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I “Tumori bianchi” della cute
Minnie Luongo, N. 5 maggio 2015
Parliamo sempre di melanomi, ma quasi mai dei “ tumori bianchi ” della pelle. Rimediamo facendo il punto, a due voci, con le dottoresse Sara Bassoli e Francesca Farnetani, entrambe della Clinica Dermatologica di Modena (Università di Modena e Reggio Emilia). Le nostre specialiste, prima di ogni dettaglio, premettono che troppo spesso si dimentica che « la prevenzione solare deve essere quotidiana, soprattutto per le pelli più a rischio. e ciò vale per donne e uomini, in ogni stagione. Per quanto riguarda gli uomini (specie se calvi): indispensabile l’uso del cappello». Un messaggio che deve passare prima di ogni informazione tecnica o medica.
Che cosa sono
I tumori “ bianchi ” della pelle (anche detti Non-Melanoma Skin Cancers, o tumori di natura epiteliale, o carcinomi) rappresentano le lesioni tumorali a maggiore incidenza nella popolazione di razza caucasica.
Le due entità principali sono il Carcinoma Basocellulare e il Carcinoma Squamocellulare o Spinocellulare. La definizione di “ epiteliomi ” per questo tipo di tumori ha portato per lungo tempo ad una sottostima del pericolo e del danno che essi rappresentano per la popolazione matura di razza bianca; pertanto, è opportuno utilizzare per definirli il termine “ carcinoma ”, trattandosi di veri e propri tumori maligni, benchè a bassa aggressività.
L’incidenza
Per il carcinoma basocellulare (BCC) e il carcinoma squamocellulare (SCC) non esiste un vero “ registro tumori ”; tuttavia, si stima che il numero di nuovi casi sfiori i 200/100.000 abitanti l’anno in tutta l’Europa.
L’età di maggiore incidenza è quella che va oltre i 60-70 anni, anche se è sempre più frequente il riscontro in pazienti giovani (a partire dai 40 anni); le sedi fotoesposte sono le più colpite (viso e collo, cuoio capelluto in pazienti calvi, avambraccio, dorso delle mani, gambe). L’incidenza di entrambi i tumori risulta in forte crescita negli ultimi vent’anni, a causa dell’aumentata esposizione a raggi UV a cui la popolazione è sottoposta per varie ragioni. Prime tra tutte, uno stile di vita ed esigenze estetiche che portano ad una fotoesposizione incontrollata.
L’istopatologia e le cause
Nascono da processi di trasformazione maligna, rispettivamente a carico delle cellule basali e squamose dell’epidermide, e sono normalmente tumori a lenta crescita.
Mentre il basalioma è un tumore a malignità principalmente locale, non metastatizza praticamente mai; invece, alcuni sottotipi particolarmente aggressivi di carcinoma squamocellulare, possono metastatizzare (linfonodi, polmoni, fegato), rappresentando così un aumentato rischio di mortalità oltre che elevate morbidità per il paziente.
Per quanto riguarda le cause: quella principale è rappresentata dai raggi UV, in gran parte derivanti dal sole, ma anche da fonti artificiali (lampade industriali o a scopo estetico).
Le radiazioni UV (con lunghezza d’onda tra 100 e 400 nanometri) includono i raggi UVA (315-400 nm), gli UVB (280-315 nm) e gli UVC (100-280 nm). A questo proposito, è bene ricordare che la maggior parte dei raggi UV che raggiungono la superficie terrestre è costituita da UVA e, in piccola parte, da UVB, mentre gli UVC sono totalmente assorbiti dall’atmosfera.
In generale, la capacità di penetrazione dei raggi UV nella pelle e quindi la loro “ pericolosità ” per la salute dell’uomo crescono all’aumentare della lunghezza d’onda. Gli UVA raggiungono il derma provocando i danni più ingenti a causa dell’esposizione prolungata (i cosiddetti foto – e crono-invecchiamento). Gli UVB, invece, sono maggiormente responsabili del danno acuto (eritema), in quanto colpiscono per lo più gli strati superficiali della pelle. Inoltre, occorre sapere che i livelli di UV sono più alti al crescere dell’altitudine (ogni 1000 m di altezza i livelli di UV crescono del 10 – 12% ) e dell’altezza del sole (specialmente verso mezzogiorno nei mesi estivi) e al diminuire della latitudine e della nuvolosità. Altri fattori ambientali che influenzano i livelli di UV sono: lo strato di ozono e la capacità riflettente della superficie terrestre (per esempio, la neve riflette circa l’ 80% delle radiazioni UV, la sabbia asciutta della spiaggia circa il 15%, e la schiuma del mare il 25% ).
Un’eccessiva esposizione a raggi UV induce alterazioni molecolari tissutali all’interno della cute, con conseguenti effetti quali: infiammazione, instabilità genomica, danno al DNA, immunosoppressione locale, alterazione della crescita e differenziazione cellulare e perdita dell’apoptosi (ossia, il fisiologico processo di morte cellulare), che sono alla base della formazione dei tumori (“ carcinogenesi ”).
