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Un nuovo Centro di Ecografia Ginecologica

Cristina Mazzantini, N. 3 marzo 2015

Un nuovo Centro di Ecografia Ginecologica, dedicato allo studio ecografico delle pazienti affette o a rischio di neoplasia, afferente al Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna, della Vita nascente, del Bambino e dell’Adolescente, diretto dal prof. Giovanni Scambia, è stato inaugurato recentemente presso Policlinico Universitario “Agostino Gemelli”. Il tutto è stato reso possibile grazie ad una donazione elargita dall’Associazione Onlus “Oppo e le sue stanze”.

L’Associazione dal 1999, promuove iniziative per le infrastrutture, lo studio, la prevenzione, la cura dei tumori ematologici e per l’assistenza dei malati e dei loro familiari ( www.oppostanze.it ). Grazie all’utilizzo di tre ecografi dedicati, nella nuova struttura, possono essere eseguiti circa 160 esami alla settimana, ciò soddisfa non solo le primarie necessità cliniche delle pazienti in trattamento, ma risponde anche alle molteplici richieste da parte dei medici di medicina generale e degli specialisti del territorio per la valutazione delle pazienti con sospetto diagnostico per neoplasie ginecologiche. Inoltre, la presenza, nel Centro di ecografia, di una sala dedicata alla formazione medica continua nell’ambito della diagnostica ecografica in ginecologia, offrire agli specialisti provenienti dal territorio o da altre istituzioni un costante aggiornamento professionale.

Accanto allo svolgersi quotidiano degli esami ecografici, apre i battenti anche la nuova Scuola di Ecografia ginecologica che prevede due moduli di insegnamento: 1. Lezioni teorico-pratiche che si svolgeranno una settimana al mese per gruppi di 12 persone all’interno di un’aula multimediale nel nuovo Centro. Gli esami ecografici verranno trasmessi in diretta nell’aula multimediale e verranno commentati dal personale dedicato con apposite presentazioni, video e immagini attinenti, sempre nel rispetto della privacy della paziente. 2. Periodi di tirocinio in cui i partecipanti affiancheranno gli ecografisti della scuola. I tirocinanti avranno modo di assistere all’attività ambulatoriale quotidiana, sotto la stretta supervisione dei tutor.

«Nell’ambito delle neoplasie ginecologiche», spiega il prof. Giovanni Scambia alla stampa nel suo discorso inaugurale come: «l’ecografia rappresenta lo strumento diagnostico principale per la sorveglianza delle pazienti a rischio, per la diagnosi precoce e la caratterizzazione delle neoplasie ginecologiche. Tale metodica permette inoltre di rilevare in maniera efficace, accanto al letto del malato, eventuali complicanze che possono emergere durante le fasi del trattamento sia in fase postoperatoria che durante chemio o radioterapia (dilatazione dell’apparato urinario, comparsa di ascite o altro), consentendone una pronta risoluzione. Infine, essa gioca anche un ruolo determinante nel follow-up delle pazienti, una volta completato il loro piano di trattamento», continua sempre il prof. Scambia. «La diffusione sempre più ampia dei criteri necessari per una corretta diagnostica ecografica è oggi più che mai necessaria per realizzare un coordinamento ottimale tra il territorio e i centri di riferimento. È auspicabile infatti che tutte le pazienti affette da tumore ginecologico possano beneficiare di un trattamento medico-chirurgico presso un centro di riferimento oncologico, riducendo il più possibile il numero di trattamenti chirurgici laddove non necessari. Gli enormi progressi clinici e scientifici che si sono osservati negli anni nell’ambito dell’ecoflussimetria pelvica sono stati resi possibili da una stretta collaborazione tra gli ecografisti e i chirurghi ginecologi. La collaborazione con Centri europei di terzo livello e la creazione dei vari “consensi” riguardanti le neoplasie ovariche (IOTA – International Ovarian Tumor Analysis) e le neoplasie uterine (IETA – International Endometrial Tumor Analysis), garantisce la condivisione a livello internazionale di terminologia e metodologia dell’esame ecografico. Inoltre, negli anni si è manifestato un interesse sempre maggiore da parte di specialisti o medici in formazione delle altre Istituzioni italiane ed europee: molti di loro ci hanno affiancato nell’attività clinica giornaliera per periodi di diversa durata mentre altri hanno partecipato ai congressi e ai corsi di “Live scanning” tenutisi ogni autunno e ogni primavera presso il nostro Dipartimento».

