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Terapie tutte per lui

Monica Melotti, N. 1/2 gennaio/febbraio 2000

Le frontiere della medicina non conoscono limiti e ogni anno vengono sperimentate nuove terapie e interventi chirurgici di avanguardia. Un campo in cui si sono registrati notevoli miglioramenti è stato quello andrologico e urologico, grazie anche ai notevoli progressi ottenuti in campo terapeutico e chirurgico. Lo scorso novembre a Milano si è tenuto il II Congresso della Società Europea della chirurgia dell'apparato genitale maschile, con la partecipazione di famosi chirurghi provenienti da tutto il mondo. Durante le tre giornate del Congresso si è potuto assistere, in video conferenza, a diversi interventi chirurgici in diretta. Inoltre sono stati presentati gli ultimi lavori scientifici sull'argomento. "Prevenzione Tumori" era presente, ecco le ultime novità.
Tumore della prostata
E'in costante aumento. Nei paesi industrializzati questo tipo di neoplasia è, negli uomini sopra i 50 anni, la terza causa di morte per cancro, dopo i tumori del polmone e del colon retto. Nella sola Comunità Europea i morti, ogni anno, sono 35 mila, in Italia si registra una decina di decessi ogni centomila abitanti. Oltre alla prevenzione che consiste nel non tralasciare alcuni segni rilevatori, a sottoporsi periodicamente a semplici controlli medico-laboratoristici (dosaggio del Psa), notevoli passi in avanti sono stati fatti per le tecniche chirurgiche. "Oggi è possibile offrire ai sempre più numerosi ammalati interventi chirurgici sempre meno invasivi, più sicuri e con minori complicanze" dice il professor Edoardo Austoni, presidente della società Europea di chirurgia dell'apparato genitale maschile, presidente del Congresso e direttore della cattedra di urologia dell'Università degli Studi di Milano "Si sta affermando sempre più, negli Stati Uniti e in Europa, con indicazione precise ed adeguate, la prostatectomia radicale per via perineale che rappresenta l'intervento di elezione. Questa tecnica consente l'accesso alla prostata con un'incisione di un centimetro sopra il forame anale. E' molto meno invasiva quindi della tecnica tradizionale attraverso l'incisione addominale retropubica". Ma anche la prostatectomia per via laparoscopica, che usa la stessa tecnica applicata per gli interventi della colecisti, rappresenta una valida alternativa, anche se è ancora in via sperimentale. Vengono impiegati bisturi ad ultrasuoni che arrivano dove le mani non possono arrivare e tagliano e coagulano contemporaneamente. Questa tecnica permette una rapido recupero del paziente e la perdita ematica è ridotta al minimo. "L'intervento viene eseguito con sole 3 o 4 minuscole incisioni sull'addome e richiede un certa preparazione" spiega Austoni "Rappresenta sicuramente una valida alternativa perché riduce molto i rischi operatori e le complicanze post-chirurgiche. E' necessaria comunque una notevole abilità manuale."

