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Tre milioni di italiani, con tumore, ma 1 su 4 è già guarito

Paola Sarno, N. 5 maggio 2015

Il numero degli Italiani con una diagnosi di tumore (recente o lontana nel tempo) continua a crescere: erano circa 2.600.000 nel 2010 e quest’anno saranno 3 milioni, il 20% in più rispetto a 5 anni fa. Ma 1 su 4 può considerarsi “ già guarito ” e, quindi, con la stessa aspettativa di vita della popolazione generale, cioè di chi non ha mai avuto una diagnosi di cancro. Sono questi i risultati principali di un studio di vaste proporzioni condotto dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), la rete che riunisce 45 Registri Tumori che attualmente copre con il monitoraggio oltre il 53% della popolazione italiana. Lo studio, presentato a Roma alla presenza del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è stato coordinato da ricercatori del CRO di Aviano, della Regione Veneto, dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con Federazione Italiana Volontariato in Oncologia (FAVO) e diverse società scientifiche.

Aumentano le diagnosi di tumore ma si guarisce più spesso
A ricevere una diagnosi di tumore nel corso della vita è 1 italiano su 22, cioè il 5% dell’intera popolazione del Paese, come ha spiegato il segretario nazionale AIRTUM, Emanuele Crocetti, epidemiologo dell’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica (ISPO) di Firenze. Roberta De Angelis, ricercatrice dell’ISS tra i coordinatori scientifici della ricerca, ha aggiunto che dal 2010 ad oggi si è verificato un aumento delle diagnosi del 3% circa all’anno (quasi il 20% in 5 anni, a causa principalmente dell’invecchiamento della popolazione). Il fenomeno, infatti, interessa maggiormente gli anziani: oltre il 20% degli uomini e il 13% delle donne ultra75enni ha affrontato nel corso della vita un’esperienza “ cancro ”. In particolare Stefano Guzzinati, del Registro Tumori della Regione Veneto e terzo curatore del Rapporto, ha evidenziato che i tumori più diffusi sono per le donne quello della mammella ( 41% di tutte le neoplasie diagnosticate nel sesso femminile), quello del colon-retto ( 12% ), del corpo dell’utero ( 7% ) e della tiroide ( 6% ). Negli uomini il tumore più frequente è quello della prostata ( 26% ), seguito da quello della vescica (16%) e del colon-retto ( 16% ). Le morti per tumore però sono in calo: dal 1996 al 2014 sono diminuite, infatti, del 18% fra gli uomini e del 10% fra le donne. Il numero di nuovi casi invece resta sostanzialmente stabile con 365.500 diagnosi oncologiche nel 2014: erano 366mila nel 2013, 364mila nel 2012 e 360mila nel 2011.

Il tempo per “guarire”
Dalla fotografia scattata da AIRTUM risulta, tuttavia, che il 27% degli italiani colpiti da tumore ( 20% dei maschi e 33% delle femmine), può essere definito “ già guarito ”. Ma non basta. Anche tra il restante 73% dei pazienti presi in considerazione nello studio, una grande quota è destinata a guarire, come ha sottolineato Luigino Dal Maso, epidemiologo del CRO di Aviano e coordinatore della monografia. Oltre il 60% dei pazienti con diagnosi ricevuta prima dei 45 anni di età guarirà dal tumore, benché la percentuale diminuisca con l’aumentare dell’età (meno di un terzo dopo i 75 anni).
Ma quanto tempo occorre per guarire da un tumore? E se, complessivamente, il 60% dei pazienti ha ricevuto la diagnosi da oltre 5 anni, il tempo per guarire varia secondo il tipo di tumore ed è influenzato dall’età al momento della diagnosi e dal sesso del soggetto colpito. In particolare dal tumore del testicolo e della tiroide si può guarire in media in meno di 5 anni, mentre i pazienti con i tumori di stomaco, colon retto, pancreas, corpo e cervice uterina, cervello e linfoma di Hodgkin guariscono in meno di 10 anni. Le pazienti con tumore della mammella e i pazienti con tumore della prostata invece raggiungono una mortalità simile a quella della popolazione generale solo dopo circa 20 anni dalla diagnosi. Per le persone ammalate di tumore di fegato, laringe, linfomi non-Hodgkin e mielomi, il rischio di morire a causa del tumore si mantiene anche oltre 25 anni dal momento della diagnosi. Notevoli anche le differenze tra le aree geografiche. Oltre il 5% (uno su 20) di tutti i residenti nel Nord Italia hanno avuto una diagnosi neoplastica con valori intorno al 6% nella città di Milano e nelle Province di Ferrara e Genova. In tutte le aree del Sud e nella Provincia di Latina le proporzioni risultavano inferiori al 4%.

