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Arriva “Salvati la pelle” la prima App per proteggersi dal sole

Paola Sarno, N. 8/9 agosto/settembre 2014

È stata realizzata dalla Fondazione Melanoma (ente attivo grazie al sostegno dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione “G. Pascale” di Napoli e della II Università degli Studi del capoluogo partenopeo), insieme all’azienda salernitana Clinical Research Technology, la prima applicazione per smartphone e tablet che permette di conoscere l’intensità dei raggi del sole e, quindi, di proteggersi dai rischi connessi all’eccessiva esposizione. Si chiama proprio “Salvati la pelle” ed è in grado di avvertire, in modo semplice, quanto tempo è consentito a ogni individuo di esporsi ai raggi ultravioletti senza danni; non solo nel corso della giornata ma per sette giorni consecutivi. La nuova app consiglia anche quale tipo di protezione utilizzare (cappellino, occhiali, maglietta o crema solare) ed è scaricabile gratuitamente dall’Apple Store su Iphone e Ipad. Nei prossimi mesi è prevista, inoltre, anche la realizzazione di una versione destinata ai sistemi operativi Android.

Un’arma in più contro il melanoma
«L’esposizione eccessiva ai raggi UV – ha spiegato il professor Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma, durante un incontro con i giornalisti all’Istituto “Pascale” di Napoli – raddoppia il rischio di sviluppare il melanoma, che aumenta ulteriormente nelle persone con pelle chiara. L’app è molto facile da usare, anche da parte di bambini e anziani. La prevenzione è l’arma più importante per sconfiggere questo tipo di tumore della pelle particolarmente aggressivo, che ogni anno fa registrare 10.500 nuove diagnosi nel nostro Paese». E, in generale, nelle regioni settentrionali – contrariamente a quanto sarebbe possibile immaginare per ragioni climatiche – si registra una maggiore incidenza della malattia. Seguono quelle del Centro e del Sud (dove, solo in Campania, ogni anno vengono registrate circa 1.000 nuove diagnosi di melanoma). «Il 20% dei casi – ha proseguito Ascierto – è riscontrato in pazienti di età compresa tra 15 e 39 anni. Con l’arrivo della primavera, le occasioni per stare all’aria aperta aumentano, ma il sole va sempre evitato nelle ore centrali della giornata, fra le 12 e le 16. Quando i raggi sono troppo intensi, la app consiglia di non esporsi in alcun modo. Strumenti come smartphone e tablet possono diventare il veicolo per trasmettere alle persone le regole fondamentali per prendere il sole senza rischi». L’applicazione, grazie al dispositivo di localizzazione GPS presente nel telefono cellulare o nel tablet, è persino in grado di individuare la posizione dell’utente e di confrontare queste coordinate con i dati provenienti dai satelliti dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea). In questo modo, rileva l’intensità dei raggi ultravioletti nel luogo esatto in cui si trova l’utente e fornisce informazioni sullo spessore dello strato dell’ozono, elemento presente nell’atmosfera e in grado di filtrare le radiazioni UV. “Salvati la pelle” contiene, inoltre, schede di approfondimento sui diversi fototipi di pelle sulla base della classificazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), molto utilizzata in dermatologia, e sui possibili danni e benefici dei raggi ultravioletti.

Il lato oscuro del sole
Come ha sottolineato il professor Nicola Mozzillo, direttore del Dipartimento Melanoma, Tessuti molli, Muscolo-Scheletrico e Testa-Collo dell’Istituto partenopeo, «il sole può essere un grande amico della nostra pelle, ma possiede anche un lato oscuro, purtroppo sottovalutato, in grado di provocare danni molto gravi. Da quando è nata, nel 2010, la Fondazione Melanoma ha promosso campagne d’informazione per aumentare il livello di consapevolezza fra i cittadini, che si sono sottoposti in gran numero agli esami di screening. Per individuare un neo sospetto è necessario seguire la regola ABCDE: asimmetria nella forma; bordi frastagliati; cambiamento del colore; dimensioni superiori a 5 millimetri di diametro; evoluzione anomala con modificazioni evidenti nell’arco di settimane o mesi con fenomeni, ad esempio, di sanguinamento. Se individuato in fase iniziale, il melanoma è guaribile in più del 90% dei casi con la semplice asportazione chirurgica di un neo. Di fronte a una lesione della pelle sospetta, ci si deve rivolgere subito a strutture competenti. Per esempio, al “Pascale” ogni anno trattiamo circa 450 nuovi casi. Ricerca, terapia e assistenza al malato a 360 gradi caratterizzano da sempre il lavoro dei medici del nostro Istituto».

