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Una molecola Alpha per combattere il tumore alla prostata
Minnie Luongo, N. 3 marzo 2014
La ricerca oncologica targata Bayer ha ottenuto un nuovo successo: la Commissione Europea (EC), infatti, ha autorizzato Xofigo® (radio Ra 223 dicloruro) come soluzione per iniezione, per il trattamento di pazienti adulti affetti da carcinoma della prostata resistente alla castrazione, con metastasi ossee. Una decisione importante, che segue la raccomandazione positiva, ottenuta nel settembre del 2013, da parte del Comitato Europeo per i “prodotti medicinali per uso umano” (CHMP). L’approvazione di Xofigo è basata sui dati dello studio registrativo di fase III ALSYMPCA (ALpharadin in SYMptomatic Prostate CAncer).
Una condizione pesante
«Le metastasi ossee si presentano nella maggior parte degli uomini affetti da tumore della prostata resistente alla castrazione, possono causare dolore nonché condurre alla morte. Il profondo impatto clinico della presenza di metastasi ossee dovrebbe quindi rappresentare una considerazione cruciale nel trattamento di questa patologia» dice Christopher Parker, oncologo all’Institute of Cancer Research di Londra e coordinatore dello studio ALSYMPCA; «Xofigo agisce a livello delle metastasi ossee, provocando un effetto citotossico localizzato, e riuscendo a prolungare la sopravvivenza di questi pazienti. Ecco perché si tratta di un importante progresso nel trattamento di questa grave patologia».
Pertanto, come ci riassume il dottor Sergio Bracarda, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia Medica presso l’Ospedale S. Donato di Arezzo, queste le due “good news” :
- abbiamo a disposizione un nuovo trattamento per pazienti adulti affetti da carcinoma della prostata resistente alla castrazione, con metastasi ossee sintomatiche e assenza di metastasi viscerali note;
- Xofigo ha dimostrato di aumentare significativamente la sopravvivenza globale nello studio di fase III ALSYMPCA.
Premette il dottor Bracarda: «In passato, con altre molecole, il trattamento era già presente, ma con ritrovati molto differenti, che puntavano soprattutto al controllo del dolore osseo. Questa molecola, invece, si può definire unica: infatti, si tratta di una “molecola alpha”. Il che significa che vengono emanate radiazioni alpha, con un raggio d’azione di tipo cellulare. Tutto ciò comporta un minor rischio di tossicità a livello midollare, ma – soprattutto – implica un vantaggio di sopravvivenza per tutti quei pazienti senza malattia viscerale».
L’importanza della nuova terapia
Già nel 2009 Bayer aveva firmato un accordo con la norvegese Algeta ASA per lo sviluppo e la commercializzazione del radio-223. Secondo i termini dell’accordo, Bayer svilupperà il radio-223, farà richiesta per la sua approvazione alle autorità sanitarie in tutto il mondo e commercializzerà il radio-223 a livello globale. E Algeta co-promuoverà il radio-223 con Bayer negli Stati Uniti. «Questo tipo di intervento terapeutico assume particolare rilevanza – continua il dottor Sergio Bracarda – non solo per il supporto che offre a livello di sopravvivenza, ma perché rappresenta un trattamento efficace, che s’inserisce nell’attuale scenario terapeutico. Ora il nostro compito consiste nel capire se tale trattamento “funziona” meglio in ionoterapia oppure contemporaneamente ad altre cure. Per fare ciò è necessaria un’ottima sinergia fra il medico nucleare e gli altri specialisti. Insomma, grazie alla sintonia di un’équipe multidisciplinare, sarà sempre più possibile determinare quale sia la scelta più appropriata destinata a ogni singolo paziente».
Come la prostata diventa cancerogena
A questo punto, un pò di “ripasso” sulla materia non guasta. La ghiandola prostatica produce la parte del liquido seminale che protegge lo sperma; posta davanti al retto e sotto la vescica, circonda l’uretra, tramite cui l’urina scorre dalla vescica e dal pene.
Il carcinoma della prostata si verifica quando le cellule della ghiandola subiscono una mutazione e degenerano in un tumore. Gli ormoni maschili, soprattutto il testosterone, danno il via a stimolare la crescita del carcinoma della prostata. La maggior parte dei carcinomi della prostata sono adenocarcinomi, ma ci sono anche altri tipi, meno comuni (come per esempio i sarcomi).