Riabilitazione oncologica: la vera sfida per la sanità
L’aumento della percentuale dei pazienti in vita a più di 5 anni dalla diagnosi se da un lato è una buona notizia, dall’altro implica un maggior carico assistenziale ed economico per i sistemi sanitari. Per questo motivo lo studio si rivolge ai pianificatori della sanità come strumento di riflessione per concepire linee guida efficaci per i follow-up degli ex-pazienti oncologici e per un’organizzazione più efficiente dei servizi assistenziali a loro indirizzati. Ai pazienti e ai cittadini la notizia che, con sicurezza e dati alla mano, i tumori non solo sono malattie spesso curabili ma, in molti casi, esiste una reale possibilità di guarigione. E se le persone guarite devono convivere con gli esiti delle terapie antineoplastiche o con il timore di possibili ricadute (spesso evitabili con un’efficace prevenzione terziaria), diventa essenziale il recupero della miglior condizione psicofisica possibile attraverso una riabilitazione adeguata, che è oggi la vera sfida da affrontare per permettere a chi guarisce il ritorno a una vita “ normale ”.

Lorenzin: la prevenzione oncologica deve diventare un “mantra”
«Concretezza e speranza» ha voluto dare il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, durante la presentazione dei risultati dello studio AIRTUM, perché «scientificamente siamo passati dalla sopravvivenza alla guarigione». Grazie anche alla prevenzione, che «deve diventare un “ mantra “», ha detto. «Bisogna spostare l’attenzione per far sì che le persone che si ammalano siano sempre meno. E rispettare gli screening sia per le donne che per gli uomini, che sono più restii. Le istituzioni locali devono fare piani di screening, devono invitare e cercare la persona per fare gli screening». E, ancora: «Il malato è una persona e la malattia è una fase transitoria. Una volta guariti si deve tornare ad una vita normale». Perché, ha ribadito «dal tumore, oggi, si guarisce, una persona su quattro guarisce». Proprio per questo il Presidente della FAVO, Francesco De Lorenzo, ha rivolto un appello al ministro affinché venga data priorità anche al diritto alla riabilitazione, per consentire agli ammalati di cancro di curarsi proseguendo il lavoro durante e dopo la malattia. Purtroppo, come ha sottolineato De Lorenzo, il Ssn trascura ancora sia la fase di riabilitazione post-trattamento acuto sia quella che segue alla remissione totale della malattia e la mancanza di supporto socio-economicoassistenziale carica di oneri le famiglie, costrette a provvedere a proprie spese. Un fatto che si ripercuote sulla finanza pubblica, in quanto genera oneri sotto forma di assegni d’invalidità e pensioni evitabili.

Tutti i dati per i 9 tumori piu’ importanti

TUTTI I TUMORI (DATO COMPLESSIVO): Nel 2010 erano 2.587.347 gli italiani ( 4,4% dell’intera popolazione) che in passato hanno avuto una diagnosi di tumore, sono circa 3 milioni nel 2015. Le persone con una diagnosi di tumore da oltre 5 anni (lungosopravviventi) erano il 60% del totale dei pazienti, pari a oltre un milione e mezzo di persone, il 2,7% della popolazione italiana. I pazienti con un’attesa di vita simile a quella delle persone non affette da tumore, che definiamo già guariti, erano 704.648, pari al 27% di tutti i pazienti e all’ 1,2% degli italiani.

TUMORE DELLA MAMMELLA: Nel 2010 erano 581.373 le donne, il 2% di tutte le italiane, che hanno avuto una diagnosi di tumore della mammella, sono circa 700 mila nel 2015. Oltre il 50% di esse non morirà a causa della malattia, ma occorreranno quasi 20 anni affinché le pazienti raggiungano un’attesa di vita simile alle non ammalate. Una lunga attesa che fa sì che le donne già guarite siano il 16%.

