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Nuova fondazione: Insieme contro il cancro
Cristina Mazzantini, N. 11 novembre 2013
La parola “cancro” è stata per lungo tempo quasi impronunciabile, sostituita spesso con “male incurabile”, per indicare una malattia che non lasciava scampo. Ma la ricerca clinica negli ultimi anni ha compiuto progressi incredibili, rendendo cronica una patologia complessa, dall’importante peso sociale. È ormai un dato di fatto che di tumore si muore sempre meno. Nel nostro Paese, infatti, vivono circa 1 milione e 285.000 italiani definiti “lungosopravviventi”.
In Italia i malati di tumore vivono più a lungo rispetto alla media europea. A cinque anni dalla diagnosi può dire di avercela fatta il 52,3% degli uomini della Penisola, rispetto al 46,5% del continente. Per le donne la forbice è più stretta, ma sempre rilevante: 60,6% nel nostro Paese, contro il 58,2% nella UE. Dati che rispecchiano la qualità dell’assistenza e della ricerca italiana, ma che obbligano a riflettere sul grande impatto, anche economico, di queste patologie. «Rappresentano sicuramente uno dei nodi critici del Sistema Sanitario Nazionale. Per affrontarle con un’incisività ancora maggiore è nata “ Insieme contro il cancro”, che unisce per la prima volta in Europa clinici e pazienti» spiega il prof. Francesco Cognetti, Presidente della nuova Fondazione e Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica del Regina Elena di Roma, durante la conferenza stampa di presentazione svoltasi al Ministero della Salute. «Questa nuova struttura nasce con decreto prefettizio. La sua creazione è stata possibile anche grazie all’appoggio delle Istituzioni e in particolar modo del Ministro Beatrice Lorenzin. Le neoplasie si possono sconfiggere solo se i principali protagonisti ovvero medici, pazienti e Istituzioni si mettono davvero sullo stesso piano, in un atteggiamento di confronto e collaborazione continua. Fino ad ora, come testimoniamo i numeri, è stato realizzato un ottimo lavoro. Ma è necessario fare di più. Tramite la nostra attività ci poniamo l’obiettivo di aumentare del 40%, nei prossimi 10 anni, i tumori scoperti grazie alla diagnosi precoce. “Insieme Contro il Cancro” disporrà di un Comitato scientifico di assoluto livello, composto da massimi esperti internazionali. Sosterremo la ricerca, garantendo a tutti i migliori farmaci, l’appropriatezza terapeutica e battendoci per assicurare l’accessibilità delle cure. Esistono ancora troppe disparità sul territorio. Infine, vogliamo puntare sulla prevenzione, sensibilizzando i cittadini, perché adottino stili di vita adeguati e seguano la dieta mediterranea fin da giovani, perché la lotta al cancro inizia già da ragazzi. Lanceremo campagne di educazione importanti, rivolte a tutte le fasce d’età, coinvolgendo anche i membri del nostro Comitato d’Onore, formato da grandi personalità tra cui Gianni Letta, Carlo Verdone, Francesco Totti, Antonello Venditti, Valentina Vezzali, Giulio Anselmi, Margherita Buy e numerosi altri».
Nel corso della vita, un uomo su 2 e una donna su 3 verranno colpiti da un tumore. In Italia sono 2 milioni e 250.000 le persone che hanno già ricevuto una diagnosi: 1,2 milioni sono guariti. «Sappiamo però ancora troppo poco di questo esercito di persone», aggiunge il prof. Francesco De Lorenzo, Vicepresidente della Fondazione e nominato a giugno al vertice della European Cancer Patient Coalition e Presidente FAVO. «Dobbiamo dire loro che la ripresa, una volta considerata un miracolo, è l’inizio di una nuova vita. Il “male incurabile” è un concetto che appartiene al passato: siamo riusciti a cronicizzarlo e ora dobbiamo agire di conseguenza. L’ 88% dei lungosopravviventi vuole tornare a lavorare. Dobbiamo essere in grado di rispondere adeguatamente ai nuovi interrogativi che la patologia ci pone».
Il 33% delle disabilità riconosciute ogni anno dall’INPS riguarda i pazienti oncologici. Spesa clinica e perdita di produttività incidono per 8 miliardi di euro l’anno, lo 0,6% del PIL. «Sono problemi sanitari e socioeconomici enormi», commenta il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin. «Accolgo sempre con piacere la nascita di Fondazioni come questa, in grado di trattare a 360° la questione cancro e migliorare un sistema già efficiente per quanto riguarda prevenzione, cura e riabilitazione del malato oncologico. La lotta al cancro è una delle mie priorità perché la patologia oncologica con l’invecchiamento della popolazione è destinata a diventare sempre di più un problema non solo sanitario ma anche sociale che deve essere affrontato nella sua globalità. Oggi in Italia circa 1.000 persone ogni giorno ricevono una diagnosi di cancro ma fortunatamente in un’alta percentuale di casi, grazie a screening precoci, terapie avanzate e riabilitazioni adeguate, di cancro si può guarire o comunque tornare a una buona qualità di vita che consente anche di riprendere l’attività lavorativa. Tutti noi abbiamo il dovere di far conoscere che ciò è possibile, un ruolo strategico quindi è giocato dall’informazione e dalla stretta collaborazione tra medici e pazienti, in grado di orientare le scelte e offrire non solo un supporto terapeutico ma anche psicologico al paziente».