Per quanto riguarda le opzioni disponibili di trattamento, esse dipendono da più fattori: la fase della malattia, l’età e le condizioni di salute del paziente. Premesso ciò, ecco quali sono i trattamenti più utilizzati per il cancro della prostata:
- sorveglianza attiva (attesa vigile): test regolari di PSA e DRE, per verificare l’eventuale progressione della malattia;
- chirurgia (prostatectomia radicale): rimozione chirurgica della prostata e dei tessuti circostanti.
- radioterapia: facendo uso dei raggi X ad alta energia (radiazione) per distruggere le cellule tumorali all’interno della prostata (la brachiterapia, che consiste nell’inserire nella prostata piccoli “semi” che rilasciano radiazioni);
- terapia ormonale: rimuovendo o bloccando gli ormoni maschili con un intervento di chirurgia – castrazione chirurgica – o i metodi terapeutici (cioè, trattamento ormonale) per impedire alle cellule tumorali di crescere.
Per i pazienti con carcinoma della prostata più avanzato, le opzioni che, come abbiamo visto, si stanno sviluppando, per ora includono:
- chemioterapia
- immunoterapia
- terapia ormonale
Fra le terapie locali ancora in via di valutazione vi sono la crioterapia (eliminazione delle cellule tumorali con il freddo) e HIFU (ultrasuoni focalizzati sul tumore). Sono inoltre in fase di sperimentazione, in alcuni casi già molto avanzata, anche i vaccini che spingono il sistema immunitario a reagire contro il tumore e a distruggerlo, e i farmaci anti-angiogenici che bloccano la formazione di nuovi vasi sanguigni impedendo al cancro di ricevere il nutrimento necessario per evolvere e svilupparsi ulteriormente.
Diagnosi e sintomi
Il numero di diagnosi di tumore della prostata è aumentato progressivamente da quando, negli anni Novanta, l’esame per la misurazione del PSA è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) americana. Sul suo reale valore ai fini della diagnosi di un tumore, però, il dibattito è ancora aperto.
Nella valutazione dello stato della prostata, il medico può decidere di eseguire il test del PSA e l’esplorazione rettale, che si esegue nell’ambulatorio del medico di base o dell’urologo, e permette a volte di identificare al tatto la presenza di eventuali noduli a livello della prostata.
Se questo esame fa sorgere il sospetto di tumore, si procede in genere con una biopsia della prostata su guida ecografica. L’unico esame in grado di identificare con certezza la presenza di cellule tumorali nel tessuto prostatico è la biopsia eseguita in anestesia locale, che dura pochi minuti e viene fatta in regime di day hospital.
I sintomi urinari del tumore della prostata compaiono solo nelle fasi più avanzate della malattia e comunque possono indicare anche la presenza di problemi diversi dal tumore. È quindi molto importante che la diagnosi sia eseguita da un medico specialista che prenda in considerazione diversi fattori prima di decidere come procedere.
Fattori di rischio
Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della prostata è l’età: le possibilità di ammalarsi sono molto scarse prima dei 40 anni, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni, e circa due tumori su tre vengono diagnosticati in persone con più di 65 anni. I ricercatori hanno dimostrato che moltissimi (tra il 70 e il 90% ) uomini oltre gli 80 anni hanno un tumore della prostata, anche se nella maggior parte dei casi la malattia non dà segni e ci si accorge della sua presenza solo in caso di autopsia, dopo la morte.
Quando si parla di tumore della prostata un altro fattore non trascurabile è senza dubbio la familiarità: il rischio di ammalarsi è pari al doppio per chi ha un parente consanguineo (padre, fratello eccetera) con la malattia rispetto a chi non ha nessun caso in famiglia. Anche la presenza di mutazioni in alcuni geni come BRCA1 e BRCA2 (già coinvolti nel favorire l’insorgenza di tumori di seno e ovaio), o del gene HPC1, può aumentare il rischio di sviluppare un cancro alla prostata.
La probabilità di ammalarsi potrebbe essere legata anche ad alti livelli di ormoni come il testosterone, che favorisce la crescita delle cellule prostatiche, e l’ormone IGF1, simile all’insulina, ma che lavora sulla crescita delle cellule e non sul metabolismo degli zuccheri. Non meno importanti sono i fattori di rischio legati allo stile di vita: dieta ricca di grassi saturi (vedi sotto, “dieta mediterranea” ), obesità, mancanza di esercizio fisico sono solo alcune delle nocive abitudini.
