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Progetto PerSTEP fase 2: successo di adesioni

Minnie Luongo, N. 8/9 agosto/settembre 2014

Qualche mese fa, illustrando la fase 1 del Progetto “PerStep” (Percorso teorico pratico in ambito urooncologico), avevamo detto che si trattava soprattutto di una questione di cultura: solo dopo la piena consapevolezza, da parte dei malati oncologici, dell’imprescindibilità della sinergia e della multidisciplinarietà, sarebbe stato possibile ottenere risultati importanti. Ebbene, a distanza di pochissimo tempo l’auspicio degli specialisti è diventato realtà. L’hanno reso noto al Circolo della Stampa di Milano alcuni degli esperti che avevano dato il via al progetto sperimentale: Giario Conti, presidente SIUrO, Ospedale Sant’Anna di Como; Roberto Labianca, past president CIPOMO, Ospedale San Giovanni XXIII di Bergamo; Tiziana Magnani, Project Manager Progetto PerSTEP, Programma Prostata, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Altri 18 centri per la fase 2 del progetto
Come avevamo scritto, l’iniziativa ha avuto una prima fase (da giugno a dicembre 2012), durante la quale quattro centri pilota – Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milano; Ospedale Sant’Anna, Como; Policlinico Sant’Orsola Malpighi, Bologna; Ospedale San Giovanni XXIII, Bergamo – diversi tra loro per modalità organizzativa e tipologia di pazienti, alcuni dei quali già operanti con una logica multidisciplinare, hanno condiviso la propria esperienza per arrivare a strutturare un approccio multidisciplinare o migliorare quello già attivato. A questo primo step è seguita una seconda fase, cominciata nel luglio 2013, a cui hanno aderito ben 18 Centri rappresentativi dell’eterogeneità della sanità del nostro Paese.

Nell’incontro di Milano per rispondere alla domanda se esista “la” cura migliore per trattare il tumore della prostata, è stato precisato che è pressoché impossibile dare una risposta univoca ai quasi 43mila italiani che ogni anno si trovano a dover fare i conti con questa diagnosi. «Non esiste il trattamento giusto in assoluto», hanno detto all’unisono gli specialisti della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) e del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO). «Oggi abbiamo molte strategie efficaci, che ci consentono di poter decidere, assieme al paziente, qual è la soluzione migliore nel suo caso. Valutando i vari aspetti con lui e, sempre, all’interno di un team multidisciplinare».

In particolare, esorta il dottor Giario Conti, presidente SIUrO: «È fondamentale che tutti gli uomini, davanti a una diagnosi, siano informati su tutte le opzioni a disposizione e possano valutare bene i pro e i contro di ogni scelta. La multidisciplinarietà rappresenta un approccio vincente che vede urologi, oncologi, radioterapisti e psicologi lavorare insieme nell’ottica di una migliore gestione del paziente. Alcuni studi scientifici lo hanno dimostrato e i risultati ottenuti con il progetto PerSTEP lo confermano: gli esiti sono migliori se a seguire il malato c’è un’équipe e non un singolo specialista».

E non per nulla il progetto PerSTEP, ideato dalla SIUrO e dal CIPOMO e sostenuto in modo non condizionante da Sanofi, è nato nel 2012 proprio con l’obiettivo di diffondere nella pratica un nuovo modello organizzativo per trattare il cancro alla prostata in maniera impostata sulla multidisciplinarietà e la multiprofessionalità.

Un tumore che deve ricevere la giusta terapia
Dei 43.000 casi di cancro della prostata, il 60% si deve considerare “a basso rischio”, di cui la metà a rischio addirittura “molto basso”. In alcuni casi bisogna operare, ma su altri si deve solo sorvegliare. Per cui, è da ribadire ancora una volta, non c’è e non può esserci una cura uguale per tutti. «Oggi abbiamo molte strategie efficaci (questo tumore ha una sopravvivenza a 5 anni dell’ 85% ) – spiega il dottor Conti – che ci consentono di poter decidere col paziente quale sia la soluzione migliore. Caso per caso, insomma». Sinergia e multidisciplinarietà costituiscono un approccio vincente che vede urologi, oncologi, radioterapisti, patologi e psicologi lavorare in cooperazione nell’ottica di una migliore gestione del paziente. Anche perché, davanti a una pluralità di approcci diversi, è più facile che non si commetta l’errore di intervenire su un cosiddetto “tumore indolente”, fra quelli a rischio molto basso, che è molto meglio sottoporre soltanto a una “sorveglianza attiva”, limitandosi, cioè, a osservare nel tempo come si comporterà il tumore, per decidere se e quando intervenire.

