|
|
Novità sulle neoplasie gastrointestali
Cristina Mazzantini, N. 6/7 giugno/luglio 2014
Firenze, durante il secondo convegno nazionale sulle neoplasie gastrointestinali, è emerso un dato confortante: la sopravvivenza in Italia del tumore al colon retto è aumentata del 10% negli ultimi 15 anni. Ma gli oncologi, nonostante la bella notizia, hanno sottolineato come questo sia potuto avvenire in un Paese dove il 40% della popolazione ignori di fare regolarmente lo screening. In tale occasione il professor Francesco Di Costanzo, direttore dell’Oncologia Medica del “Careggi” di Firenze, uno dei Centri di riferimento a livello nazionale su queste malattie, ha così commentato i dati: «Abbiamo compiuto grossi passi in avanti anche grazie a nuovi strumenti diagnostici e terapie mirate. Ma la prevenzione rimane l’arma fondamentale». Ricordiamo che in Italia si registrano, ogni anno, circa 366mila nuovi tumori. Il colon-retto è l’organo più colpito: 55mila diagnosi, con la malattia che diventa sintomatica solo quando è ormai in fase avanzata. Ma, per la prima volta, si assiste a un incremento così notevole della sopravvivenza. Tutto ciò è possibile anche grazie allo screening, che permette di scoprire la patologia in fase precoce. «Purtroppo la possibilità di sottoporsi al test del sangue occulto nelle feci viene ancora ignorata da 4 italiani su 10», ha rimarcato il professor Di Costanzo durante il II Master Class in Oncologia-Tumori gastrointestinali (GI) tenutasi recentemente nel capoluogo toscano. «La prevenzione, primaria e secondaria, è un’arma fondamentale per ridurre l’incidenza e il rischio di ammalarsi di qualsiasi tipo di cancro. Inoltre, disponiamo oggi di strumentazioni per accertamenti clinici più efficaci e precisi, con importanti innovazioni che riguardano ad esempio le PET, tomografie a emissioni di positroni. Ma non solo. Grazie ai marker biomolecolari stiamo cambiando la storia nel trattamento dei carcinomi del tratto gastrointestinale, che colpiscono ogni anno 90mila persone, perché possiamo classificare le neoplasie e seguire di conseguenza schemi terapeutici mirati, risparmiando cure inutili ai malati e aumentando la sopravvivenza. Moltissimi pazienti su cui prima non potevamo intervenire sono diventati oggi operabili. È evidente, quindi, come un’accurata selezione dei casi permetta di ridurre anche i costi e gli sprechi». Il secondo appuntamento del Master Class nei tumori gastrointestinali (GI) ha riunito i massimi esperti italiani e scattato una fotografia attuale della situazione nel nostro Paese, sotto tutti i punti di vista: biologia molecolare, approcci multidisciplinari, best practices nella patologia avanzata ecc. «Le terapie adiuvanti rappresentano un altro aspetto fondamentale nel trattamento delle neoplasie GI», ha aggiunto dottorLorenzo Antonuzzo, dell’Oncologia Medica del “Careggi”. «Quali pazienti possono riceverle? A che stadiazione della malattia? Il dibattito scientifico è ancora molto acceso e vogliamo che le scelte vengano condivise il più possibile tra i clinici, per prendere decisioni omogenee su tutto il territorio nazionale. Per questo è fondamentale la realizzazione delle reti oncologiche regionali, essenziali per risparmiare risorse, garantendo alti standard qualitativi in tutta Italia e percorsi assistenziali uniformi. Soprattutto ora, perché disponiamo di nuovi farmaci, più efficaci ma caratterizzati spesso da una gestione complessa».
