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Tumore della pelle
Cristina Mazzantini, N. 8/9 agosto/settembre 2014
Si sente parlare sempre più spesso di melanoma, soprattutto in Estate quando i dermatologi dettano le regole di “igiene solare” (per lo più disattese dalla maggioranza dei vacanzieri). Nel contempo s’ignorano però altre patologie cutanee che, se non trattate, possono degenerare in neoplasie. Basta citare, una su tutte, quella più comune e diffusa in tutto il mondo: la cheratosi attinica, una malattia cutanea che colpisce milioni di persone e si manifesta con lesioni della pelle. Queste sono la conseguenza diretta di un’esposizione scorretta e prolungata ai raggi ultravioletti ma anche l’effetto cumulativo di raggi solari o lettini abbronzanti. Le lesioni possono evolvere in carcinoma squamocellulare invasivo per cui è fondamentale che la diagnosi e l’intervento avvengano il più velocemente possibile. Spesso, invece, si tende a trascurare la patologia sia perché non dà disturbi evidenti ma soprattutto perché non si considera pericolosa e quindi alla diagnosi si arriva tardivamente (addirittura molti anni dopo l’esordio) quando ormai la situazione è degenerata. Il problema è che a sottovalutarla non sono solo i pazienti ma a volte persino gli stessi medici (specialmente quelli di famiglia). È bene ricordare che la cheratosi attinica si manifesta con lesioni che possono assumere forme diverse: macchie piatte, placche ruvide e squamose, placche squamose spesse. Il colore varia dal roseo al giallastro e interessano in particolar modo le zone più esposte ai raggi ultravioletti come viso, mani e cuoio capelluto. Le dimensioni variano dai 2 ai 6 mm, ma in certi casi possono raggiungere i 4 cm di diametro e in genere non comportano sintomi. Studi epidemiologici condotti in Australia riportano una prevalenza del 67,7% negli uomini e del 48,9% nelle donne sopra i 40 anni di età. Altri studi condotti su popolazioni dell’emisfero nord rilevano valori rispettivamente tra l’ 11% e il 25%. Quanto al nostro Paese, lo “Studio italiano sulla prevalenza della cheratosi attinica” (Prevalence of Actinic Keratoses Italian Study) riporta un’incidenza di circa l’1,4% della popolazione italiana sopra i 45 anni e il 3% dopo i 74 anni. Chi è affetto da questa patologia ha una probabilità 7 volte maggiore di sviluppare un tumore della pelle nei 12 mesi successivi rispetto al resto della popolazione. È fondamentale trattare la cheratosi attinica, proprio perché le lesioni possono evolvere in tumori cutanei invasivi non “tipo melanoma”. «La cheratosi attinica è una forma di carcinoma allo stadio iniziale o “in situ” ; le lesioni attiniche sono molto antiestetiche e ciascuna potenzialmente pericolosa perché a rischio di evoluzione maligna», riconosce il professor Giampiero Girolomoni, Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università di Verona; «non è possibile prevedere quale e quando una delle numerose lesioni andrà incontro a una progressione in carcinoma squamoso cellulare, tumore maligno che richiede una diagnosi precoce e un trattamento adeguato».
Terapia topica “Picato gel”.
Da oggi anche in Italia i dermatologi dispongono di un nuovo farmaco in gel. «L’ingenolo mebutato è un prodotto attivo sulle cheratosi attiniche e sul campo di cancerizzazione che agisce efficacemente e rapidamente e richiede solo 2-3 giorni di applicazione», osserva il professor Giovanni Pellacani, direttore della Clinica Dermatologica dell’Università di Modena e Reggio Emilia; «i principali vantaggi di Picato consistono nella breve durata della terapia, nell’efficacia anche a lungo termine, sia sulle lesioni che sul “campo” ; tale efficacia si associa all’altissima aderenza e alla facile gestione delle reazioni locali». È da notare che possono essere presenti altre lesioni subcliniche non visibili a occhio nudo. «Nella cheratosi attinica il cosiddetto “campo di cancerizzazione” si presenta come cute apparentemente sana che circonda la lesione visibile», aggiunge la professoressa Ornella De Pità, Past President dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani (ADOI), membro del Direttivo e dermatologo presso il Laboratorio di Immunologia e Allergologia dell’IDI di Roma, «generalmente si osservano, a circa 7 centimetri di distanza dalla lesione primitiva, cellule mutate a diversi stadi di differenziazione che possono trasformarsi in lesioni cancerose; per questo è necessario estendere l’area da trattare anche a queste zone ed eventualmente identificare le lesioni precancerose non visibili, con la microscopia confocale». «Si tratta di un importante passo avanti nella direzione dell’approccio “paziente centrico” che sta alla base di tutte le nostre attività», commenta Paolo Cionini, General Manager LEO Pharma Italia; «inoltre il farmaco è rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale (che si traduce in un risparmio per ospedali e strutture pubbliche)».
