![]() |
||
|
|
Tumore in cifreCristina Mazzantini, N. 1/2 gennaio/febbraio 2015 È sicuramente una buona notizia, il fatto che le morti per cancro sono in netto calo. In circa vent’anni (1996-2014) sono diminuite del 18% fra gli uomini e del 10% fra le donne. Ma non basta. Il motivo? Il numero di nuovi casi invece è sostanzialmente stabile rispetto al 2013: saranno infatti 365.500 nel 2014 (erano 366mila lo scorso anno, 364mila nel 2012 e 360mila nel 2011) di cui il 196.100 (54%) negli uomini e il 169.400 (46%) nelle donne. Il merito è da ricondurre anche alle campagne di prevenzione, anche se il fattore di rischio più importante è il fumo di sigaretta. Un terzo degli italiani under 35 è fumatore. E come bene si può immaginare le conseguenze sono allarmanti. Basti pensare che fra le donne il cancro del polmone, nelle aree coperte da registri tumore, in 18 anni ha fatto registrare un incremento pari al 61%. Complessivamente, il cancro del colon-retto è il più frequente con quasi 52.000 diagnosi stimate nel 2014, seguito da quello della mammella (48.000), del polmone (40.000), della prostata (36.000) e della vescica (26.000). Si tratta del censimento ufficiale, giunto alla quarta edizione, che fotografa l’universo del cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), raccolto nel volume “I numeri del cancro in Italia 2014”, presentato recentemente nella seconda giornata del XVI Congresso Nazionale AIOM svoltosi a Roma. «Il libro», ha affermato il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM, «rappresenta uno strumento fondamentale d’aggiornamento sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese, rivolto ai cittadini, ai rappresentanti delle Istituzioni e ai clinici. La mortalità, in costante riduzione, è il più solido degli indicatori e dimostra che il nostro sistema sanitario è efficace: di cancro si muore sempre meno. In questa edizione, abbiamo aggiunto un approfondimento sulla relazione fra fumo di tabacco e cancro a cinquant’anni dalla pubblicazione del primo report scientifico su questo legame, dati a livello delle singole Regioni e un rinnovato confronto fra la situazione italiana e Paesi simili al nostro per stile di vita e qualità dell’assistenza, in particolare Stati Uniti, Paesi Scandinavi, Francia e Australia. Una caratteristica demografica condiziona il nostro sistema sanitario: la crescente quota di anziani. Per questo il carico assistenziale in campo oncologico in Italia, derivato dalla somma dei nuovi casi, della sopravvivenza e dell’invecchiamento della popolazione, è molto più elevato rispetto agli altri Paesi. Oggi nella Penisola 2 milioni e 900mila persone vivono con una precedente diagnosi di tumore. E nel 2020 saranno 4 milioni e 500mila». I decessi nel 2011 (Istat, ultimo anno disponibile) sono stati 175.363: il cancro del polmone si conferma al primo posto per mortalità (33.706), seguito da colon-retto (19.077), seno (11.959), stomaco (9.957) e prostata (7.520). «Il big killer fra gli uomini», ha chiarito il prof. Emanuele Crocetti, segretario AIRTUM, «è quello al polmone (27%), al seno (17%) fra le donne. In questa edizione inoltre abbiamo inserito un capitolo sui cosiddetti “secondi tumori" nei pazienti con cancro. Il rischio di ricevere un’altra diagnosi oncologica cresce con il tempo ed è, in media, del 4% per le donne e del 6% per gli uomini dopo 5 anni dalla prima malattia, del 6% e del 10% dopo un decennio, del 10% e del 14% dopo un ventennio e del 12% e del 16% dopo un trentennio. Questo incremento si registra in particolare nei tumori che condividono la stessa esposizione a fattori cancerogeni, come in quelli legati a fumo e alcol. In generale, i pazienti oncologici presentano un rischio maggiore del 10% di sviluppare un secondo tumore rispetto alla popolazione generale». La pubblicazione è realizzata con il contributo di tutte le oncologie italiane (oltre 300) e della Rete di Registri tumori