In Italia, infatti, si ottengono risultati migliori rispetto ad altri Paesi, nonostante si investano meno risorse in prevenzione, con programmi di sensibilizzazione marginali e dall’impatto limitato. «Sono convinto che i cittadini non siano a conoscenza dei reali progressi compiuti nella lotta alla malattia, né del valore della prevenzione», sottolinea Carlo Verdone, attore, regista e uno dei membri di spicco del Comitato d’Onore della Fondazione. «In fondo, basta davvero poco per ridurre il rischio di essere colpiti dai tumori. È sufficiente muoversi di più e stare attenti a cosa si mette in tavola, rinunciando a qualche vizietto francamente inutile, come le sigarette. “Insieme contro il cancro” verrà sicuramente salutata dall’opinione pubblica come una struttura vicina ai cittadini, un passo avanti sulla strada che condurrà un giorno alla vittoria contro le neoplasie».
I progressi continui della ricerca rappresentano già un grande successo. «Abbiamo finalmente a disposizione armi efficaci, da utilizzare per tipologie di tumore contro cui, fino a qualche anno fa, eravamo impotenti», precisa il prof. Stefano Cascinu, Presidente AIOM. «Farmaci ormai fondamentali, ma anche molto costosi. Tramite la Fondazione continueremo a vigilare sulla loro appropriatezza d’utilizzo e accessibilità. Ben venga quindi la recente approvazione del Governo dell’emendamento sulla classificazione delle molecole antiblastiche». La prima iniziativa della Fondazione, oltre al sito internet ( www.insiemecontroilcancro.net ), è l’opuscolo informativo “Ciak! Va in scena la salute. Come vivere alla larga dai tumori”, presentato oggi e dedicato completamente alla prevenzione e agli stili di vita corretti. Un dialogo immaginario allo stadio Olimpico di Roma tra il prof. Cognetti, Carlo Verdone e Francesco Totti, in cui l’attore e il calciatore vanno “a lezione” dall’oncologo per imparare come stare meglio grazie a piccoli accorgimenti quotidiani. «Mangiare correttamente, non fumare, praticare esercizio fisico regolarmente, bere alcolici con grande moderazione ed esporsi al sole rispettando temi e modi di esposizione rappresentano le basi della prevenzione oncologica», conclude il prof. Cognetti. «Grazie a una condotta sobria è possibile ridurre del 30% il rischio di malattia. Distribuiremo il libretto in migliaia di copie in tutta Italia, sia presso le cliniche che nelle palestre, piscine, supermercati ecc. Ma il booklet è solo il primissimo passo. Abbiamo in mente altre iniziative di livello nazionale, che annunceremo presto». «In più ci muoveremo su tutti i tavoli, sia politici che istituzionali – conclude il prof. De Lorenzo – affinché venga valutata concretamente la possibilità di inserire il problema cancro nell’agenda del prossimo semestre di presidenza italiana all’UE, da luglio a dicembre 2014».
Il ruolo dell’alimentazione nel cancro
Nella prevenzione di molte patologie, l’alimentazione gioca un ruolo importantissimo che mantiene anche quando si parla di prevenire i tumori. Naturalmente, i carcinomi non sono causati esclusivamente dal tipo di dieta seguita ma, secondo il dottor Umberto Veronesi lo sono tra il 25 e il 30%. La natura fornisce una grande varietà di cibi che proteggono la nostra salute, favoriscono il benessere e tengono lontani i tumori. Si tratta di alimenti che sono particolarmente indicati per la prevenzione mentre se si è ammalati di cancro, è fondamentale continuare a seguire le indicazioni del Centro presso il quale si è in cura. La dieta anticancro è un regime vario ed equilibrato, nel quale gli alimenti vengono alternati e preparati con pochi grassi e cotture salutari. Il consumo di alcuni alimenti dovrebbe essere ridotto e limitato; rientrano in questa sezione i salumi, gli insaccati e le carni rosse. In particolare i salumi devono essere consumati di rado per via di alcune sostanze utilizzate loro conservazione e che, alla lunga, potrebbero rivelarsi dannose. La carne rossa non è da eliminare ma semplicemente da consumare più di rado a causa dell’alta percentuale di grassi saturi.