Un processo appena iniziato in Italia
Anche nel tumore della prostata multidisciplinarietà e multiprofessionalità possono favorire e ottimizzare il percorso diagnostico, terapeutico, osservazionale, riabilitativo e di follow up del paziente, per il quale, a seconda degli stati di malattia, sono disponibili diverse opzioni terapeutiche curative (chirurgia, radioterapia esterna associata o meno a ormonoterapia, brachiterapia), gravate però da effetti collaterali potenzialmente invalidanti (tra cui l’incontinenza, l’impotenza e il sanguinamento rettale). Inoltre, in alternativa alle opzioni terapeutiche, ad alcuni selezionati pazienti possono essere proposti atteggiamenti osservazionali quali la sorveglianza attiva e la vigile attesa, che monitorizzano la malattia con un programma di controlli clinico-strumentali e che necessitano dell’applicazione di un preciso modello organizzativo per un’efficace presa in cura. Da queste considerazioni, ancora una volta, emerge il coinvolgimento di più specialità nel percorso del paziente con tumore della prostata: urologo, oncologo radioterapista, oncologo medico ma anche andrologo, fisioterapista, psicologo, uropatologo, che devono interagire tra loro al fine di ottimizzare l’approccio.

In diversi Paesi europei (come Germania, Inghilterra e Olanda) la sinergia e la collaborazione multidisciplinare per il paziente con tumore della prostata sono applicati nella routine. In Italia, invece, il processo verso la multidisciplinarietà è appena iniziato: alcune realtà hanno già riorganizzato il proprio modello di lavoro promuovendo un approccio multidisciplinare strutturato; altre stanno muovendo i primi passi verso la riorganizzazione; altre ancora lavorano con un’impostazione monodisciplinare in cui la collaborazione interspecialistica è sporadica.

La declinazione del modello organizzativo finalizzata a dare adeguata risposta alla complessità del tumore della prostata è al centro del dibattito della comunità scientifica europea dopo la pubblicazione del discussion paper della European School of Oncology, “The requirements of a specialist Prostate Cancer Unit”, sull’Eur J Cancer (che ormai risale a oltre 10 anni fa). Le società scientifiche SIUrO e CIPOMO hanno sempre dimostrato grande sensibilità sull’argomento. Realizzandolo anche con l’avvio, poco più di due anni fa, del progetto PerSTEP, proprio con l’obiettivo di dare una risposta italiana al dibattito in corso e di promuovere, allo stesso tempo, la cultura della multidisciplinarietà per una migliore gestione del paziente con cancro della prostata. «Quello che gli uomini devono sapere – chiarisce Tiziana Magnani, Project Manager del Progetto PerSTEP – è che essere seguiti da un team multidisciplinare ha almeno tre vantaggi, com’è stato provato da recenti ricerche scientifiche. Primo: garantisce una migliore informazione e comunicazione con il paziente, che può così davvero scegliere con cognizione di causa la terapia che ritiene più adatta a sé fra quelle proposte. Secondo: ci sono maggiori probabilità che vengano seguite le linee guida per il trattamento della patologia, visto che i vari specialisti si confrontano e analizzano insieme il caso. Terzo: in questo modo le terapie si rivelano più efficaci».

L’elenco dei 18 centri che hanno aderito alla fase 2
Questi i Centri che dal luglio 2013 partecipano alla seconda fase del Progetto PerSTEP:

  • Arezzo
    Ospedale San Donato
  • Aviano
    CRO
  • Bari
    Policlinico (Urologia Universitaria 2)
  • Bergamo
    Istituto Humanitas Gavazzeni
  • Bologna
    Ospedale Bellaria
  • Bolzano
    Ospedale Civile
  • Candiolo
    Istituto Ricerca Cancro
  • Catania
    Policlinico Vittorio Emanuele
  • Cosenza
    Presidio Ospedaliero Mariano Santo
  • Desenzano
    Ospedale Civile
  • Fano
    Ospedale Civile
  • Napoli
    Istituto Nazionale Tumori
  • Padova
    Clinica Urologica Un. Padova / Istituto Oncologico Veneto
  • Ravenna
    Azienda USL
  • Roma
    Un. Cattolica Policlinico Gemelli
  • Sanremo
    Azienda USL 1
  • Trento
    Ospedale Santa Chiara
  • Treviglio
    Ospedale di Treviglio-Caravaggio

Indirizzi utili

AZIENDA OSPEDALIERA SANT’ANNA
Via Ravona, 1 - 22020 San Fermo della Battaglia (CO)
Tel. 031.585.9643

ISTITUTO NAZIONALE DEI TUMORI
Via G. Venezian, 1 - 20133 Milano
Tel. 02.2390.3034
fax 02.2390.3015

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