italiani riuniti nell’AIRTUM, che comprende 40 Registri generali e 5 specializzati e condivide un archivio centralizzato. Nel complesso oltre 30 milioni di italiani, pari a più del 50% della popolazione residente totale, vivono in aree dove è presente un Registro tumori. « Questi dati sono fondamentali anche per impostare campagne di prevenzione», ha proseguito il prof. Carmine Pinto, presidente eletto AIOM. «La nostra società scientifica da anni è impegnata in progetti di sensibilizzazione, indirizzati a tutti i cittadini, in particolare ai più giovani. L’AIOM anche quest’anno, con la quinta edizione del progetto “Non fare autogol”, entra nelle scuole superiori a insegnare le regole della prevenzione oncologica ai ragazzi con i campioni della serie A. Va ricordato che quasi il 30% degli italiani è fumatore abituale, incluso un laureato su cinque. Questo significa che i cambiamenti negli stili di vita sono ancora indipendenti dalla consapevolezza dei danni alla salute causati dalle sigarette, anche tra le classi più istruite della popolazione. È pertanto necessario più impegno. Secondo l’American Cancer Society, il consumo di tabacco è responsabile di circa il 30% di tutte le morti ogni anno nei Paesi industrializzati. In Italia, questa stima corrisponde a più di 180.000 decessi evitabili ogni 12 mesi. Smettere di fumare riduce, dopo 5 anni, del 50% il rischio di sviluppare tumori del cavo orale, dell’esofago e della vescica e, dopo 10 anni, di morire per carcinoma del polmone. I cinque tumori più frequentemente diagnosticati fra gli uomini sono quello della prostata (20% ), del polmone (15%), del colon-retto (14% ), della vescica (10%) e dello stomaco (5%). Tra le donne, il cancro della mammella è il più diffuso (29%) seguito da colon-retto (13%), polmone (6%), tiroide (5%) e corpo dell’utero (5%). La sopravvivenza a 5 anni – conclude la prof.ssa Stefania Gori, segretario nazionale AIOM – è aumentata notevolmente rispetto a quella dei casi diagnosticati nei quinquenni precedenti sia per gli uomini ( 57% nel 2004-2007 contro il 39% del 1990-1992) che per le donne (rispettivamente 63% vs 53% ). Su questo risultato positivo complessivo ha influito il miglioramento della sopravvivenza in alcune delle neoplasie più frequenti: colon-retto ( 64% per gli uomini e 63% per le donne), seno (87%) e prostata (91%) » Le principali norme di prevenzione No al fumo Moderare il consumo di alcol Seguire la dieta mediterranea Controllare il peso Praticare attività fisica No alle lampade solari e attenzione a nèi e noduli
Proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili Evitare l’uso di sostanze dopanti La mortalità per i Tumori in Italia Le neoplasie sono la seconda causa di morte ( 30% di tutti i decessi), dopo le malattie cardio-circolatorie (38%). Il peso dei tumori è più rilevante tra gli uomini, dove causano un numero di morti leggermente superiore a quello delle malattie cardio-circolatorie (35%) che tra le donne ( 26% dei decessi). Il tumore che ha fatto registrare nel 2011 il maggior numero di decessi è quello al polmone (33.706), seguito da colon-retto (19.077), seno (11.959), stomaco (9.957) e prostata (7.520). Tra gli uomini, il carcinoma del polmone risulta la prima causa di morte oncologica in tutte le fasce di età, rappresentando il 15% dei decessi tra i giovani (0-49 anni), il 31% tra gli adulti (50-69 anni) e il 27% tra gli ultrasettantenni. Tra le donne, il tumore della mammella si colloca al primo posto in tutte le fasce di età: causa il 29% dei decessi tra le giovani, il 23% tra le adulte e il 16% tra le over 70. La valutazione dei cambiamenti nel tempo dell’incidenza e della mortalità permette, da un lato, di evidenziare le priorità, dall’altro di monitorare gli effetti di interventi di prevenzione primaria e secondaria, così come di nuovi strumenti terapeutici. I dati relativi ai trend temporali sono calcolati al netto dell’invecchiamento