Invece, è consigliabile il consumo di carni bianche e di pesce; quest’ultimo è ricco di proteine, contiene pochi grassi che risultano favorevoli alla nostra salute. Tra gli alimenti da consumare con parsimonia rientra anche il sale perché, in caso di abuso, provoca alcuni squilibri, come per esempio l’innalzamento della pressione arteriosa e problemi all’apparato cardiocircolatorio; inoltre, il sale da cucina è il maggior responsabile della ritenzione idrica. Da ridurre anche il consumo di dolci molto ricchi di farine raffinate, zuccheri e grassi
Ritorno al lavoro
La maggior parte dei pazienti è in grado di continuare il lavoro durante il trattamento con farmaci antitumorali. Si possono programmare i trattamenti al termine della giornata o prima del fine settimana, in modo che interferiscano il meno possibile con la propria attività. Se l’affaticamento è eccessivo, va considerata la possibilità di diminuire il carico, magari concordando un part-time o svolgendo da casa parte dei compiti. La legge italiana tutela il malato di cancro con misure che ne favoriscono il reinserimento lavorativo. Sono previsti alcuni benefici, conseguenti all’accertamento di invalidità o handicap, ma si tratta di diritti non ancora sufficientemente noti a pazienti e familiari e, pertanto, non utilizzati di frequente. Le discriminazioni purtroppo esistono. Secondo l’AIOM il 40% delle donne con un tumore al seno ricomincia a lavorare a due mesi dalla diagnosi, soprattutto se si tratta di un impiego d’ufficio. A due anni la percentuale si alza al 74%, ma il 35% si sente discriminato.
Ritorno alla vita
Nel nostro Paese 2 milioni e 250.000 italiani vivono con una diagnosi di tumore. Circa 1 milione e 285mila sono “lungosopravviventi”, persone che hanno superato la soglia dei 5 anni senza ricadute e tornano alla vita di tutti i giorni: riprendono il lavoro, praticano sport, fanno figli. È ancora corretto chiamarli pazienti? Tecnicamente parlando sì. Molti sopravvivono alla neoplasia e moriranno per altre cause, come il resto della popolazione. Si deve restare all’erta per evitare il rischio di recidiva. Una possibilità sempre presente. Chi ce l’ha fatta, però, ha bisogno di sentirsi guarito anche istituzionalmente. Ecco perché è importante dargli la possibilità di essere seguito per i controlli di routine vicino casa, senza doversi recare per forza nei centri oncologici. Diminuire i tassi di ospedalizzazione durante la sorveglianza clinica significa poter garantire una qualità di vita migliore. È ovvio che, in caso di necessità o di urgenza, il centro oncologico rimane sempre presente. Grazie ai progressi nella diagnosi precoce e nello sviluppo di nuovi farmaci questo esercito di oltre due milioni di persone è destinato, per fortuna, ad aumentare. Diventa quindi inevitabile e necessario spostare il follow-up sempre più verso il territorio: una procedura indispensabile per il monitoraggio dei risultati delle terapie e per la diagnosi tempestiva delle eventuali ricadute. Vengono utilizzate visite cliniche, esami ematochimici, markers e indagini strumentali, secondo protocolli ben codificati e basati sulle evidenze di letteratura.
I batteri che si trovano in bocca favoriscono il cancro del colon
I batteri che si trovano comunemente nella bocca possono causare il cancro del colon-retto. Si chiamano fusobatteri, e due studi pubblicati su Cell Host & Microbe, spiegano il meccanismo con cui agiscono questi microorganismi per indurre lo sviluppo del secondo cancro più letale negli Stati Uniti. In particolare, sembrerebbero stimolare risposte immunitarie “cattive” e attivare i geni della crescita del cancro. Questi studi potrebbero costituire terreno fertile per lo sviluppo di strategie più efficaci per la diagnosi precoce, la prevenzione e il trattamento del cancro del colon-retto.
Gli scienziati americani del Dana-Farber Cancer Institute di Boston hanno notato un’elevata quantità di fusobatteri negli adenomi umani, tumori benigni che possono diventare maligni nel tempo, suggerendo che questi batteri contribuiscono alla formazione del tumore. Inoltre, dall’analisi di un modello murino di tumore colonrettale, i ricercatori hanno visto che questi batteri accelerano la formazione del tumore stesso, attirando le cellule immunitarie chiamate mieloidi, che invadono i tumori e stimolano le risposte infiammatorie che possono causare il cancro.
