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Il fegato e i suoi nemici

Mariagrazia Villa, N. 10 ottobre 1999

EPATITE C
Stando al documento "Epidemiologia delle epatopatie acute e croniche in Italia", pubblicato nel '97 dall'Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (per informazioni: tel. 06/3720557; e-mail a.i.s.fit@agora.stm.it), che riporta i dati ufficiali più recenti finora disponibili, la prevalenza di soggetti anti-Hcv positivi nella popolazione italiana varia a seconda dell'età: 0,2% dai 3 agli 11 anni, 0,6% dai 14 ai 19; 0,5% dai 19 ai 26; 3,0% in adulta.
I principali fattori di rischio per l'epatite da virus C, ciascuno dei quali dipende dall'età del soggetto, dal sesso, dal grado di istruzione e dal ceto socio-economico (che determinano una maggiore attenzione alle norme igienico-sanitarie), dall'area geografica di provenienza e da altre variabili, sono stati in Italia, dal 1990 al '94, i seguenti, in ordine di importanza: l'uso di droghe per via endovenosa; l'aver avuto due o più partners sessuali nell'ultimo anno; gli interventi chirurgici; la terapia odontoiatrica; altre esposizioni parenterali, come buchi alle orecchie, tatuaggi, piercing, barbiere, elettrocoagulazione, manicure/pedicure; e, infine, le trasfusioni di sangue o emoderivati.
E' importante rilevare la marcata diminuzione, fino all'attuale quasi azzeramento, dell'epatite C post-trasfusionale, dovuta all'introduzione del test obbligatorio di screening per i donatori di sangue, a partire dal 1991. Da sottolineare, per contro, come gli interventi chirurgici, in particolare quelli ginecologici, e le altre esposizioni parenterali costituiscano un emergente fattore di rischio.

CIRROSI
Dallo studio pubblicato dall'A.I.S.F. i dati relativi alla cirrosi epatica indicano che il trend di mortalità, ancora elevato nei primi anni '90, con circa 15 mila decessi l'anno (9.550 per il sesso maschile e 5.500 per quello femminile), sta andando verso una decisa diminuzione, del 5% all'anno per gli uomini e del 3% per le donne, più marcata al Nord e, in particolare, nel Nord-Est.
E' interessante rilevare che l'eccesso di mortalità per cirrosi nelle regioni meridionali, soprattutto in Campania, è in relazione con il sesso femminile e le età avanzate: nel triennio 1990-1992, le donne di età superiore ai 74 anni avevano, nella provincia di Napoli, un valore di mortalità triplo rispetto a quello medio italiano.
In ogni modo, la cirrosi epatica rimane, nella fascia d'età dai 25 ai 45 anni, la prima causa di morte per patologia cronica degenerativa: 10,12 per 100 mila abitanti in Italia, dopo l'infarto (10,22) e prima dell'ictus cerebrale (8,67).
Da una ricerca compiuta nel '92 su 1861 cirrotici ricoverati in 21 centri distribuiti sul territorio nazionale, è emerso che l'Hcv è l'agente eziologico più frequentemente associato alla cirrosi, essendo presente da solo nel 47,7% dei casi e, in combinazione con altri fattori, nel 72%. Altri fattori di rischio sono un elevato consumo alcolico (da solo, 8,7% dei casi e, in associazione con altri agenti, il 32,9%) e l'Hbv (da solo, 3,4% e, combinato, 13,8%). L'associazione più dannosa, comunque, si è rivelata un consumo di alcol superiore a 100g/die e la positività per anti-Hcv.

EPATOCARCINOMA
Secondo i dati epidemiologici sull'epatocarcinoma resi noti dall'A.I.S.F. (i dati ufficiali più recenti finora disponibili), questa neoplasia ha presentato, nel periodo 1985-89, un trend di mortalità costante per gli uomini (11 per 100 mila abitanti) e in diminuzione, nello stesso periodo, per le donne (4,8 per 100 mila), senza grandi differenze tra le diverse zone d'Italia.
In deciso aumento è, invece, la proporzione di tumori accertati come primitivi sul totale dei tumori epatici, raggiungendo il 65%.
Per quanto riguarda l'incidenza del cancro epatico, riferita al periodo 1983-87 e ricavata dai Registri Tumori del nostro paese, i casi osservati sono risultati sistematicamente maggiori al Nord e, per gli uomini, compresi tra un massimo di 15 (Trieste) ed un minimo di 5,8 (Firenze) per 100 mila abitanti e, per le donne, ben più bassi, variando da 4,7 (Latina) a 1,5 (Romagna).
Per quanto concerne, invece, l'associazione tra marcatori di infezione cronica virale ed epatocarcinoma, due recenti studi hanno evidenziato come l'incidenza di cancro epatico potrebbe diminuire in Italia del 20%, se si eliminasse la circolazione del virus B, e addirittura del 44%, se si eliminasse la circolazione del virus C.
E' importante sottolineare come, nel nostro paese, circa l'80-90% dei casi di epatocarcinoma siano associati alla presenza di cirrosi epatica, che rappresenta dunque uno dei principali fattori di rischio per il suo sviluppo. Inoltre, è stato rilevato come i pazienti cirrotici con epatite C presentino un rischio maggiore di contrarre un tumore epatico, rispetto a quelli cirrotici con epatite B. Nel caso in cui i pazienti abbiano poi contratto entrambe le infezioni e siano anche cirrotici, il rischio di sviluppare neoplasie raddoppia.

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