della popolazione, sia per la mortalità che per l’incidenza, e si riferiscono alla casistica dell’area di attività dei Registri Tumori AIRTUM del periodo 1996-2009 proiettata fino al 2014. L’aspetto principale che deve essere sottolineato è la riduzione statisticamente significativa della mortalità per il complesso dei tumori, sia tra gli uomini che tra le donne. Questo fenomeno indica che il Sistema sanitario nel nostro Paese funziona, dal punto di vista diagnostico-terapeutico. In particolare il calo di mortalità durante il periodo osservato è del 18% fra gli uomini e del 10% fra le donne. La riduzione della mortalità può essere imputata all’effetto di una riduzione del numero di persone che si ammalano (quindi a interventi di prevenzione primaria e secondaria), oppure all’introduzione di più efficaci misure diagnostico-terapeutiche (con miglioramento della sopravvivenza). Da ascrivere al primo punto i cambiamenti per i tumori fumo-correlati fra gli uomini (es. vie aereo-digestive superiori, polmone e vescica), per i quali, infatti, si nota una sensibile riduzione anche di incidenza. Per altre neoplasie, come quelle della mammella e della prostata, la riduzione osservata della mortalità dell’ 1% e dell’ 1,8% rispettivamente all’anno è imputabile soprattutto all’efficacia delle nuove terapie, in associazione anche a interventi di diagnosi precoce. Sopravvivenza Cancro in Italia Per alcune neoplasie a cattiva prognosi, la sopravvivenza non è migliorata molto negli anni recenti, è il caso ad esempio del cancro del polmone ( 14% per gli uomini e 18% per le donne) e del pancreas (7% e 9%). Per alcuni tumori per i quali c’è stato un notevole incremento dell’attività diagnostica precoce, la sopravvivenza è notevolmente aumentata, ma su tale incremento influisce anche una certa quota di sovra-diagnosi, vale a dire di diagnosi di tumori che sarebbero rimasti “silenziosi” senza l’incremento degli esami diagnostici. Il caso più eclatante è quello della prostata, la cui sopravvivenza è passata dal 62% al 91%, ma è ipotizzabile in parte anche per il melanoma ( 84% uomini, 89% donne) e per la tiroide (91% e 96%). Lo sviluppo delle tecniche di imaging ha presumibilmente contribuito all’anticipazione diagnostica anche di una quota di casi di tumore cerebrale anche se la prognosi rimane severa ( 21% e 28% di sopravvivenza a cinque anni nei due sessi). La prospettiva di sopravvivere cambia notevolmente nel corso del tempo trascorso dalla diagnosi: dopo 5 anni, rispetto a 24 mesi dopo la diagnosi, si ha un aumento di oltre dieci punti percentuali in entrambi i sessi per tutti i tumori. Questo è dovuto al fatto che le forme più aggressive hanno portato a morte i pazienti per i quali la prognosi era peggiore del dato medio. Chi sopravvive 5 anni ha per molte sedi tumorali (testicolo, corpo dell’utero, ma anche melanoma, linfomi di Hodgkin e in misura minore tumore del colon-retto) prospettive di sopravvivenza che si avvicinano a quelle della popolazione generale, che non ha avuto una neoplasia. Il cancro della mammella femminile, nonostante sia un tumore complessivamente a buona prognosi, presenta una quota di ulteriore mortalità che si riduce molto lentamente nel tempo. La sopravvivenza dopo la diagnosi di tumore è uno dei principali indicatori che permette di valutare l’efficacia del sistema sanitario nei confronti della patologia tumorale. La sopravvivenza è fortemente influenzata da due strumenti: la prevenzione secondaria e la terapia. Nel primo caso, attraverso una diagnosi precoce, si ha una maggiore probabilità di essere efficacemente curati, con un beneficio in termini di riduzione di mortalità specifica. La riduzione della mortalità specifica è l’obiettivo principale dei programmi di screening organizzati per il tumore della mammella, del colon-retto e della cervice uterina (nei due ultimi casi, il riscontro di lesioni precancerose determina anche una riduzione di incidenza delle forme invasive). Una parte rilevante nell’incremento della sopravvivenza è imputabile agli sviluppi della terapia oncologica, particolarmente evidente in alcuni tipi di tumori, per i quali i progressi terapeutici (ad esempio la recente introduzione di farmaci a bersaglio molecolare) hanno migliorato la prognosi. