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“BRA DAY” come ritornare belle dopo un tumore al seno

Paola Sarno, N. 1/2 gennaio/febbraio 2014

Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Foggia, Genova, Imola, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Pavia, Piacenza, Roma Sondrio: queste le città italiane dove, in contemporanea ad altre grandi metropoli in tutto il mondo, si è celebrata la Giornata Internazionale per la Consapevolezza sulla Ricostruzione Mammaria: una manifestazione, partita in Canada nel 2011 per approdare nel 2012 anche negli Usa, Australia, Finlandia, Irlanda, Belgio e altri Paesi e conosciuta più semplicemente come “BRA Day” (dove BRA è sia l’acronimo di “Breast Reconstruction Awereness” sia, sempre in inglese e letteralmente, “reggiseno” ). L’evento, che si propone di sensibilizzare e informare le donne sulle tecniche di ricostruzione della mammella dopo una malattia oncologica e consentire a coloro che ne sono colpite una maggiore consapevolezza dei diversi percorsi terapeutici, clinici e psicologici, è stato promosso dalla Fondazione onlus Beautiful ABC (After Breast Cancer), fondata sempre nel 2011 dal chirurgo plastico belga, Phillip Blondeel e da una sua paziente, la regista Annette Porter, con la collaborazione di chirurghi, ex-pazienti e volontari di vari paesi europei.

Verso una chirurgia sempre più conservativa
«La cura delle neoplasie mammarie è oggi sempre più orientata verso interventi meno demolitivi del seno, che asportano un settore limitato della ghiandola (chirurgia conservativa), e anche nel caso in cui debba essere effettuata una mastectomia, ovvero l’asportazione totale della ghiandola mammaria, è spesso possibile mantenere la cute della regione mammaria e in casi selezionati anche l’areola e il capezzolo (mastectomie conservative). Questo avanzamento tecnico, associato alle evoluzioni tecnologiche, permette di ottenere ricostruzioni mammarie che rispondono sempre più a criteri estetici», ha spiegato Marzia Salgarello, chirurgo plastico e ricostruttivo del Policlinico Gemelli di Roma nonché organizzatrice dell’evento nel nosocomio romano, uno dei principali poli a ospitare il BRA Day in Italia, con una serie di iniziative del Dipartimento di Scienze Chirurgiche e del Centro di Senologia che hanno coinvolto pazienti, ex pazienti, medici, infermieri, psiconcologi e tante donne impegnate “per le donne” per condividere insieme le esperienze vissute nella fasi della malattia, della cura, della guarigione e del ritorno a una vita piena. Al Gemelli si effettuano ogni anno più di 100 ricoricostruzioni mammarie a seguito di mastectomia, avvalendosi sia dell'uso di protesi sia di tessuti autologhi, oltre a 50 “refinements” estetici tra innesti adiposi e ricostruzioni del complesso areola-capezzolo.

Ancora poche le donne che scelgono la ricostruzione mammaria
«La ricostruzione mammaria – ha continuato Salgarello – è divenuta oggi parte integrante della cura delle neoplasie mammarie. È ampiamente dimostrato che ha un effetto positivo sulla qualità di vita delle donne che la effettuano, e può essere offerta a tutte le donne ammalate di tumore al seno». Tuttavia, soltanto una piccola percentuale di donne sottoposte a mastectomia si sottopone alla ricostruzione. Perché? Il problema più grande sembra essere quello dell’accesso all’informazione. «Per incrementare il numero delle ricostruzioni – ha detto ancora Salgarello – è fondamentale che tutte le donne malate di tumore al seno siano informate sulle possibili opzioni della chirurgia ricostruttiva prima del trattamento chirurgico di mastectomia». Se, insomma, il tumore al seno è il cancro più frequente nelle donne e ne colpisce 1 su 8, c’è ancora molta disinformazione e confusione riguardo le varie possibilità di intervento. Diversi sono, infatti, gli approcci possibili. Vediamoli.

Ricostruzione: immediata o differita?
La ricostruzione mammaria può essere effettuata nel corso dello stesso intervento di mastectomia (ricostruzione immediata), oppure in un secondo tempo (ricostruzione differita). La prima ha l’ovvio vantaggio di risparmiare alla paziente il trauma della mutilazione conseguente alla mastectomia, e ha dunque un grande impatto psicologico. Può essere effettuata con due modalità molto differenti fra loro: con l’utilizzo di protesi mammarie oppure con l’inserimento dei tessuti propri opportunamente prelevati da un’altra area corporea e rimodellati (ricostruzione autologa).

