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Tumore al polmone e inquinamento. Uno studio conferma la relazione
Vera Lanza, N. 10 ottobre 2013
Che l’inquinamento facesse male ai polmoni lo davamo per scontato un po’ tutti. Ma adesso c’è una consapevolezza in più. Uno studio europeo che ha coinvolto i ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dimostra che esiste una stretta relazione tra “pollution” e rischio di tumore ai polmoni. Chi abita in montagna starà tirando un sospiro di sollievo. Chi invece nelle grandi metropoli ingrigite dallo smog, da oggi, ha qualche preoccupazione in più. E l’Italia si è aggiudicata anche un triste primato: tra i 9 Paesi europei coinvolti nella ricerca il Belpaese è risultato quello più inquinato, prima di Grecia e Spagna.
Lo studio europeo, pubblicato su Lancet Oncology e svolto su oltre 300.000 persone residenti in 9 diversi Paesi, ha dimostrato che più alta è la concentrazione di inquinanti nell’aria maggiore è il rischio di sviluppare un tumore al polmone. Al lavoro hanno collaborato 36 Centri europei e oltre 50 ricercatori.
Ha contribuito un gruppo di ricerca dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, guidato da Vittorio Krogh, responsabile della Struttura complessa di epidemiologia e prevenzione. Si tratta del primo lavoro sulla relazione tra inquinamento atmosferico e tumori al polmone che interessa un numero così elevato di persone, con un’area geografica di tale estensione e un rigoroso metodo per la misurazione dell’inquinamento.
Lo studio fa parte del progetto europeo ancora più ampio, ESCAPE (European Study of Cohortes for Air Pollution Effects), che si propone l’obiettivo di studiare gli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico in Europa sulla salute dei cittadini.
In particolare, il lavoro ha riguardato 17 coorti per un totale di 312.944 persone di età compresa tra i 43 e i 73 anni, uomini e donne provenienti da Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Austria, Spagna, Grecia e Italia. In Italia le città-campione prese in esame sono state Torino, Roma, Varese. Ed è a loro tre che va la maglia nera.
Torino, anzi, si aggiudica il primo posto, con 46 microgrammi al metro cubo di inquinanti PM 10 in confronto a una media europea decisamente più bassa, ad esempio a Oxford 16, a Copenaghen 17. La situazione non è molto diversa a Roma, con 36 microgrammi al metro cubo di inquinanti PM 10.
Le persone sono state reclutate negli anni’90 e sono state osservate per un periodo di circa 13 anni successivi al reclutamento, registrando per ciascuno gli spostamenti dal luogo di residenza iniziale. Del campione monitorato hanno sviluppato un cancro al polmone 2.095 individui. I casi di tumore sono stati poi analizzati in relazione all’esposizione all’inquinamento atmosferico nelle rispettive zone di residenza. È stato misurato in particolare l’inquinamento dovuto alle polveri sottili tossiche presenti nell’aria, il particolato PM 10 e PM 2.5, dovute in gran parte alle emissioni di motori a scoppio, impianti di riscaldamento, attività industriali. Secondo quanto emerso dallo studio per ogni incremento di 10 microgrammi di PM 10 per metro cubo presenti nell’aria aumenta il rischio di tumore al polmone di circa il 22%. Questa percentuale sale al 51% per una particolare tipologia di tumore, l’adenocarcinoma.
Questo è l’unico tumore che si sviluppa in un significativo numero di non fumatori lasciando quindi più spazio a cause non legate al fumo da sigaretta di espletare il loro effetto cancerogeno. Inoltre si è visto che se nell’arco del periodo di osservazione un individuo non si è mai spostato dal luogo di residenza iniziale, dove si è registrato l’elevato tasso di inquinamento, il rischio di tumore al polmone raddoppia e triplica quello di adenocarcinoma. Eppure una regolamentazione, seppure poco restrittiva, esiste.
Dovrebbe solo essere rispettata. Le attuali normative della Comunità europea in vigore dal 2010 stabiliscono che il particolato presente nell’aria deve mantenersi al di sotto dei 40 microgrammi per metro cubo per i PM 10 e al di sotto dei 20 microgrammi per i PM 2.5. Questo studio, tuttavia, dimostra che anche rimanendo al di sotto di questi limiti, non si esclude del tutto il rischio di tumore al polmone, essendo l’effetto presente anche al di sotto di tali valori.
