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La Radiologia Interventistica si fa largo anche in Italia

Vera Lanza, N. 5 maggio 2015

Nuove procedure terapeutiche mini invasive, che rappresentano una valida alternativa alla chirurgia, o un completamento delle tradizionali terapie medico chirurgiche. Parliamo della Radiologia Interventistica, RI, una branca della radiologia diagnostica ad altissimo contenuto tecnologico, che si è affermata negli ultimi venti anni. Si occupa della gestione mini invasiva di problematiche cliniche, per il trattamento di numerose patologie sia in ambito vascolare, extravascolare ed oncologico. L’Italia era piuttosto indietro in questo settore, ma il gap si va colmando. A metà febbraio un grande passo avanti: è stata inaugurata allo IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, la prima Divisione Clinica di Radiologia Interventistica in Italia. Alla presentazione, nell’istituto di via Ripamonti, fatta in occasione del lancio della Società Italo-Europea di Radiologia Interventistica (IESIR), sono intervenuti: Umberto Veronesi, Direttore Scientifico Emerito IEO, Roberto Orecchia, Direttore Scientifico IEO, Anna Maria Belli, Presidente della Società Europea di Radiologia Interventistica (CIRSE), Franco Orsi, Direttore della neonata Divisione e socio fondatore IESIR. Quest’ultimo ha sottolineato il ruolo importante che sta assumendo la “ radiologia Interventistica, che si sta delineando come quarto pilastro delle cure anticancro, a fianco di chirurgia, radioterapia e farmaci, e come area a maggiore tasso di innovazione e sviluppo ”.

La RI rappresenta il connubio tra la diagnostica strumentale e l’attività clinico chirurgica, dalle ago-biopsie alle terapie loco regionali, avvalendosi di metodiche strumentali di guida. Secondo uno studio europeo realizzato da Unicancer, un gruppo ospedaliero privato francese che riunisce 20 Centri di lotta contro il cancro (Clcc), i ricoveri per procedure interventistiche quadruplicheranno entro il 2020. E già adesso i numeri sono importanti. «Oggi – spiega Orsi – considerando tutte le applicazioni della Radiologia Interventistica, vengono stimate in Italia 95.000 procedure all’anno, ma siamo convinti che in realtà sarebbero almeno il doppio, se fossero censite come le altre attività ospedaliere. Sono davvero pochi gli ospedali italiani nei quali ogni giorno non vengono eseguite le nostre procedure. Eppure i pazienti candidabili alla Radiologia Interventistica spesso non ne conoscono l’esistenza, e dunque perdono possibilità di cure, in molti casi salvavita. Persino chi ha già usufruito di queste terapie innovative, non di rado ne ignora il ruolo nel proprio iter di cura, e non conosce neppure l’identità di chi l’ha curato». Per questo gli esperti parlano della necessità di farla “uscire dall’ombra”. La Radiologia Interventistica nasce per sviluppare tecniche meno invasive rispetto alle metodiche standard, ma assolutamente capaci di produrre gli stessi risultati clinici. È dunque innovativa per definizione. Affidando la propria estrema precisione alla guida strumentale (Angiografia, Ecografia, Tac, Risonanza Magnetica, Fluoroscopia) queste tecniche permettono di effettuare trattamenti mirati raggiungendo la sede della malattia attraverso le vie naturali, cioè attraverso il sistema urinario, digestivo e vascolare, o con un accesso diretto all’organo malato, rapido e senza rischi, come, in oncologia, la via percutanea per i tumori del fegato.

«Esempi molto significativi di cure innovative in IEO – continua Orsi – sono il trattamento percutaneo del piccolo tumore renale, grazie al quale oggi è possibile eliminare le formazioni neoplastiche fino a 35 mm, evitando la chirurgia, oppure l’embolizzazione della prostata per il trattamento non-chirurgico dell’ipertrofia prostatica. Va sottolineato però che le procedure interventistiche non si propongono di sostituire la chirurgia, ma di affiancarla nei moderni processi “ multidisciplinari “, e di offrire una valida alternativa quando le tecniche mininvasive dimostrano un chiaro vantaggio per il paziente. Vogliamo insomma ampliare l’offerta terapeutica e per questo l’informazione ai cittadini è fondamentale». I vantaggi sono evidenti, in quanto nella maggior parte dei casi, la RI consente brevi tempi di ricovero ospedaliero, il più delle volte non richiede anestesia generale e il rischio di dolore e i tempi di ricovero sono senza dubbio ridotti rispetto a alla terapia chirurgica convenzionale.