Gli interventi protesici per seni piccoli e medi
In caso di mammelle piccole e medie la ricostruzione protesica permette di avere buoni risultati estetici: si tratta di un intervento tecnicamente semplice e rapido, che può essere effettuato in tempo unico (ossia posizionando da subito una protesi definitiva) oppure in due tempi chirurgici. In questo secondo caso, durante l’intervento di mastectomia si posiziona un “espansore mammario” (protesi gonfiabile temporanea) che viene poi sostituito con la protesi definitiva durante un secondo intervento chirurgico (solitamente effettuato mesi dopo, alla fine delle terapie complementari, chemioterapia ecc.). Di solito si effettua anche un contestuale intervento di adeguamento estetico sulla mammella controlaterale per ottenere una migliore simmetria tra i due seni.

Le nuove teconologie biologiche e sintentiche e il lipofilling
Il recente avvento di nuovi presidi rappresentati da reti di natura biologica (matrici dermiche acellulate) o sintetica (reti titanizzate) ha ulteriormente migliorato il risultato estetico delle ricostruzioni mammarie protesiche e ha aumentato i casi in cui la protesi definitiva può essere posizionata durante l’intervento di mastectomia (evitando il posizionamento dell’espansore e dunque il doppio intervento). Successivi miglioramenti dei risultati estetici della ricostruzione sono stati ottenuti con gli innesti adiposi, che consistono nel trasferimento di tessuto adiposo prelevato con cannula (come avviene nella liposuzione), durante piccoli interventi in day hospital, per correggere le eventuali irregolarità del profilo mammario ricostruito (il cosiddetto “lipofilling” ).

In caso di precedente radioterapia e per i seni più grandi
Nel caso in cui la mammella da ricostruire sia di grandi dimensioni o la paziente abbia in precedenza effettuato radioterapia o non voglia introdurre una protesi, si preferisce ricostruire la mammella con l’uso di tessuti propri (ricostruzione autogena). Questa opzione prevede di prelevare del tessuto adipocutaneo (lembo), dalle zone di accumulo adiposo, soprattutto dall’addome, ottenendo al tempo stesso un beneficio estetico per la paziente (pancia più piatta). È possibile prelevare il tessuto anche a livello della coscia interna, della regione glutea e della schiena: il tessuto prelevato viene trasferito e rimodellato sul seno. Inoltre, con la diffusione negli ultimi anni delle tecniche microchirurgiche sui vasi perforanti, è oggi possibile minimizzare il danno funzionale sull’area corporea donatrice, in quanto si prelevano e si trasferiscono i tessuti necessari alla ricostruzione portando via solamente il vaso che nutre il tessuto (denominato appunto “vaso perforante” ), senza danneggiare i muscoli nei quali questo vaso è alloggiato. La mammella ricostruita con il tessuto autologo ha consistenza e morbidezza molto simili a quella originaria e si comporta nel tempo come la mammella controlaterale, con un risultato naturale e duraturo. Infine, dopo la ricostruzione della mammella è possibile intervenire anche sull’areola e sul capezzolo con un successivo piccolo intervento ambulatoriale.

