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Contro il tumore del seno arrivano test per cure più efficaci

Minnie Luongo, N. 12 dicembre 2013

Basta con le chemioterapie inutili! Questa la novità maggiore emersa nel corso del V Simposio Internazionale “Primary Systemic Treatment of Operable Breast Cancer”, tenutosi presso Palazzo Trecchi di Cremona dal 5 al 7 ottobre scorsi. In sintesi: oggi è possibile evitare la chemio quando non è davvero necessaria grazie ad alcune scoperte nelle strategie terapeutiche e a due nuovi test per la lotta contro il cancro al seno. Il congresso, organizzato da Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona, Unità di Patologia Mammaria Breast Cancer Center e dall’Università degli Studi di Brescia ha visto per la prima volta nel nostro Paese la partecipazione di ASCO (American Society of Clinacal Oncology), la più grande società di oncologia al mondo, che è intervenuta come partner dell’evento.

Le principali novità
Tra le evidenze emerse dal congresso, rilevante senz’altro la messa a punto di nuovi metodi diagnostici nella cura del cancro al seno e l’introduzione di nuovi farmaci nella chemioterapia preoperatoria. Di fronte a una platea di più di 200 oncologi provenienti da tutto il mondo, gli esperti hanno presentato in anteprima mondiale due test rivoluzionari che consentono di prevedere con maggiore precisione l’evoluzione della malattia, permettendo di capire già in fase di diagnosi o durante il trattamento la validità della cura senza attendere l’intervento, con l’obiettivo di fornire al paziente il più efficace trattamento terapeutico.

I nuovi test
Il carattere rivoluzionario di questi test consiste nel fatto che fino ad oggi l’efficacia del trattamento poteva essere valutata esclusivamente “ex-post”, ovvero dopo l’intervento. «Attraverso questi nuovi test – commenta il dottor Alberto Bottini, Responsabile Patologia Mammaria Breast Cancer Center, Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona è possibile condurre un’analisi sulla mutazione di geni specifici e individuare in fase di diagnosi, con il test su piattaforma Sequenom, il trattamento più indicato per il paziente, oltre che valutare in corso di terapia, con il test RDA Index, se il paziente sta traendo un reale beneficio dalle cure somministrate. Pertanto, sarà possibile – durante il trattamento, se non addirittura in fase di diagnosi individuare chi trarrà beneficio da una determinata cura, modificando o interrompendo la terapia in casi in cui non si stiano ottenendo miglioramenti significativi, ed evitando la tossicità causata da cure inefficaci».

Terapia preoperatoria
Anticipare il trattamento chemioterapico permette di controllare meglio la risposta del paziente. La terapia preoperatoria consente di ridurre il volume della massa tumorale rendendo l’intervento più efficace, meno demolitivo, e aumentando le possibilità di conservare la mammella. Infine riduce l’estensione di tumori inoperabili, permettendo interventi curativi.
«Negli ultimi decenni il trattamento chirurgico di questa patologia è divenuto sempre più conservativo favorendo interventi meno invasivi a operazioni mutilanti. In tal senso la chemioterapia preoperatoria o neoadiuvante – afferma Alfredo Berruti, Direttore Oncologia Medica Ospedali Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia(Università degli Studi di Brescia) – sta prendendo sempre più piede, dal momento che presenta numerosi vantaggi rispetto al classico trattamento adiuvante/post operatorio».
Oggi, grazie alla chemioterapia preoperatoria l’80 percento delle pazienti ottiene una riduzione delle dimensioni tumorali e può essere sottoposta a interventi molto meno demolitivi con esiti psicologici, funzionali, estetici meno invalidanti per le pazienti. Sono in corso esperienze di chemioterapia neoadiuvante che prevedono, oltre all’utilizzo dei farmaci convenzionali, anche l’impiego di nuove molecole nel trattamento delle forme più aggressive di tumore al seno, quali il tipo HER2 positivo che rappresenta il 20-30% di tutte le diagnosi di carcinoma mammario. Una forma molto aggressiva, con una progressione più rapida e un’età d’insorgenza sempre più bassa. Le nuove sostanze, come ad esempio l’Ertumaxomab e il Neratinib, bloccano l’HER2 stesso o le molecole che interagiscono con esso. Con risultati promettenti: blocco irreversibile della proliferazione del tumore.
Ha riassunto nel corso del Convegno tenutosi a Cemona Clifford A. Hudis, presidente ASCO, American Society of Clinacal Oncology: «Si tratta di una scoperta importantissima nel campo della lotta al tumore del seno, che sarà in grado di migliorare l’indice di sopravvivenza alla patologia, consentendo di definire terapie sempre più personalizzate sul singolo paziente. Con indubbi benefici in termini economici, uniti ad una significativa diminuzione della tossicità dei trattamenti e dei tempi di guarigione».
Prevenzione Tumori non poteva scegliere un convegno più importante per chiedere agli oncologi presenti un parere sulla recente decisione dell’attrice di Angelina Jolie di sottoporsi a una doppia mastectomia preventiva, poiché “a rischio familiarità”. La risposta è unanime, come sintetizza il dottor Alberto Bottini: «Al di là del pericoloso effetto emulazione, c’è da sottolineare che è anticostituzionale togliere un organo sano. E ciò non solo in Italia, ma anche in alcuni Stati degli Usa. Molto meglio, invece, concentrarsi sulle Breast Units, e sul fatto che il Parlamento europeo ha stabilito la loro definitiva e concreta realizzazione per il 2016».

