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Novità nel campo della Cardio-Oncologia
Cristina Mazzantini, N. 3 marzo 2015
L’aspirina potrà essere un farmaco per il cancro? Sembrerebbe di si a confermarlo uno studio dei medici di famiglia italiani. Finora l’acido acetilsalicilico è stato uno dei principi attivi più utilizzati nella storia della medicina da più di un secolo è impiegato come antinfiammatorio, antidolorifico e antipiretico. Dagli anni’70, poi, l’attenzione della comunità medica si è concentrata sugli effetti d’inibizione dell’aggregazione piastrinica ed i conseguenti vantaggi in termini di prevenzione cardiovascolare con regimi terapeutici a basso dosaggio (75/100 mg al dì). Il medesimo farmaco utilizzato da sempre nella prevenzione cardiovascolare, sta dimostrando un’efficacia, ipotizzata già alcuni anni fa ma che ora trova conferme crescenti, anche nel campo della prevenzione dei tumori, soprattutto quelli del tratto gastrointestinale (cancro del colon retto, dell’esofago e dello stomaco) ma non solo.
I dati a supporto di questa tesi sono frutto di analisi retrospettive condotte su studi dedicati alle patologie cardiovascolari, nei quali i pazienti assumevano il farmaco a lungo termine. «Dalla revisione della letteratura internazionale si è visto che l’effetto preventivo sulle patologie oncologiche, in particolare colon retto, si ottiene con l’assunzione giornaliera di aspirina a basso dosaggio per un periodo prolungato», dichiara il dottor Claudio Cricelli presidente della Società Italiana di Medicina Generale( SIMG ) «Dopo i primi 5 anni di esposizione continuativa si è osservata una riduzione dell’incidenza e della mortalità per cancro intorno al 20%, con significativi benefici in particolare nel cancro del colon retto. Una ricerca della Oxford University su oltre 25000 persone pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet ha dimostrato la riduzione del 40% del tumore del colon retto, del 30% del tumore dei polmoni, del 10% del tumore della prostata e del 60% del tumore dell’esofago», chiarisce ancora il dottor Cricelli. «Altro dato molto interessante riguarda il possibile beneficio in termini di riduzione della frequenza delle metastasi» Perché l’aspirina a basso dosaggio possa avere un’indicazione specifica per la prevenzione oncologica, come sottolineano gli esperti, è necessario avere conferme da studi clinici mirati che possano dire con certezza quali tumori, in quali soggetti, a quali dosaggi e per quanto tempo sia necessario somministrare il farmaco per avere effetti di protezione oncologica. Valutazioni preliminari sui dati presenti negli archivi dei medici di medicina generale sono state presentate a fine novembre al 31° Congresso Nazionale SIMG di Firenze e sembrano confermare questa tesi. «La necessità di definire studi ad hoc su ampie popolazioni di pazienti è partita anche dall’interpretazione dei dati attualmente disponibili», sostiene ancora il presidente della SIMG. «Per quanto ci riguarda, la nostra società scientifica ha una banca dati chiamata Health Search, cui afferiscono 900 medici di medicina generale e i dati relativi a poco più di 1 milione di pazienti. L’analisi retrospettiva di questa ampia mole di dati sta confermando le evidenze positive dell’impiego di aspirina anche nella prevenzione oncologica».
Un’altra novità presentata a Firenze è stata la richiesta di AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) di selezionare 2000 medici di medicina generale che potrebbero prescrivere terapie finora riservate agli specialisti con la definizione del Piano terapeutico. Questo significa che sarà facilitata l’accesso alle terapie innovative da parte dei pazienti. Per questo problema SIMG ha predisposto una scuola di formazione che si occuperà non solo degli aspetti tecnici (farmaco dinamica, farmaco-cinetica, indicazioni cliniche, eventi avversi dei farmaci) ma anche della selezione accurata del paziente eleggibile per questa terapia e dell’osservazione attenta degli effetti della terapia stessa. La richiesta si adegua alla direttiva 536/14 dell’EMEA (Agenzia Europea del Farmaco) in tema di ricerca e sperimentazione clinica che permetterà ai medici di medicina generale di accedere più facilmente a progetti di valutazione degli esiti dei farmaci. La direttiva ha anche l’obiettivo di semplificare le procedure amministrative, ridurre i tempi per la realizzazione delle sperimentazioni, con significativa ricaduta sui costi. È stato stimato che saranno risparmiati circa 800 milioni di euro grazie alla semplificazione.
Nuovi programmi di cardio-oncologia per i trattamenti per il cancro al seno
Il cuore è a rischio quando combatte contro il cancro al seno per gli effetti secondari tossici dei trattamenti comuni gradisca la radioterapia e della chemioterapia. Secondo l’età e altri fattori, fino a 30% dei pazienti che ricevono la terapia di chemio o la radioterapia possono sviluppare il danno del cuore relativo al trattamento. Per evitare ciò ad Orlando si è sviluppato un nuovo Programma di Cardio-Oncologia. Di che si tratta? Un gruppo pluridisciplinare compreso di cardiologi, oncologi, professionisti avanzati dell’infermiere ed altri clinici, lavorano insieme per proteggere l’organo. In che modo? I clinici valutano i pazienti prima della ricezione del trattamento per una valutazione del riferimento dei loro cuori. I cardiologi individuano i cambiamenti mentre riflettono i pazienti attraverso il corso dei trattamenti del cancro. Provando prima durante e dopo che i trattamenti del cancro possono comprendere gli ecocardiogrammi, le analisi del sangue ed altri sistemi diagnostici per mostrare gli indicatori e le indicazioni che una persona ha danno del cuore, o siano ad ad alto rischio per sviluppare i problemi del cuore. Se il danno del cuore è individuato, o i fattori di rischio sono risoluti, i cardiologi e gli oncologi lavorano insieme per regolare i trattamenti del cancro, o prescrivono i farmaci del cuore. I cambiamenti possono impedire il danno del cuore, il danno inverso, o l’arresto di guida il danno peggiorare. I problemi che derivano dai trattamenti del cancro comprendono la cardiomiopatia, una malattia che indebolisce e ingrandice il muscolo di cuore. Altre circostanze cardiache potenziali comprendono l’attacco di cuore, i problemi arteriosi della valvola e il danneggiamento della membrana del cuore. Ci sono progetti per il futuro per ampliare il programma per aiutare i pazienti con altri tumori.
