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L’alimentazione sbagliata è responsabile del 30% dei casi di tumore

Vera Lanza, N. 11 novembre 2013

La dieta mediterranea non solo fa bene, ma aiuta a fare prevenzione.
“Mangiare cibi sani, genuini, leggeri, frutta di stagione, fa bene alla salute”. Quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase. Per anni. Eppure racchiude una verità assoluta, ancora più importante di quello che si pensava. La dieta mediterranea, con i suoi punti fermi – un bicchiere di vino a tavola, frutta e verdura a volontà, pesce e poca carne, pasta, cereali, il tutto condito con olio extravergine d’oliva – non solo fa bene, ma aiuta a prevenire i tumori. Oggi a supportare questa tesi ci sono i numeri, chiari e inconfutabili, frutto di studi. E ci dicono che tre tumori su dieci nel nostro Paese sono causati da un’alimentazione errata. Senza contare l’impatto della sedentarietà e, più in generale, di stili di vita nemici dell’organismo. A rivelare questi dati è l’Aiom, Associazione italiana di oncologia medica, che per approfondire queste tematiche, ha recentemente patrocinato un convegno che si è svolto presso Francavilla Fontana (Brindisi). Qui si è tenuto il meeting nazionale “Alimentazione, stili di vita e cancro: la parola agli esperti”, una giornata all’insegna della salute che comincia dalla tavola. Dalle parole degli esperti oncologi è emerso che quello dell’alimentazione sbagliata è un problema “nazionale”, interessa tutto lo stivale, da Cuneo a Siracusa. Per l’Associazione italiana di Oncologia Medica, infatti, colpisce anche il Sud Italia, sebbene questo sia la patria della dieta mediterranea: in Puglia, ad esempio, ogni anno si registrano quasi 15.000 nuove diagnosi di tumore – circa 8.000 uomini e 6.800 donne – e quasi 8.000 decessi, mentre sono oltre 90.000 le persone colpite da una neoplasia. Ancora una volta, quindi, si rivela l’importanza e l’efficacia di alcuni piccoli accorgimenti quotidiani nella prevenzione dei tumori. Secondo i dati resi noti durante il convegno il 25% dei casi di cancro al colon-retto, il 15% di quelli alla mammella e il 10% di quelli alla prostata, pancreas ed endometrio potrebbero essere evitati aderendo alle indicazioni della dieta mediterranea, come spiega Saverio Cinieri, direttore della Divisione di Oncologia Medica e Breast Unit dell’Asl di Brindisi e presidente del Convegno. Ma un’alimentazione scorretta è soltanto uno dei tanti fattori implicati nello sviluppo di un tumore. «Non conta solo ciò che si mette nel piatto – aggiunge Cinieri -: la dieta mediterranea deve essere interpretata come uno stile di vita in cui contano anche gli orari regolari dei pasti, le quantità limitate di cibo, il movimento regolare. Perché l’alimentazione rientra nella grande famiglia dei fattori di rischio modificabili in quanto correlati allo stile di vita della persona. Le verdure, per esempio, possono esercitare un’azione protettiva nei confronti del tumore del polmone ma tale beneficio può essere insufficiente se la persona che le consuma regolarmente è un accanito fumatore». Il Convegno è stato strutturato in cinque sessioni, con l’intervento di oncologi, nutrizionisti e cuochi. Ed è questa la novità rispetto ad altri appuntamenti in cui si sono affrontati questi argomenti, cioè che si ascolta anche il punto di vista di chi ha a che fare tutti i giorni con cibi e vivande. Nella prima sessione, dedicata al tumore della mammella, Francesco Nacci ha parlato dei prodotti a km zero; la seconda sessione si è incentrata sugli apparati riproduttivi e le neoplasie della cute; la terza su cancro del polmone e colon rettale, con l’intervento di due chef che hanno parlato delle contaminazioni tra le cucine nel mondo; nella quarta un focus su vino e olio, seguito dal tema dell’obesità, un importante fattore di rischio per molti tipi di tumore; nella quinta spazio ai mass media e alimentazione. Le conclusioni sono state affidate al dottor Cinieri con la relazione “Il cancro della mammella nel 2013: trattamenti innovativi e strategie mirate”. Sebbene questi studi ci indichino la strada per avere “cibi alleati” per prevenire il cancro il futuro non è roseo.
Anzi è preoccupante stando ai dati della Coldiretti sugli effetti della crisi sulla dieta degli italiani nei primi sei mesi dell’anno, realizzato proprio in seguito all’allarme lanciato dall’Associazione italiana di Oncologia Medica, sul fatto che tre tumori su dieci nel nostro Paese sono causati da un’alimentazione errata. La crisi economica in cui si trova il Paese, infatti, ha fatto crollare la spesa a tavola degli italiani, che sempre più spesso, a causa delle ristrettezze economiche, si vedono costretti a voltare le spalle ai principi della dieta mediterranea. Il consumo di pesce, di frutta e verdura, ma anche di pasta e olio extravergine è diminuito significativamente. Ecco i dati che ci raccontano un carrello della spesa molto diverso da quello degli anni precedenti. Con la crisi gli italiani dicono addio alla dieta mediterranea dall’olio di oliva extravergine ( -10% ) al pesce ( -13% ), dalla pasta ( -10% ) all’ortofrutta ( -3 % ). E, cosa non da poco, «a cambiare – sottolinea la Coldiretti – è in realtà anche il livello qualitativo degli alimenti acquistati con una tendenza a preferire i cibi low cost che non sempre offrono le stesse garanzie di sicurezza alimentare. Una conferma viene dal fatto che le vendite dei cibi low cost nei discount alimentari sono le uniche a far segnare un aumento nel commercio al dettaglio in Italia con un + 1,3% mentre calano tutte le altre forme distributive a partire dai piccoli negozi che fanno registrare un tonfo del -4%, gli ipermercati ( -2,5% ) e i supermercati (-1,8% ), nei primi cinque mesi dell’anno».

