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L’amianto, inquinamento ambientale e i tumori

Cristina Mazzantini, N. 4 aprile 2015

L’Italia è al vertice della task force europea per la sorveglianza attiva dell’amianto, il killer silenzioso che miete circa 3.000 vittime ogni anno nel nostro Paese, 1.500 per mesotelioma. Ma serve più impegno per la bonifica dei siti contaminati. Ogni 12 mesi sono smaltite 380mila tonnellate di rifiuti di questo minerale. Sicuramente troppo poche, visto che, a questi ritmi, serviranno ancora 85 anni per completare la dismissione degli oltre 32 milioni di tonnellate di asbesto presenti nella Penisola. È necessario un impegno a cui le Istituzioni possono far fronte solo grazie a un patto da siglare con i clinici e con i media, come emerso dalla III Consensus Conference Italiana per il controllo del mesotelioma maligno della pleura, che si è recentemente tenuto a Bari. « È il cancro “marker” dell’esposizione all’amianto », hanno spiegato i presidenti del convegno, prof. Giorgio Scagliotti, Direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, e prof. Carmine Pinto, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Direttore dell’Unità Operativa di Oncologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. In quindici anni, fra il 1993 e il 2008, in Italia si sono registrati più di 15mila casi di questa neoplasia particolarmente aggressiva (IV Rapporto del Registro Nazionale dei Mesoteliomi, ReNaM). Purtroppo la percezione del rischio è ancora bassa. È fondamentale velocizzare i tempi della bonifica dei siti contaminati, che può essere eseguita solo da personale specializzato. Questo minerale è presente ancora in grandi quantità e in varie forme in stabilimenti ed edifici, pubblici e privati, in tutte le nostre Regioni. Deve inoltre essere migliorata la sorveglianza sulle persone più esposte, cioè gli ex lavoratori degli stabilimenti che producevano o trattavano amianto. Anche se il mesotelioma è stato inserito nell’elenco delle malattie professionali, vi sono ancora inconcepibili ritardi nel riconoscimento previdenziale. Vanno inoltre garantiti uguali diritti ai pazienti con mesoteliomi insorti dopo esposizioni ambientali ad amianto, ai familiari dei lavoratori e alla popolazione generale. In Italia dal 1992 è vietata ogni attività di estrazione, commercio, importazione, esportazione e produzione di amianto.
« Preoccupano le notizie recenti relative all’importazione di 1.040 tonnellate di asbesto nel biennio 2011-2012. Il materiale potrebbe essere stato impiegato nella produzione di vari manufatti. È necessario mantenere sempre alta l’attenzione. La tragica vicenda dell’esposizione professionale ed ambientale all’amianto in Italia, con la lunga scia di morti per tumore, ci ha permesso di sviluppare più esperienza e sensibilità su questo tema rispetto agli altri Paesi», hanno proseguito i proff. Scagliotti e Pinto. «Per questo guidiamo un network europeo per il controllo dei siti, per condividere dati epidemiologici, tecniche diagnostiche, studi clinici e politiche di sorveglianza sulle persone più a rischio ».