Aspirina e metastasi
Un’aspirina al giorno può servire a prevenire i tumori. La scoperta è stata confermata da tre diversi studi, pubblicati su The Lancet e The Lancet Oncology. Pare che, oltre alla prevenzione dell’insorgenza del tumore, l’aspirina possa prevenirne anche la diffusione, riducendo il rischio di metastasi. Gli studi sono stati coordinati tutti da Peter Rothwell, che si è dichiarato convinto dell’efficacia dell’aspirina come trattamento antitumorale aggiuntivo.
Una prima ricerca ha esaminato i dati di 51 studi clinici randomizzati che hanno confrontato l’assunzione di un’aspirina al giorno rispetto alla non assunzione per la prevenzione degli eventi vascolari su un totale di 77.549 persone. L’aspirina ha ridotto il rischio di mortalità legata al cancro del 15% per chi ha assunto il farmaco per meno di 5 anni, del 37% per chi l’ha assunta per 5 anni o più. Un secondo studio ha valutato l’effetto dell’aspirina sul rischio di metastasi a distanza, analizzando cinque ampi studi randomizzati condotti nel Regno Unito. Dopo un follow-up medio di 6,5 anni l’uso di aspirina ha ridotto il rischio di cancro con metastasi a distanza del 36%, il rischio di adenocarcinoma del 46% e il rischio di altri tumori solidi del 18%. Nel terzo studio, pubblicato su Lancet Oncology, gli autori hanno effettuato un confronto sistematico delle evidenze fornite da studi osservazionali e da studi randomizzati pubblicati tra il 1950 e il 2011, valutando l’effetto del consumo regolare di aspirina sull’incidenza a lungo termine di cancro e di metastasi a distanza. Gli studi osservazionali hanno mostrato una riduzione del 38% del rischio al colon, un risultato in buon accordo con la riduzione del 42% del rischio di mortalità a 20 anni per questo tumore mostrata dagli studi controllati e randomizzati. Si sono anche osservate riduzioni analogamente consistenti del rischio di tumore all’esofago, allo stomaco, alle vie biliari e al seno, con un buon accordo tra studi osservazionali e randomizzati e con un effetto maggiore sui tumori gastrointestinali (riduzione del 38% negli studi osservazionali e del 46% in quelli randomizzati). L’assunzione regolare di aspirina si è associata anche a una riduzione del 31% dei tumori con metastasi a distanza negli studi osservazionali, un risultato ancora una volta coerente con quello degli studi randomizzati. I risultati di questi tre studi hanno portato gli autori a concludere che l’uso regolare di aspirina sia in grado di ridurre il rischio a lungo termine di svariati tumori, e anche quello di metastasi a distanza.
L’aspirina riduce del 50% l’incidenza del tumore
Ridurre l’incidenza e la mortalità per una serie di tumori con una banale dose di aspirina ogni giorno: un nuovo studio rivela come dosi basse di acido acetilsalicilico – tra i 75 ed 325 mg quotidiani – possono diminuire la formazione di tumori dell’apparato digerente sino al 35% ed il relativo tasso di decessi sino al 50%. Pubblicata sulla rivista specializzata “Annals of Oncology”, l’indagine condotta in Gran Bretagna ha osservato che 10 anni di uso continuato di aspirina riducono l’incidenza dei tumori del colon del 35%, e dell’esofago e stomaco del 30%. La mortalità è risultata diminuita rispetto alla media, tra i consumatori di aspirina, del 40% per il cancro del colon, del 50% per quello dell’esofago e del 35% per il tumore dello stomaco. Il rapporto precisa che è stata osservata qualche riduzione anche nella comparsa di tumori del seno, della prostata, dei polmoni, ma il legame con l’aspirina è risultato più debole. Secondo gli scienziati del Centro per la prevenzione del cancro alla “Queen Mary University” di Londra che hanno condotto la ricerca, “l’uso profilattico di aspirina per un minimo di 5 anni a dosi tra i 75 ed i 325 mg quotidiani appare produrre un risultato positivo in termini di prevenzione dei tumori. Un uso prolungato con tutta probabilità avrà ancora più benefici”. Anche i rischi di infarto in concomitanza all’uso del medicinale sono risultati ridotti del 18%. Secondo il rapporto, per vedere un qualche risultato benefico dall’aspirina ci vogliono comunque almeno tre anni di uso. Gli autori hanno osservato un lieve aumento dei rischi di emorragie legato all’aspirina, passati da una incidenza media del 2.2% a 3.6%. Jack Cuzick, autore principale dello studio, dichiara: «Assumere aspirina ogni giorno appare essere uno degli strumenti più efficaci per prevenire i tumori dopo lo smettere di fumare e il ridurre l’obesità». E confessa: «Io stesso la prendo». Il rapporto rileva che ci vorranno indagini ulteriori per stabilire l’esatto dosaggio e durata dei trattamenti a base di acido acetilsalicilico.
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