Dieta mediterranea: un ottimo salva-prostata
Gli specialisti concordano: una dieta ricca di grassi saturi, fritti e carne rossa aumenta la probabilità di sviluppare questo tipo di tumore. Lo dimostrano anche i numeri: le Regioni del Nord sono le più colpite, mentre il Meridione, patria della dieta mediterranea, è la zona in cui si registra la minore incidenza. La Campania occupa il penultimo posto, seguita soltanto dalla Basilicata, con tassi inferiori di un terzo rispetto al Piemonte, maglia nera, e all’Umbria, regione nota per l’elevato consumo di insaccati e bistecche. Per giocare d’anticipo sulla neoplasia maggiormente diffusa tra gli uomini, (36mila nuove diagnosi nel 2013), si devono quindi privilegiare ortaggi gialli e verdi, olio d’oliva e frutta.
La prostata resistente alla castrazione (CRPC)
Il carcinoma della prostata, per frequenza, è la seconda neoplasia nei maschi a livello mondiale. Si stima che nel 2008 sia stato diagnosticato un carcinoma della prostata a 899.000 uomini in tutto il mondo e che, di questi, 258.000 siano morti. Il carcinoma della prostata, pertanto, rappresenta la sesta causa di morte per tumore negli uomini. La maggior parte degli uomini con carcinoma della prostata resistente alla castrazione (CRPC) presenta metastasi ossee sintomatiche. Quando le cellule tumorali si diffondono nelle ossa, possono interferirne con la resistenza, spesso causando dolore, fratture e altre complicanze che condizionano in maniera significativa la salute. Le metastasi ossee secondarie al carcinoma della prostata in genere interessano la colonna vertebrale, specie nel tratto lombare, e il bacino. Di fatto, le metastasi ossee sono la principale causa di morbilità e di mortalità nei pazienti con CRPC.
Il radio-223 dicloruro
Il radio-223 dicloruro (radio-223) è un radiofarmaco, che emette radiazioni alfa. Ilsuo principio attivo mima il calcio, legandosi selettivamente all’osso, in maniera specifica nelle aree metastatiche, formando complessi con la componente minerale dell’osso: l’idrossiapatite. L’elevato trasferimento di energia, proprio degli alfa emittenti (80 keV/micrometro) causa la rottura della doppia elica del DNA nelle cellule tumorali vicine, risultando in un potente effetto citotossico. Il raggio d’azione della radiazione alfa emessa dal radio-223 è inferiore a 100 micrometri (equivalenti alla somma di meno di 10 diametri cellulari); ciò consente di limitare i danni al tessuto sano circostante.
Lo studio ALSYMPCA
Lo studio ALSYMPCA è uno studio di fase III, internazionale, randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo, che ha confrontato il radio-223 dicloruro vs placebo in pazienti sintomatici con CRPC con metastasi ossee trattati con BSoC. Nello studio sono stati arruolati 921 pazienti in più di 100 Centri di 19 Paesi. Il trattamento in studio prevedeva fino a sei somministrazioni endovenose di radio-223 o placebo, separate da un intervallo di quattro settimane.
L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza globale (OS). Uno degli endpoint secondari era il tempo alla comparsa del primo evento scheletrico sintomatico (SSE), definito come: necessità di utilizzare la radioterapia per alleviare i sintomi scheletrici, nuove fratture ossee sintomatiche, compressione della colonna verticale o interventi di chirurgia ortopedica imputabili al tumore.
Vantaggi ed effetti indesiderati
Il radio-223 ha aumentato significativamente la sopravvivenza globale (OS); l’OS mediana è stata di 14 mesi nel braccio del radio-223 vs 11,2 mesi nel braccio del placebo. Inoltre, l’analisi ad interim ha dimostrato un prolungamento del tempo alla comparsa del primo evento scheletrico sintomatico (SSE) nei pazienti trattati con radio 223 rispetto al placebo.
Una successiva analisi, condotta dopo l’apertura dei codici di randomizzazione dello studio, ha rivelato un ulteriore incremento della sopravvivenza globale (OS) nei pazienti trattati con radio-223 vs placebo, con una OS mediana di 14,9 mesi vs 11,3 mesi.
Gli effetti indesiderati più comuni (uguali o maggiori del 10% ) nei pazienti trattati con radio-223 nello studio ALSYMPCA sono stati: nausea, diarrea, vomito ed edema periferico. Mentre le anomalie ematologiche di laboratorio più comuni (uguali o maggiori del 10% ) sono state: anemia, linfocitopenia, leucopenia, trombocitopenia e neutropenia.
Indirizzi utili
CENTRO ONCOLOGICO S. DONATO
Responsabile: Dottor Sergio Bracarda
Via Pietro Nenni, 20 52100 Arezzo
Tel. 0575.255436
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