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Lo smog uccide 3,7 milioni di persone all’anno con tumori, infarti ed ictus
Vera Lanza, N. 3 marzo 2015
Tumori, infarti e ictus, i mali più comuni del nostro secolo. A provocarli, in gran parte dei casi è l’inquinamento atmosferico, che proprio per questo, l’anno scorso, l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) hanno incluso per la prima volta nel “gruppo 1”, quello degli agenti cancerogeni più pericolosi per l’uomo. L’aria che respiriamo, dunque, può essere pericolosa come il fumo di sigarette o addirittura l’amianto. L’Oms ha inserito gli inquinanti atmosferici – ad esempio le emissioni delle auto, delle industrie, delle centrali elettriche, dell’agricoltura o degli impianti di riscaldamento delle case – tra le principali cause ambientali di cancro, in particolare a polmoni e vescica. L’Oms le ha classificate nella stessa categoria di altri agenti esterni, come il benzene o il plutonio, il cosiddetto gruppo 1 degli agenti cancerogeni più pericolosi per l’uomo. Parlano chiaro i dati presentati recentemente a Milano durante il convegno “I costi dell’inquinamento atmosferico: un problema dimenticato”, e richiedono un intervento deciso per combattere l’inquinamento e in particolare le polveri sottili: in un anno muoiono nel mondo 3,7 milioni di persone a causa dell’aria che respirano. Un numero impressionante ma non sorprendente, secondo gli esperti, visto che gli studi scientifici non lasciano dubbi: in quanto sono proprio questi inquinanti, le polveri sottili e in generale i contaminanti presenti nell’atmosfera che provocano ictus, infarti, tumori, asma, polmoniti, allergie e molte altre patologie. Il danno, oltre che sulla salute, è anche economico. Le morti per inquinamento sono aumentate del 7% in 5 anni nei Paesi Ocse, e il costo legato a questi decessi ha raggiunto 780 miliardi di euro nel solo 2010. Questi e altri dati sono stati resi noti durante il convegno sull’inquinamento atmosferico, organizzato da Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano, IEFE (Center for Research on Energy and Environmental Economics and Policy) – Università Bocconi, Associazione Peripato, e Alt (Associazione per la lotta alla trombosi e alle malattie cardiovascolari). Gli esperti si sono confrontati in Bocconi per approfondire il legame tra salute e inquinamento, capire l’impatto economico delle polveri sottili sulla salute e per proporre delle strategie condivise con cui abbattere il livello di inquinanti. «Secondo il rapporto globale 2014 dell’Organizzazione mondiale della sanità – spiega Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico del Policlinico – l’inquinamento ambientale è anche responsabile di almeno 600mila morti premature, e incide sui costi per la salute fino a 940 miliardi di euro. Le direttive europee fissano come soglia limite per il PM 2,5, che sono polveri sottili capaci di arrivare fino in profondità nei polmoni, 25 microgrammi per millimetro cubo d’aria: ma le linee guida dell’Oms fissano un limite molto più basso, a 10 microgrammi». L’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente (Epa) raccomanda un limite di 12 microgrammi: una soglia molto più simile a quella dell’Oms piuttosto che a quella europea, e che conferma “l’inadeguatezza dei limiti fissati per l’Europa”. Lo stesso vale per il PM 10, che colpisce le vie aeree superiori: in Europa la soglia tollerabile è 40 microgrammi, per l’Oms deve essere la metà. «Se guardiamo le soglie europee, il 31% della popolazione è esposta ai pericoli del PM 2,5; ma seguendo la soglia dell’Oms, la popolazione esposta è pari al 96% ». Analogamente, per il PM 10 il pericolo riguarda il 33% secondo la soglia europea, ma l’ 88% secondo i parametri Oms. «Per questo – aggiunge Mannucci – l’Europa dovrebbe abbassare i suoi attuali limiti, fermi da diversi anni. Tra l’altro la Commissione Europea ha stimato che basterebbe spendere 3,3 miliardi di euro nel mitigare l’inquinamento dell’aria perchè questo si traduca in un risparmio annuale di almeno 40 miliardi, sia