Breast unit obbligatorie dal 2016 anche in Italia
A gennaio 2016 sarà obbligatoria anche nel nostro Paese l’istituzione di Breast Unit, quei Centri cioè che, seguendo un approccio culturale già in voga all’estero, sono in grado di prendere in carico le donne con patologia oncologica mammaria e di seguirle in tutto l’iter diagnostico-terapeutico grazie a un team interdisciplinare di professionisti che opera in un unico ambiente strutturato. A darne l’annuncio è stato Nicola Balestrieri, responsabile del Centro di Senologia ULSS 9 di Treviso, nel corso di uno specifico workshop sul tema, tenutosi nell’ambito del convegno veneto “Motore Sanità”, al quale sono intervenuti anche Maurizio Bersani, della Direzione Generale Salute Regione Lombardia, Pierfranco Conte, ordinario di Oncologia all’Università di Padova e Direttore Oncologia Medica 2 Irccs Veneto, Angelo Lino Del Favero, Presidente Nazionale Federsanità-Anci e direttore Generale Città della Salute-Torino, Antonio Del Santo, Medical Affairs & Clinical Operations Director di Roche S.p.A, Anna Mancuso, presidente Associazione Salute Donna e Valeria Tozzi del CergasUniversità Bocconi. «La Regione Veneto nel giugno 2013 ha istituito con delibera regionale un gruppo di lavoro di esperti in ambito senologico, di cui facciamo parte io e Pierfranco Conte per definire i parametri quantitativi e qualitativi delle Breast Unit nel Veneto. Il progetto – ha spiegato Balestrieri – prevede l’istituzione di 5-6 Centri di riferimento detti Centri Hub che saranno in rete tra loro e con la Rete Oncologica Veneta. L’obiettivo è quello di istituire un network assistenziale in cui tutte le donne (circa 43.000 l’anno) che si ammaleranno di carcinoma della mammella avranno accesso a strutture multidisciplinari dedicate che potranno vantare personale dedicato alla diagnosi e al trattamento del carcinoma mammario». Il tutto secondo gli standard previsti dalle linee guida europee e ministeriali, anche nell’ottica di una riduzione degli sprechi e di un’ottimizzazione delle risorse. Numerosi studi hanno dimostrato, infatti, che questo modello organizzativo è in grado di migliorare la sopravvivenza di queste pazienti poiché ancora oggi di tumore alla mammella si muore a volte solo per cure poco adeguate e poco personalizzate, anche a causa delle carenze assistenziali dovute alla frammentazione dei percorsi e delle competenze. E, in questo senso, invece, il team multidisciplinare può davvero fare la differenza, grazie al confronto continuo fra radiologi, patologi, oncologi medici, radioterapisti, chirurghi senologi ma anche genetisti, biologi molecolari, endocrinologi, ginecologi e psicologi in grado di affrontare il problema della neoplasia mammaria femminile in tutte le sue possibili implicazioni. Con un vantaggio evidente per le pazienti, non più costrette a fare la spola fra una struttura e l’altra e con ricadute positive per quanto concerne l’attività scientifica che si concentrerà nelle Breast Unit, evitando così la dispersione di dati preziosi alla ricerca.

Cognetti: con la diagnosi precoce il tumore al seno si vince nel 90% dei casi
Secondo Francesco Cognetti, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica del Regina Elena di Roma, il tumore alla mammella quando viene diagnosticato precocemente guarisce nel 90% dei casi. Il noto oncologo si è così espresso durante un convegno nazionale tenutosi a Roma e promosso dal Gruppo Italiano mammella (Gim), che ha riunito i principali esperti del settore per la presentazione degli ultimi lavori scientifici sul cancro al seno. Grazie al lavoro di rete del Gim, che ha permesso ai migliori specialisti un confronto continuo sulle scelte terapeutiche, sono stati validati da tempo schemi di trattamento di provata efficacia, fondamentali per le oltre 46mila italiane che ogni anno si ammalano di questo tumore. E quindi, la comunità oncologica nazionale dovrebbe offrire alle pazienti un’uniformità di trattamenti e percorsi diagnostico-terapeutici condivisi e omogenei su tutto il territorio nazionale. Tuttavia, il lavoro finora compiuto rischia di essere compromesso dalla mancata applicazione delle linee guida di trattamento della patologia oncologica che più colpisce le donne. Per gli oncologi specialisti delle neoplasie mammarie il problema più serio riguarda proposte terapeutiche spesso accattivanti per le pazienti perché promettono una durata ridotta e una bassa incidenza di effetti collaterali, ma che spesso non sono sostenute da sufficienti prove scientifiche e presentano quindi il rischio di un minore effetto sulle possibilità di guarigione. Eppure, Il Gruppo Italiano Mammella, nato dalla collaborazione fra alcuni tra i più qualificati poli nazionali (Divisione di Chirurgia Plastica dell’Istituto Nazionale dei Tumori “Regina Elena” di Roma, diretta da Roy de Vita, Divisione di Chirurgia Plastica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, diretta da Maurizio Nava, Divisione di Chirurgia Plastica dell’Istituto Scientifico dei Tumori di Genova, diretta da Pierluigi Santi e Divisione di Chirurgia Plastica dell’Istituto Maugeri di Pavia, diretta da Vittorio Zanini), riunisce oggi 140 strutture d’eccellenza in tutta Italia, tutte certificate ISO 9000 secondo parametri imposti dalla Ue che garantiscono elevati standard di ricovero e cura nel rispetto dei protocolli internazionali ed è sempre in prima linea nella ricerca scientifica. Oggi, infatti, il Gim sta conducendo in contemporanea diversi studi clinici di fase III, denominati Gim 1, 2 e 3, per i quali sono state arruolate migliaia di pazienti, al fine di sondare l’efficacia di diverse combinazioni di farmaci innovativi che potrebbero rivelarsi davvero promettenti e, in futuro, rappresentare un aiuto sempre più concreto per tutte le donne colpite da un tumore della mammella. E, fra le finalità del Gruppo, oltre a quella di offrire alle pazienti percorsi di cura condivisi attraverso il lavoro di rete fra i vari centri, figura anche quella di contribuire al progresso della chirurgia plastica ricostruttiva della mammella.