Nel nostro Paese 2 milioni e 250mila italiani vivono con una diagnosi di tumore. Circa 1 milione e 285mila sono “lungosopravviventi ”, persone che hanno superato la soglia dei 5 anni senza ricadute della malattia e tornano alla vita di tutti i giorni: riprendono il lavoro, praticano sport, fanno dei figli. «Formalmente non possiamo ancora parlare di persone guarite dal cancro», ha puntualizzato il professor Di Costanzo. «Ma molte di queste sopravvivranno alla neoplasia e moriranno per altre cause, come il resto della popolazione. Anche nei tumori gastrointestinali iniziamo a rilevare numeri importanti, in continuo aumento. Già oggi nelle patologie dello stomaco, caratterizzate comunque da una mortalità elevata, contiamo circa 70mila lungosopravviventi. Una questione socio-sanitaria ed economica non trascurabile. Questo progresso è il frutto di tecniche chirurgiche eccellenti e di terapie sempre più avanzate, costituite da farmaci somministrati in combinazione. Negli ultimi anni, le autorità regolatorie registrano soltanto una molecola chemioterapica ogni dieci di tipo biomolecolare: è evidente che il futuro dei trattamenti si sposterà sempre di più verso questa tipologia di approccio».
A Firenze gli esperti hanno sottolineato come il tumore del colon retto è il carcinoma a maggiore insorgenza nella popolazione italiana, con quasi 55.000 diagnosi nel 2013 e rappresenta la seconda causa per neoplasia nel nostro Paese. Il cancro dello stomaco ha colpito invece nell’anno passato 13.200 persone. È ormai scientificamente accertato lo stretto legame tra queste malattie e alimentazione. Nell’area mediterranea, ad esempio, le patologie neoplastiche e cardiache sono meno diffuse rispetto ad altre aree geografiche del mondo. Anche in Italia esistono significative differenze tra le varie Regioni del Sud e alcune zone del Paese, dove il numero dei casi è maggiore. Questo indica che la dieta mediterranea, i cui benefici sono noti in ambito cardiovascolare, è in grado di svolgere un importante ruolo protettivo nei confronti del cancro al colon-retto, allo stomaco e in tutte le altro neoplasie gastrointestinali.
Ricordiamo dunque le virtù antitumorali della dieta mediterranea elencando alcuni degli alimenti base come: legumi, che sono ricchi in proteine vegetali, ferro, vitamine del gruppo B, fibre, saponine. In particolare contengono gli isoflavonoidi (fitoestrogeni) che ostacolano la crescita tumorale.
I cibi integrali come grano, riso, avena, orzo, mais e le loro farine integrali, apportano cellulosa, vitamine B ed E e minerali (selenio e ferro). Questi nutrienti sono antiossidanti ed estrogenaci. Rimuovono le sostanze di scarto.
Semi e frutta secca, quali semi di zucca, noci, mandorle, prugne secche ecc. sono ricchi di potassio e composti anticancerogeni. Frutta e verdura contengono antiossidanti in grado di spazzare via i radicali liberi, responsabili di degenerazioni cellulari. Le fibre vegetali, inoltre, accelerano la motilità intestinale, liberando dalla sostanze tossiche, come pesticidi, ma anche dagli estrogeni in eccesso. Per il cancro, in particolare quello del colon retto e dello stomaco, si sono rivelate particolarmente efficaci le verdure, purché freschissime: i broccoli freschi sono ricchi di antitumorali. La preferenza data a tutti tipi di cavolo, ricchi di inodoli (sostanze protettive), ai vegetali a foglia verde scuro (spinaci, bietole) e a quelli giallo-arancio (carote, zucca) che contengono carotenoidi e vitamina C, principi antiossidanti.
Non possiamo dimenticare il pesce, soprattutto il tipo grasso, come quello azzurro (sardine, acciughe, sgombri), che offre acidi grassi polinsaturi omega-3, coenzima Q10, sostanze con funzioni antiossidanti, capaci di stimolare l’organismo a fermare ed eliminare le cellule tumorali.
E per concludere l’elenco come non citare l’olio extra vergine di oliva che fornisce acidi grassi monoinsaturi, polifenoli e vitamina E, che agiscono in sinergia per proteggere le membrane cellulari da danni ossidativi provocati dai pericolosissimi radicali liberi.
Quali sono gli alimenti da evitare?