Scoperto fattore di rischio cancro al polmone nelle donne
Il cancro al polmone nelle donne che non hanno mai fumato è più frequentemente associato alle mutazioni dell’EGFR – il recettore del fattore di crescita dell’epidermide – e alla sovraespressione del recettore dell’estrogeno. La scoperta è di un nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Tolosa III in Francia pubblicato sul Journal of Thoracic Oncology. Principale obiettivo dell’indagine, rilevare i differenti fattori di rischio genetici per il cancro polmonare tra fumatrici e non fumatrici. Il tumore al polmone colpisce circa 516.000 donne in tutto il mondo, di cui 100.000 negli Stati Uniti e 70.000 in Europa. Fino ad ora, i tumori polmonari che si verificano nelle donne sono stati trattati in modo simile ai tumori polmonari negli uomini. Tuttavia, numerosi studi hanno evidenziato recentemente differenti caratteristiche di cancro polmonare nelle donne. La nuova ricerca francese suggerisce la necessità di approfondire ulteriormente potenziali nuove e differenti strategie di trattamento per le donne affette da cancro ai polmoni non fumatrici, nelle quali le mutazioni dell’EGFR e la sovra-espressione del recettore dell’estrogeno sono risultate cruciali per lo sviluppo della patologia.
In campania +9% casi di carcinoma polmonare in 10 anni, +40% tra le donne
Con le 38.500 nuove diagnosi registrate in Italia nel 2012, di cui un quarto tra le donne, il carcinoma al polmone è la terza forma di tumore più frequente nel nostro Paese. In Campania, dal 2000 al 2010 si è registrato un aumento del 9,3% circa di casi di tumore passando da 3.007 a 3.286. I più colpiti sono gli uomini con 2.646 casi nel 2010, ma è tra le donne che si registra un significativo aumento: nel decennio 2000-2010 i casi di tumore al polmone tra la popolazione femminile della regione sono infatti aumentati del 40%, passando da 457 a 640. L’aumento dell’incidenza nella popolazione femminile – spigano gli oncologi – può essere messa in relazione all’andamento del principale fattore di rischio, il fumo di sigaretta. Negli ultimi decenni, infatti, mentre l’abitudine al fumo mostra un trend in discesa per gli uomini, si assiste viceversa a un aumento della percentuale delle fumatrici. Inoltre, vi è un aumento di casi anche tra donne non fumatrici difficilmente spiegabile. Si pensa che questo possa essere attribuito a fattori genetici ed ormonali.
Da Garattini una proposta-provocazione: alzare il prezzo delle sigarette per finanziare la ricerca
Aumentando di 20 centesimi il prezzo delle sigarette si potrebbe recuperare facilmente un miliardo di euro a sostegno della ricerca creando 6.000 posti di lavoro e formando 12.000 nuovi ricercatori. È questa la provocazione lanciata da Silvio Garattini. Lo scienziato, alla vigilia della riunione del Consiglio dell’Unione Europea a Strasburgo ha ricordato che in Italia il costo di un pacchetto di sigarette è circa la metà di quello di Paesi come la Gran Bretagna. «Se il prezzo del pacchetto di sigarette passasse dagli attuali 4 euro circa a 6,00 euro – sostiene il direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano – destinando il 10% di questo aumento alla ricerca biomedica, si potrebbe recuperare facilmente un miliardo di euro a sostegno della ricerca e creare in tal modo 6mila posti di lavoro e formare 12.000 nuovi ricercatori, oltre a ridurre il consumo di tabacco che resta la causa prima dei tumori al polmone e di altre malattie respiratorie ». «La ricerca scientifica italiana – aggiunge Silvio Garattini in una nota – perde continuamente colpi e regredisce nelle graduatorie internazionali, pur avendo ricercatori in grado di competere anche in campo biomedico con i migliori gruppi del mondo. Continuiamo a perdere giovani e meno giovani che per poter sviluppare aspirazioni e progetti sono obbligati a emigrare in Paesi dove la ricerca è considerata una risorsa. In questo modo si perdono ricercatori, la cui formazione ha comportato un costo significativo per la comunità nazionale. E si regalano competenze a Paesi che sono in competizione con l’Italia».
