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Breve storia dell'urologia

Mariagrazia Villa, N. 12 dicembre 1999

E' possibile far risalire la storia dell'urologia italiana nel sud della penisola - al tempo della Magna Grecia (V sec a.C.) - e in particolare in Sicilia. Il primo urologo "ante litteram" menzionato nei testi, Euriode di Sicilia (figura più leggendaria che storica) viene citato da Rufo di Efeso, uno scrittore del I secolo, che di lui scrisse che praticava la nefrotomia verso il 420 a.C. "Euriode di Sicilia e Ippocrate, scrisse Rufo, erano in grado operare per mezzo di incisione coloro che soffrivano di nefriti: in questo modo curavano chi aveva pus e calcoli nei reni". La scuola di Ippocrate fu considerata da alcuni autori come derivata direttamente dalla scuola di medicina che fiorì in tutta la Magna Grecia, dalla Calabria alla Sicilia, fino alle coste del Mar Ionio. Di questo periodo, Alcmeone di Crotone, un pitagorico che, intorno al 500 a.C., fu il primo ad identificare nel cervello il principale organo responsabile per il funzionamento dell'apparato urogenitale, oltre che di tutti gli altri organi ed apparati del corpo umano.
In età latina, nella sua opera De re medica, Celso, la cui fama prosperò nel I secolo d.C., descrive accuratamente i metodi migliori per incidere gli ascessi e le fistole, per applicare i cateteri uretrali. Parla di suture intestinali, di legature vascolari e di trapanazione del cranio. Descrive con grande precisione gli strumenti usati per la litotomia e i cateteri di metallo, simili a quelli trovati a Pompei. Galeno, insieme ad Ippocrate, è la figura più eminente della medicina antica. Si occupò di enuresi, ritenzione di urina - già menzionate da Ippocrate -, paralisi della vescica, ostruzione uretrale e uretrite secondaria a cistite. I suoi studi di anatomia - condotti sezionando animali (in particolare scimmie) evidenziarono che l'urina era prodotta dai reni. Lo dimostrò legando gli ureteri di cani e maiali vivi. Egli intuì anche che lo sbocco obliquo degli ureteri nella vescica aveva la funzione "grazie alla previdente saggezza della natura" di evitare il reflusso di urina dalla vescica ai reni. Erasistrato, che fu attivo in Alessandria nella prima metà del terzo secolo a.C., affermava invece che la secrezione dell'urina avvenisse meccanicamente nello stesso modo in cui il siero filtra, dal latte coagulato, durante la preparazione del formaggio, attraverso le fessure del cestino di vimini che lo contiene. Questo diverbio ebbe la sua importanza, poichè da qui nacque l'ipotesi dell'esistenza di un "filtro renale", una teoria demolita solo circa tredici secoli dopo da Berengario da Carpi (1470 - 1530) e Andrea Vesalio (1514 - 1564).
L'urologia medievale italiana ebbe un'espressione molto interessante nella famosa Scuola di Medicina di Salerno. La Schola Salerni, le cui origini, persino cronologiche, sono difficili da tracciare, ottenne, più di ogni altra, grande fama attraverso l'Europa perchè i suoi medici avevano la reputazione di essere in grado di curare i calcoli della vescica oltre a tutte le altre malattie. La Scuola ricevette uno stimolo decisivo da Costantino Africano (1015 - 1087) che introdusse a Salerno le conoscenze mediche siriana ed ebraica e la cultura scientifica araba, in particolare quella di Avicenna (980 - 1027 d.C.). Egli si occupò, tra le altre cose, degli organi di riproduzione maschili e femminili, e descrisse medicine che avrebbero favorito o impedito la secrezione dello sperma. Ruggiero dei Frugardi (o di Frugardo) conosciuto come "Maestro Ruggiero", che praticò intorno al 1180 fu un altro illustre membro della Scuola salernitana, e potrebbe essere considerato il primo vero chirurgo. Nel suo famoso Chirurgia magistri Rogerii egli elevò la chirurgia a livello di una scienza, basandola sull'anatomia. Prima di lui la chirurgia urologica, come la chirurgia in generale, fu lasciata ad "artigiani", secondo il precetto, attribuito ad Ippocrate, che i medici non dovevano operare nemmeno pazienti che soffrivano della malattia della pietra - calcoli della vescica e del rene. La Scuola bolognese, che cominciò a svilupparsi nel dodicesimo secolo, portò varie innovazioni all'arte della medicina, che era ancora dominata dal "galenismo". In particolare, Ugo di Borgognoni, sulla base della grande esperienza che accumulò come medico durante la quinta crociata, curò le ferite con vino e bende. Egli fu anche tra i primi a contestare il principio secondo il quale la suppurazione era necessaria per sanare le ferite. Guglielmo da Saliceto (1210 - 1277) della stessa Scuola non era solo un lodevole teorico della chirurgia, ma la praticava con grande successo, criticando aspramente gli "artigiani" e i "cerusici". Egli operava senza pericolo ernie, fistole, calcoli della vescica (operazioni che erano state , e sarebbero state per secoli, quasi un monopolio dei "cerusici"), e praticò paracentesi, toracocentesi e mastectomie . Descrisse gli ascessi e le pustole del pene, includendo quelle di origine venerea, e suggerì di lavarsi dopo il coito come un metodo di profilassi.
Un notevole impulso allo studio dell'anatomia e quindi alla chirurgia fu dato dai grandi artisti del Rinascimento, da Michelangelo a Tiziano . Leonardo da Vinci (1452 - 1519) elaborò un gran numero di disegni di anatomia, basandosi su autopsie, che egli dovette condurre in gran segreto per non rischiare di incorrere nei rigori delle leggi del suo tempo. Nella maggior parte dei casi egli non fece altro che illustrare - benché inimitabilmente - le descrizioni anatomiche di Galeno e Mondino. Poiché egli non aveva mai pubblicato nulla, il suo lavoro non portò alcun miglioramento sostanziale alle conoscenze anatomiche. I suoi famosi Quaderni Anatomici furono pubblicati soltanto all'inizio di questo secolo.

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