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Per i tumori virus-correlati ad Aviano anche Robert Gallo
Paola Sarno, N. 4 aprile 2015
I tumori indotti da agenti infettivi rappresentano circa il 18% di tutte le neoplasie umane e, nella gran parte dei casi, le malattie tumorali sono virus-associate: per il 12%, infatti, si devono a diversi agenti virali fra i quali il Papilloma virus umano (HPV), i virus dell’epatite B e C (HBV ed HCV), quello di Epstein-Barr (EBV), l’Herpes virus umano 8 (HHV8), responsabile del sarcoma di Kaposi, e il Virus T-linfotropico dell’uomo (HTLV-I), che può causare alcune forme leucemiche. Il 5,6% di tutti i tumori è ascrivibile all’Helicobacter Pylori ed un’altra piccola quota alla Chlamidia e ad altri parassiti. Per quanto riguarda il virus da immunodeficienza umana (HIV) – sebbene nei Paesi industrializzati la diffusione della terapia antiretrovirale ad elevata efficacia (CART) abbia ridotto in modo significativo sin dal 1996-97 le tragiche conseguenze della sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), trasformandola in una patologia cronica – i tumori dovuti all’AIDS, più o meno diagnosticati, rappresentano oggi una delle principali cause di morbidità e mortalità per le persone con un’infezione da HIV. L’immunodepressione e l’immunoattivazione da HIV innescano, infatti, una spirale distruttiva in cui l’abbassamento delle difese, dovuto al danno immunitario, aumenta l’aggressività biologica del virus amplificando il suo potenziale negativo, con un aumento del tasso di mortalità negli individui che ne sono colpiti. E, anche a gestione dei pazienti affetti da tumori virus-associati è molto complessa, in quanto richiede una stretta collaborazione multidisciplinare fra oncologi, infettivologi, ematologi, virologi, immunologi, patologi e anche ricercatori di base.
Il CRO, unico in Italia a studiare i tumori virus-correlati
Proprio per analizzare con rigore scientifico tutta la gamma delle problematiche emergenti correlate ai tumori dovuti ad agenti infettivi si è tenuta all’Int Irccs CRO di Aviano (Pn) la XII edizione dell’ “Emerging Translational and Clinical Features of Virus-driven Tumours”. Durante l’incontro internazionale sono state analizzate attentamente e discusse l’epidemiologia dei nuovi tumori, le strategie clinico-terapeutiche e gli sviluppi futuri della ricerca, per sensibilizzare al riguardo gli operatori sanitari intervenuti. Primo scopo: fare il punto della situazione sulle conoscenze sui tumori indotti da virus, aggiornare sul vaccino e sulle nuove strategie terapeutiche dell’infezione da HIV ed anche sui tumori insorti nei pazienti con immunodepressione post-trapianto d’organo solido che condividono con l’HIV lo stesso spettro neoplastico. Tanti i temi nuovi affrontati, fra i quali il ruolo della proteina della matrice di HIV p17 nella patogenesi dei linfomi associati ad HIV e, in particolare, alle forme associate ad EBV, la vaccinazione antiHPV e le nuove terapie anti-HCV. “Il CRO”, ha spiegato il direttore scientifico Paolo De Paoli, «L’Irccs italiano è stato il primo e finora l’unico interessatosi, fin dalla nascita, dei tumori associati adagenti infettivi ed ha contribuito in maniera significativa a definire criteri di diagnosi e modalità di terapia appropriate, migliorando sensibilmente la sopravvivenza dei pazienti. Da alcuni anni», ha detto De Paoli, «abbiamo esteso le valutazioni anche ai soggetti trapiantati che rappresentano un importante gruppo che richiede in prospettiva monitoraggio e studi accurati».
Più vicini a un vaccino efficace contro l’HIV?
