosa. Un percorso personalizzato permette di abbassare i livelli dei corticosteroidi, potenziando le endorfine, diminuendo il dolore: il ritmo cardiaco cambia la sua velocità in modo da sincronizzarsi con i ritmi della musica. Particolarmente promettenti i risultati nei pazienti pediatrici, in cui il fattore paura può determinare blocchi che interferiscono con le terapie antitumorali.

Intervista al professor Massimo Bonucci

Professore, cosa si intende per terapie integrate in Oncologia e quali sono i principali approcci terapeutici?
«Per terapia integrata in Oncologia intendiamo l’uso di sostanze naturali o metodologie che vanno a salvaguardare in maniera più specifica il benessere del paziente che si sta sottoponendo a trattamenti classici quali la chemioterapia o la radioterapia. Nella fattispecie, possiamo utilizzare l’ipertermia in concomitanza della chemioterapia per aumentare l’efficacia, oppure utilizzare sostanze naturali, molecole, quali la polidatina, la curcumina, il sulforafano, il ginseng americano o la micoterapia per ridurre gli effetti collaterali da trattamenti antiblastici e avere fra l’altro anche qualche “chance” in più per quanto riguarda i risultati positivi. Per terapie oncologiche integrate si intende l’applicazione combinata di una serie di metodiche siano esse interventistiche (chirurgia, radioterapia, ipertermia) che farmacologiche (chemioterapia, immunoterapia, supporto complementare) che dietetiche e psicologiche atte a migliorare lo stato psicofisico e la qualità della vita del paziente e la maggior probabilità di risposte positive».

Può spiegarci quali benefici può ricevere il paziente oncologico da tali terapie?
«Il beneficio investe direttamente la qualità della vita del paziente. Può essere talvolta immediato con una riduzione della nausea o vomito o della “fatigue” post-chemioterapia, oppure avere un vantaggio a medio e lungo termine con il miglioramento della sopravvivenza».

Questi trattamenti sono disponibili in Italia e sono mutuabili?
«In Italia esiste la possibilità di ricovero in strutture o le visite ambulatoriali per i trattamenti integrati. Purtroppo nella maggior parte dei casi non sono mutuabili, fatta eccezione per la Regione Toscana dove abbiamo un ospedale a Pitigliano (GR), con U.O. di medicina integrata o numerosi ambulatori pubblici dove con il pagamento di un ticket si possono avere prestazioni integrate. I farmaci che vengono usati non sono particolarmente costosi, ma naturalmente l’uso quotidiano e per lungo tempo fa sì che il costo sia una concreta limitazione all’uso della terapia integrata. Su quest’aspetto sarebbe auspicabile aprire un dibattito a livello politico-istituzionale per tutelare la salute dei pazienti, fornendo nuove chance di benessere e maggiore efficacia dei trattamenti antitumorali, in una fase drammatica come quella della malattia oncologica».

L’associazione non profit A.R.T.O.I. è nata per diffondere la cultura della prevenzione e delle terapie integrate anche a livello di ricerca. Quali sono le innovazioni che avete presentato al Congresso del novembre scorso?
«La nostra ricerca si basa sulla conoscenza e il ritrovamento di prodotti in grado di portare benefici. In questo ultimo anno abbiamo “testato” con studi osservazionali controllati alcuni prodotti naturali con risultati incoraggianti. Inoltre abbiamo “scoperto” che in Germania viene eseguito sin dal 1998 un esame del sangue che, per noi, potrebbe cambiare l’approccio terapeutico, e anche prognostico, ai pazienti. Per esempio, la ricerca sulle “cellule neoplastiche circolanti” ci consente di conoscere attraverso un semplice prelievo di sangue e un successivo studio di biologia molecolare, il livello di sensibilità o di resistenza delle cellule neoplastiche del paziente rispetto alla tipologia di farmaci antiblastici e naturali. A.R.T.O.I. promuove un’idea innovativa di oncologia, che condivide con una rete di specialisti, di scienziati acclarati a livello internazionale, ma non solo perché uno dei punti essenziali delle attività che portiamo avanti riguarda la prevenzione. E soprattutto attraverso una nutrizione adeguata, che possiamo massimizzare l’efficacia dei farmaci, ma anche prevenire le patologie degenerative (oltre che ovviamente oncologiche) che sono al primo posto tra le malattie di una società che invecchia inesorabilmente».