sociale che sanitario. Non fare nulla costa più che fare: alle famiglie, ai governi locali e centrali – avverte Lidia Rota Vender, presidente dell’Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari onlus (ALT) – ogni anno l’Europa spende 196 miliardi di euro per infarto, ictus cerebrale, embolia, trombosi venose e arteriose: il 54% per i costi diretti, legati alla cura di queste malattie, ai ricoveri in ospedale, agli esami e ai farmaci. Il rimanente 46% per i costi indiretti, legati alla mancata produttività e alle spese sostenute dalle famiglie per l’assistenza ai malati colpiti da malattie che, quando non uccidono, lasciano una gravissima invalidità, spesso permanente e troppo spesso prematura. Inoltre, ogni aumento di 10 punti percentuali dei casi di infarto e ictus causa all’Italia un rallentamento della crescita economica valutabile intorno allo 0,5%. E le previsioni per il 2020 sono catastrofiche e vanno ben oltre il 1 0% in termini di aumento dei casi di ictus e infarto». Secondo Sergio Harari, direttore dell’Unità Operativa di Pneumologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano e presidente dell’Associazione Peripato, «importanti ricerche scientifiche, come gli studi Escape, hanno provato che l’inquinamento causa il cancro al polmone e aumenta il rischio di quello alla vescica, aumenta la mortalità per scompenso cardiaco, riduce il peso alla nascita dei neonati. Sulla base proprio di questi dati, l’Oms e l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro hanno incluso per la prima volta l’inquinamento dell’aria, e soprattutto il particolato sottile, nel gruppo 1 delle condizioni carcinogeniche, il più pericoloso».
La crisi economica «non può essere una scusa per rinviare interventi che non sono stati attuati neanche quando la situazione finanziaria era ben diversa. Le politiche dell’aria hanno un costo, ma fanno risparmiare molto in costi socio-sanitari: un recente studio italiano ha dimostrato come a Roma una riduzione di soli 5 ?g/m3 di PM 2,5 comporterebbe un risparmio di circa un milione di euro e salverebbe circa 600 vite umane. I cittadini hanno diritto ad un ambiente sano e salubre – conclude Harari – perciò è importante che si mettano in atto tutte le misure utili per contenere al più presto l’inquinamento atmosferico, per il bene della nostra salute ma anche dell’economia».
Autismo, scoperto il legame con l’esposizione materna allo smog
Le donne esposte ad alti livelli di polveri sottili durante la gravidanza, in particolare durante il terzo trimestre, hanno più probabilità di avere un bambino affetto da autismo rispetto alle madri che vivono in aree con meno smog. Almeno questo è quanto emerso da uno studio dell’Harvard School of Public Health, pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives. «I nostri dati supportano ulteriormente l’ipotesi che l’esposizione materna all’inquinamento atmosferico contribuisce al rischio di disturbi dello spettro autistico», ha detto Marc Weisskopf, autore della ricerca. Studi precedenti hanno suggerito che, oltre alla genetica, l’esposizione ai contaminanti ambientali presenti nell’aria, in particolare durante la gravidanza e i primi anni di vita, può influenzare il rischio di autismo. Questo studio si è concentrato in particolare sul periodo della gravidanza. I ricercatori hanno coinvolto nello studio oltre 117mila donne e i loro bambini, ed è stata analizzato il livello di esposizione al PM2.5. Ebbene, i livelli di esposizione al particolato durante la gravidanza, non prima o dopo, sono risultati significativamente associati con l’autismo. In particolare, durante la gravidanza, il terzo trimestre è risultato il periodo più critico. «Le evidenze sul ruolo dell’esposizione materna all’inquinamento atmosferico sul rischio di sviluppare disturbi dello spettro autistico è sempre molto forte», ha detto Weisskopf, che ha concluso «questo non solo ci da’ informazioni importanti, mentre continuiamo a perseguire le origini dei disturbi dello spettro autistico, ma apre la porta a pensare a possibili misure preventive».