Alla giornata di studio hanno partecipato scienziati ai massimi livelli mondiali, fra i quali Robert Gallo, Direttore dell’Institute of Human Virology (IHV) alla University of Maryland School of Medicine di Baltimora e primo al mondo a dimostrare tra il 1983 e il 1984 che la causa di una nuova malattia, l’Aids, doveva essere attribuita a un retrovirus (HIV), mettendo a punto un test decisivo per la diagnosi dell’infezione. Gallo ha tenuto al CRO una lectio magistralis sulla correlazione fra cancerogenesi virale ed epidemia da virus Ebola, e ha spiegato, inoltre, di avere identificato assieme ai suoi collaboratori dell’IHV, alcune nuove modalità per superare punti critici che consentirebbero di sviluppare un vaccino contro l’HIV più efficace di quelli sino a oggi disponibili, non sufficientemente protettivi. “La ricerca”, ha detto infatti Gallo, «non può basarsi sui percorsi tradizionali che ci hanno consentito di fare importanti scoperte perché questo non è un virus ma un retrovirus, le cui differenze rispetto al primo sono importanti». E, riportando di un suo incontro di una trentina di anni fa circa con lo scopritore del vaccino contro la poliomelite, Albert Sabin, il professore statunitense ha aggiunto che il collega si sbilanciò, spiegando che – a suo dire – un vaccino contro l’Aids non era fattibile. « Fino a oggi ha avuto ragione lui», ha commentato Gallo. Lo scienziato a proposito del rapporto tra virus e tumori, ha detto poi che, fino alla metà degli anni’80, era opinione condivisa dalla comunità scientifica che non vi fosse alcun rapporto di causa effetto tra le due cose. Tale credenza venne smentita dall’epidemiologia soltanto qualche anno dopo quando almeno il 20% delle neoplasie era già riconducibile ai virus.
Global Virus Network, per la lotta alle minacce pandemiche
Gallo ha anche parlato del GVN (Global Virus Network), la struttura di eccellenza a livello mondiale da lui fondata, focalizzandosi sulle pandemie per le quali esiste in questo momento una concreta minaccia di formazione di focolai: influenza, SARS (Sindrome Acuta Respiratoria Grave), MERS (Sindrome Respiratoria Mediorientale da Coronavirus), Ebola, Dengue, Norovirus, Chikungunya, HIV e diversi virus relativi alle encefaliti. Quanto a Ebola lo studioso Usa ha escluso che possa propagarsi anche in Europa, spiegando che il vaccino esiste e che la risoluzione del problema, nei Paesi Terzi, è solo di natura clinico–infrastrutturale oltreché, ovviamente, economica.
Stili di vita errati aumentano il rischio nelle persone con HIV
Anche Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica del CRO, ha ricordato come ad Aviano gli studi su virus e tumori associati siano partiti già una trentina di anni fa, benché quello responsabile dell’AIDS, nel corso di questi decenni, abbia mietuto migliaia di vittime anche al Centro avianese. Tirelli ha tuttavia spiegato che oggi, fortunatamente, è possibile controllare a lungo termine anche l’HIV grazie ai farmaci a disposizione. Quanto ai tumori-HIV associati, Tirelli ha evidenziato la possibilità di guarigione soprattutto da linfomi e sarcoma di Kaposi. «Purtroppo», ha aggiunto, «le persone con infezione da HIV, che vivono grazie all’HAART (Highly Active Antiretroviral Therapy), hanno dei fattori di rischio elevati per sviluppare tumori, in particolare perché fumano molto, alle volte abusano dell’alcool, non si sottopongono alla prevenzione e alla diagnosi precoce dei tumori ed inoltre albergano frequentemente virus come quelli dell’epatite B e C, dell’HPV ed altri, che sono notoriamente oncogeni. I pazienti con infezione HIV», ha ribadito Tirelli, «dovrebbero smettere di fumare ed attenersi alle linee guida per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori. In particolare i tumori correlati al fumo come quelli del polmone sono già in aumento e saranno sempre più presenti anche per l’invecchiamento della popolazione con infezione da HIV. Ad Aviano», ha detto ancora, «abbiamo scoperto alcuni farmaci molto efficaci nel sarcoma di Kaposi come la Vinorelbina, l’Irinotecan e il Taxolo che, in combinazione con l’HAART, sono in grado di dare delle risposte molto efficaci in questo tumore».
Ciò che ieri era incurabile oggi si può guarire
Alcuni tumori correlati all’HIV, insomma, sono passati dall’essere considerati all’inizio dell’epidemia come malattie per le quali non era neanche immaginabile una terapia che desse qualche beneficio a patologie sempre più trattabili e addirittura guaribili. Tirelli ha proseguito rammentando che al CRO anche altri virus, come quello dell’epatite B – per il quale esiste oggi un vaccino – e dell’epatite C sono stati oggetto di studi clinici e ricerche, insistendo nel sottolineare l’importanza del lavoro degli studiosi di Aviano. Lo scienziato ha anche evidenziato la possibilità «di procedere a trattamenti sempre più efficaci, compresi quelli relativi ai trapianti o ai tumori associati al Papilloma virus, per i quali esiste un vaccino assai efficace che impieghiamo nelle ragazze, ma che potrebbe essere esteso anche ai ragazzi al più presto». Tra i relatori intervenuti ad Aviano, anche Fernando Aiuti, professore emerito di Immunologia clinica e malattie infettive all’Università “La Sapienza” di Roma ed uno dei massimi esperti di malattie tumorali correlate alle immunodeficienze, e Giuseppe Ippolito, infettivologo e direttore Scientifico dell’Irccs “Spallanzani”, l’istituto della Capitale dove è stato curato Fabrizio Pulvirenti, il medico italiano di Emergency che aveva contratto l’Ebola in Sierra Leone.