Se guarire dal cancro prelude a una metamorfosi interiore
«Parlare di cancro è difficile così come sono complesse le dinamiche che questa malattia attiva. Beatrice, parlando di sé, ci dice che nonostante la parola cancro sia di per se mortifera è al tempo stesso un’occasione per rinascere. In lei è avvenuta una metamorfosi, una vera e propria rinascita personale, spirituale e la vuole condividere sia con chi ha avuto il cancro e lo ha sconfitto, sia con chi sta ancora soffrendo e sia con chi vive vicino a un malato per infondere la speranza e la possibilità di una vita migliore. La sua testimonianza è la riprova che le implicazioni psicologiche del paziente oncologico sono notevoli e riguardano tutto il ciclo della malattia, dalla comparsa dei primi sintomi, alla diagnosi, alle cure mediche. La patologia tumorale per il suo carattere di gravità e di cronicità, ha un effetto sconvolgente sulla vita del paziente e della sua famiglia. Per Beatrice scoraggiare il silenzio che si estende subito dopo la diagnosi di cancro è il primo passo verso una pratica della verità, che consente all’individuo di abbandonare la posizione “regressiva”, costruita e mantenuta con l’aiuto dei familiari e dell’équipe medica». Così scrive Loredana Petrone nella prefazione al libro di Beatrice di Roberto Una donna…una storia… sopravvivere al cancro ( Alpes Italia, 10 euro). L’autrice, nata Bruxelles, ha trascorso l’infanzia e la prima giovinezza in Belgio e Svezia. Oggi vive in Italia, fra Roma e Genova.

Il knitting con il “Gomitolo Rosa” compie un anno e festeggia a Roma
In occasione del Breast Health Day, l’Andos, Europa Donna, Komen Italia e O.N.Da hanno festeggiato a Roma il primo anno di “Gomitolo Rosa”, un’iniziativa di raccolta a favore delle associazioni di pazienti che operano nel mondo della salute della donna. Il knitting con il “Gomitolo Rosa” è già entrato negli ospedali delle donne come mezzo per ridurre l’ansia. Prima a Milano dove alla clinica Mangiagalli nell’attesa dei risultati degli esami diagnostici al seno si lavora ai ferri per creare copertine destinate al reparto di maternità, poi alla Fondazione Maugeri di Pavia dove le donne che si sottopongono a cure antineoplastiche sono accolte da volontarie e insegnanti di maglia che propongono loro di svolgere attività di knitting coi ferri circolari. Un metodo che permette anche alle donne operate al seno di lavorare a maglia, perché prevede di tenere i ferri non sotto le braccia ma fra le mani, evitando così gli inconvenienti come la tensione dei muscoli del collo, lo sfregamento delle ghiandole sotto il braccio e l’incassamento della gabbia toracica. Tutto ciò sfruttando soltanto lana italiana – che altrimenti andrebbe venduta sottocosto o distrutta per eccesso di disponibilità – in un contesto di piena tracciabilità a Km 0 e di rispetto per l’ambiente e la salute. Il colore rosa sarà usato per tutte le creazioni che nasceranno dalla fantasia di chi vorrà aderire all’iniziativa anche acquistando questi speciali gomitoli al prezzo di 5 euro l’uno. ( www.gomitolorosa.org )

Indirizzi utili

POLICLINICO UNIVERSITARIO “AGOSTINO GEMELLI”
Largo F. Vito 1, ROMA
U.O. Chirurgia Plastica
Tel. 06.30155615 – 06.30155616
www.policlinicogemelli.it

Bra Day
www.bra-day.com

Fondazione Beautiful ABC (After Breast Cancer)
www.beautifulabc.com

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