Le regole della prevenzione
Gli esperti riuniti a Napoli hanno, inoltre, messo in evidenza che – contrariamente a quanto si sarebbe portati a credere – anche le creme solari non garantiscono mai una protezione “totale” e che esiste sempre un tempo di esposizione massimo oltre il quale bisogna, in ogni caso, restare all’ombra. «Le regole della prevenzione devono essere seguite da tutti, indipendentemente dall’età», ha continuato il professor Gennaro Ciliberto, direttore scientifico del “Pascale”. «Il costante incremento dei casi registrati negli ultimi 40 anni è sicuramente causato dalla maggiore quantità di raggi UV che filtra attraverso l’atmosfera. Altro fattore di rischio è rappresentato dal numero di ustioni solari e dalla quantità totale di esposizione agli UV nel corso della vita. È essenziale scoprire le lesioni in fase iniziale ed eliminarle, perché, quando la malattia progredisce in stadio avanzato, diventa molto difficile da trattare. Il melanoma è uno dei tumori caratterizzato dal maggior numero di lesioni genetiche. E presenta una particolare tendenza a mutare e a sviluppare meccanismi di resistenza ai farmaci. Oggi al “Pascale” sono in corso circa 20 sperimentazioni cliniche su nuovi farmaci in questa patologia in fase avanzata». L’Istituto partenopeo è una struttura di riferimento a livello nazionale e internazionale per il trattamento del melanoma.
«Le radiazioni solari – ha affermato il professor Tonino Pedicini, direttore generale del “Pascale” – sono considerate fra i fattori più importanti nel causare lo sviluppo di questo tumore. Inoltre, un recente studio pubblicato su Nature ha dimostrato il ruolo indiretto delle scottature anche nella formazione delle metastasi, perché diffondono il processo infiammatorio nei tessuti circostanti. La prevenzione è la via principale non solo per sconfiggere il cancro, ma anche per garantire la sostenibilità del sistema sanitario perché permette di risparmiare risorse. La Fondazione Melanoma, con la nuova applicazione anti-UV, prosegue un percorso significativo di sensibilizzazione dei cittadini».

In futuro app sempre più personalizzate
Infine, Giovanni Cucchiara, amministratore delegato di Clinical Research Technology, l’azienda che ha realizzato l’applicazione e che svolge la sua attività nell’ambito della gestione di studi clinici tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche e del web, ha spiegato il funzionamento della app, che attraverso un contagiri colorato mostra l’intensità dei raggi ultravioletti e il tempo di esposizione consentito, calcolato come dato medio in base ai diversi fototipi. «Per esempio, se viene rilevata un’intensità dei raggi UV molto elevata, l’app avverte di non esporsi in nessun modo», ha concluso Cucchiara, annunciando che per il futuro è prevista la realizzazione di una versione ancora più personalizzata della app, che consentirà di conoscere il tempo di esposizione in base allo specifico fototipo della persona, determinato da una foto della pelle.

I fattori di rischio
Il rischio d’insorgenza del melanoma è legato a fattori genetici, fenotipici, ambientali e alle combinazioni tra questi. Vediamoli uno per uno.