Casa Mirabello accoglie i bimbi oncoematologici
Per offrire ospitalità alle famiglie disagiate dei bimbi in cura all’Oncoematologia pediatrica del Policlinico S.Matteo a Pavia è stata aperta Casa Mirabello. La struttura si trova in un edificio ristrutturato grazie all’Associazione Genitori e Amici del bambino Leucemico Onlus (AGAL), a Enel Cuore onlus, a tre Fondazioni (Banca del Monte Lombardia, Cariplo e Johnson & Johnson), a Ikea, all’8 per Mille della Chiesa Valdese, nonché alle lettrici di CasaFacile. La Casa, gestita da volontari che assistono gratis le famiglie, si snoda su una superficie di 500 mq, con 10 camere e 23 posti letto, una cucina attrezzata, una sala da pranzo, spazi comuni e un giardino. «Nel progettare la Casa abbiamo fatto il possibile affinché i nostri piccoli ospiti ed i loro genitori possano realmente sentirsi “a casa”, seppur “lontani dalla loro casa”, ha detto Piero Tana, responsabile di Casa Mirabello. E Marco Zecca, Direttore dell’Oncoematologia Pediatrica del S. Matteo, ha aggiunto che «il grande afflusso di pazienti da fuori regione e dall’estero ha reso necessario un notevole impegno logistico ed organizzativo da parte di AGAL, al fine di assicurare la possibilità di alloggio ai pazienti ed alle famiglie nei periodi di terapia». Tempi lunghi (da 6 mesi a un anno e più), che richiederebbero alle famiglie coinvolte notevoli risorse, non alla portata di tutti. Per questo motivo a Pavia AGAL opera da oltre 30 anni, fornendo anche attività ricreative ai bimbi e supporto psiconcologico ai genitori.
La stanchezza quando diventa una malattia
L’ultimo scritto di Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica al CRO di Aviano e autore di 550 pubblicazioni scientifiche, è “La fatica quando diventa una malattia” (Sbc Edizioni 2014, 14,00 € ), nel quale si affronta il tema della Sindrome da Fatica Cronica (CFS). La patologia, benché già descritta negli anni’90 e studiata anche in Italia per primo proprio da Tirelli, è ancora poco conosciuta anche dagli stessi medici. Si tratta, secondo la definizione del CDC di Atlanta (USA) di una fatica persistente che dura da almeno sei mesi, vera e propria spossatezza che non é alleviata dal riposo e si esacerba con piccoli sforzi, provocando una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali. La CFS, che solo in Italia si stima che colpisca dalle 200 alle 300mila persone, è debilitante a tal punto che può arrivare a modificare completamente la vita delle persone, costringendole ad affrontare spesso l’incomprensione dei sanitari e a volte anche degli affetti più cari. Il testo aiuta a capire chiaramente i sintomi della malattia, che comprendono disturbi della memoria e della concentrazione molto severi, faringite, dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari, dolori muscolari e delle articolazioni, cefalea e che non sono riconducibili ad altre malattie gravi (tumori, demenza, infezioni croniche, ipotiroidismo, disfunzioni dell’ipofisi, epatite B o C, depressione maggiore, schizofrenia, nonché obesità e abuso di alcol), inquadrandoli in un corretto percorso terapeutico. Le ricerche di Tirelli prendono in esame anche la cancer-related fatigue, in particolare nei pazienti guariti da linfoma e tumori della mammella.