La Consensus Conference non è stata rivolta solo ai medici ma ha ospitato anche le associazioni delle vittime, rappresentanti delle Istituzioni (INAIL e Ministero della Salute), giornalisti e giuristi. Oltre 200 fra i maggiori esperti italiani della patologia si sono confrontati su epidemiologia, diagnosi, terapie, ricadute sociali e giudiziarie: dalla Consensus, che ha ricevuto il patrocinio dell’AIOM, scaturirà infatti un documento ufficiale, come già accaduto per le prime due edizioni (nel 2008 a Bologna e nel 2011 a Torino).
In Italia devono ancora essere bonificati 35.521 siti (1.957 i siti bonificati e 571 quelli parzialmente bonificati, dati Ministero dell’Ambiente aggiornati al 26 novembre 2014). Una delle aree più a rischio è rappresentata proprio da Bari, sede fino al 1985 dello stabilimento “Fibronit”, fabbrica di manufatti a base di materiali altamente cancerogeni, collocata fra tre popolosi quartieri del capoluogo pugliese. Si calcola che circa 360 persone, tra residenti e lavoratori, siano morte a causa delle fibre di amianto diffuse nell’ambiente in quella zona. La Corte di Cassazione nell’aprile 2012 ha confermato la condanna dell’ex amministratore delegato del cementificio “Fibronit” di Bari per non aver adottato le necessarie cautele per ridurre ed eliminare il rischio di dispersione delle polveri killer. Inoltre la Suprema Corte ha dichiarato il manager responsabile penalmente non solo per il decesso dei dipendenti ma anche per quello dei cittadini residenti vicino allo stabilimento. La Puglia è fortemente colpita dall’inquinamento ambientale. Come, va infatti ricordato il caso “Ilva” a Taranto. Nella Regione, in quindici anni (1993-2008), si sono registrate 814 diagnosi di mesotelioma. « I tempi di latenza della malattia sono molto lunghi », ha sottolineato il prof. Pinto. « Possono andare da 20 a oltre 45 anni dall’inizio dell’esposizione. L’età media alla diagnosi infatti è di circa 70 anni e le ricadute sociali e giudiziarie non possono essere trascurate. Il materiale purtroppo è ancora presente nel nostro territorio: nelle scuole, nei tetti di edifici anche pubblici, negli ospedali, in case di riposo e aree residenziali e industriali attive o dismesse. L’amianto è un agente cancerogeno certo, oltre che per il mesotelioma pleurico, anche per polmoni, laringe, ovaio, peritoneo, pericardio, tunica vaginale del testicolo, colonretto, esofago, stomaco e faringe».

L’area più a rischio in Italia è quella di Casale Monferrato, dove la fabbrica Eternit ha provocato più di 1.700 vittime. Ma, in questo caso, la Corte di Cassazione nel novembre 2014 ha annullato la sentenza di condanna dei vertici dell’azienda per prescrizione del reato. « Si tratta di una decisione molto grave», ha chiarito sempreil prof. Pinto. «I diritti dei malati e dei familiari devono essere riconosciuti ».
Oltre a Bari e Casale Monferrato, gli altri siti di interesse nazionale sono Broni-Fibronit (PV), Priolo-Eternit Siciliana (SR), Balangero-Cava Monte S.Vittore (TO), Napoli Bagnoli-Eternit, Tito-exLiquichimica (PO), Biancavilla-Cave Monte Calvario (CT) e Emarese-Cave di Pietra (AO).

« Negli ultimi anni », ha concluso il prof. Scagliotti, « si è assistito a un miglioramento dell’efficacia dei trattamenti e del controllo dei sintomi di questa malattia. Buona parte di questi risultati va ricondotta all’introduzione dei farmaci chemioterapici. La terapia medica rappresenta infatti oggi il riferimento nel trattamento del mesotelioma. Inoltre i ricercatori del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, in collaborazione con i colleghi dell’Ospedale San Antonio e Biagio di Alessandria, per la prima volta hanno sperimentato una nuova tecnica mirata per identificare i geni mutati responsabili della ridotta sopravvivenza nel mesotelioma. In questo modo è stato individuato un alto numero di mutazioni geniche legate alla precoce progressione del tumore e alla riduzione della sopravvivenza. L’identificazione di queste alterazioni consentirà di valutare il ruolo delle terapie a bersaglio molecolare in questa neoplasia ».