Due kiwi al giorno migliorano l’umore
Ci sono cibi che al solo pensiero di mangiarli, ci sembra di sentirci già meglio, contenti. A volte può essere una nostra illusione magari perché si tratta di qualcosa di cui siamo particolarmente golosi. Altre volte, invece, se ne ha la prova. Mangiare due kiwi al giorno potrebbe migliorare l’umore e dare un supplemento extra di energia, secondo uno studio della University of Otago in Nuova Zelanda. I ricercatori hanno coinvolto 54 studenti universitari sani di sesso maschile che hanno mangiato due kiwi al giorno o mezzo kiwi al giorno per sei settimane. Ecco i risultati: coloro che appartenevano al primo gruppo sperimentavano significativamente meno fatica e depressione rispetto agli altri. I cambiamenti sembrano essere in relazione alla ottimizzazione dell’assunzione della vitamina C, dato che i kiwi sono una fonte eccezionale di questa vitamina. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Nutritional Science. «I due kiwi al giorno assicuravano un livello ottimale di vitamina C, sufficiente ad avere effetti sull’umore e sull’energia», ha commentato Margreet Vissers, fra gli autori dello studio.

La dieta mediterranea entra nel patrimonio culturale e immateriale dell’umanità
Il Comitato Intergovernativo dell’Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, ha iscritto la “dieta mediterranea” nella sua prestigiosa lista. Questo importante riconoscimento, che arriva a coronamento di un iter iniziato quattro anni fa e ripreso con vigore nel 2009, consente di accreditare quel “meraviglioso ed equilibrato esempio di contaminazione naturale e culturale che è lo stile di vita mediterraneo come eccellenza mondiale”. Il termine “dieta” si riferisce all’etimo greco “stile di vita”, cioè all’insieme delle pratiche con le quali le popolazioni del Mediterraneo hanno creato nel corso dei secoli una sintesi tra l’ambiente culturale, l’organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso intorno al mangiare. La prestigiosa lista dell’Unesco, che raccoglie gli elementi del patrimonio culturale immateriale considerati rappresentativi dell’umanità, comprendeva 166 elementi (tra cui il tango argentino e la calligrafia cinese) di cui due italiani: “l’opera dei pupi siciliana” e il “canto a tenore sardo”. La dieta mediterranea si va perciò ad aggiungere come terzo elemento italiano agli altri due. Come si legge nelle motivazioni sul sito dell’Unesco, la dieta mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. La dieta mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità. Tuttavia, la Dieta Mediterranea è molto più che un semplice alimento: promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. “La dieta – si legge sempre nel sito internet dell’Unesco – si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo come nelle zone della Soria in Spagna, Koroni in Grecia, Cilento in Italia e Chefchaouen in Marocco”.

