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Il linfonodo sentinella

Cristina Mazzantini, N. 4 aprile 2000

È ormai statisticamente provato che il cancro della mammella è la forma tumorale femminile più diffusa. Solo in Italia, infatti, ogni anno vi sono 30.000 nuovi casi. E sono circa 11.000 le donne italiane che muoiono a causa della patologia. Gli esperti, però, nonostante le cifre allarmanti, sono ottimisti grazie ai risultati sbalorditivi, quasi insperati, ottenuti negli ultimi decenni. Infatti si è passati da una chirurgia demolitiva a una sempre più conservativa, soprattutto grazie agli sviluppi tecnologici e alle scoperte scientifiche. Inoltre, non va dimenticato il ruolo fondamentale svolto dalla prevenzione primaria (stili di vita corretti, sana alimentazione, moderata attività fisica quotidiana) e secondaria (diagnosi precoce con mammografia, a cadenza annuale per le donne dopo i 40).
Ma ancora non sono lontani i tempi in cui si asportava completamente il seno. Oggi si cerca sempre più, ovviamente quando è possibile, di prelevare solo la massa tumorale, così da salvare il tessuto mammario circostante. Un ulteriore contributo è rappresentato dalla tecnica moderna del linfonodo sentinella, che tende a risparmiare l'asportazione di tutti i linfonodi ascellari. Le prospettive sono state delineate in un incontro interdisciplinare di aggiornamento tenutosi a Roma sul "Valore predittivo del linfonodo sentinella nello staging del carcinoma della mammella: esperienza preliminare nell'ospedale S. Camillo".
Cos'è il linfonodo sentinella?
"Da tempo è ormai noto, grazie soprattutto all'esperienza maturata sui melanomi, che nei distretti linfatici dei vari organi e nei segmenti corporei esiste un linfonodo (quello sentinella, ndr) che per primo riceve la linfa dai tessuti neoplastici", precisa il dott. Giacomo Gucciardo, responsabile del Modulo di Chirurgia Oncologica della Mammella presso il S. Camillo-Forlanini di Roma.
Come si riconosce?
"Iniettando, pre-operatoriamente, sotto il derma nella zona neoplastica, un tracciante radioattivo (in questo caso il tecnezio) che è convogliato dalla linfa verso il linfonodo. Questi è poi scoperto utilizzando una sonda per chirurgia radioguidata", chiarisce il chirurgo-oncologo.
Come funziona la nuova metodica?
"Asportando il primo linfonodo e analizzandolo, si è capaci di valutare se nell'ascella vi siano o meno le metastasi", puntualizza l'esperto. "Perché, qualora il linfonodo sentinella sia metastatico, si suppone che anche gli altri lo siano. Quindi sarà indispensabile toglierli. Viceversa, se quello sentinella all'esame scintigrafico non presenta alcuna cellula neoplastica, si potranno conservare gli altri linfonodi ascellari. Così facendo, si agevola la paziente che sarà sottoposta a un intervento meno invasivo e rispettoso di quei tessuti immunocompetenti".
Quali sono gli altri vantaggi?
"Evitando la "dissezione ascellare" ovvero l'asportazione di tutti i linfonodi, diminuiscono drasticamente gli effetti indesiderati, come il braccio grosso postoperatorio, la perdita anche se momentanea della sensibilità dell'arto e l'alterazione dei movimenti", spiega il dott. Gucciardo.
In quali casi la metodica è indispensabile?
"È sicura in una percentuale vicina al 100% nei piccoli tumori ovvero in quelli non superiori al centimetro e mezzo", sostiene il chirurgo. Secondo gli ultimi dati, le possibilità di metastasi ascellari per i piccoli tumori si aggirano sull'8/10%. Perciò, nel 90% circa dei casi, è inutile la dissezione ascellare. Tuttavia, per chiunque decidesse di sostituirla con la tecnica del linfonodo sentinella, è indispensabile un periodo di studio, come ritengono gli esperti. "La nostra équipe si è dedicata per un anno a valutare, su un primo gruppo di 50 pazienti, la fattibilità della metodica al S. Camillo. I nostri risultati sono sovrapponibili a quelli di altre istituzioni internazionali, per cui ci riteniamo pronti a utilizzare il linfonodo sentinella nel trattamento del cancro
al seno".

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