Il tumore da amianto colpisce anche le donne non esposte
Scoperta sorprendente, il Mesotelioma Pleurico, non colpisce solo gli uomini che per motivi professionali sono stati esposti alle fibre di amianto, ma sempre di più anche le donne, e senza cause certe. È un tumore che sembra non conoscere differenze di genere e di territorio. Su 6.603 pazienti archiviati al Registro Nazionale Mesoteliomi, l’ 81% degli uomini ha subito un’esposizione professionale all’amianto comprovata, mentre non è così per ben il 37% delle donne che si sono ammalate. Questa neoplasia e altre patologie riguardano la città di Taranto, in Puglia, ma anche altre zone del Nord Italia. In particolare sono ben 122 i Comuni esposti a inquinamento ambientale da amianto in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli: in questi il tasso d’incidenza di Mesotelioma Pleurico è risultato essere molto elevato e compreso tra 18,4 e 98,3 casi di tumori mesoteliali per 100mila abitanti. Di questa patologia si è discusso nel corso del decimo Congresso Regionale Lombardia della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (Fadoi), che si è svolto a Vigevano, in provincia di Pavia. Il Mesotelioma Pleurico – è emerso durante il convegno – può esplodere in un arco temporale che va dai 30 ai 40 anni dall’esposizione all’amianto, anche per un periodo limitato, cioè 1-2 anni o meno. Largamente utilizzato nell’industria a partire dalla fine dell’ottocento e nell’edilizia negli anni’60-’70, nonostante la sua messa al bando nel 1992, questo materiale è ancora oggi presente nei luoghi dove non si sono fatte bonifiche: se attualmente si registrano circa mille casi ogni anno, l’ampio arco temporale che intercorre tra l’esposizione all’amianto e lo sviluppo della malattia fa prevedere che l’apice arriverà tra il 2015 e il 2020. La diagnosi precoce per questa patologia – si é spiegato al convegno Fadoi – è resa difficoltosa dall’ assenza di sintomi iniziale e dall’assenza di biomarcatori in grado di fornire stime predittive in soggetti che sono stati esposti ad amianto.

Il caso Falconara finisce al Ministero dell’Ambiente
Il migliorare le condizioni ambientali e sanitarie dell’area falconarese, accelerare sull’istituzione e sull’attivazione del registro dei tumori, è quanto contenuto nell’interrogazione dei deputati PD Emanuele Lodolini e Raffaella Mariani e della collega di SEL Lara Ricciatti presentata nel giorno (26 novembre scorso) dell’iniziativa promossa dai circoli Pd di Falconara, Chiaravalle, Montemarciano, Monte San Vito, Camerata Picena. Un’occasione, certo, per fare il punto sulle modalità con cui è stata gestita la vicenda dell’indagine epidemiologica (terminata nel 2011) e sui suoi futuri sviluppi. La mancata attuazione del registro regionale dei tumori è stata dunque oggetto di una specifica interrogazione parlamentare rivolta al Ministro dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico e al Ministro della salute. L’obiettivo è quello di conoscere quali iniziative i ministri interpellati intendano assumere per migliorare le condizioni ambientali e sanitarie dell’area a elevato rischio di crisi ambientale di Falconara e, in relazione all’istituzione dei registri di mortalità, tumore e altre patologie di cui all’articolo 12 del decreto-legge n.179 del 2012. Quali provvedimenti urgenti il Ministro della salute abbia messo in atto per definire nei tempi più brevi possibili il testo del decreto da sottoporre alla valutazione della Conferenza Stato-Regioni e del Garante della protezione dei dati personali. «La concreta attivazione – ha concluso Lodolini – del Registro dei Tumori, allo stato attuale delle conoscenze, rappresenta lo strumento più idoneo per rilevare la reale incidenza della malattia».

Cancro in cifre e il ruolo della prevenzione
Ogni anno a più di 12 milioni di persone viene diagnosticato un tumore e 7,6 di queste muoiono. Se non si prenderanno iniziative concrete si arriverà a 26 milioni di nuovi casi – sostiene l’UICC (Unione Internazionale Contro il Cancro) – e a 17 milioni di morti entro il 2030, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. In Italia i decessi per cancro sono in netto calo. In circa vent’anni (1996-2014) sono diminuiti del 18% fra gli uomini e del 10% fra le donne. Il numero di nuovi casi è sostanzialmente stabile: sono stati stimati 365.500 nel 2014 (erano 366mila nel 2013, 364mila nel 2012 e 360mila nel 2011): 196.100 (54%) negli uomini e 169.400 (46%) nelle donne. Il merito è da ricondurre anche alle campagne di prevenzione tuttavia il fattore di rischio più importante, il fumo di sigaretta, risulta ancora troppo diffuso. Un terzo degli italiani under 35 è tabagista. La prevenzione rimane lo strumento più efficace per combattere i tumori, vivere bene e più a lungo. Per questi motivi, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) aderisce alla Giornata Mondiale contro il Cancro promossa dall’UICC, un’organizzazione non governativa che rappresenta associazioni impegnate nella lotta alla malattia in oltre 100 Paesi. Il tema al centro dell’edizione 2015, sostenuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è “Combattere il tumore con la Prevenzione ”. L’AIOM promuove il progetto “10!!! Diamoci un dieci per sconfiggere il cancro”, una strategia che vuole coinvolgere oncologi, pazienti, istituzioni, associazioni e media. «La nostra società scientifica si impegna da anni in progetti di sensibilizzazione, indirizzati a tutti i cittadini, in particolare ai più giovani», spiega il prof. Carmine Pinto, Presidente AIOM. «Vogliamo essere un punto di riferimento nazionale per l’opinione pubblica e per le istituzioni sul problema dei tumori, non solo dal punto di vista della ricerca pura, di base e prettamente clinica ma su tutti i temi che portano un beneficio immediato o il più rapidamente possibile alle persone colpite e a tutti i cittadini in termini di prevenzione primaria».