Da baby chef a bio pittore, le novità per 1 milione di bambini
Una buona educazione alimentare non poteva che iniziare dalla scuola, formando così le generazioni del domani più consapevoli e attente al carrello della spesa. Il progetto è appena partito e si spera si possa diffondere e ampliare a tutte le scuole. Ecco le novità dell’anno scolastico: da baby chef per apprendere i trucchi della nonna e preparare pasta fatta in casa o piatti antispreco ai bio pittori per imparare a dipingere con i colori naturali ma anche mini coltivatori di ortaggi biologici o piccoli sperimentatori del gusto per riconoscere i prodotti di stagione. Sono solo alcune delle innovazioni tra i banchi di scuola, presentate in anteprima dalla Coldiretti durante l’inaugurazione di “Nativity” il primo salone della pediatria. Donne Impresa Coldiretti e Fondazione Campagna Amica hanno aperto le porte a una vera e propria Fattoria Didattica, a Roma, per un’anticipazione delle tante “emozioni contadine” che oltre un milione di bambini di scuole materne, elementari e medie sperimenteranno durante il nuovo anno scolastico, nelle oltre 1300 fattorie didattiche sparse su tutto il territorio nazionale. Una bella opportunità durante il corso di studi per andare a lezione nelle aziende agricole e scoprire il meraviglioso ed affascinante mondo contadino italiano spinta anche dalla recente approvazione del Decreto legge scuola che prevede nuovi programmi di educazione alimentare favorendo anche il ritorni sui banchi dell’economia domestica con il boom delle fattorie didattiche dove si impara “facendo”, attraverso attività pratiche ed esperienze dirette. I bambini e i ragazzi andranno “sul campo” a seminare, a raccogliere, a trasformare, a manipolare e a creare. Per una volta non c’è nulla di virtuale. Si tratta di vere e proprie lezioni in campagna con percorsi, dedicati ai bambini in età scolare che, accompagnati da insegnanti o genitori, avranno l’opportunità quest’anno di scoprire e conoscere, attraverso coloratissimi laboratori la manualità e la fantasia che contraddistinguono la realtà agricola.
Le attività proposte dalle aziende sono moltissime, si va dal laboratorio del bio pittore per dipingere con i colori estratti da foglie, fiori e ortaggi a quello dei baby chef dove imparare a cucinare risparmiando fino a quello dei più esperti dove allenare i sensi dell’olfatto, del gusto, del tatto e della vista e imparare a riconoscere le piante aromatiche o assaporare i diversi tipi di miele, e attraverso attività ludiche scoprire l’affascinante mondo delle api. Un forte e motivato impegno che rientra nell’ambito del progetto “Educazione alla Campagna Amica” che nel corso dell’anno scolastico coinvolge tantissimi alunni a partire dalla scuola materna che partecipano alle lezioni in programma nelle fattorie didattiche autorizzate, ai laboratori del gusto e agli orti didattici che vengono organizzati nelle aziende agricole e in classe.
Per questo motivo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Coldiretti hanno siglato un accordo per la promozione di un piano pluriennale di attività comuni rivolte alla sensibilizzazione e formazione dei giovani per promuovere il rispetto delle norme e dei valori della Costituzione, accrescere nei giovani la cultura del cibo e delle tradizioni alimentari italiane, sensibilizzandoli ed educandoli verso una sana alimentazione e un corretto comportamento rispettoso dell’ambiente.
Le lezioni in campagna hanno l’obiettivo non solo di far trascorrere ai bambini del buon tempo libero all’aperto a stretto contatto con la natura, ma anche di avvicinarli a un mondo reale e concreto che non ha nulla a che vedere con i videogiochi, i telefonini e la televisione.
Sperimentare e assaporare la vita in campagna rappresenta un modo diverso di educare le nuove generazioni a valori importanti come la corretta alimentazione e al rispetto dell’ambiente. Non a caso nelle linee guida per la ristorazione scolastica fissate dal Ministero della Salute è specificatamente rivolto l’invito a considerare la varietà e la stagionalità dei cibi, utilizzando anche proposte di alimenti tipici della regione di residenza, per insegnare ai bambini il mantenimento delle tradizioni. Con il rispetto della stagionalità niente ciliegie o pesche a Natale, sottolinea la Coldiretti, ma dolci arance in Sicilia, mele in Trentino o carote del Fucino in Abruzzo e anche altre specialità offerte dai diversi territori a seconda delle stagioni. Un’opportunità per garantire cibi freschi, genuini, ma anche per favorire la conoscenza e l’integrazione nei propri territori di residenza.