Serve più attenzione ai limiti per il particolato
«I limiti attualmente fissati per il particolato atmosferico dovrebbero essere più cauti e soprattutto andrebbero rispettati con più attenzione. Anche se c’è da dire che in Europa abbiamo comunque dei valori tollerati che sono più bassi rispetto alla media degli altri Paesi occidentali». Vittorio Krogh, epidemiologo dell’Istituto Nazionale tumori di Milano, commenta lo studio pubblicato dal suo gruppo di ricerca su Lancet Oncology, dal quale emerge il ruolo degli inquinanti atmosferici nel tumore al polmone. La ricerca ha infatti mostrato che più alta è la concentrazione di inquinanti nell’aria maggiore è il rischio di sviluppare un tumore al polmone. «Per il carcinoma al polmone la causa principale – aggiunge Krogh – resta comunque il fumo, ma l’inquinamento è un fattore di rischio aggiuntivo. Inoltre, agli inquinanti atmosferici sono esposti tutti, indistintamente, e c’è pochissimo controllo da parte dell’individuo. Invece, si può decidere di smettere di fumare». Lo studio è stato innovativo, rispetto a ricerche simili svolte in passato, perché sono state esaminate individualmente le oltre 300mila persone coinvolte: «Sono state messe insieme diverse coorti d’Europa e le persone sono state seguite individualmente, valutando stato di salute e i vari fattori ambientali (fumo, alimentazione ecc.): si tratta di un’indagine molto pulita e difficile da contestare», ha dichiarato Krogh. «L’Europa, per esempio, per le PM 10, ha questo limite massimo di 40 microgrammi per metrocubo, ed è già un livello basso rispetto agli altri Paesi occidentali. Ma forse – ha concluso lo scienziato – bisognerebbe essere ancora più prudenti anche considerando che spesso questi limiti sono superati per lunghi periodi di tempo, soprattutto nel Nord Italia».
Qualche cifra
Il tumore del polmone rappresenta la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. Solo in Italia nel 2010 si sono registrati 31.051 nuovi casi – fonte: www.tumori.net – e da solo rappresenta circa il 20% di tutte le morti per tumore.
IEO, con diagnosi precoce polmone 80% operabili
Allargare i programmi di screening per il tumore al polmone costruendo una rete tra Centri che mettano in comune controllo di qualità e dati. È l’appello lanciato da Giulia Veronesi, dell’Istituto europeo di oncologia e coordinatrice del programma Cosmos 2, durante un convegno sulla prevenzione dei tumori a Roma. Il progetto di ricerca Cosmos 2 offre ai soggetti a rischio (fumatori di oltre 20 sigarette al giorno da almeno 30 anni e di oltre 55 anni di età) una Tac spirale del torace a basso dosaggio, un colloquio con un esperto del centro antifumo con l’obiettivo di smettere; un prelievo del sangue per il dosaggio dei micro Rna, un test molecolare in grado di identificare l’ 80% dei tumori e che in futuro potrebbe sostituire la stessa Tac. «Dopo un anno di attività – spiega Veronesi – sono stati reclutati nei sei Centri italiani 5.000 fumatori a rischio e si conta di raggiungerne in doppio nel prossimo anno. I dati preliminari affermano che ogni 100 persone controllate si individua in media 1 tumore in fase precoce da trattare. Il tumore al polmone è considerato uno dei due “big killer” insieme al tumore al seno. Con programmi di diagnosi precoce possono essere salvate circa 2.300 persone ogni anno. Il tumore al polmone è una delle malattie più costose da curare e lo screening per la diagnosi precoce ha un impatto economico positivo oltre che sociale. Dunque sostenere programmi di screening e di lotta al tabagismo è una efficace risorsa». Senza diagnosi precoce più del 70% dei tumori del polmone viene scoperto quando la malattia è in fase avanzata, spesso inoperabile e con una percentuale di guarigione non superiore al 15%. La diagnosi precoce che si ottiene con la Tac spirale a basso dosaggio ha ribaltato questa percentuale: più dell’ 80% dei pazienti può essere operato con un intervento conservativo e con una percentuale di sopravvivenza de l 70%.
Indirizzi utili
ISTITUTO EUROPEO DI ONCOLOGIA – IEO
Via Ripamonti, 435 20141 Milano
Prenotazioni/informazioni: 02.57489001
Centralino: 02.57489001
www.ieo.it
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