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Nuovi farmaci contro il tumore alla mammella

Monica Melotti, N. 12 dicembre 1999

Si aprono nuovi scenari nella lotta contro il tumore alla mammella, che ogni anno colpisce circa 27 mila donne. Il carcinoma mammario è il tumore più diffuso tra la popolazione femminile dei Paesi Occidentali ed è anche quello che genera la più elevata mortalità: in Italia si hanno circa 11 mila decessi. Ma le aspettative di sopravvivenza migliorano di anno in anno grazie alle nuove terapie farmacologiche e alla prevenzione, che si rivela lo strumento più efficace per contrastare questo tipo di neoplasia. Prevenzione che deve essere orientata alla sempre migliore conoscenza dei fattori di rischio, quali la familiarità, lo stile di vita (fumo, alcolici e altro), l'alimentazione (povera di grassi, abbondante in frutta, verdura e cereali), uso prolungato dei contraccettivi orali. A ciò si aggiunge la prevenzione secondaria, fondamentale per una diagnosi precoce, effettuata attraverso l'autopalpazione, le visite senologiche e la mammografia. Va detto che la diagnosi precoce è in grado di ridurre la mortalità del tumore di circa il 30%. Ed ora veniamo alle armi terapeutiche. Le conoscenze acquisite negli ultimi anni hanno modificato sensibilmente l'approccio clinico. E' infatti sempre meno frequente il ricorso a interventi chirurgici radicali e si favorisce la chirurgia di tipo conservativo (il primo ad attuarla in Italia fu il professor Veronesi). Ma crescono anche i trattamenti complementari all'intervento chirurgico, sotto forma di trattamento radioterapico e farmacologico, che varia naturalmente in funzione del grado di diffusione della metastasi. La terapia adiuvante, per esempio, è il trattamento da eseguirsi dopo la terapia chirurgica quando il tumore primitivo non ha ancora dato metastasi a distanza ed è in grado di combattere le micrometastasi. La terapia antitumorale della fase metastatica (chemioterapia e terapia ormonale), invece, non può avere effetti risolutivi nelle pazienti con carcinoma metastatico. La sua funzione è quella di prolungare il più possibile la vita delle pazienti stesse e soprattutto di migliorarne la qualità. Su questo fronte è stato molto importante il ruolo svolto dagli inibitori dell'aromatasi di terza generazione, come il letrozolo (frutto della ricerca Novartis, da sempre impegnata in campo oncologico), farmaci molto efficaci con un alto profilo di tollerabilità. Letrezolo rappresenta un'importante opportunità per le pazienti con tumore in fase avanzata, che impiegato in caso di fallimento del tamoxifene nella pazienti in postmenopausa con carcinoma avanzato, è in grado di assicurare una maggiore percentuale di risposte (scomparsa radiologica della massa tumorale, riduzione della massa di oltre il 50%). Grazie all'elevata efficacia studi clinici internazionali in corso stanno valutando la sua promettente applicazione anche per gli stadi precoci della malattia.
E infine è importante ricordare che la sede preferenziale di metastasi per il carcinoma mammario è il tessuto osseo (circa il 70%). Per prevenire questa complicanza la terapia specifica è a base di bifosfonati, in particolare il pamidronato. Negli ultimi anni per letteratura scientifica sono apparsi articoli su prestigiose riviste che hanno testimoniato gli importanti risultati ottenuti da questo principio attivo. Il pamidronato è molto efficace nel prevenire gli eventi scheletrici secondari a metastasi ossee (fratture, ipercalcemia, compressione midollare, interventi di chirurgia ortopedica) o nel ritardarne la loro comparsa. La terapia con pamidronato ha inoltre dimostrato di essere in grado di ridurre la necessità di radioterapia specifica oppure l'assunzione di analgesici.


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