«Tuttavia – conclude Orsi – la diffusione della Radiologia Interventistica come moderna ed efficace alternativa terapeutica accessibile a tutti i pazienti che ne possono fruire, non avverrà finché non ci sarà un riconoscimento ufficiale come disciplina clinica autonoma. È quindi importante che i radiologi interventisti – oggi se ne contano 430 – inizino finalmente anche in Italia a trovare una casa comune, che possa rappresentarli, formarli e promuoverne la figura professionale». Per questo allo Ieo è stata inaugurata la Società Italo-Europea di Radiologia Interventistica, Iesir. «Non è un caso che il battesimo di Iesir avvenga in IEO – commenta Orecchia –. Siamo il primo Centro oncologico in Italia ad inaugurare una Divisione di Radiologia Interventistica, che diventa qui una branca clinica a tutti gli effetti. Già oggi le procedure annuali allo IEO sono 600 e con la nuova organizzazione questo numero è destinato a salire. L’interventistica rientra a pieno titolo nel nostro programma di “ cure a danno zero ” basato sui concetti di mininvasività e innovazione tecnologica. Un esempio è lo sviluppo dell’HIFU (ultrasuoni focalizzati ad alta intensità), primo dispositivo europeo per uso clinico in ambito oncologico, presente allo IEO già dal 2008. Grazie all’energia trasportata dal suono e concentrata sul bersaglio, in alcuni casi la metodica può distruggere irreversibilmente il tessuto tumorale, senza tagli o punture». Come dicevamo, la scelta dello Ieo di dotarsi della Divisione di RI, colma una lacuna nel Paese.

«Fino ad oggi l’Italia era l’unico Paese in Europa a non avere una società scientifica dedicata, che rappresentasse la Radiologia Interventistica – interviene Anna Belli – Iesir nasce a tutela dei pazienti, come le consorelle europee, e a tutela dei medici radiologi interventisti, il cui ruolo deve essere riconosciuto e riconoscibile, ancora per il bene del paziente. L’Italia è un Paese capace di produrre innovazione ed eccellenza, ma è indispensabile che si allinei agli standard europei, altrimenti rischia di perdere i medici migliori e la sua attrattività clinico-scientifica». Da sempre pioniere l’oncologo Umberto Veronesi, che ha iniziato a credere nella Radiologia Interventistica già vent’anni fa, convinto che questa «rappresenta una risposta concreta alla svolta culturale che la popolazione ha realizzato per avvicinarsi alla diagnosi precoce. Una rivoluzione, però, chiede nuove soluzioni. Dunque se la tecnologia ormai ragiona in nanometri, cioè un milionesimo di millimetro, e se troviamo lesioni microscopiche, ma non mettiamo a punto nuovi strumenti e metodiche per trattarle, tutto è vano. È sacrosanto che la Radiologia Interventistica oggi chieda e ottenga un riconoscimento ufficiale. Tuttavia le cure anticancro del futuro, sia che utilizzino bisturi, bracci robotici o laser, cateteri o raggi, oppure molecole, andranno tutte in un’unica direzione: curare la persona, con l’obiettivo di restituirla il più velocemente possibile al suo progetto di vita. Lo IEO è stato il primo Centro Oncologico in Europa che ha fatto della qualità di vita un parametro da misurare sempre e un criterio di scelta per la terapia, la ricerca, l’organizzazione».

Che cos’è la Radiologia Interventistica
Individuare e utilizzare delle tecniche che possano essere alternative ai “ tagli ” chirurgici, meno invasive rispetto a quelle standard, ma capaci di produrre analoghi risultati clinici. Q uesto è il principale obiettivo della Radiologia Interventistica (RI), una branca ultra-specialistica della Radiologia che comprende tutte le procedure terapeutiche eseguite per via percutanea, ovvero senza bisogno di effettuare un accesso chirurgico. La RI, dunque, rientra a pieno titolo nell’ambito delle discipline mediche d’avanguardia, che appoggiano in gran parte le loro fondamenta sui concetti di mini-invasività e razionalizzazione delle risorse.
In senso più generale la Radiologia Interventistica si colloca nel mezzo fra i progressi nella diagnostica per immagini, che è capace di anticipare sempre più l’insorgenza del processo patologico, e l’evoluzione delle terapie disponibili più diffuse, sostanzialmente rappresentate ancora dalla chirurgia.
La Radiologia Interventistica non si propone certo di sostituire la chirurgia, ma di affiancarla nell’ambito dei più moderni processi “ multidisciplinari ” di terapia, incrementando l’offerta terapeutica e proponendosi come valida alternativa quando le tecniche mini-invasive dimostrano un chiaro vantaggio, quindi in tutti i casi in cui l’intervento classico comporta rischi elevati per le condizioni di salute o l’età del paziente, oppure quando le tecniche tradizionali non arrivano ad intervenire per mancanza di strumenti e tecnologie ed infine si può optare per le tecniche di RI quando con minore invasività, sono in grado di produrre uguali risultati.
La RI comprende un ampio insieme di procedure terapeutiche, realizzate da un medico Radiologo, esperto in imaging e in processi clinico-chirurgici, che affidano la propria estrema precisione alla guida strumentale (Angiografia, Ecografia, Tac, Risonanza Magnetica, Fluoroscopia). Queste tecniche permettono di trattare molte patologie, raggiungendo la sede della malattia in tre modi: attraverso le vie naturali, cioè il sistema urinario o quello digestivo; attraverso il sistema vascolare, quindi usando vene o arterie; oppure attraverso un accesso diretto all’organo malato (come in oncologia), rapido e senza rischi, come ad esempio la via percutanea per i tumori del fegato o dei reni, oppure il trattamento delle patologie degenerative, come nel consolidamento delle vertebre. Molto spesso, inoltre, le procedure di RI si integrano anche alle terapie standard.

