Contraccezione in pillole… per un’attività protettiva
Stefania Bortolotti, N. 6/7 giugno/luglio 2014
Cancro. Aumento del peso. Calo del desiderio. Sono solamente alcuni dei timori – infondati – che le donne italiane nutrono nei confronti della contraccezione ormonale. La Società Italiana della Contraccezione (SIC), un’Associazione Scientifica da anni impegnata nel diffondere l’informazione sul tema della contraccezione, ha approntato un “Decalogo” per sfatare i falsi miti legati alla pillola e, al tempo stesso, diffuso informazioni sull’attività “protettiva-benefica” degli estro-progestinici nei confronti di alcuni tumori.
«Si tratta di benefici ancora non del tutto conosciuti dalle nostre connazionali», afferma la Dottoressa Franca Fruzzetti della Clinica Ostetrica e Ginecologica, Ospedale Santa Chiara Università di Pisa. «È infatti ancora diffuso il credo opposto, ovvero che la pillola possa provocare il cancro» – specifica Fruzzetti. «Al contrario, studi clinici di grande rilevanza hanno dimostrato come gli estroprogestinici siano efficaci nel prevenire il tumore all’ovaio, il tumore all’endometrio e il tumore del colon retto». Sottolinea Fruzzetti: «Nel caso del carcinoma endometriale e di quello all’ovaio il rischio si riduce addirittura del 50% e l’effetto protettivo degli estro progestinici persiste per più di 20 anni dopo la sospensione e nel corso della post menopausa. Si tratta di un’opzione preventiva davvero importante verso i tumori dell’ovaio e quelli dell’endometrio, i cui picchi di incidenza sono per entrambi intorno ai 60-65 anni d’età». Ma la pillola è un’alleata di grande rilievo anche nella vita di tutti i giorni. «Uno studio inglese condotto su oltre trecentomila donne seguite per 39 anni – puntualizza il Professor Annibale Volpe, past president della SIC – ha dimostrato che la pillola non solo riduce la morbilità e mortalità per tumori, ma anche la mortalità in generale per qualunque causa, come ad esempio per le patologie cardiovascolari. Inoltre, nonostante invisa a molte donne, l’amenorrea provocata da alcuni contraccettivi orali – aggiunge Volpe – provoca un beneficio in termini di anemia da carenza di ferro e un minor ricorso a interventi chirurgici, con un conseguente maggior benessere quotidiano per le donne. Non va dimenticato poi che la pillola è in grado di curare l’endometriosi, una patologia che colpisce 1 donna su 10 (3 milioni in Italia) e potrebbe contribuire a prevenirla». «Nel nostro Paese purtroppo permangono alcuni falsi miti di natura sociale e culturale che finora hanno limitato l’assunzione dei contraccettivi orali e dunque dei loro benefici».
«In tal senso una corretta informazione è essenziale – sottolinea la Dottoressa Francesca Merzagora, Presidente dell’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (ONDa) – sebbene, infatti, si sia progressivamente verificata una maggior apertura da parte delle donne al tema della contraccezione, accompagnata da un incremento dell’impiego della pillola, l’Italia è ancora tra i Paesi europei con il più basso tasso di utilizzo del farmaco anticoncezionale: il 16,2% vs il 21,4% della media europea». Fra le regioni in termini di uso di questo contraccettivo oraile, al primo posto si trova la Sardegna, seguita da quelle settentrionali (tutte sopra la media italiana, ad eccezione del Veneto).
Dieci punti per sfatare i luoghi comuni sulla pillola
1. FA VENIRE IL CANCRO: è un’affermazione infondata. Importanti studi internazionali hanno evidenziato come l’assunzione del contraccettivo orale protegga dal tumore dell’ovaio, dal tumore del corpo dell’utero e dal tumore del colon retto. In generale, la protezione è proporzionale alla lunghezza del periodo di assunzione: per più tempo si è fatto uso della pillola, maggiore è la riduzione del rischio.
2. PROVOCA TROMBOEMBOLISMO VENOSO (TEV). L’EMA (European Medicines Agency) e l’AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco) hanno confermato che la pillola aumenta il rischio di trombosi venosa, ma l’aumento del rischio è basso in termini numerici (circa 10 volte meno che in gravidanza) e dipende dalla dose e dal tipo di estrogeno presente nel composto e dal tipo di progestinico. Con le pillole che contengono estradiolo i dati di laboratorio dimostrano un rischio molto più basso, anche se mancano i dati epidemiologici. Oggi sappiamo che le complicazioni trombo emboliche sono dovute principalmente al dosaggio dell’estrogeno contenuto nella pillola e probabilmente alla sua struttura molecolare e in minor misura al tipo di progestinico. L’importante è trovare la pillola più indicata a meno di non essere predisposta, di avere una storia familiare di trombosi o di soffrire di malattie della coagulazione; in questi casi la pillola e anche gli altri contraccettivi ormonali non sono indicati.