  • Avere una storia familiare di melanoma accresce la probabilità di sviluppare la malattia: il 5-10% dei pazienti con diagnosi di melanoma ha un parente che ha avuto la stessa malattia. Una persona con un parente di primo grado, a cui è stato diagnosticato questo tipo di tumore, presenta più del doppio delle probabilità di sviluppare la malattia rispetto a coloro che non hanno una storia familiare di melanoma.
  • Anche le persone con pelle chiara, sensibile ai raggi solari e tendente a scottature e/o con un numero di nei sulla pelle al di sopra della media, corrono un rischio maggiore di sviluppare il melanoma, specialmente coloro che si espongono frequentemente ai raggi solari e/o UV (includendo l’uso delle lampade solari). Le persone con pelle scura molto pigmentata presentano invece meno probabilità di sviluppare il melanoma.
  • Il più importante fattore di rischio ambientale è stato identificato nell’esposizione a raggi UV, in rapporto alle dosi assorbite, al tipo di esposizione (intermittente più che cronica) e all’età (a maggior rischio l’età infantile e adolescenziale), con rischio marcatamente maggiore nei casi di sussistenza e interazione di tutti questi fattori. L’esposizione ai raggi UV, che globalmente conferisce un rischio doppio di sviluppare un melanoma rispetto ai non esposti, aumenta marcatamente negli individui a fototipo chiaro. Ancora contraddittorio appare il ruolo protettivo delle creme a schermo solare, sia per il lungo follow-up necessario agli studi, sia per la tendenza ad aumentare l’esposizione solare in coloro che ne fanno uso. Tra le sorgenti di raggi UV legate allo sviluppo di melanoma devono essere ricordate le lampade solari; numerosi studi evidenziano un significativo aumento del rischio di melanoma nelle persone che fanno uso di lampade per l’abbronzatura e il rischio è maggiore se l’esposizione avviene in giovane età. Questi dati supportano infatti le indicazioni dello IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) secondo cui fonti artificiali di raggi UV quali lampade e/o lettini per l’abbronzatura sono cancerogeni per l’uomo, pertanto tali esposizioni andrebbero evitate per ridurre il rischio di insorgenza del melanoma. Proprio uno studio IARC ha infatti dimostrato che l’esposizione a queste apparecchiature, se avviene in età inferiore ai 30 anni, comporta un aumento di rischio di melanoma del 75%.
  • Un altro fattore di rischio è rappresentato dal numero di ustioni solari (danno acuto da esposizione a fonti naturali o artificiali di UV) e dalla quantità totale di esposizione agli UV nel corso della vita.

La biologia del melanoma
Il melanoma è la forma più pericolosa di cancro della pelle e, nello stadio avanzato, è aggressivo e mortale. Diversamente da quanto accade in molti altri tumori solidi, questa malattia colpisce una popolazione più giovane, di mezza età. L’età mediana alla diagnosi per il melanoma è di 57 anni e l’età mediana al decesso è di 67 anni. Il melanoma è caratterizzato dalla trasformazione dei melanociti, cellule cutanee che producono e contengono un pigmento noto come melanina e che si trovano nello strato profondo della pelle, in quello medio dell’occhio e dell’orecchio interno e in alcuni organi interni. Esistono 4 sottotipi di melanoma: melanoma a diffusione superficiale (con crescita lenta, di solito su gambe, schiena e torace), il melanoma nodulare (con crescita più rapida, di solito su torace, schiena, testa o collo), il melanoma lentigo maligna (di solito si sviluppa nelle persone anziane come lentiggine precancerosa di Hutchinson) e il melanoma lentigginoso-acrale (sottotipo meno comune, si sviluppa tipicamente sulle estremità). Il melanoma può essere trattato se individuato in uno stadio iniziale, ma in fase avanzata, quando si è diffuso ad altre parti del corpo, è molto difficile da trattare. Il melanoma metastatico, sebbene relativamente raro, può avere un effetto devastante sui pazienti e sulle loro famiglie, specialmente perché le persone colpite sono spesso in giovane età. Il 20% dei nuovi casi viene, infatti, riscontrato purtroppo in individui di età compresa tra 15 e 39 anni.

Individuare e diagnosticare il più aggressivo tumore della pelle
Il melanoma ha caratteristiche uniche che sono d’aiuto nella diagnosi e che possono essere identificate nell’acronimo ABCDE (Asimmetria, Bordi, Colore, Dimensione, Evoluzione), comunemente utilizzato come criterio guida per la diagnosi del melanoma in stadio iniziale. I nei che presentano queste caratteristiche dovrebbero essere subito esaminati da un dermatologo.

  • A (Asimmetria): una metà del neo è diversa dall’altra.
  • B (Bordi irregolari): i bordi del neo non sono definiti e possono essere discontinui, frastagliati, indistinti o irregolari.
  • C (Colore variabile): il colore è variabile e possono essere presenti sfumature di nero, rosso marrone, grigio o blu.
  • D (Dimensione): c’è un cambiamento nella dimensione, che di solito aumenta. I melanomi hanno solitamente un diametro maggiore di 5 mm.
  • E (Evoluzione): il melanoma cambia in forma, dimensione o spessore.

I peggiori pericoli del melanoma
Il melanoma metastatico è una delle forme più aggressive di tumore e causa di circa il 75% di persone decedute a un anno dalla diagnosi.
Il melanoma rappresenta solo il 4% dei tumori della pelle, ma è responsabile dell’ 80% dei decessi per cancro alla cute. Il melanoma è il tumore che negli uomini sta aumentando più rapidamente rispetto a tutte le altre forme di cancro e nelle donne è secondo solo al tumore del polmone.
In Europa si registrano ogni anno circa 68mila nuove diagnosi.