I numeri del tumore al seno
Per le donne di età superiore ai 35 anni il tumore al seno è ancora la prima causa di morte: una patologia che nel mondo registra un milione di nuovi casi l’anno, 42.000 dei quali in Italia. Oggi nel nostro Paese una donna su 13 è a rischio tumore: con il 41% dei casi diagnosticati nella fascia d’età compresa tra 0-49 anni, il 35% tra i 50 e i 69 anni, i e il 21% oltre i 70. Tuttavia, la mortalità è in continua diminuzione. Un numero crescente di pazienti arriva alla guarigione e l’aspettativa di vita è in costante aumento: oltre l’ 85% dei malati sopravvive dopo i 5 anni dalla diagnosi. E ciò proprio grazie alla diagnosi precoce e alle terapie sempre più mirate ed efficaci.

I fattori di rischio
Anche se non è possibile indicare una causa precisa, ecco i fattori di rischio più probabili per il carcinoma mammario:

  • Età. L’incidenza aumenta con gli anni: raro prima dei 30, tra i 30 e i 40 c’è una possibilità di ammalarsi del 4,5%, probabilità che aumenta gradualmente dopo i 40 anni
  • assenza di gravidanze o prima gravidanza dopo i 30 anni
  • menarca prima dei 12 anni, e menopausa dopo i 50
  • precedenti patologie benigne al seno
  • familiarità: la figlia, la sorella o la madre di una persona che abbia avuto un tumore del seno ha più probabilità. Però, nessun allarmismo: solo il 5-7% di tutte le neoplasie mammarie sembra da imputare a predisposizione familiare
  • popolazione di appartenenza (è diagnosticato più spesso in donne bianche, rispetto a latine, asiatiche e afro-americane)
  • sovrappeso e obesità
  • fumo, abuso di alcol, alimentazione scorretta
  • esposizione a radiazioni ionizzanti (per es, radioterapia nell’area toracica)
  • mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2.

La chemioterapia neoadiuvante
Negli ultimi decenni il trattamento chirurgico del carcinoma della mammella è divenuto sempre più conservativo, preferendo interventi meno invasivi (quadrantectomia + radioterapia, biopsia del linfonodo sentinella) a interventi mutilanti (mastectomia, svuotamento ascellare), con esiti psicologici, funzionali, estetici meno invalidanti e senza compromissione del livello di sopravvivenza. L’approccio chirurgico conservativo, tuttavia, è praticabile solo su tumori mammari di dimensioni inferiori ai 2,5 – 3 cm di diametro. Per consentire a chi ha tumori più estesi di sottoporsi a tale intervento, si può attuare una fase di cure antecedenti l’intervento stesso chiamata chemioterapia preoperatoria o neoadiuvante, che ha il compito di ridurre il nodulo tumorale, così da evitare la mastectomia. Inoltre, tale chemio è utile per trattare precocemente eventuali micrometastasi presenti in organi a distanza dalla mammella e per programmare in maniera più “personalizzata” i trattamenti postoperatori. Una parte delle pazienti trattate con chemioterapia neoadiuvante ottiene una remissione completa patologica (pCR), che consiste nella scomparsa del nodulo tumorale non più rintracciabile neppure all’esame istologico eseguito dopo l’intervento chirurgico. La percentuale è variabile, a seconda del regime chemioterapico impiegato: tra il 3% e il 30% delle pazienti. In totale, la chemio neoadiuvante consente a circa l’ 80% delle pazienti di ottenere una riduzione delle dimensioni del tumore.

Indirizzi utili

AZIENDA OSPEDALIERA “ISTITUTI OSPITALIERI”
Viale Concordia, 1 26100 Cremona
Prenotazioni/informazioni: 800.638638
Centralino: 0372.405111
www.ospedale.cremona.it

Senologia (breast unit)
Dott. Alberto Bottini
Tel. 0372.405171

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