3. TOGLIE IL DESIDERIO SESSUALE: anzi, una scelta oculata del contraccettivo orale può favorire l’erotismo. Alcune componenti della pillola riducono per esempio la secchezza vaginale. Inoltre una sessualità “libera”, scevra dalle preoccupazioni legate al rischio di una gravidanza indesiderata, può essere vissuta in maniera più soddisfacente e appagante.
4. NON È ADATTA ALLE GIOVANISSIME: al contrario, è particolarmente indicata per le Teenagers. I contraccettivi orali per esempio sono efficaci nel ridurre lesioni infiammatorie e non infiammatorie dell’acne facciale. La pillola inoltre inibisce l’attività delle ovaie e ne riduce la produzione di ormoni androgeni. Di conseguenza limita perdita di capelli, seborrea, peluria indesiderata.
5. NON VA BENE IN PRE-MENOPAUSA”. è dimostrato che la pillola contraccettiva rappresenta un’importante opzione preventiva soprattutto in questo periodo della vita femminile in quanto protegge dal tumore dell’ovaio e per ogni 5 anni di utilizzo il rischio diminuisce del 20% e tale protezione si mantiene fino a 30 anni dalla sospensione. Spesso il cancro alle ovaie – il cui picco di incidenza è intorno ai 60-65 anni d’età – viene diagnosticato tardivamente a causa della asintomaticità della fase iniziale: ecco perché la pillola costituisce un’importante opzione preventiva, soprattutto in fase di pre-menopausa.
6. A LUNGO ANDARE LA PILLOLA PUò RENDERE MENO FERTILI : quando si desidera una gravidanza, basta smettere di assumere il contraccettivo orale. Il ciclo mestruale tornerà ad avere le stesse caratteristiche “pre-trattamento”. La pillola non causa neppure eventuali malformazioni fetali, né può determinare un aumento degli aborti spontanei. Da evidenziare inoltre che i contraccettivi orali si sono dimostrati un’ottima arma per combattere l’endometriosi, patologia molto diffusa che può provocare infertilità.
7. PUÒ MODIFICARE O PEGGIORARE L’UMORE: tutt’altro, recentemente alcuni studi hanno evidenziato che i contraccettivi orali possono essere efficaci nel trattare la sindrome premestruale severa (che include ansia, irascibilità, depressione, difficoltà nelle relazioni interpersonali).
8. L’AMENORREA CHE PROVOCA È PERICOLOSA: falso. Durante il trattamento con la pillola estro-progestinica il rivestimento epiteliale dell’utero è generalmente più sottile rispetto a un normale ciclo ovulatorio. Di conseguenza la perdita mestruale risulta ridotta. La mestruazione, inoltre, può essere eliminata con l’utilizzo di efficaci regimi estesi di contraccezione ormonale. Sebbene a molte donne l’amenorrea non piaccia, è stato dimostrato che essa provoca un beneficio in termini di anemia da carenza di ferro e un minor ricorso a interventi chirurgici. La pillola è la terapia medica dell’endometriosi e potrebbe contribuire a prevenirla.
9. FA INGRASSARE: non è vero in quanto la scelta del giusto contraccettivo orale – da concordare con il proprio ginecologo – permette di evitare la ritenzione idrica e dunque l’accumulo di grasso indesiderato.
10. CON UN CICLO MESTRUALE IRREGOLARE NON PUÒ ESSERE ASSUNTA: anzi, uno degli effetti più noti e bene accettati dalle donne è proprio quello della regolarizzazione del ritmo mestruale “a orologio”. La maggior parte delle donne che assume la pillola sa con esattezza il giorno nel quale si verificherà il suo flusso mestruale.
Benefici extra-contraccettivi
La pillola contraccettiva, oltre a evitare efficacemente gravidanze indesiderate, riduce il rischio di incorrere in talune patologie, spesso gravi.
Le donne che hanno usato la pillola contraccettiva hanno, inoltre, un rischio più basso di ammalarsi di tumore del corpo dell’utero. La contraccezione orale infatti è in grado di evitare circa la metà dei casi di questo tipo di cancro con un effetto che si mantiene per più di 20 anni dopo la sospensione del trattamento. La protezione è proporzionale alla lunghezza del periodo di assunzione: per più tempo si è fatto uso della pillola, maggiore è la riduzione del rischio. Il tumore dell’utero è in generale il quarto in termini di diffusione nella popolazione femminile con un picco di incidenza attorno ai 60 anni.