Fumo, droghe e polveri alla base delle infezioni fungine che complicano le leucemie
Il fumo, l’abuso di droghe da inalazione come la cocaina e l’esposizione in ambiente di lavoro a polveri sono alcuni dei fattori di rischio che possono aggravare il quadro clinico di pazienti leucemici, in particolare quelli colpiti da leucemia mieloide acuta, compromettendo l’esito della chemioterapia. La scoperta è frutto di uno studio multicentrico, i cui risultati sono stati pubblicati su Haematologica, organo ufficiale della Società Europea di Ematologia, che ha coinvolto 1192 pazienti con diagnosi di leucemia mieloide acuta ricevuta presso 35 centri italiani. A coordinare il lavoro è stato Livio Pagano, dirigente medico dell’Università Cattolica – Policlinico “A. Gemelli” di Roma. Le infezioni fungine possono compromettere le cure contro la leucemia, poiché è necessario ritardarle per combattere innazitutto le infezioni, con conseguenze gravi sulla prognosi del paziente. Costituiscono, inoltre, un problema frequente in campo ematologico, nonché una voce di spesa non indifferente, poichè finora non vi era modo di sapere quali fossero i pazienti più a rischio, che necessitavano di farmaci antinfungini in via preventiva. Se le complicanze infettive, infatti, riguardano tutti i pazienti ematologici, colpiscono però soprattutto quelli che a causa del danno midollare vanno più frequentemente a un abbassamento delle difese immunitarie. I soggetti più a rischio sono quelli con leucemie acute, sopratutto mieloidi, e quelli con trapianto di midollo allogenico. Inoltre, la chemio che deve spazzare dal midollo le cellule leucemiche, distrugge anche le cellule sane insieme a quelle malate. E benché l’organismo reagisca tendendo a produrre nuove cellule sane, tra la somministrazione dei farmaci antiblastici e la ripopolazione cellulare passa un tempo in cui l’organismo è privo di neutrofili, che rappresentano la principale difesa contro le infezioni fungine. Inoltre, poiché accade spesso che i pazienti, per abitudini di vita o lavoro, siano a contatto o che addirittura il loro corpo sia colonizzato da funghi e poiché in presenza di leucemia i neutrofili sono scarsamente funzionanti, le persone affette sviluppano infezioni (sopratutto quella da aspergilli) ancora prima di cominciare la chemioterapia. Ciò ritarda ovviamente l’inizio della chemio con conseguenze spesso drammatiche. «Finora il tasso di mortalità per infezioni fungine è stato sempre elevatissimo per questo abbiamo focalizzato l’attenzione su questa complicanza», ha spiegato Pagano. Il fenomeno delle infezioni fungine in questi pazienti oncologici è piuttosto frequente, infatti in tutta la popolazione dei pazienti emopatici sottoposta alla chemioterapia circa il 4-5% dei pazienti può svilupparne una aspergillosi o candidemia (infezione sistemica da candida), ma si arriva quasi all’ 8% nei pazienti con leucemia mieloide acuta ed altrettanto nei trapianti allogenici. «Lo studio è importante anche in considerazione del fatto che i farmaci anti-fungini rappresentano, dopo i chemioterapici, la maggiore voce di spesa per i pazienti ematologici e spesso vengono somministrati empiricamente solo nel sospetto ma non nella certezza di una infezione, provata da referti microbiologici», ha aggiunto Pagano. A tali costi vanno aggiunti quelli finora sostenuti per la somministrazione profilattica indiscriminata a tutti gli ammalati di farmaci antifungini. Effettuare una selezione fra i diversi pazienti si tradurrebbe, quindi, anche in una riduzione considerevole della spesa sanitaria.
A Cremona è nata IART per formare i medici sui tumori rari
A Cremona è nata IART (Italian Association Rare Tumors), prima Associazione Italiana che ha come obiettivo principale la formazione dei medici nell’ambito dei tumori rari solidi dell’adulto. «La nostra associazione colma un vuoto di risorse e contenuti», ha spiegato il neopresidente Fernando Cirillo, «vista l’offerta ancora scarsa delle nostre università che, anche dopo le più recenti riforme, hanno per molti versi accantonato la didattica dedicata a questi tumori. Vogliamo quindi creare un’offerta formativa, didattica ed educazionale strutturata, organizzata e continua». La formazione e l’aggiornamento teorico-pratico promossi dall’Associazione saranno indirizzati soprattutto a medici, specialisti di settore, personale sanitario e studenti universitari. «Mancano i riferimenti per capire cosa siano queste malattie e sapere a chi rivolgersi. Anzi», ha specificato Cirillo, «ci sono ma non è così semplice trovarli. Internet infatti non sempre aiuta e troppo spesso la navigazione conduce a siti non certificati. Il medico di famiglia talvolta non è preparato su questi temi. Oppure il paziente ricorre al “fai da te”, che però implica il prezzo salato di lunghi tempi di attesa e di uno spreco di risorse». Ogni anno in Italia vengono diagnosticati oltre 70mila tumori rari, circa il 20% del totale delle neoplasie (365.500 nel 2014) e spesso si tratta di patologie difficili da individuare o perché asintomatiche o perché i sintomi vengono attribuiti a tumori più frequenti.
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