Risentono maggiormente dei danni da raggi UV i soggetti con fototipo chiaro (I-II), classicamente biondo-rossi o castano chiaro, con storia di ustioni solari e ancor più fotoesposizione cronica. Altre cause di queste forme tumorali includono il fumo di sigaretta (specialmente per le forme tumorali che riguardano la bocca), immunosoppressione (per esempio, pazienti sottoposti a trapianto di organo) ed esposizione lavorativa a sostanze cancerogene (come arsenico, idrocarburi policiclici, e così via).
Come riconoscere un “tumore bianco”?
Riconoscere precocemente queste forme tumorali, mediante auto-esame o mediante visita dermatologica, può fare la differenza nella gestione pratica e talvolta anche nella prognosi del tumore: una lesione ancora limitata nella sua estensione può, infatti, spesso essere trattata senza ricorrere al bisturi e con risultati eccellenti sulla guarigione completa.
Ricordiamo che spesso questi tumori insorgono al viso, zona altamente estetica, dove le cicatrici chirurgiche non sono certo gradite…
- Il carcinoma basocellulare (BCC) si presenta generalmente come una piccola macchia o nodulo di colore roseo, con aspetto superficiale translucido, che cresce lentamente su una zona di pelle che prima era sana. Durante l’accrescimento, che generalmente non provoca alcun dolore, si può verificare un sanguinamento per presenza di un’ulcerazione.
- Il carcinoma squamocellulare (SCC) si manifesta in una gamma o “ spettro ” di gravità che va da forme iniziali (cheratosi attiniche -AK-), a forme di carcinomi squamocellulari intraepidermici (SCC in situ, tra cui il Morbo di Bowen), a forme invasive (SCC ben differenziato, moderatamente differenziato o scarsamente differenziato). Talora, nello stesso paziente sono osservabili contemporaneamente diversi stadi evolutivi del SCC, secondo il concetto di “ campo di cancerizzazione ”: aree di cute che presentano alterazioni riferibili a danno attinico cronico, con presenza contemporanea di lesioni neoplastiche (AK/SCC). Purtroppo, questo aspetto è fortemente correlate al rischio di insorgenza di nuova neoplasia. Il SCC clinicamente inizia con piccole squame su cute fotodanneggiata, talora sintomatiche (bruciore, sensazione puntoria), per poi evolvere in placche infiltrate, dure al tatto, ed in veri e propri noduli, con un’abbondante cheratinizzazione superficiale, che può dare origine ad un vero e proprio “ corno ” cutaneo. Nei casi con minor differenziazione, quindi più a rischio di metastasi, la cheratina si riduce e aumenta la possibilità di sanguinamento.
Diagnosi e cure
La diagnosi di sospetto o di certezza può essere posta dallo specialista dermatologo e, l’eventuale biopsia a scopo diagnostic servirà a sciogliere eventuali dubbi e, di conseguenza, prendere decisioni terapeutiche mirate.
I carcinoma baso e squamocellulare nelle loro fasi iniziali (AK, BCC e SCC in situ) possono essere curati mediante pratiche ablative non chirurgiche: terapia fotodinamica, crioterapia con azoto liquido, applicazione di topici (creme) immunomodulatori (Imiquimod crema).
Per le cheratosi attiniche, un topico a base di Ingenolo Mebutato ha dato buoni risultati per risolvere tramite una breve terapia forme cliniche severe, senza ricorrere a trattamenti più lunghi e fastidiosi.
Quando i tumori sono già invasivi, ma di dimensioni limitate, la chirurgia (escissione) sarà l’unico modo per garantire una radicalità effettiva, e un esame istologico che confermi l’indennità dei margini chirurgici trattati metterà il paziente al riparo da potenziali recidive.
Per le forme più invasive di SCC è consigliato, secondo le ultime linee guida AJCC, eseguire una ecografia delle stazioni linfonodali drenanti l’area del tumore e un Rx torace per stadiazione, da ripetere una volta l’anno, assieme alla visita clinica. I pazienti che hanno una diagnosi di BCC, invece, devono unicamente sottoporsi a visita dermatologica a cadenza annuale o, più spesso, a discrezione dello specialista.
Indirizzi utili
Clinica Dermatologica dell’Università di Modena e Reggio Emilia
c/o Ospedale Policlinico di Modena
Via del Pozzo, 71
Prevenzione dei tumori bianchi
- Evitare il più possibile l’esposizione alla luce solare nelle ore più calde, tra le 10 e le 14.
- Stare all’ombra nelle ore più calde, ricordando che alberi, ombrelli e tettoie non proteggono completamente dalla luce solare.
- Indossare vestiti protettivi: un cappello a falda larga protegge adeguatamente occhi, orecchie, faccia e retro del collo; gli occhiali da sole ad alta protezione riducono enormemente i rischi per gli occhi; abiti aderenti e coprenti offrono un’ulteriore protezione dalla luce solare.
- Usare creme solari protettive (almeno +25), applicandole nuovamente ogni due ore, oppure dopo aver lavorato, nuotato, fatto attività fisica all’aperto. Ricordare che le creme solari non servono per stare di più al sole, ma per proteggersi quando l’esposizione è inevitabile.
- Evitare l’uso di lampade o lettini abbronzanti.
- Proteggere in particolar modo i bambini, perché sono più a rischio degli adulti: uno degli elementi chiave in proposito è l’educazione sanitaria a scuola.
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