La prevenzione è un insieme di 10 semplici regole quotidiane:

  1. Non fumare. Se fumi, smetti di fumare. Se non riesci a smettere, non fumare in presenza di non-fumatori.
  2. Riduci il grasso corporeo (cercando di mantenere un BMI compreso tra 21-23).
  3. Fai attività fisica (almeno mezz’ora al giorno di attività fisica moderata, es. camminata veloce).
  4. Limita i cibi ipercalorici ed evita le bevande zuccherate.
  5. Riduci il consumo di carni rosse (massimo 500 g a settimana) ed evita gli insaccati.
  6. Limita il consumo di alcool (massimo due bicchieri di vino o di birra al dì).
  7. Mangia almeno cinque porzioni al dì di frutta e verdura.
  8. Evita l’eccessiva esposizione al sole.
  9. Rivolgiti tempestivamente al medico in caso di sospetto (ad esempio se noti un nodulo nel seno, una ulcerazione cutanea che non si rimargina, un neo che cambia forma o colore, la presenza di sangue nelle feci, perdita di peso).
  10. Partecipa ai programmi di screening (donne sopra i 25 anni: carcinoma della cervice; donne e uomini sopra i 50 anni: carcinoma del colon; donne sopra i 50 anni: carcinoma della mammella).

Indirizzi utili

DIPARTIMENTO DI ONCOLOGIA
Regione Gonzole, 10 - 10043 Orbassano (To)
Tel: 011.6705403

direzione.onco@unito.it

Quali sono le attività dell’AIOM?

« Ogni anno », risponde il prof. Pinto « la nostra Associazione è coinvolta in 10 diverse attività di prevenzione e ricerca » In particolare:

  1. Diamo i numeri dei pazienti che in Italia si ammalano di tumore e che guariscono, grazie alla collaborazione con AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori);
  2. Aggiorniamo le Linee Guida per la cura dei tumori, perché i pazienti in tutto il Paese possano ricevere i trattamenti più appropriati ed efficaci;
  3. Collaboriamo con gli anatomo-patologi (SIAPEC-IAP) definendo Raccomandazioni e Controlli di qualità per i test di biologia molecolari, necessari per la prescrizione di farmaci biologici “intelligenti” ;
  4. Garantiamo la continuità di cura ( “simultaneous care” ) e le cure palliative in tutte le fasi della malattia;
  5. Collaboriamo con le associazioni dei pazienti perché bisogni, informazioni, assistenza siano non solo di tipo clinico ma anche di tipo psicosociale;
  6. Sviluppiamo l’umanizzazione in oncologia, perché gli aspetti comunicativi e di assistenza della “persona” siano parte integrante dell’attività quotidiana delle oncologie (Progetto HUCARE 2015);
  7. Sosteniamo la ricerca favorendo con borse di studio i progetti di giovani ricercatori (30 borse erogate nel 2014);
  8. Collaboriamo con gli organismi istituzionali la definizione dei requisiti e del progetto di sviluppo delle reti oncologiche regionali;
  9. Diffondiamo la cultura del rispetto dell’ambiente, della prevenzione e di adesione a corretti stili di vita (abolizione del fumo di tabacco, dieta, …) con progetti educazionali rivolti ai giovani in età scolare;
  10. Sosteniamo attivamente i progetti di solidarietà per la prevenzione e la cura dei tumori per le popolazioni del terzo mondo.