Concordando con le tesi del prof. Scambia interviene poi la dott.ssa Antonia Testa coordinatrice del nuovo Centro che aggiunge: «L’ecografia è certamente lo strumento diagnostico più importante in ginecologia ma solo in questi ultimi anni stanno emergendo le potenzialità di tale strumento nell’ambito dell’imaging in ginecologia oncologica, sia nella valutazione preoperatoria che nel follow up delle diverse neoplasie ginecologiche, in particolare quelle asintomatiche. Oltre a fornire, grazie all’utilizzo di sonde endovaginali a elevata frequenza, una valutazione morfologica estremamente accurata degli organi pelvici, trattandosi di un esame “in vivo” l’ecografia riesce a fornire parametri morfologici aggiuntivi (primo fra tutti l’analisi della vascolarizzazione degli organi), determinanti a volte per il completamento diagnostico. Ma, soprattutto, l’ecografia risulta particolarmente utile nella diagnostica ginecologica e in particolare in tutte le fasi di diagnosi e di trattamento delle neoplasie oncologiche perché, a differenza di più sofisticate tecniche di imaging (TAC e RM), è in grado di fornire un esame dinamico e interattivo».

Continua poi Teresa Madia fondatrice e presidente dell’Associazione “Oppo e le sue stanze” puntualizzando come «l’Onlus dona l’intero Centro di ecografia all’Università Cattolica – Policlinico Gemelli. Oppo è il soprannome di un ragazzo che 15 anni fa, in seguito a un tumore del sangue, si è trasformato in una stella. Abbiamo quindi creato una rete di parenti, amici, amici degli amici, che avendo incontrato medici straordinari, che combattono continuamente contro queste malattie, hanno bisogno di strumenti sempre più all’avanguardia. I nostri fondi sono privati, raccolti con tenacia e continuità, anche e soprattutto dai nostri volontari. I nostri interventi sono stati già effettuati al Policlinico Tor Vergata, all’ospedale S. Eugenio e ora al Policlinico Gemelli. Abbiamo donato laboratori, stanze sterili, strumentazioni medicali, oltre a materiali e strumenti per 19 anni di ricerca. Ospitiamo, inoltre, i malati e i loro familiari in appartamenti, alberghi e residence, donando loro buoni pasto, buoni benzina e tutti i beni di prima necessità di cui hanno bisogno nei giorni dei ricoveri e delle terapie».

All’inaugurazione, che è stata introdotta dagli interventi del prof. Giovanni Scambia e della dott.ssa Antonia Testa, hanno partecipato il dott. Maurizio Guizzardi, Direttore del Policlinico Gemelli, il prof. Rocco Bellantone, Preside della Facoltà di Medicina e chirurgia “A. Gemelli”, la prof.ssa Lil Valentin, docente allo Skåne University Hospital di Malmö (Svezia) e membro del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, che ha tenuto una lecture dal titolo “The role of ultrasound in gynecology” e la sig. ra Teres a Madia, fondatrice e presidente dell’Associazione “Oppo e le sue stanze”

Esiste un legame stretto tra obesità e tumori?
Sembrebbe di sì. In Europa la prevalenza di obesità è triplicata dagli anni Ottanta e continua a crescere, in particolare tra i bambini, secondo quanto è emerso dal secondo Congresso Nazionale di Endocrinologia oncologica di Napoli. L’obesità è responsabile del 2-8% dei costi sanitari e del 10-13% dei decessi. In Italia, dai dati del sistema di sorveglianza Passi 2010-2013, emerge che due adulti su cinque sono in eccesso ponderale, in particolare il 31% è in sovrappeso e l’ 11% obeso. L’eccesso di peso è più frequente negli uomini ed a una distribuzione maggiore nelle regioni meridionali, in particolare Campania e Basilicata. Con l’aumentare dell’incidenza dell’obesità, si é registrato parallelamente un incremento anche dei nuovi casi di tumore. In particolare si stima che in Italia vi siano nel corso dell’anno 366.000 nuove diagnosi di tumore (esclusi i carcinomi della cute), circa 200.000 ( 55% ) fra gli uomini e circa 166.000 ( 45% ) fra le donne, e solo nel 2013 si sono registrati circa 173.000 decessi. Tra gli uomini i tumori più frequenti sono quello del polmone e della prostata, mentre tra le donne più frequenti sono quello al seno e al colon retto. Molti studi hanno dimostrato una significativa associazione tra obesità e cancro, in relazione ad una incrementata incidenza di malattie tumorali negli obesi. Questa associazione, secondo gli esperti, è da ricercarsi nelle alterazioni metaboliche dei soggetti obesi che possono favorire sia trasformazione delle cellule in senso neoplastico che la progressione dei tumori.