Il sale rappresenta un importante fattore di rischio e diversi studi hanno evidenziato una significativa correlazione tra il suo contenuto nella dieta e l’insorgenza di cancro gastrico. È importante sottolineare che, nel conteggio giornaliero, va incluso sia il sale utilizzato come condimento che come conservante. Ad esempio, ne sono ricchissimi i dadi da brodo, che contengono quantità elevate di sodio, una molecola che non solo provoca ritenzione idrica, affaticamento cardiaco e ipertensione, ma favorisce anche lo sviluppo di tumori gastrointestinali. L’abuso di questa spezia è sempre negativo e purtroppo eccedere è più facile di quanto si pensi. Il sale e i suoi derivati e sostituti chimici (nitriti, nitrati) sono presenti in molti alimenti, anche “insospettabili” : cibi inscatolati o conservati, succhi di frutta, caramelle, salumi, biscotti, pane ecc. Il consiglio è salare i cibi il meno possibile e prestare attenzione alle etichette. Altri alimenti per i quali è stata documentata un’associazione positiva, statisticamente significativa, sono inoltre le carni conservate e/o affumicate e il pesce salato.
Attenzione in particolar modo agli insaccati e alla carne rossa, soprattutto se cotta alla brace.
Secondo un sondaggio dell’AIOM del 2010, il 9% ne mangia tutti i giorni e il 56% tre o quattro volte alla settimana. La carne rossa può dare origine a composti cancerogeni quando cucinata a elevate temperature. Alcune persone possono essere particolarmente a rischio di tumori allo stomaco, proprio a causa del modo in cui il loro organismo metabolizza questi composti cancerogeni. Quindi, le grigliate sono da limitare in occasioni particolari, senza farle diventare un’abitudine.
La prevenzione si fa da bambini
I bambini e gli adolescenti che bevono regolarmente latte vedono diminuire il rischio di sviluppare il cancro al colon retto del 30% nell’età adulta: ad affermarlo sono i ricercatori della University of Otago (Nuova Zelanda) guidati da Brian Cox e da Mary Jane Sneyd del Department of Preventive and Social Medicine of the Dunedin School of Medicine. Lo studio, pubblicato sull’American Journal of Epidemiology, mette in particolare risalto che la riduzione del rischio è massima nei ragazzi che consumano quotidianamente almeno 1.200 bottigliette da 250 ml, pari a circa un litro al giorno durante tutto l’anno scolastico. Lo studio ha coinvolto persone con recenti diagnosi di cancro al colon-retto e soggetti coetanei senza cancro intestinale. I ricercatori ritengono che la distribuzione gratuita di latte nelle scuole tra il 1937 e il 1967 potrebbe essere la motivazione alla base della drastica riduzione del rischio di cancro al colon-retto verificatasi in Nuova Zelanda per i nati tra il 1938 e il 1953. Diversi studi condotti sugli adulti hanno già suggerito che il consumo di calcio può ridurre il rischio di cancro al colon retto, ma pochi studi sono stati effettuati sul consumo di latte e latticini in età pediatrica. «I risultati di questo studio, se confermati, potrebbero costituire un nuovo modo per ridurre il tasso molto elevato del cancro al colon retto in Nuova Zelanda», sottolinea il dottor Cox.
