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Buone novità nel trattamento del tumore tiroideo
Minnie Luongo, N. 3 marzo 2014
Nel carcinoma tiroideo “differenziato” in stadio avanzato e resistente alle terapie convenzionali non esistono a oggi terapie approvate in Europa. Questa la necessaria ma sincera premessa. «Però – illustra il professor Furio Pacini, direttore, U.O.C di Endocrinologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Siena – il sorafenib (Nexavar ®), appartenente alla categoria degli inibitori delle tirosinochiansi, è un farmaco testato in questa tipologia di tumore in diversi trial di fase II e III, e i dati dimostrano come esso risulti particolarmente promettente nel controllare la malattia e nel rallentarne la progressione».
Il trattamento con Sorafenib
Da Bayer HealthCare e Onyx Pharmaceuticals, Inc., società del gruppo Amgen, è arrivato l’annuncio ufficiale che negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il farmaco orale inibitore multichinasico sorafenib per il trattamento dei pazienti con tumore differenziato della tiroide localmente avanzato o metastatico, refrattario al radio-iodio (RAI). Sorafenib è stato approvato dalla FDA in seguito alla revisione prioritaria, una procedura riservata ai farmaci in grado di offrire importanti miglioramenti nel trattamento, rispetto alle opzioni terapeutiche disponibili. Spiega il professor Pacini: «Gli effetti collaterali che insorgono in corso della terapia sono di solito facilmente gestibili e, solo in una minoranza dei casi, richiedono la sospensione del trattamento. Nello studio DECISION (studio di fase III multicentrico internazionale randomizzato in doppio cieco), al quale anche il Centro da me diretto ha partecipato, il farmaco ha dimostrato di aumentare in modo statisticamente significativo la sopravvivenza libera da malattia rispetto al placebo e sulla base di tali risultati è stato recentemente approvato dalla FDA con l’indicazione specifica per il trattamento del carcinoma tiroideo differenziato in stadio avanzato. Si spera, pertanto, che anche in Europa il farmaco venga presto approvato dalle autorità competenti, visto che questi pazienti risultano orfani di un farmaco efficace per il controllo della loro malattia».
Per riassumere:
- Sorafenib è il primo e unico trattamento approvato dalla FDA per questa forma di tumore della tiroide;
- L’approvazione FDA si basa sui risultati dello studio DECISION, nel quale sorafenib ha dimostrato di aumentare significativamente la sopravvivenza libera da progressione di malattia verso placebo.
Lo studio DECISION
L’approvazione FDA è basata sui dati dello studio di fase 3 “DECISION” (stuDy of sorafEnib in loCally advanced or metastatIc patientS with radioactive Iodine refractory thyrOid caNcer), uno studio internazionale, multicentrico, controllato verso placebo. Un totale di 417 pazienti affetti da tumore differenziato della tiroide (papillare, follicolare, a cellule di Hürthle o scarsamente differenziato), localmente avanzato o metastatico, in progressione, refrattario al radioiodio, che non avevano ricevuto in precedenza trattamenti chemioterapici, inibitori delle tirosin-chinasi, anticorpi monoclonali anti VEGF o anti recettori del VEGF o altre terapie bersaglio (target therapy) per il tumore della tiroide, sono stati randomizzati a ricevere 400 mg di sorafenib per via orale – quindi semplici compresse – due volte al giorno (207 pazienti) oppure il placebo (210 pazienti). Il 96% dei pazienti randomizzati aveva malattia metastatica.
«Nello studio DECISION, i pazienti con questo tipo di tumore avanzato della tiroide, trattati con sorafenib, hanno riportato quasi un raddoppiamento del tempo alla progressione di malattia o morte, rispetto ai pazienti trattati con placebo», rivela il dottor Martin Schlumberger dell’Istituto francese Gustave-Roussy di Villejuif e coordinatore dello studio DECISION. «Per noi è una grande soddisfazione che i pazienti negli Stati Uniti abbiano ora a disposizione una nuova e valida opzione di trattamento».
Terapia antitumorale orale
Sorafenib è una terapia antitumorale orale (si assume in compresse), indicata per il trattamento del carcinoma epatico e per il trattamento dei pazienti con tumore avanzato del rene ed è attualmente registrata in più di cento Paesi. In Europa è approvata per il trattamento del carcinoma epatocellulare (HCC) e per il trattamento dei pazienti con tumore del rene avanzato (RCC) che hanno fallito terapie a base di interferone o interleuchina 2, o che non sono considerati idonei a queste terapie. Sviluppata, come già detto, in collaborazione da Onyx e Bayer ad eccezione del Giappone (dove Bayer è l’unica responsabile del suo sviluppo). Negli studi di preclinica, sorafenib ha dimostrato di inibire un gruppo di chinasi coinvolte sia nei processi di proliferazione cellulare (crescita del tumore), sia dell’angiogenesi (afflusso sanguigno al tumore): due processi importanti che permettono al tumore di crescere. Queste chinasi includono Raf-kinase, VEGFR-1, VEGFR-2, VEGFR-3, PDGFR-B, KIT, FLT-3 e RET.
In sintesi, siamo davanti a un’importante opzione di trattamento per varie forme di cancro e l’ultima indicazione ottenuta, nel tumore differenziato della tiroide refrattario al radio-iodio (RAI), risponde felicemente alla necessità di nuove terapie.
Il tumore della tiroide
Il tumore della tiroide è il tumore endocrino più comune. Ogni anno sono diagnosticati più di 213mila nuovi casi di tumore della tiroide e circa 35mila persone muoiono ogni anno nel mondo per questa patologia.
I tumori della tiroide “differenziati” rappresentano il 94 percento delle patologie ed è trattabile; quelli refrattari al radio-iodio localmente avanzato o metastatico sono più difficili da trattare e sono associati a tassi di sopravvivenza più bassi.
Risultati dello studio
Nello studio “Decision”, sorafenib ha aumentato significativamente la sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS), obiettivo primario dello studio verso placebo (HR=0.59 [ 95% CI, 0.46-0.76]; p<0.001), che rappresenta una riduzione del rischio di progressione di malattia o morte del 41% nei pazienti trattati con sorafenib verso pazienti trattati con placebo. La PFS mediana è stata di 10.8 mesi nei pazienti trattati con sorafenib verso 5.8 mesi nei pazienti trattati con placebo.
La sicurezza e la tollerabilità del trattamento nello studio sono state generalmente corrispondenti al profilo noto di sorafenib. Gli effetti indesiderati più comuni legati al trattamento nel braccio di sorafenib sono stati: reazione cutanea a mani-piedi, diarrea, alopecia, perdita di peso, fatigue, ipertensione e rash.
Indirizzi utili
AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITà SENESE
Viale Mario Bracci, 16 53100 Siena
Centralino: Tel. 0577.585111
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