Le applicazioni in oncologia
Le applicazioni più significative in oncologia, in termini di risultati ed innovazione sono:

  • Il trattamento percutaneo dei tumori epatici, sia primitivi che metastatici, con la termoablazione, oggi considerata in molti casi uno standard di cura
  • Il trattamento percutaneo del piccolo tumore renale, grazie al quale è oggi possibile eliminare le formazioni neoplastiche fino a 35mm, evitando la chirurgia
  • Il trattamento delle metastasi polmonari in alternativa alla chirurgia o del tumore primitivo nei pazienti critici
  • Nell’ambito delle terapie mini-invasive, merita particolare menzione la tecnica HIFU (High Intensity Focused Ultrasound = ultrasuoni focalizzati ad alta intensità), che grazie all’energia trasportata dal suono e concentrata sul bersaglio tumorale all’interno del corpo, senza tagli e/o punture, è in grado di distruggere irreversibilmente il tessuto tumorale. In IEO, fin dal 2008, è in funzione il primo dispositivo HIFU europeo per uso clinico in ambito oncologico.

A Pisa il Campus sulla RI
Oltre 300 medici si sono riuniti anche quest’anno a Pisa per partecipare al Campus sulla Radiologia Interventistica, arrivato alla X edizione. L’appuntamento formativo è organizzato dalla Sezione di Radiologia interventistica della città toscana, in collaborazione con il Dipartimento di Radiologia diagnostica e interventistica diretto dell’Università, con il patrocinio dell’Italian college of interventional radiology (Icir) e della Società italiana di Radiologia Medica (Sirm). La radiologia interventistica ha raggiunto nuove frontiere terapeutiche, diventando una vera e propria terapia nella cura di molte patologie. Si va dalla chemioembolizzazione alla scleroembolizzazione del varicocele fino all’angioplastica e stenting delle arterie degli arti inferiori per il trattamento della patologia ischemica da arteriosclerosi o da diabete. Tecniche a bassa invasività, rispetto a quelle chirurgiche standard, con risultati clinici incoraggianti. Senza dubbio oggi i confini della Radiologia Interventistica si sono ampliati. Questa, oggi, ha assunto una funzione terapeutica in ambiti come l’oncologia, il diabete, l’ortopedia, consentendo di migliorare il decorso delle patologie e spesso aumentando l’aspettativa di vita. E così tramite l’utilizzo di biomateriali è, ad esempio, possibile iniettare particolari cementi in interventi di ricostruzione della colonna senza complicazioni legate alla lunghezza degli interventi stessi e abbassando di molto il rischio rispetto alle operazioni di una volta. E ancora, i problemi legati alla microcircolazione causati dal diabete di tipo 2 che spesso comportavano l’amputazione del piede oggi si possono risolvere, il più delle volte salvando l’arto. Mentre i tumori come quello al pancreas, per cui non si erano sviluppate reali soluzioni terapeutiche, diventano approcciabili con nuove tecniche.
Sono molti gli ambiti dove la radiologia interventistica trova terreno fertile e che sono stati oggetto di studio nel corso del Campus: si va dalle nuove terapie loco regionali epatiche, all’ultima nata, la radioembolizzazione, per la cura dei tumori primitivi e secondari del fegato. Inoltre, come è stato mostrato grazie ad alcuni interventi live teletrasmessi in collegamento via satellite, è finalmente possibile rivascolarizzare pazienti affetti da diabete complicato, con ischemia critica del piede.

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