Le linee guida internazionali sulle malattie tumorali vanno cambiate?
Un tumore su due colpisce uomini e donne durante la terza età. Ma le sperimentazioni dei farmaci oncologici sono nel 99% dei casi svolte su persone con meno di 65 anni. “Dobbiamo cambiare le linee guida internazionali sulle malattie tumorali e riadattare terapie e cure al loro vero paziente target: l’anziano”. È questo l’appello lanciato dagli oltre 300 specialisti riuniti nella Capitale per il 1ST Rome International Meeting in Geriatric Oncology. «Oncologo e geriatra devono spesso lavorare su un “terreno fragile” », afferma il prof. Guido Francini, direttore dell’Oncologia Medica dell’Università di Siena e presidente del convegno internazionale. «Un anziano, a differenza di un paziente giovane, soffre di tutta una serie di malattie come ipertensione, diabete, insufficienza renale o scompenso cardiaco. Per essere efficaci le terapie devono tener conto del “fattore età” e di tutte le problematiche che può avere una persona con più di 65 anni. Inoltre l’organismo, durante la vecchiaia, non riesce a tollerare determinate tossicità di alcuni farmaci oncologici». Il 1st Rome International Meeting on Geriatric Oncology è stato organizzato dall’Università di Siena e di Roma Sapienza. Gode del patrocinio, tra gli altri, dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e dell’adesione del Presidente della Repubblica. «Lo scopo principale dell’incontro internazionale è approfondire le nostre conoscenze sulla malattia oncologica nell’anziano», prosegue Francini. «Il congresso vuole sensibilizzare il personale medico e sanitario a un nuovo approccio clinico. Dobbiamo creare percorsi assistenziali specifici per i pazienti oncologici over 65. Per cercare di raggiungere questi ambiziosi obiettivi ci siamo avvalsi di un team composto dai più grandi esperti internazionali e nazionali in oncogeriatria». Negli anziani, il rischio di ammalarsi di tumore è 40 volte più alto rispetto alle persone di 20-40 anni e 4 volte maggiore rispetto a quelle di 45-65 anni.
«Secondo le ultime previsioni demografiche, nel 2030 circa il 30% degli italiani avrà più di 65 anni», ricorda sempre il nostro esperto. «In futuro dobbiamo aspettarci un aumento significativo del numero di neoplasie e di anziani colpiti. Contro il cancro sarà dunque necessaria una sempre più forte collaborazione tra oncologi e geriatri. Ma anche la prevenzione potrà avere un ruolo fondamentale. Il 40% dei tumori è evitabile seguendo stili di vita sani. Per evitare gravi problemi di salute durante la terza età è necessario fin da giovani non fumare, limitare il consumo di alcol, seguire una dieta sana ed equilibrata, svolgere regolarmente attività fisica e sottoporsi ad esami medici».