Uno studio italiano apre la via alla cura del tumore al colon retto
Identificate le cellule staminali da cui si formano le metastasi del cancro al colon. La scoperta, pubblicata su Cell Stem Cell, è frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori italiani coordinato da Ruggero De Maria, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, e da Giorgio Stassi, esperto del Dipartimento di Discipline Chirurgiche, Oncologiche e Stomatologiche dell’Università di Palermo. Oltre a identificare le staminali delle metastasi gli scienziati hanno svelato anche i meccanismi molecolari che ne controllano la capacità di spostarsi nell’organismo attraverso i vasi sanguigni e quelli linfatici, scoprendo che per bloccare la diffusione del tumore è sufficiente inibire l’attività di CD44v6, molecola presente sulla superficie delle staminali delle metastasi. «Il nostro laboratorio ha scoperto per primo l’esistenza delle cellule staminali del tumore del colon alcuni anni fa e ha continuato a studiarle per capire i loro punti deboli», chiarisce il professor De Maria. «Questa scoperta ci permetterà di trovare nuove strategie per distruggere queste cellule e impedire in tal modo che il tumore si diffonda». Infatti CD44v6 agisce come un vero e proprio interruttore per la formazione delle metastasi. Ad accenderlo sono le citochine, molecole che le cellule utilizzano comunemente per comunicare fra di loro. L’attivazione porta alla colonizzazione da parte delle cellule metastatiche di organi anche lontani dal colon, come i polmoni. Gli autori di questo studio hanno però scoperto che basta spegnere questo stesso interruttore per bloccare la diffusione del cancro. Ora i ricercatori lavoreranno alla messa a punto di farmaci in grado di spegnere CD44v6 o di aggredire le staminali durante le fasi del loro sviluppo in cui sono più vulnerabili. L’Istituto Tumori Regina Elena prevede di avviare entro il 2015 la prima sperimentazione clinica per valutare l’efficacia di terapie indirizzate contro le staminali per prevenire la formazione delle metastasi del cancro del colon.
Chi usa i collutori è a maggior rischio cancro della bocca
L’uso troppo frequente dei colluttori, soprattutto quelli che contengono alcol, può portare a un maggiore rischio di sviluppare un tumore della bocca. Impiegarli più di tre volte al giorno per i risciacqui dopo aver lavato i denti con lo spazzolino, infatti, potrebbe favorire la penetrazione di sostanze cancerogene. È quanto emerge da una ricerca della University of Glasgow Dental School, pubblicata sulla rivista Oral Oncology. Esaminando 1962 pazienti che avevano un tumore della bocca e 1993 persone sane in 13 Centri di nove diversi Paesi, gli studiosi sono arrivati alla conclusione che non sarebbe consigliabile utilizzare di routine il collutorio, salvo che in alcuni casi. «Ci sono situazioni e condizioni nelle quali il dentista può prescriverlo, ad esempio perché il paziente ha un basso flusso salivare anche a causa delle medicine che prende», spiega il dottor David Conway, che ha svolto la ricerca, «ma in generale ciò che è raccomandabile è lavare i denti dopo i pasti principali con un dentifricio al fluoro e risciacquarli bene, oltre a fare periodici check up dal dentista». Anche una cattiva igiene orale può portare infatti a sviluppare un tumore della bocca, avvertono gli studiosi, e il problema riguarda anche chi ha una dentiera e chi mastica spesso le gomme.
Novità sul cancro del pancreas
A gennaio l’Ema ha approvato l’uso di Abraxane (paclitaxel legato all’albumina in nanoparticelle) in combinazione con gemcitabina, per il trattamento di prima linea dei pazienti adulti con adenocarcinoma metastatico del pancreas o carcinoma pancreatico metastatico. Si tratta di un farmaco già noto perché utilizzato nel tumore alla mammella metastatico, che Celgene ha sperimentato con successo anche nel cancro al pancreas metastatico. In Inghilterra è arrivata la decisione positiva dell’NHS England’s Cancer Drugs Fund (CDF) che rende questo farmaco immediatamente disponibile ai pazienti. In Italia, invece, il bisogno dei pazienti è ancora insoddisfatto. «In Italia – rende noto il direttore dell’Osservatorio delle Malattie Rare (O.Ma.R), Ilaria Ciancaleoni – l’Aifa sta esaminando da mesi il dossier presentato per l’inserimento del farmaco nella lista delle legge 648. Tale inserimento, richiesto da un gruppo di clinici tra i quali prof. Carmine Pinto dell’Unità di Oncologia Medica del Policlinico S. Orsola Malpighi, garantirebbe intanto un accesso alla terapia immediato. Ciò in attesa dell’autorizzazione al commercio che l’azienda a sua volta ha presentato, ma che giace, anche questa, tra le pratiche dell’AIFA. Per una vera e propria disponibilità è probabile che i tempi saranno lunghi perché c’è la solita trafila da fare: l’autorizzazione, poi la definizione di prezzo e rimborso e poi il passaggio per le singole regioni. Tempi lunghi che mal si conciliano con l’urgenza dei pazienti oncologici in fase metastatica a cui questo farmaco è destinato».