OMS
Per l’Oms, lo smog è tra le cause che provocano il cancro L’inquinamento atmosferico è una delle principali cause di tumore. Lo rileva il Centro internazionale di ricerca sul cancro, un’agenzia specializzata dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’aria che respiriamo è contaminata da un insieme di sostanze che provoca il cancro. L’inquinamento dell’aria non riveste solo un grande rischio per la salute in generale, ma anche una delle principali cause ambientali delle morti per cancro. L’esposizione all’inquinamento provoca non solo il cancro ai polmoni ma aumenta anche il rischio di tumore alla vescica, spiega l’agenzia specializzata dell’Oms. Secondo i dati del Centro internazionale sul cancro, in un anno sono 223.000 le persone che sono morte di cancro ai polmoni per l’inquinamento atmosferico. Più della metà sono in Cina e in altri paesi asiatici. Che l’inquinamento facesse male ai polmoni lo davamo per scontato un po’ tutti, ma adesso ci sono studi che dimostrano che esiste una stretta relazione tra “pollution” e il rischio di tumore ai polmoni. In particolare, è emerso che per ogni incremento di 10 microgrammi di PM 10 per metro cubo presenti nell’aria aumenta il rischio di tumore al polmone di circa il 22%. Tale percentuale sale al 51% per una particolare tipologia di tumore, l’adenocarcinoma. Questo è l’unico tumore che si sviluppa in un significativo numero di non fumatori lasciando quindi più spazio a cause non legate al fumo da sigaretta di espletare il loro effetto cancerogeno.
Pechino promette aria pulita dal 2022
Quando si pensa a Pechino, spesso l’immagine che viene alla mente è quella di una città avvolta da una nube di smog. Ma la svolta potrebbe essere vicina. Pechino promette aria pulita a partire dal 2022, la data entro cui si dovrebbero tenere i Giochi Olimpici invernali, nel caso in cui la capitale cinese vincesse la sfida a distanza con la kazaka Almaty, l’unica altra città in concorso. Per sconfiggere lo smog che aleggia, soprattutto d’inverno, sopra la capitale cinese, Pechino sta mettendo a punto due piani di riduzione delle emissioni inquinanti, uno per il 2017 e l’altro per il 2022. I due piani si sommano quello diventato effettivo lo scorso anno, l’Atmosferic Pollution Prevention Action Plan lanciato dopo l’ondata di smog di inizio 2013 per pulire l’aria e ridurre i livelli di PM 2.5.
La lotta alle emissioni assume una nuova importanza con l’avvicinarsi dell’evento. «Assicureremo la migliore aria per le gare degli atleti» ha assicurato Wang Hui, direttore del comparto media del comitato per Pechino 2022. «Pechino mobiliterà tutte le sue risorse nelle maggiori province e distretti per pulire l’aria» ha poi continuato il funzionario. Il livello di polveri sottili nell’aria della capitale cinese è particolarmente alto d’inverno quando sono attivi i riscaldamenti a carbone della capitale. Lo scorso mese di ottobre il livello di PM 2.5 si è attestato più volte al di sopra della soglia di sicurezza stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: durante una maratona internazionale che si è tenuta a Pechino, molti corridori sono stati ripresi dai fotografi con indosso la mascherina anti-smog. In quell’occasione, la municipalità della capitale aveva anche emesso un avviso di avvertimento per gli atleti a causa delle cattive condizioni dell’aria.
Nonostante il consumo di carbone sia in calo, quest’anno, per la prima volta dall’inizio del Ventunesimo Secolo, le emissioni di CO2 rappresentano uno dei maggiori rischi all’ambiente e alla salute dei cittadini cinesi, soprattutto nel nord e nel nord-est del Paese. Il vice premier esecutivo cinese, Zhang Gaoli, ha definito la lotta all’inquinamento come “la priorità delle priorità” per la Cina.