L’amianto e i tumori
«L’eliminazione dell’amianto in sicurezza procede con eccessiva lentezza nel nostro Paese, anche per l’esiguità delle risorse. È necessario accelerare i tempi. È forte infatti la preoccupazione per questo minerale presente ancora in grandi quantità e in varie forme in stabilimenti ed edifici, pubblici e privati, in tutte le nostre Regioni. La recente sentenza ETERNIT riporta drammaticamente all’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo scientifico la tragica vicenda dell’esposizione professionale ed ambientale dell’amianto nel nostro Paese, con la lunga scia di morti per tumore e, in particolare, per mesotelioma, il cancro “marker” di esposizione a questo minerale» dichiara il prof. Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e sottolinea la necessità di affrontare la problematica del riconoscimento della malattia professionale per i lavoratori già esposti. «Ogni anno nel nostro Paese sono circa 1200 le nuove diagnosi di mesotelioma» continua il prof. Pinto. «Anche se è stato inserito nell’elenco delle malattie professionali, vi sono ancora inconcepibili ritardi nel riconoscimento previdenziale. Vanno inoltre garantiti uguali diritti ai pazienti con mesoteliomi insorti dopo esposizioni ambientali ad amianto, ai familiari dei lavoratori e alla popolazione generale. L’AIOM è fortemente vicina e solidale con i pazienti e con i familiari colpiti e deceduti in questi lunghi anni per tumori correlati a questa esposizione, a cui ancora una volta non viene permesso un riconoscimento. AIOM è impegnata perché con un approccio sempre più multidisciplinare, tutti pazienti affetti da mesotelioma possano ricevere con equità e qualità in tutto il Paese le migliori diagnosi, terapie e cure dei sintomi. Quest’anno organizzeremo la III Consensus Nazionale per il controllo del mesotelioma della pleura a Bari, una delle aree a “rischio” », conclude il prof. Pinto «saranno coinvolti, oltre agli oncologi e agli epidemiologi, medici del lavoro, patologi, chirurghi, radiologi, radioterapisti, palliativisti, psicologi e le associazioni dei pazienti. È fondamentale sensibilizzare le istituzioni e i cittadini sulla gravità e l’impatto della malattia».

Cancro e maternità
La possibilità di diventare madri dopo il cancro è un diritto ancora negato in Italia. Ogni anno circa 1.500 donne con tumore chiedono ai medici di preservare la fertilità ma i farmaci anti-sterilità sono a totale carico delle pazienti, perché non rientrano tra quelli prescrivibili, nonostante numerosi studi scientifici abbiano dimostrato la loro efficacia. È necessario un intervento normativo urgente, come evidenziato dalle associazioni dei pazienti (FAVO, ANDO, AIMaC, Salute Donna). L’appello è contenuto nel documento inviato al Ministero della Salute e alla Conferenza Stato-Regioni e presentato al Convegno: “Prevenire la sterilità e conservare la fertilità nelle donne malate di cancro”.
«Ogni anno 5.000 donne nel nostro Paese devono confrontarsi con un tumore quando ancora potrebbero diventare madre», puntualizza Elisabetta Iannelli, segretario FAVO. « Quali sono le risposte del Sistema Sanitario Nazionale? Ancora insufficienti. Il costo dei farmaci è a completo carico delle pazienti e manca un osservatorio nazionale. Il cancro del seno e i linfomi sono le neoplasie più frequenti nelle under 40, sono trattati con chemioterapia potenzialmente tossica per la funzione ovarica». Tra le 3000 giovani donne italiane a rischio di infertilità a causa della malattia, circa la metà è interessata a preservare la propria fertilità, sottolineano Lucia Del Mastro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), e Fedro Peccatori, direttore Unità di Fertilità e Procreazione dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO). Le tecniche consolidate per prevenire l’infertilità da chemio sono la raccolta di ovociti prima dei trattamenti e la loro crioconservazione e l’utilizzo di farmaci (analoghi LHRH) che proteggono le ovaie durante i trattamenti. Queste tecniche possono entrambe essere applicate alla stessa paziente e hanno un tasso di successo elevato, con possibilità di gravidanza dopo la guarigione tra il 30% e il 50%. Il costo complessivo per il trattamento farmacologico con LHRH è stimato in 77.000 euro/anno per il Ssn. Se tutte le pazienti candidate alla preservazione della fertilità si sottoponessero alla crioconservazione, la spesa totale ammonterebbe a circa 1.500.000 euro.