Chirurgia dell'uretra
I tumori dell'uretra sono piuttosto rari e sono più frequenti nelle donne che negli uomini. La prognosi dipende soprattutto dalla posizione anatomica del tumore. Quelli superficiali sono localizzati nella parte anteriore dell'uretra e sono generalmente curabili. Le invasioni più profonde, invece, si verificano quando si localizzano nella parte posteriore dell'organo e sono anche i più difficili da curare. Ma vi sono anche altri disturbi come le stenosi (restringimento) o le lesioni dell'uretra che possono essere provocate da diverse cause: ad esempio da traumi che colpiscono il bacino (in seguito di incidenti sul lavoro, incidenti stradali, cadute, attività sportiva) oppure da malattie infettive, soprattutto quelle trasmesse sessualmente. Negli ultimi anni la chirurgia dell'uretra ha avuto un notevole sviluppo soprattutto derivato dalla chirurgia plastica. L'uretra, la porzione terminale della vie urinarie che convoglia l'urina della vescica all'esterno, può essere ricostruita con determinati elementi. E' quindi fondamentale il ricorso alla chirurgia. "Le nuove tecniche chirurgiche propongono l'utilizzo di lembi di cute o di mucosa prelevati da altre parti dell'organismo dello stesso paziente (lembi autologhi)" spiega l'urologo "E' possibile prelevare una parte di mucosa nella zona interna delle labbra e con essa ricostruire un'uretra nuova. Il tutto con un solo intervento, mentre in passato veniva eseguito in due tempi. Un primo tempo era di apertura dell'uretra e poi, a distanza di mesi o addirittura di anni, avveniva una ricostruzione successiva. Adesso, grazie all'utilizzo di questi lembi di mucosa è possibile, nello stesso tempo chirurgico, asportare anche lunghi tratti di uretra malata e sostituirli con i lembi liberamente riconformati in forma di canale uretrale, con capacità di attecchimento e di adattamento plastico straordinarie. La mucosa labiale ha inoltre ottime capacità di resistenza e limita le complicanze rispetto per esempio a certe zone della cute con bulbi piliferi che possono provocare delle infezioni. Nel prossimo futuro ci saranno delle colture di tessuto uretrale, in America lo stanno già sperimentando sui pazienti, mentre in Italia sono in corso degli studi all'Ospedale Gaslini di Genova".
Tumori del testicolo e del pene
Le malattie neoplastiche in questi due organi sono fortunatamente rare, inoltre vi è un'elevata possibilità di guarigione, le neoplasie del testicolo guariscono nell'80-90 per cento dei casi. Possibilità di guarigione definitiva grazie ad un'efficace sinergia tra le tecniche chirurgiche, radioterapiche e chemioterapiche. Anche in questo campo lo sviluppo tecnologico ha messo a punto interventi chirurgici sempre meno invasivi e traumatici, come la linfoadenectomia retroperitoneale per via laparoscopica, cioè l'asportazione della stazioni linfatiche con una tecnica mininvasiva. "Il tumore del pene è sempre stato trattato con una chirurgia molto demolitiva e mutilante" spiega Austoni "Oggi, grazie a conoscenze anatomiche e di fisiopatologia dell'erezione sempre più raffinate, è possibile proporre, in determinati casi, un intervento chirurgico altrettanto radicale dal punto di vista oncologico, ma molto meno mutilante. Questa metodica si basa sul principio del corpi cavernosi del pene e la struttura glandulo uretrale che sono entità completamente distinte. Ciascuna infatti ha una propria vascolarizzazione ed innervazione e sono separate da diverse strutture anatomiche.
Considerando che il tumore spino-cellulare del pene, nasce quasi sempre a livello del glande o del solco coronarico e comunque all'interno del foglietto prepuziale, interessando i corpi cavernosi solo in casi molto avanzati, è possibile intervenire, in caso di interessamento da parte del tumore del solo tessuto spongioso del glande, con un intervento dove si isoli e si asporti l'intero glande, insieme al suo fascio vascolo-nervoso, isolato fino alla radice del pene, oltre ad un segmento di uretra. In pratica si lasciano in sede i corpi cavernosi che verranno poi operati con lembi cutanei penieni, in modo da permettere una minzione per via naturale e la possibilità di preservare la capacità erettiva. Si può anche asportare il glande senza dare mutilazione, ma lasciando l'asta che viene in seguito ricoperta. Occorre anche una terapia di supporto perché si possono alterare le funzioni organo erettili. La riabilitazione può essere a base di un'appropriata ginnastica vescicale e comporta anche l'uso di catetere".
Tra i farmaci per le disfunzioni erettive, del periodo post-operatorio della chirurgia del corpi cavernosi, ci sono le papaverine, le prostaglandine (che regolano l'irrorazione locale sanguigna), ma nell'immediato si può anche ricorrere all'uso del tanto pubblicizzato Viagra. Il farmaco liberando ossido di azoto permette una maggiore vasodilatazione del pene, consentendone l'erezione. Alla terapia farmacologia si associa la ginnastica idraulica, una ginnastica particolare per la stimolazione della funzione del tessuto erettile.

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