Gli stadi del melanoma

  • STADIO 0 Melanoma in situ o anormalità sulla pelle
  • STADIO I – II Stadio iniziale, melanoma localizzato
  • STADIO III Melanoma localmente avanzato
    (Operabile) Il melanoma si è diffuso ai linfonodi o ai vasi linfatici e può essere trattato chirurgicamente
  • STADIO III Melanoma localmente avanzato
    (Non operabile) Il melanoma si è diffuso ai linfonodi o ai vasi linfatici e non può essere trattato chirurgicamente
  • STADIO IV Melanoma avanzato a distanza
    Il melanoma si è diffuso a diverse parti del corpo, come polmoni, fegato, cervello e ossa.

Il melanoma può presentarsi in qualsiasi parte del corpo, ma gli uomini sembrano avere maggiori probabilità di svilupparlo sul tronco (sul petto o sulla schiena), mentre le donne tendono a svilupparlo maggiormente sulle gambe.

Immunoterapia oncolitica, la nuova strategia contro il melanoma
«Per anni si è assistito impotenti al decorso della malattia. Non una molecola in grado di agire, seppur di poco, sul melanoma metastatico. Poi la svolta: grazie all’avvento dei farmaci biologici oggi qualche risposta comincia ad arrivare. La soluzione definitiva non c’è ma cronicizzare la malattia non è più un miraggio. La strategia? Scatenare anticorpi e virus direttamente contro le cellule tumorali». A dirlo è un articolo di Daniele Banfi recentemente apparso sul sito della Fondazione Veronesi, che fa il punto sulle nuove frontiere aperte dall’immunoterapia classica, dalle terapie personalizzate e soprattutto dall’immunoterapia oncolitica. Vediamo nel dettaglio di che cosa si tratta.
L’immunoterapia classica si basa sull’assunto che il nostro sistema immunitario è abituato a riconoscere tutto ciò che di estraneo e presente all’interno del corpo. Ciò avviene anche con i tumori. Purtroppo però non sempre la risposta è adeguata e le cellule cancerose prendono il sopravvento. Una possibile strategia è quella di pilotare il sistema immunitario in modo tale da rispondere con più vigore. Ciò è possibile grazie a un anticorpo monoclonale, ipilimumab, che, una volta iniettato per via endovenosa, agisce direttamente bloccando i circuiti regolatori del sistema immunitario. Ipilimumab toglie il freno al sistema immunitario e fa sì che si attivi in maniera molto energica, almeno in alcuni soggetti. Questa strategia che ha portato la sopravvivenza dal 5 al 20-25% dopo 3 anni. Con le terapie personalizzate, poi, è possibile attuare uno “spegnimento selettivo” di quei meccanismi che portano alla proliferazione cellulare incontrollata, alla base dell’accrescimento delle masse tumorali. Poiché oltre la metà dei casi di melanoma metastatico presenta una mutazione del gene BRAF (che ha la funzione di produrre una proteina che regola il ciclo cellulare), che risulta sempre attivo. Ecco perché, spegnendo il segnale, è possibile limitare la crescita delle cellule. In un recente studio pubblicato su Lancet Oncology è stato registrata, nei pazienti trattati con vemurafenib, una sopravvivenza del 52% ad un anno dal trattamento e del 36% dopo 18 mesi.
Ma la vera novità emergente, ancora in fase sperimentale, è quella rappresentata dall’immunoterapia oncolitica, un approccio che prevede l’utilizzo dei virus per distruggere le cellule cancerose. Da un punto di vista operativo questa tecnica può essere realizzata sia introducendo e rimuovendo alcuni geni essenziali per il virus sia regolando la produzione di proteine dello stesso genoma virale che servono ad attaccare il tumore. «L’idea di fondo – secondo la Fondazione Veronesi – è sempre quella di sfruttare le particelle virali come dei veri e propri “cavalli di Troia”, capaci di invadere il tumore dall’interno e disgregarlo». I primi risultati di uno studio d’immunoterapia oncolitica con un virus ingegnerizzato della famiglia di quelli che causano l’herpes labiale sono stati presentati durante lo scorso Congresso ASCO e fanno ben sperare anche nella lotta al melanoma.

https://www.fondazioneveronesi.it/articoli/oncologia/le-nuove-armi-sconfiggere-il-melanoma

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