Sbarca in Usa il rilevatore italiano dell’aria
È approdato sul mercato americano un nuovo sensore italiano, chiamato “Aria”, per la rilevazione del gas Radon e degli inquinanti indoor. Questa nuova apparecchiatura è stata messa a punto dalla start-up RSens, uno spin off dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e dell’Università dei Trento. Aria è in grado di monitorare ciò che si respira nei luoghi di lavoro, in casa ed all’interno di qualsiasi ambiente domestico. Il dispositivo, non è solo in grado di misurare costantemente l’aria, ma fornisce anche in remoto da smartphone e tablet, risultati immediati memorizzandone gli andamenti storici. «Dopo anni di ricerca e sviluppo – ha detto Luigi Rovati del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” – a una tecnologia innovativa pensata per un uso professionale (attualmente sfruttata dallo strumento di misura RStone) è stata adeguata per essere applicata in un dispositivo per uso domestico. Questo consentirà a tutti di poter verificare personalmente la salubrità dei propri ambienti».
Ricerca shock, 2 tumori su 3 sono dovuti a “pura sfortuna”
Fa riflettere la ricerca pubblicata su Science, dallo scienziato Bert Vogelstein, secondo la quale due terzi dei tumori sono dovuti a mutazioni legate al puro caso piuttosto che a stili di vita sbagliati come il fumo, l’alcol, la sedentarietà, e via così. Solo un terzo è legato a fattori ambientali o predisposizioni ereditarie. In sintesi il 66% dei tumori è pura sfortuna, o meglio sembrano apparentemente incomprensibili perché si verificano in assenza di comportamenti a rischio. Ma è chiaro che gli stili di vita sbagliati continuano ad aumentare il rischio di ammalarsi: il fumo, da solo, resta il responsabile del 20% dei casi di cancro in tutto il mondo. Lo stesso vale per l’eccessiva esposizione al sole, bere troppo alcol o essere sovrappeso. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato 31 differenti tumori. Tramite l’utilizzo di alcuni modelli matematici, solo 9 dei tumori sono risultati essere collegati agli stile di vita o a difetti genetici. I restanti 22 erano «principalmente collegati alla sfortuna», hanno spiegato. In particolare, gli studiosi hanno contato le mutazioni casuali che possono avvenire durante una divisione cellulare. Ebbene, dai risultati è emerso che il rischio di sviluppare un tumore è tanto più alto quanto maggiore è il numero delle divisioni cellulari. Alla luce di questi dati, che in pratica mettono in totale discussione la possibilità di prevenire alcuni tumori, i ricercatori invitano a concentrarsi sulla ricerca che ha come obiettivo quello di migliorare le diagnosi. «Se i due terzi di incidenza del cancro tra i tessuti – ha spiegato Cristian Tomasetti, uno degli autori dello studio – si spiega con casuali mutazioni del Dna che si verificano quando le cellule staminali si dividono, cambiare il nostro stile di vita e le nostre abitudini sarà un grande aiuto nel prevenire alcuni tipi di cancro, ma potrebbe non essere efficace per altri tipi di tumore. Dobbiamo concentrare più risorse sulla ricerca di modi per individuare questi tumori in anticipo, cioè nelle fasi in cui sono curabili».
Sia ben chiaro che lo studio pubblicato su Science non è un invito a trascurare stili di vita sani. Bensì si deve leggere come un’esortazione a continuare a investire nella prevenzione, ma anche nella ricerca di metodi più innovativi di screening.
News dal mondo: in Australia proibiti i lettini abbronzanti per rischio melanoma
Dopo il Brasile, l’Australia, uno degli Stati che registra il maggior caso di tumori della pelle, ha deciso di proibire i lettini abbronzanti. Il divieto entrato in vigore il 1* gennaio 2015 è stato adottato nel Nuovo Galles del Sud, Victoria, Australia Meridionale, Tasmania e Queensland così come nel distretto di Canberra, la capitale.
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