Il bisturi intelligente
È in fase di sperimentazione in 3 ospedali di Londra questo nuovo bisturi hi-tech che sa riconoscere, durante un’operazione, quali siano le cellule maligne da tagliare. Gli esperti ritengono che il dispositivo rivoluzionerà il trattamento del cancro, eliminando le naturali incertezze che subentrano durante un intervento chirurgico. In una prima fase di sperimentazione, il bisturi intelligente ha identificato il tessuto maligno in pazienti affetti da tumore con il 100% di precisione. Se tutto verrà confermato, entro 3 anni potrà essere disponibile in tutte le sale operatorie. La chirurgia è spesso l’unica cura per il cancro, ma anche il migliore chirurgo può avere dei dubbi al momento di tagliare. Nel caso di cancro al seno, ad esempio, più del 20% di tessuto canceroso può rimanere inasportato e questo può portare alla recidività o ad altri interventi di completamento. Questo bisturi, invece, indica al chirurgo quale sia il tessuto canceroso e quanto ne sia stato rimosso. Questo potrebbe anche far risparmiare alla Sanità diversi soldi per non dover intervenire più volte sul paziente, con relativa terapia post-operatoria. Mentre è utilizzato, il bisturi si comporta come un semaforo: rosso sulle carni sane, verde sulle cellule malate e giallo per le aree non ancora identificate. Con questo nuovo bisturi il chirurgo, quando è nel dubbio, non deve più inviare un campione del tessuto al laboratorio (questa operazione può richiedere anche mezz’ora di tempo). L’inventore, il dottor Zoltan Takats, dell’Imperial College di Londra, ha detto che il dispositivo potrebbe consentire ai chirurghi di eseguire operazioni che sarebbero normalmente considerate “troppo rischiose”, facendole rientrare nella categoria “operabili”. Un altro vantaggio è la sua capacità di rintracciare il punto d’origine di un tumore, cosa non sempre facile con un cancro in diffusione. Per finire, il bisturi è stato in grado di distinguere fra carne di cavallo e di manzo, come pure tra “cotta” e “cruda”.
Il cancro al pancreas si combatte a tavola
Sedano, carciofi ed erbe aromatiche, specialmente l’origano messicano, possono aiutare a battere il cancro del pancreas. Alla base delle proprietà antitumorali di questi vegetali, c’è un elevato contenuto di due flavonoidi, l’apigenina e la luteina, potenti antiossidanti e “spazzini” dei radicali liberi. La ricerca ha dimostrato che queste sostanze uccidono le cellule tumorali del pancreas, inibendo un enzima chiave nell’insorgenza delle neoplasie. È la conclusione di due studi dell’università dell’Illinois (Usa), pubblicati su Molecular Nutrition and Food Research. «Ma attenzione se si usano integratori che contengono i flavonoidi contemporaneamente a farmaci chemioterapici», avvertono gli scienziati: «Non vanno assunti nello stesso momento, perché possono annullarsi nell’azione contro il tumore».
Gli scienziati hanno utilizzato l’apigenina da sola in due culture di cellule pancreatiche umane infettate da un tumore: la sostanza induceva la morte di queste cellule. «Ma abbiamo ricevuto i risultati migliori quando le cellule tumorali sono state pre-trattate con apigenina per 24 ore, e poi è stato applicato un farmaco chemioterapico per 36 ore», precisano gli scienziati. «Il nostro studio ha indicato che l’assunzione di integratori antiossidanti nello stesso giorno in cui ci si sottopone alla chemioterapia può compromettere l’effetto di questi farmaci. È quindi meglio assumere antiossidanti prima della chemio, perché i flavonoidi e i farmaci chemioterapici possono competere tra di loro quando sono introdotti nello stesso momento». Gli studiosi hanno scoperto che l’apigenina è riuscita a inibire un enzima chiamato glicogeno sintasi chinasi 3 (Gsk3), un’azione che ha poi portato alla diminuzione della produzione di geni antiapoptotici nelle cellule tumorali pancreatiche. Questi geni sono da contrastare perché impediscono l’apoptosi, cioè il “suicidio programmato” della cellula malata che si autodistrugge perché il suo Dna è stato danneggiato.
Nella capitale ci si ammala di più di cancro al polmone
«A Roma si rischia più che nel resto d’Europa di ammalarsi e morire di tumore al polmone a causa dello smog: ogni 10 microgrammi di polveri sottili Pm10 in più per metro cubo d’aria fanno aumentare il rischio di cancro al polmone di circa il 35%. È un dato decisamente peggiore rispetto a quello medio europeo dove l’incremento del rischio di cancro al polmone legato alla concentrazione di polveri sottili è del 22% nel caso dei valori di Pm10». Lo comunica in una nota Legambiente Lazio riferendo l’allarmante risultato per la capitale dello studio Medparticles pubblicato da Lancet Oncology e parte del progetto europeo Escape (European study of cohortes for air pollution effects), che studia gli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei cittadini, seguito nella nostra regione dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale – Regione Lazio.
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