La pillola contraccettiva protegge, ancora, dal tumore del colonretto, evitandone circa 1 caso su 5. Tale tumore è attualmente piuttosto diffuso tra la popolazione femminile ed è secondo per incidenza al tumore della mammella.
Infine, ampi studi epidemiologici anglosassoni hanno dimostrato che le donne che hanno usato la pillola contraccettiva in generale sembrano morire di meno (circa 1 morte su 10 in meno) rispetto a quelle che non l’hanno usata, sia per le malattie di tipo tumorale sia per quelle cardiovascolari.
Falsi pregiudizi
Sono ancora molti i pregiudizi che circondano la pillola contraccettiva – il nostro Paese è, tra gli Stati Europei, quello con il più basso utilizzo – e che portano le donne a temere una serie di eventuali rischi per la salute in seguito al suo impiego. Al contrario di quanto molti pensano, gli studi clinici condotti in questi anni hanno invece dimostrato come gli “anticoncezionali”, per il loro contenuto di ormoni estro progestinici, svolgano un’azione protettiva nei confronti di alcune forme tumorali, oltre ad avere un effetto terapeutico che consente di contrastare alcuni disturbi tipici dell’età riproduttiva femminile.
Intervista alla dottoressa Franca Fruzzetti
1. Tumore dell’ovaio, dell’endometrio e del colon retto. Dottoressa fruzzetti, nel nostro paese, qual è la “panoramica” di queste patologie e quali sono i reali benefici che offre la pillola anticoncezionale nei riguardi di queste malattie?
«Il cancro ovarico occupa il decimo posto tra tutti i tumori nelle donne, e rappresenta circa il 30% di tutti i tumori maligni dell’apparato genitale femminile. È stato stimato a che 1 donna ogni 75 sviluppi un carcinoma ovarico. La diagnosi è di solito tardiva e per tale motivo rientra tra le prime 5 cause di morte per tumore solo tra le donne in età 50-69.
Il cancro del corpo dell’utero occupa il quarto posto tra i tumori più frequenti. In Italia l’incidenza del tumore dell’endometrio è di circa 7.000-8.000 casi l’anno. Colpisce le donne in post-menopausa con una percentuale di circa il 10%. Lo 0.8% dei decessi per tumore è dovuto al tumore dell’endometrio
Il carcinoma del colon-retto è secondo alcuni dati il tumore a maggiore insorgenza nella popolazione italiana. In particolare è il secondo tumore per frequenza nella popolazione femminile. Nella donna a seconda dell’età viene riportata una incidenza tra il 5% e il 17%. È la seconda causa di morte per tumore nell’insieme dei due sessi in Italia. È stato stimato, ovviamente in maniera approssimativa, che ogni anno 34.000 persone si ammalano di un carcinoma colorettale e 17.000 muoiono per questa malattia. L’incidenza e elevata nei Paesi ad alto sviluppo economico e di conseguenza si ritiene che il rischio sia associato ad una dieta ricca di grassi, proteine, calorie, alcol e carne, ma povera di fibre, calcio e folati.
La pillola rispetto a queste patologie ha un effetto protettivo importante. Gli studi della letteratura documentano infatti a unanimità che l’uso dei contraccettivi combinati estro-progestinici, tra cui appunto la pillola, riducono in maniera significativa il rischio di ammalare di queste gravi patologie».
2. Può spiegarci l’effetto-protezione che la pillola ormonale svolge nei confronti dei “tumori femminili”? In particolare, è vero che l’assunzione regolare della pillola anticoncezionale riduce il rischio di ammalarsi di carcinoma endometriale del 50%?
«È vero. L’uso della pillola estro-progestinica riduce il rischio di ammalare di tumore dell’endometrio di circa il 50%. Un dato interessante deriva dall’osservazione che tale effetto protettivo è tanto maggiore quanto più prolungata è negli anni l’assunzione della pillola e dato ancora più interessante è che tale protezione permane per anni anche dopo la sospensione della pillola. Questo effetto protettivo potrebbe essere legato al fatto che durante l’assunzione della pillola l’endometrio viene poco stimolato e in ogni caso subisce contemporaneamente l’effetto costante e equilibrato degli estrogeni e del progestinico, che serve a controbilanciare ogni azione di stimolo degli estrogeni sulla maturazione dell’endometrio.
La pillola offre lo stesso effetto protettivo anche sul tumore dell’ovaio la cui incidenza risulta dimezzata dall’uso prolungato della pillola. Anche in questo caso l’effetto permane per anni dopo la sospensione del contraccettivo. Questi dati hanno un grande valore se consideriamo come precedentemente detto che il tumore dell’ovaio è la quinta causa di morte dovuta a tumori in generale nelle donne tra i 50 e 69 anni».