Tassare le bevande zuccherate per limitarne l’uso potrebbe essere inutile
Tassare le bevande zuccherate può contribuire a ridurre le calorie, ma i benefici per la salute vengono rinviati dal momento che i consumatori sostituiscono le bevande con altri cibi non sani. Lo dimostra uno studio congiunto di ricercatori della RTI International, Duke University, e il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Lo studio, pubblicato sul Journal of Agricultural Economics, ha rilevato che la riduzione di bevande zuccherate a causa dell’introduzione di una tassa specifica probabilmente indurrebbe i consumatori a sostituire le calorie aumentando il loro apporto calorico, sale e grassi provenienti da cibi e bevande non tassati. Negli Stati Uniti, “l’Istituzione di una tassa sulle bevande zuccherate può essere un’opzione interessante per la politica pubblica per frenare il grave problema dell’obesità, ma non è così facile da usare” ha detto Chen Zhen, Ph.D., un economista della RTI, e autore principale del documento. “I consumatori possono semplicemente sostituire un alimento ad alto contenuto calorico non tassato con uno tassato. E come sappiamo, la riduzione di calorie è solo uno dei tanti modi per promuovere una sana alimentazione e ridurre le malattie croniche legate alla nutrizione “.

Alcolismo e disturbi alimentari hanno una base genetica
I disordini alimentari e l’alcolismo condividerebbero la stessa base genetica. A rivelarlo è uno studio della Washington University School of Medicine di St. Louis di prossima pubblicazione sul “Journal of Studies on Alcohol and Drugs”. Una delle prime conseguenze di questa scoperta è che le persone con dipendenza da alcol potrebbero essere più geneticamente suscettibili nei confronti di alcuni tipi di disordini alimentari, e viceversa. Gli scienziati hanno coinvolto nella ricerca circa 600 coppie di gemelli scoprendo che alcuni geni che influenzano la dipendenza alcolica influenzano anche il “binge eating”, il cosiddetto “disturbo da alimentazione incontrollata” negli uomini e nelle donne: in particolare, la correlazione genetica fra “binge eating” e alcolismo era statisticamente significativa al 26%. Fra le donne, la correlazione genetica fra comportamenti compensatori e dipendenza alcolica era statisticamente significativa al 32%. Questi numeri suggeriscono che ci sono fattori di rischio genetici condivisi per questi comportamenti, e che alcuni geni che influenzano l’alcolismo intervengono anche nel “binge eating” in maschi e femmine e nei comportamenti compensatori nelle donne.

Un elenco di cibi nostri alleati contro il tumore
La Cancer Cure Foundation, una delle più note organizzazioni per la lotta contro il cancro al mondo, ha stilato una lista di alimenti che aiutano la prevenzione. I cibi elencati sono poco meno di una trentina e spaziano dai più diversi prodotti, come a significare che per tenere lontano questo male uno dei segreti sia variare il più possibile quello che si mette sotto i denti.

Broccoli, cavoli e cavolfiori
Hanno una componente chimica chiamata indolo-3-carbinolo in grado di combattere il cancro al seno. I broccoli, inoltre, hanno anche il sulforano fitocomico, un perfetto alleato per la prevenzione del cancro al colon o al retto. I cavoletti di Bruxelles contengono glucorafanina che viene naturalmente convertita in sulforafano all’interno dell’organismo.

Carote
Aiutano a prevenire una vasta gamma di tumori, tra cui: polmoni, bocca, gola, stomaco, intestino, vescica, prostata e mammella.