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è un indicatore ampiamente entrato nell’uso comune. La prevalenza del cancro in Italia Il 9% degli italiani che convivono con una precedente diagnosi di tumore (quasi 200.000 persone) ha un’età compresa tra 0 e 44 anni, il 19% (oltre 400.000) tra 45 e 59 anni, il 39% (quasi 900.000) tra 60 e 74 anni e il 34% (oltre 750.000) un’età superiore a 75 anni. In quest’ultima fascia di età, la proporzione di individui con diagnosi di tumore è particolarmente elevata (il 19% degli uomini e il 13% delle donne oltre i 75 anni ha avuto la malattia). Il 21% (circa 470.000 persone) ha avuto la diagnosi di tumore negli ultimi due anni (per i quali è in corso la fase terapeutica o è recentemente iniziato il successivo follow-up clinico). Un altro 22% (circa 490.000) ha ricevuto la diagnosi di tumore da 2 a 5 anni prima (per queste persone è ipotizzabile che ancora siano frequenti le visite e gli esami strumentali di follow-up). Il 23% (oltre 520.000) dei casi prevalenti ha avuto la diagnosi fra 5 e 10 anni prima, il 14% tra 10 e 15 anni, l’ 8% tra 15 e 20 anni e il 12% oltre 20 anni prima. Complessivamente, il 57% dei casi (1.285.680 persone, il 2,2% della popolazione italiana) è rappresentato dai cosiddetti lungo-sopravviventi, cioè da persone che hanno avuto una diagnosi di tumore oltre 5 anni. Al primo posto fra i più frequenti tra quelli prevalenti troviamo il tumore della mammella, seguito da quello del colon-retto e della vescica. La prevalenza dei pazienti oncologici corrisponde al numero di persone che, nella popolazione generale, hanno precedentemente ricevuto una diagnosi di tumore (per esempio il numero di individui viventi nel 2011 che hanno avuto una diagnosi di tumore nel 2010, nel 2009 o in precedenza). La prevalenza è condizionata sia dalla frequenza con cui ci si ammala (incidenza) che dalla durata della malattia (sopravvivenza): tumori meno frequenti ma a buona prognosi (quindi con lunga sopravvivenza) tendono a essere rappresentati nella popolazione più di neoplasie molto frequenti, ma caratterizzate purtroppo da una breve sopravvivenza. La prevalenza è un indicatore molto importante per la programmazione della sanità pubblica, perché permette di stimare la domanda complessiva rivolta al sistema sanitario da parte di pazienti in fasi diverse della storia di malattia. Tra gli uomini ai primi 5 posti per frequenza ci sono persone con precedente diagnosi di tumore della prostata ( 22% del totale), vescica (18%), colon-retto (15%), tumori della testa e del collo (9%) e polmone (6%), mentre tra le donne il cancro della mammella è di gran lunga il più rappresentato (42%), seguito da colon-retto (12%), corpo dell’utero (7%), tiroide (5%) e cervice uterina (4%). Tra il 1992 e il 2006 non sono cambiate le tre sedi oncologiche in cui si registra il maggior numero di casi prevalenti (mammella, colon-retto e vescica). È invece più che raddoppiata la proporzione tra i casi prevalenti dei pazienti con tumore della prostata (dal 4% negli anni Novanta al 10% nelle stime più recenti) e della tiroide, che è diventata la quarta malattia neoplastica più frequente tra i casi prevalenti nelle donne ( 5% di tutti i casi). In Italia se consideriamo quando misurato nel 1992 e nel 2006 otteniamo un andamento in crescita, con un incremento del numero dei casi prevalenti totali costante che avviene ad un ritmo di circa il +3% all’anno. È possibile, ipotizzando una stabilità di tale aumento, quantificare che nel 2014 siano circa 2.900.000 gli italiani con una precedente diagnosi di tumore. |