Indirizzi utili

AIOM
Via Enrico Nöe, 23 20133 Milano
Telefono: 02.26683335

fondazioneaiom@fondazioneaiom.it
info@fondazioneaiom.it

Un libro fa chiarezza sulla situazione delle terre dei fuochi
Si tratta del saggio dal titolo, emblematico: “Monnezza di stato – Le terre dei fuochi nell’Italia dei Veleni” (Minerva Edizioni, pp. 184, 15,00 € ) che è allo stesso tempo un’inchiesta giornalistica e una pubblicazione scientifica con cui il giornalista Paolo Chiariello e il Direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Philadelphia, e lo scienziato-oncologo Antonio Giordano, raccontano la realtà della “terra dei fuochi”, i disastri ambientali compiuti in una delle regioni più fertili e belle d’Italia, la Campania.
Un testo in cui si evidenziano i danni incalcolabili provocati dall’interramento di rifiuti tossici prodotti da imprenditori senza scrupoli e affidati per la smaltimento ai padrini del clan dei Casalesi. Un libro in cui è documentato con atti giudiziari, sentenze e inchieste ancora in corso, il patto scellerato siglato tra una camorra imprenditrice rapace e uno Stato rappresentato da uomini in odore di mafia o condannati per mafia. Nel ripercorrere alcune delle più significative vicende giudiziarie degli ultimi anni e gli sprechi miliardari di uno Stato che ha fatto ingrassare organizzazioni criminali nel settore dei rifiuti.
“Monnezza di Stato” è un libro che analizza i dati scientifici relativi l’aumento di patologie tumorali e malformazioni congenite, divulgando, in modo semplice e comprensibile, una realtà terribilmente complessa. Leggere i dati drammatici sullo stato di salute della popolazione casertana e napoletana, analizzare i registri sui decessi per neoplasie fa comprendere, con un linguaggio semplice e diretto, che se non si interviene subito con bonifiche e screening sanitari seri, si può rendere anche le istituzioni complici di un genocidio di popolazione con l’annientamento di migliaia di persone che vivono su un territorio dove aria, acqua e terra sono avvelenati.

Terre dei fuochi ricorsi a Strasburgo
Il disastro ambientale della Terra dei Fuochi in Campania ha amplificato la correlazione tra il fenomeno dell’inquinamento ambientale e l’incidenza dei casi di cancro. Questo è uno dei motivi per cui 3.500 persone si sono rivolte a Strasburgo alla Corte Europea dei diritti umani, presentando una quarantina di ricorsi “collettivi” in cui denunciano l’Italia per aver violato il loro diritto alla vita e a ricevere tempestivamente informazioni corrette. La pratica criminale di smaltire/riciclare i rifiuti speciali bruciandoli o sotterrandoli oramai va avanti da molti anni. La Terra dei Fuochi secondo le diverse inchieste aperte, non riguarda solo il territorio, compreso tra la provincia di Napoli e la provincia di Caserta, ma coinvolge anche l’IRPINIA e il Beneventano, compromettendo il territorio campano e addirittura l’intera Italia sotto il profilo ambientale. La Terra dei Fuochi continua a mietere vittime innocenti (bianche) due giorni fa la notizia della morte di Giulio e Sara, due bambini di 5 e 6 anni, deceduti per cancro. In un’intervista don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano, li ricorda, da sempre in prima linea, per la bonifica della vasta area tra le province di Napoli e Caserta inquinata dalla Camorra. Molti i comitati di cittadini e mamme hanno denunciato i roghi tossici che continuamente sono appiccati da diversi anni: dai pneumatici usurati all’olio esausto, dall’eternit al piombo fino all’abbigliamento e alla mobilia, ma anche veleni industriali di ogni sorta, che dopo l’incenerimento avvelenano il territorio e diventano parte del passato. Come risulta da numerosi studi epidemiologici ufficiali e autonomi l’area del napoletano-casertano è impregnata di diossina ed altre sostanze velenose, la cui presenza massiccia è censita fin dalla fine degli anni’90. Il reato di disastro ambientale ancora non viene annoverato nel codice penale. Su – www.change.org – è stata lanciata una petizione per – Modificare l’art. 434 C.P. – e introdurre il reato di DISASTRO AMBIENTALE.

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