Il progetto EUROMELANOMA
È una campagna di prevenzione che a oggi coinvolge ben 29 Paesi in tutta Europa; il principale obiettivo che l’EUROMELANOMA si prefigge è di sensibilizzare e informare il maggior numero di persone sull’importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e della terapia dei tumori della pelle. Come? Attraverso vari mezzi di comunicazione quali TV, internet, radio, stand informativi sul territorio. «Il progetto EUROMELANOMA garantisce una giornata all’anno d’informazione ed educazione sui tumori cutanei (solitamente nel mese di maggio); l’educazione e la responsabilizzazione del paziente sull’importanza della prevenzione e della visita dermatologica di controllo hanno un ruolo chiave nella lotta contro i tumori della pelle», spiega la professoressa Ketty Peris, direttore della Clinica Dermatologica dell’Università Cattolica di Roma; «è fondamentale diffondere la cultura che i nei e le neoformazioni cutanee non devono essere trascurate, specialmente quando il paziente nota la rapida comparsa di un nuovo neo o la modificazione in termini di forma, dimensione o colore di un neo preesistente. Pertanto informare correttamente e sensibilizzare i pazienti sull’importanza della visita di controllo dermatologica è la prima strategia per vincere la lotta contro i tumori della pelle. La cultura della prevenzione vale quindi anche per la cheratosi attinica, dal momento che le recenti evidenze scientifiche, la considerano una lesione cancerosa “in situ”, come riportato anche nel portale del Ministero della Salute. Ciò è anche legato al fatto che la progressione della malattia non è prevedibile, né nei tempi, né nel riconoscere quali sono le lesioni che potranno evolvere in SCC invasivo».
Diagnosi precoce: è vero che la diagnosi dei tumori cutanei si è rivelata fondamentale nel trattamento tempestivo?
Risponde Ketty Peris, Professore ordinario di Dermatologia e Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
«Certamente, la diagnosi precoce è fondamentale per avere una prognosi favorevole senza essere sottoposti a impegnativi e fallimentari interventi chirurgici e/o medici. Il vantaggio che offrono i tumori maligni della pelle rispetto a quelli localizzati negli organi interni (polmone, intestino ecc.) è che possiamo vederli molto spesso anche a occhio nudo; i tumori della pelle, quindi, danno un segnale della loro presenza perché nascono, crescono di dimensioni, cambiano e tutto questo è visibile molto spesso anche proprio dal paziente stesso». Troppe volte questi segni e questi cambiamenti vengono sottovalutati e non portati all’osservazione del dermatologo. La diagnosi precoce da parte del dermatologo si avvale attualmente di strumentazioni non invasive come la Videodermatoscopia Digitale Computerizzata che da molti anni è entrata nella pratica clinica soprattutto da parte dei dermatologi italiani che sono tra i maggiori utilizzatori ed esperti riconosciuti in campo europeo.
«La dermoscopia consente di analizzare le lesioni cutanee attraverso la visualizzazione di criteri che non sono visibili a occhio nudo e che vanno interpretati per stabilire una diagnosi finale. Si tratta di una metodica che deve essere utilizzata ogni volta che viene eseguito il controllo dei nei, ed è ormai ritenuta un esame indispensabile in tutte le linee guida nazionali ed internazionali, in quanto capace di aumentare l’accuratezza diagnostica se condotta da professionisti esperti», prosegue la nostra esperta che aggiunge: «Un’ulteriore metodica che può rappresentare un aiuto fondamentale è la microscopia confocale, anche se non è entrata nell’uso corrente a causa di costi ancora elevati della strumentazione e i lunghi tempi necessari a valutare la lesione».
Trend di crescita italiano
Qual è attualmente la prevalenza dei tumori della pelle in Italia e in Europa e quali sono le categorie maggiormente a rischio nella popolazione?
«Parlando di prevalenza dei tumori della pelle è importante fare una distinzione tra quelli melanocitari (melanoma) e non melanocitari (carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare, cheratosi attinica)», ci risponde sempre la professoressa Peris. «Secondo i dati AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori) l’incidenza annuale del melanoma in Italia è in costante aumento, passando da 4 nuovi casi ogni 100.000 abitanti dei primi Anni 90 fino a 14 nuovi casi ogni 100.000 abitanti nel 2009. L’incidenza è simile tra Nord e Centro Italia, mentre risulta essere leggermente inferiore nel Meridione. Il trend di crescita italiano è simile a quello osservato nei Paesi dell’Europa centrale, con tassi d’incidenza più alti nei Paesi del Nord Europa rispetto a quelli mediterranei. L’età maggiormente a rischio per l’insorgenza del melanoma è quella compresa tra i 25 e i 50 anni, tuttavia il melanoma può manifestarsi in persone di qualsiasi età e sesso. I soggetti più a rischio sono quelli con un elevato numero di nei (specialmente se atipici), capelli biondo-rossi, occhi chiari e carnagione chiara particolarmente sensibile al sole. Secondo i dati italiani AIRTUM del periodo 2003-2005, i tumori della pelle non melanocitari sono le neoplasie più frequentemente diagnosticate (15,5% di tutti i tipi di tumore) in entrambi i sessi. In Europa l’incidenza annuale di tumori non melanocitari, quali carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e la cheratosi attinica, è di 40-140 casi ogni 100.000 abitanti. Inoltre, alcuni registri tumori non raccolgono nella propria casistica i tumori non melanocitari della cute quindi, molto probabilmente, si tratta di numeri sottostimati. L’età maggiormente a rischio per l’insorgenza di tumori non melanocitari è quella compresa tra i 40 e gli 80 anni; questi tumori sono più frequenti negli uomini e si localizzano preferibilmente nelle aree di fotoesposizione. I soggetti più a rischio di sviluppare questo tipo di tumori sono quelli con pelle chiara e sottoposti a fotoesposizione cronica».
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