3. Nel caso del tumore della mammella, quali sono gli effetti della pillola?
«Gli studi più recenti documentano un effetto neutro cioè assente. I dati di uno studio effettuato su una popolazione inglese vastissima studiata attingendo dalle cartelle cliniche raccolte dai medici di famiglia ha chiaramente dimostrato che il rischio di tumore della mammella nelle donne che hanno assunto la pillola è 0.98 cioè inferiore a 1 che è quello della popolazione generale che non assume pillole estro-progestiniche. Ad oggi è anche chiaro che una familiarità positiva per tumore della mammella non deve limitare l’uso della pillola né tanto meno la presenza di patologie benigne come la mastopatia fibrocistica».
4. É possibile quindi affermare che l’assunzione della pillola ormonale rappresenta un’arma in più a disposizione della donna per prevenire il tumore dell’utero?
«Sicuramente si, come abbiamo già spiegato prima. Va tenuto presente che in generale non esiste altro farmaco che assunto per anni dia lo stesso effetto. Per quanto riguarda il tumore dell’ovaio tenga presente che non esiste possibilità di prevenzione e la pillola resta l’unico mezzo per ridurre il rischio e quindi la alta mortalità di questo tumore. Per questo alcuni autori si sono riferiti alla pillola con il termine di chemioprofilassi».
5. Secondo il suo parere, quando è consigliabile iniziare l’uso della pillola anticoncezionale? E per quanto tempo? A quale età invece è bene smettere il trattamento?
«Non esistono controindicazioni a usare la pillola in adolescenza anche subito dopo il menarca ossia la prima mestruazione dal momento che questa non interferisce sui processi di maturazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi e sulla crescita staturale. Non esistono limiti di tempo. I dati sui tumori parlano chiaro: la protezione è tanto maggiore quanto maggiore è la durata di assunzione, e questo vale anche per altri benefici offerti dalla pillola. La pillola deve essere assunta per tutto il tempo che la donna ne ha necessità senza interruzioni periodiche. Non esiste infatti alcuna evidenza che la pillola debba essere interrotta saltuariamente per 3-4 mesi, come suggeriscono molti medici. Questa pratica può anzi avere effetti negativi: insorgenza di gravidanze non desiderate e riiniziando una nuova assunzione della pillola dopo una stasi risollecitare l’organismo a mettere in moto i suoi sistemi di adattamento a questo farmaco: nausea, tensione mammaria, gonfiore che sono sintomi che si possono associare all’uso della pillola ma che soprattutto si verificano nei primi tre mesi di assunzione. Se la donna lo desidera può assumere la pillola fino alla menopausa. Ciò anche in considerazione del fatto che oggi abbiamo a disposizione pillole con estrogeni naturali che ben si adattano al metabolismo della donna che in perimenopausa sta cambiando».
6. Pillola a scopo contraccettivo. Spesso però la paziente trova nella pillola la soluzione a problematiche diverse dalla contraccezione. Può indicarci quali?
«La pillola offre una serie di benefici non contraccettivi in tutte le fasce di età: regolarizza il ciclo mestruale, riduce i flussi mestruali abbondanti spesso cause di anemizzazione cronica nella donna, cura l’acne e l’irsutismo che spesso angosciano le nostre adolescenti, riduce i il dolore legato alla mestruazione e altri sintomi come gonfiore o cefalea che riportano molte donne prima delle mestruazioni e ne riducono la qualità di vita, nella donna in premenopausa evita le irregolarità mestruali e impedisce che le ossa vadano incontro agli iniziali processi di perdita di calcio che si verificano con la menopausa. In alcune condizioni rappresenta una vera e propria terapia come ad esempio per il controllo del dolore in caso di endometriosi. Vi sono poi condizioni in cui la pillola viene fatta assumere in maniera continuativa cioè abolendo i giorni di interruzione e quini la mestruazione in presenza di malattie che si esacerbano con la mestruazione come la cefalea catameniale, diatesi emorragiche ecc.. e poi se una donna vuole programmare una vacanza o ha un impegno sportivo la pillola le consente di “manipolare” la data della mestruazione spostandola a proprio piacimento».
7. In base alla sua esperienza, quanto è importante la comunicazione “medico/paziente” nell’ambito dell’assunzione della pillola ormonale?
«È fondamentale sia per fare conoscere alla donna la pillola e come va assunta, sia per informarla sui vantaggi che ne possono derivare. L’informazione è assolutamente necessaria per garantire un uso corretto, evitare interruzione precoci non necessarie, allontanare le paure dagli ormoni che molte donne continuano ad avere nonostante il mondo scientifico sostenga l’esatto contrario. Il medico che la prescrivere deve guardare alla pillola come a qualcosa che può aiutare la donna a decidere quando avere una gravidanza e soprattutto a volerla stare meglio migliorandone la qualità di vita».
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