Tumori, al gemelli di roma un “naso” elettronico per scovarli
Si tratta di una tecnica rivoluzionaria per scovare i tumori alla prostata e alla vescica. Questo è quanto potrebbe diventare il “naso” elettronico a disposizione presso il Policlinico Gemelli di Roma che potrebbe rappresentare una seria svolta nei riguardi della diagnosi della malattia evitando esami invasivi e costosi. Lo strumento, unico in Italia, è in fase di sperimentazione per constatarne la sua efficacia anche se i medici sono ottimisti sulla possibilità di utilizzare il naso elettronico a fini diagnostici con efficacia. A parlarne è il direttore della clinica ospedaliera Pierfrancesco Bassi: «Al giorno d’oggi nasi elettronici sono in sperimentazione in diversi campi, per esempio per il tumore ai polmoni attraverso il respiro», chiarisce l’esperto, «mentre noi urologi possiamo contare sull’urina, un campione facile da raccogliere e analizzare. Ma i tumori che prevediamo di trovare sono quello della vescica, il più costoso per il Sistema sanitario nazionale, e quello alla prostata. Entrambi sono a diretto contatto con l’urina e rilasciano nel liquido molecole che si possono “annusare” ». Dunque il dispositivo permetterebbe di captare la malattia attraverso l’odore e a tal proposito il test verrà effettuato su cento pazienti con il tumore al fine di verificare l’efficacia dello strumento. «L’idea di utilizzare gli odori per le diagnosi non è nuova – interviene ancora il dott. Bassi. «Si pensi al fatto che alcune infezioni danno cattivo odore. Già in epoca vittoriana ai medici inglesi veniva insegnato a usare tutti i sensi e, più recentemente, si è scoperto che i cani, soprattutto i labrador, sono in grado di distinguere i tumori con l’olfatto. Questi animali dispongono di 200 milioni di recettori mentre l’uomo ne ha solo 5 milioni». Una tecnica diagnostica che potrebbe rappresentare una svolta nel campo delle neoplasie, soprattutto per il suo basso costo di manutenzione e il suo non essere invasivo.

Cancro al seno scoperta proteina che predice se la terapia funziona o meno
Dalla presenza di una proteina si può sapere in anticipo se la paziente risponderà o meno alla chemioterapia e anche se svilupperà metastasi: si chiama Taz, ed è un’oncoproteina utilizzabile come biomarcatore per il tumore al seno. A dimostrarlo è uno studio dell’Istituto Regina Elena di Roma (Ire), finanziato dall’Airc (Associazione italiana ricerca contro il cancro) e pubblicato sulla rivista Oncotarget. «In un precedente lavoro» chiarisce Marcello Maugeri, uno dei ricercatori «avevamo scoperto che Taz rendeva le cellule tumorali più cattive, in quanto agisce sulle staminali tumorali proteggendole dalla chemioterapia». In questo nuovo lavoro i ricercatori hanno studiato il legame tra la presenza di Taz e il tipo di risposta alla terapia pre-operatoria che si fa nelle pazienti con tumore al seno HER2-positivo. «Si tratta di un tipo di cancro del seno» continua Maugeri «presente in un caso su 5. Chi ha una maggiore espressione della proteina HER2 è colpita da un tumore più biologicamente aggressivo».
I risultati della ricerca hanno rilevato una buona risposta al trattamento con chemioterapia e trastuzumab e la scomparsa del tumore solo se vi è una bassa espressione di Taz, cosa che avviene nel 50% delle pazienti, mentre livelli elevati di Taz sono collegati ad una mancata risposta al trattamento. «ll prossimo passo», prosegue lo studioso, «sarà condurre uno studio sulle pazienti per validare questo nuovo marcatore e farlo entrare nella pratica clinica nelle donne con tumore della mammella HER2 positivo, in modo da effettuare una terapia preoperatoria solo nelle pazienti che ne possano beneficiare realmente».
«Clinicamente», aggiunge il prof. Ruggero De Maria, direttore scientifico dell’Ire, «è fondamentale riuscire a predire una buona risposta al trattamento che deve essere in grado di far scomparire la lesione tumorale per permettere alla chirurgia di essere più efficace e meno invasiva». Per questo l’Ire vuole condurre uno studio più ampio, arruolando un centinaio di pazienti in collaborazione con altri centri laziali.

Indirizzi utili
POLICLINICO UNIVERSITARIO “A. GEMELLI”
E COMPLESSO INTEGRATO COLUMBUS C.I.C.
Largo Agostino Gemelli 8 - 00168 Roma
Prenotazioni/informazioni: 06.35510330-2
Centralino: 06 30151
www.policlinicogemelli.it

Ginecologia oncologica
Prof. Giovanni Scambia Tel. 06.30151

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