Funghi
Grazie a loro, l’organismo riesce a combattere il cancro e a costruire un sistema immunitario. Contengono, infatti, un polissacrido chiamato lentinano che riesce ad attaccare le cellule cancerose impedendogli di moltiplicarsi.

Fichi
Questo frutto è uno dei più efficaci nel ridurre il rischio di tumori. Negli Stati Uniti d’America, il Dipartimento dell’Agricoltura ha dichiarato che contenendo vitamine A e C, calcio, magnesio e potassio, possa far ridurre l’appetito e migliorare gli sforzi per perdere peso.

Pompelmi, arance e limoni
Contengono monoterpeni, una sostanza che aiuta a prevenire il cancro spazzando agenti cancerogeni fuori dal corpo. Alcuni studi hanno dimostrato che il pompelmo può inibire a proliferazione delle cellule del cancro al seno.

Uve
Sono grandi fonti di resveratrolo, cioè un fenolo che inibisce gli enzimi a stimolare la crescita delle cellule tumorali. Contengono anche l’acido ellagico, un composto che blocca gli enzimi necessari per le cellule tumorali, rallentandole.

Papaia
Ricca di vitamina C. Questo frutto tropicale contiene anche la folacina, sostanza che ha dimostrato di ridurre al minimo la displasia cervicale e alcuni tumori.

Avocadi
Sono ricchi di glutatione, un potente antiossidante che attacca i radicali liberi nel corpo bloccando l’assorbimento intestinali dei grassi. Sono, inoltre, più carichi di potassio delle banane e hanno anche un’alta percentuale di beta-carotene.

Lamponi
Contengono molte vitamine, composti vegetali e in particolare gli antociani (degli antiossidanti) che possono eludere la formazione del cancro. Secondo una recente ricerca, riportata dal Cancer Research, si è affermato che i lamponi neri possono contrastare il cancro al colon e all’esofago.

Pomodori
Contenendo il licopene, un antiossidante che attacca le molecole di ossigeno o radicali liberi, è ottimo per la prevenzione del cancro.

Alghe
Sono ricche di proteine, vitamina B12, fibre, clorofilla, nonché importanti acidi grassi che possono aiutare nella lotta al cancro al seno. Hanno, inoltre, un’alta concentrazione di minerali come potassio, calcio, magnesio, ferro e iodio. Anche se nel nostro Paese il consumo è alquanto limitato.

Patate dolci
Contengono proprietà antitumorali che proteggono il Dna da sostanze chimiche cancerogene al di fuori della membrana nucleare.

Peperoncini Jalapeños
Questo peperoncino, originario del Messico, ma diffuso anche in Europa, contiene una sostanza chimica – la capsaicina – in grado di neutralizzare alcune sostanze che causano il cancro.

Aglio
Aumenta l’attività delle cellule immunitarie e contribuisce a rompere le sostanze che potrebbero causare il cancro allo stomaco. Si ritiene, infatti, che abbia effetti antibatterici nei confronti di un batterio chiamato Helicobacter Pylori.

Rosmarino
Contribuisce ad aumentare l’attività degli enzimi di disintossicazione. Un estratto di rosmarino inibisce lo sviluppo di tumori alla mammella e alla pelle.

Vino Rosso
Contenendo polifenoli aiuta a proteggere all’infezione di diversi tipi di cancro. I polifenoli sono potenti antiossidanti che aiutano a neutralizzare patogeni radicali liberi.

Soia, semi di lino e noci
Il latte di soia o il tofu contengono diversi tipi di fitoestrogeni. Gli estrogeni, in generale, prevengono la malattia sia al seno sia alla prostata. I semi di lino contengono una sostanza antiossidante capace di bloccare e reprimere i cambiamenti cancerosi dell’organismo. Sono ricchi anche di Omega 3 e acidi grassi che aiutano a prevenire il cancro al colon e malattie cardiache. E le noci, grazie al selenio, aiutano a combattere il cancro alla prostata.

Tè Verde e Tè Nero
Contiene antiossidanti, alcuni noti come polifenoli, che sembrano impedire alle cellule tumorali di dividersi. Le foglie di tè verde, che sono costituite al 40% da polifenoli, possono ridurre il rischio di cancro allo stomaco, polmoni, colon, retto, fegato e pancreas.

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