TUMORI DEL COLON RETTO: Nel 2010 erano 353.965 gli italiani che hanno avuto una diagnosi di tumore del colon retto, sono circa 430 mila nel 2015. Oltre il 50% di essi non morirà a causa della malattia, il 40% se la malattia si è manifestata oltre i 60 anni di età. Occorreranno meno di 10 anni affinché i pazienti raggiungano un’attesa di vita simile ai non ammalati. Sono già guariti, il 30% dei pazienti maschi e il 44% delle femmine.

TUMORE DELLA PROSTATA: Nel 2010 erano 295.624 gli italiani che hanno avuto una diagnosi di tumore della prostata, sono circa 400 mila nel 2015. Oltre il 40% di essi non morirà a causa della malattia anche se non è possibile definire una quota di già guariti in quanto i pazienti manterranno un eccesso di rischio di morte fino oltre 20-25 anni dalla malattia.

TUMORI DELLA VESCICA: Nel 2010 erano 233.853 gli italiani che hanno avuto una diagnosi di tumore della vescica ( 80% maschi), sono circa 250 mila nel 2015. Un terzo ( 32% ) di essi non morirà a causa della malattia, oltre la metà se la malattia si è manifestata prima dei 60 anni di età. Occorreranno oltre 20 anni affinché i pazienti raggiungano un’attesa di vita simile ai non ammalati e, di conseguenza sono molto pochi ( 2% ) quelli che possono essere considerati già guariti.

TUMORI DELLA TIROIDE: Nel 2010 erano 116.485 gli italiani che hanno avuto una diagnosi di tumore della tiroide ( 78% femmine), un numero che si prevede in forte aumento nel 2015 a 160 mila persone. Circa tre quarti ( 74% ) dei pazienti non morirà a causa della malattia, oltre il 90% se la diagnosi avviene prima dei 60 anni di età. Occorreranno meno di 5 anni affinché i pazienti raggiungano un’attesa di vita simile ai non ammalati. Sono già guariti tre quarti dei pazienti (l’ 81% delle femmine).

TUMORI DI TESTA E COLLO: Nel 2010 erano 111.520 gli italiani che hanno avuto una diagnosi di tumore di testa e collo ( 77% maschi), un numero che si prevede rimanere costante anche nel 2015 pur se con un aumento della quota di donne. Il 33% di essi non morirà a causa della malattia. Occorreranno da 15 a 20 anni affinché i pazienti raggiungano un’attesa di vita simile ai non ammalati. Sono già guariti un quarto dei pazienti ( 23% dei maschi e il 26% delle femmine).

LINFOMI NON-HODGKIN: Nel 2010 erano 106.168 gli italiani che hanno avuto una diagnosi di linfoma non-Hodgkin (28 mila nelle forme croniche a piccoli linfociti, 26 mila a grandi cellule B e 20 mila linfomi follicolari), sono circa 130 mila nel 2015. Il 24% di essi non morirà a causa della malattia. Per l’insieme dei linfomi non-Hodgkin non si raggiunge un’attesa di vita simile ai non ammalati prima dei 20 anni dalla diagnosi anche se le differenze di prognosi a lungo termine tra sottotipi sono molto rilevanti.

TUMORI DELL’ENDOMETRIO: Nel 2010 erano 102.088 le donne italiane che hanno avuto una diagnosi di tumore dell’endometrio, sono 110 mila nel 2015. Oltre i tre quarti ( 78% ) di esse non morirà a causa della malattia. Occorreranno una decina d’anni affinché le pazienti raggiungano un’attesa di vita simile alle non ammalate. Sono già guarite oltre la metà delle pazienti ( 53% ).

MELANOMI CUTANEI: Nel 2010 erano 100.910 gli italiani che hanno avuto una diagnosi di melanoma cutaneo, sono circa 130 mila nel 2015. Il 67% di essi non morirà a causa della malattia. Occorreranno circa 10 anni affinché i pazienti raggiungano un’attesa di vita simile ai non ammalati. Sono già guariti il 44% dei pazienti ( 36% dei maschi e il 51% delle femmine).

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