Parliamo di alimentazione. In che misura incide nel benessere del paziente oncologico?
«È fondamentale un’alimentazione corretta ed equilibrata nel corso della terapia oncologica integrata. Molti alimenti possono giocare un ruolo determinante tanto quanto l’uso della chemioterapia; è un dato oramai dimostrato che alcune sostanze contenute nei cibi di tutti i giorni possono interferire negativamente durante i trattamenti (un esempio è l’allicina contenuta nell’aglio che va a bloccare l’azione della doxorubicina). Dobbiamo conoscere e sapere cosa mangiamo per aiutare il corpo a rispondere meglio agli insulti a cui un organismo è sottoposto durante i cicli di chemioterapia o radioterapia. Ma dobbiamo anche sapere che certi alimenti sono dannosi per il nostro fisico, specialmente quando è colpito da neoplasia. Una corretta alimentazione ci aiuterà nella cura e nella prevenzione degli effetti collaterali delle terapie sui pazienti oncologici. A.R.T.O.I. promuove le linee guida della nutrizione in oncologia, sottolineando il valore della scelta e della conoscenza di ciò che mettiamo nel piatto. Nutrirsi bene è già curarsi: è il primo passo per la prevenzione e per il benessere dell’organismo a 360 gradi».

Indirizzi utili

I CENTRI DI RIFERIMENTO A.R.T.O.I. IN ITALIA

ROMA
CASA DI CURA “SAN FELICIANO”
Prof. Massimo Bonucci
Tel. 06.66495652 – 339.4640532

CASA DI CURA “NUOVA VILLA CLAUDIA”
Prof.ssa Vezia Mei – Tel. 335.6661278

CASA DI CURA “VILLA SALARIA”
Dr. Carlo Pastore – Tel. 333.2962470

STUDIO CASA DI CURA MATER DEI
Dott. Massimo Fioranelli – Tel. 06.802206007

MILANO
I.M.B.I.O
Prof. Giuseppe Di Fede
Tel. 02.58300445 – 347.9603588

I.M.G.E.P
Dr.ssa Paola Carassai – Tel. 335.5309255

GENOVA
CENTRO “MIRLA TENDA”
Dr. Massimo Storace Tel. 010.2466742 – 349.2632480
Dr.ssa Maria Cristina Manicardi Tel. 335.8447937
Dr. Guido Siffredi Tel. 348.0543935

CASTELFRANCO VENETO
Dr. Elio Martin Tel. 0423.498350 – 346.0212899

PORDENONE/RAGUSA
CENTRO “FONS AURUM”
Dr.ssa Maria Annunziata Ferlante Tel. 0434.521241 – 339.1939261

CASERTA
POLIAMBULATORIO “PADRE PIO HOSPITAL”
Tel. 0823.809636

STUDIO SPECIALISTICO “D’ORTA-DEL BUONO”
Dr. Andrea Del Buono Tel. 0823.361625 – 328.2792050

PERUGIA
CENTRO DI SENOLOGIA
Prof. Gianluca Pazzaglia – Tel. 075.5055335 – 393.9848314

BARI (MONOPOLI)
I.M.B.I.O. (MONOPOLI)
Dr. Bartolomeo Allegrini Tel. 3664971203

MEDICAL SERVICE (GIOIA DEL COLLE)
Dr. Osvaldo Catucci Tel. 800.135.870

CATANIA
Dr. Bartolomeo La Cagnina Tel. 095.7477884

A.R.T.O.I. – ASSOCIAZIONE RICERCA DI TERAPIE ONCOLOGICHE INTEGRATE
Presidente: Dr. Massimo Bonucci
Segreteria: Tel. 339.4640532 – 333.2654900 – Fax 06.66495
www.artoi.it
info@artoi.it

Intervista al professor Massimo Fioranelli

Professore, può spiegarci perché nel recente Congresso dedicato all’Oncologia integrata si è parlato anche di problematiche di tipo cardiaco?
«La risposta è semplice: la cardiotossicità provocata dalle cure chemioterapiche possono condurre a scompenso cardiaco, con un alto rischio di indurre una malattia a tratti più letale della stessa neoplasia. Questa è infatti una delle possibile cause di incremento dell’incidenza dello scompenso cardiaco in Europa. L’incidenza di neoplasie nei Paesi europei è di circa 2 milioni; il 60-80% dei casi sono trattati con chemioterapia. Oggi, la cardiomiopatia da antracicline, uno dei chemioterapici più usati, appartenenti alla classe degli antibiotici antitumorali, rappresenta una tra le patologie più letali in ambito cardiovascolare. Anche i chemioterapici non antraciclinici possono promuovere una cardiomiopatia cronica simile a quella indotta dalle antracicline, ma anche quadri di tipo ischemico o emorragico-miocarditico».