Da vent’anni si cercano nuove soluzioni a questo male, ma di circa 30 studi arrivati alla fase finale (fase III), solo 4 sono riusciti a dimostrare un aumento della sopravvivenza globale mediana e della sopravvivenza libera da progressione. Questo farmaco è l’unica novità da anni. Il cancro del pancreas rappresenta la quarta causa di morte per cancro sia per gli uomini che per le donne. «Chi ha una diagnosi di cancro pancreatico metastatico ha un’aspettativa di vita di circa 3-6 mesi, ed è facile capire perché i pazienti siano così desiderosi di avere ora la nuova terapia», spiega ancora il direttore dell’Osservatorio. «Se questo farmaco fosse disponibile in Italia, come già avviene in altri Paesi europei, si potrebbe dare ai pazienti un’importante speranza. Sono molti quelli che ci scrivono chiedendo come averlo, purtroppo per ora non possiamo dare risposta, perché senza una decisione di Aifa tutto è fermo. A nome di questi pazienti – conclude l’esperta – ci appelliamo all’Aifa affinché esamini al più presto almeno la richiesta di inserimento in 648, per venire incontro all’estremo e urgente bisogno di queste persone».
Il caffè riduce il rischio di cancro all’intestino
Buone notizie per gli appassionati del caffè: tanto più se ne beve, tanto più si riduce il rischio di sviluppare un cancro all’intestino. A svelarlo è uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, secondo cui l’incidenza dei tumori all’intestino si riduce addirittura del 40% bevendo 6 tazzine al giorno di questa bevanda. Scendendo a 4 tazzine anche la riduzione del rischio diminuisce, assestandosi attorno al 15%.
Per giungere a queste conclusioni i ricercatori del National Cancer Insitute di Rockville (Stati Uniti) hanno analizzato i dati sulle abitudini alimentari e all’incidenza del cancro all’intestino in un campione di 489.706 individui. Le forme di cancro contro cui il caffè si è rivelato avere la maggiore azione protettiva sono quelle che colpiscono i tratti iniziali del colon. Non tutti i tipi di caffè hanno, però, lo stesso effetto. Nel caso del decaffeinato, infatti, le differenze osservate non sono statisticamente significative, sebbene anche la bevanda privata di caffeina abbia mostrato una certa azione protettiva. Nel caso del tè, invece, non è stata rilevata nessuna attività di protezione nei confronti del cancro all’intestino. La scoperta si aggiunge alle sempre più numerose virtù nascoste del caffè. Le famigerate 6 tazzine al giorno proteggono, infatti, anche dal cancro alla prostata, mentre ne bastano 4 per proteggersi da quello all’utero e dal diabete. Non bisogna perdere le speranze nemmeno se queste quantità sembrano eccessive: già con 2 tazzine al giorno il caffè protegge contro malattie cardiache o respiratorie, ictus, ferite e infezioni.
La soia ha proprietà antitumorali
I ricercatori dell’Università dell’Arkansas di Fayetteville (Stati Uniti) hanno per la prima volta dimostrato che la soia ha proprietà antitumorali. I loro studi, pubblicati sulla rivista Food Research International, hanno infatti rilevato che le proteine presenti nelle farine che rimangono dopo aver estratto dai semi di soia l’olio inibiscono del 73% la crescita delle cellule di cancro al colon, del 70% quella delle cellule di cancro al fegato e del 68% quelle di tumore ai polmoni. Gli scienziati hanno analizzato l’effetto di proteine ottenute da farine provenienti da diverse varietà di soia. Alla luce dei risultati ottenuti queste varietà potrebbero rappresentare nuovi nutraceutici utili a contrastare la crescita di diversi tipi di cellule tumorali.
Torna ai risultati della ricerca
|