Può specificare se questi effetti collaterali, a carico della funzionalità cardiaca, si manifestano subito durante la chemioterapia o nel tempo?
«Non c’è una regola. Dipende dalle condizioni del paziente: la tossicità cardiovascolare può manifestarsi in tempi diversi. Può essere acuta o subacuta e si manifesta entro due settimane dal trattamento. Mentre la tossicità cronica produce scompenso cardiaco o disfunzione contrattile entro un anno dalla chemioterapia. Esiste anche la possibilità di vedere comparire queste disfunzioni dopo un anno dal trattamento. Ci sono danni caratterizzati da distruzione miocitaria e scompenso cardiaco e danni temporanei che non si associano a necrosi cellulare e a scompenso cardiaco. Questo processo è di solito reversibile».

Com’è possibile prevenire questi fenomeni associati all’uso dei chemioterapici?
«Il medico deve valutare attentamente l’insorgenza di segnali che possono indicare scompensi. Vi sono sostanze naturali che possono essere adoperate secondo i principi della medicina integrata, che possono utilmente limitare questo tipo di problematiche, per esempio: polidatina, resveratrolo, curcuma, quercitina e il coenzima q10. Nella nostra esperienza la cardio-tollerabilità a lungo termine di una monoterapia con trastuzumab è più che soddisfacente, ma è comunque indispensabile un’attenta sorveglianza della funzione cardiaca, soprattutto in pazienti con fattori di rischio. In ogni caso, il lavoro dell’oncologo deve andare di pari passo con quello del cardiologo per evitare che la cura di un male come il tumore ne generi un altro che può essere altrettanto o ancora più letale».

Intervista al professor Gianpietro Ravagnan

Professore, un’équipe del Centro Nazionale Ricerche ha evidenziato il funzionamento e le potenzialità antiossidative a anti-radicali liberi delle molecole resveratrolo e polidatina, estratte dall’uva e dal vino rosso. Può dirci in cosa consistono?
«La letteratura scientifica sull’argomento si è ampliata negli anni e oggi è sufficientemente ricca per dimostrare il funzionamento di queste molecole. Occorre però una precisazione: il resveratrolo è originato dalla fermentazione dell’uva da vino rossa, mentre la polidatina è una sorta di progenitrice (glucoside), poiché è già disponibile nella buccia dell’uva non fermentata. Anzi, è presente in natura nella frutta e verdura a pigmentazione rossa (uva, frutti di bosco, mele). Si tratta di molecole spazzine (in inglese “scavenger” ), in grado di “spazzare via” i radicali liberi (funzione anti ROS) e quindi di mitigare gli effetti infiammatori delle terapie chemio e radioterapiche riducendo lo stress metabolico a cui è sottoposto l’organismo. La polidatina è lipo e idrosolubile, ciò significa che rispetto al resveratrolo ha maggiore capacità di assorbimento cellulare e maggiore durata nell’organismo. In pratica è più efficace».

Quali benefici può ricevere il paziente oncologico da tali integratori?
«Spieghiamo che si tratta di integratori, e non di farmaci, perché la nostra legge classifica come integratori i prodotti di origine naturale. La polidatina è in vendita come molecola pura, come principio attivo, e non come estratto, ciò significa che conserva tutte le proprietà in purezza, con maggiore efficacia per chi la assume. Ricordo che non si tratta di un antitumorale (non spacciamo verità che non esistono), ma di un potente antiradicalico, in grado di attenuare i processi infiammatori non solo per chi è in terapia oncologica, ma in generale per gli organismi debilitati da lunghe malattie. Quindi è un “mitigatore”, che nel tempo migliora il benessere dei pazienti. Per questo sarebbe positiva una maggiore conoscenza a livello medico-specialistico del funzionamento di questa molecola. I medici hanno uno strumento in più per i loro pazienti che dovrebbero conoscere».

Può dirci a che punto è lo studio delle nanoparticelle nella ricerca farmacologica per le terapie oncologiche?
«Precisiamo subito quali sono le funzioni delle nanoparticelle: non sono farmaci o molecole, bensì veicolatori dei principi attivi contenuti nei medicinali. La peculiarità è che sono in grado di colpire i bersagli malati, senza danneggiare i tessuti sani. Un’azione target che in futuro potrà essere determinante per l’efficacia delle cure, in direzione di una massimizzazione degli effetti con una minor esposizione ai danni. Oggi è tutto in fase sperimentale, ma è una prospettiva senz’altro incoraggiante che darà risultati nel tempo».

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