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Tamoxifen: una coperta troppo corta?
Franca Filipponi, N. 6/7 giugno luglio 1998
La ricerca sul Tamoxifen, potente farmaco usato nella cura del tumore del seno, testato da anni in Europa e America, è a una svolta. É stata infatti avviata una sperimentazione che studia il modo per eliminarne i gravi effetti collaterali a danno dell'utero. In rete si legge che... Sono stati pubblicati su Lancet (1998;351:1451-67), i dati dei 55 studi sul tamoxifen, condotti in 15 paesi su 37000 donne. Il National Cancer Institute mette a disposizione in rete le informazioni più recenti con le risposte alle domande più frequentemente poste. Il tamoxifen, (nome commerciale Nolvadex) è un farmaco in pillole, da assumere per via orale, che interferisce con l'attività dell'estrogeno (ormone femminile) usato nella cura del cancro al seno, in fase primaria o avanzata. Per venti anni è stato impiegato nella cura di cancro in fase avanzato. Più recentemente è stato impiegato come terapia adiuvante, o in combinazione, ad una terapia primaria. Si è inoltre studiata la sua efficacia su altri tipi di cancro, quali melanoma, cancro uterino, alcune leucemie. Come agisce il tamoxifen sul cancro al seno? Gli estrogeni favoriscono la crescita delle cellule tumorali nel seno. Il tamoxifen agisce inibendo l'attività degli estrogeni su queste cellule, viene infatti spesso chiamato "anti-estrogeno". Come cura per il cancro al seno rallenta o ferma la crescita delle cellule tumorali già presenti. Come terapia di supporto aiuta a prevenire recidive e ad impedire lo sviluppo di un nuovo cancro all'altro seno. Eventuali altri benefici? Le donne che lo assumono beneficiano di alcuni degli effetti della terapia ormonale per la menopausa: minor tasso di colesterolo e meno osteoporosi. Il tamaxifen può prevenire d tumore al seno? La ricerca ha evidenziato che, usando il tamoxifen come terapia adiuvante nelle fasi iniziali di cancro al seno, non solo si prevengono eventuali recidive del cancro originale, ma anche lo sviluppo di un nuovo cancro al seno opposto. Sulla base di questi assunti il National Cancer Institute (NCI) ha avviato uno studio per valutare quanto il tamoxifen possa servire nella prevenzione del cancro al seno in donne a rischio. Problemi: Il tamoxifen può causare problemi agli occhi? Può verificarsi un'aumentata incidenza di cataratta. Sono poi segnalati problemi a cornea e retina. o Causa depressione? In uno studio, 1'1% delle donne in post menopausa che prendono tamoxifen come terapia adiuvante ha segnalato depressione. Altri studi non segnalano quest'effetto. o Può causare altri tipi di cancro? Si segnala un rischio di cancro uterino da due a tre volte più alto rispetto alle donne della popolazione generale. É lo stesso rischio delle donne in post menopausa che seguono una terapia estrogena. Negli studi dell'NCl si è inoltre evidenziato un aumentato rischio di cancro endometriale. Connessioni fra tamoxifen e tipi di cancro, che non siano quello uterino, non è certo. Questo rischio potenziale va valutato caso per caso. Il tamoxifen provoca sterilità? Il tamoxifen può anticipare i sintomi della premenopausa in donne fertili. Non si conoscono esattamente gli effetti del farmaco in gravidanza: se ne sconsiglia comunque l'uso. Accelera la menopausa? No, sebbene ne riproduca in alcuni casi i sintomi. Nella maggior parte delle donne in premenopausa in cura con il tamoxifen le ovaie proseguono la loro normale attività producendo la stessa, o leggermente maggiore, quantità di estrogeni. I più comuni effetti collaterali? Sono generalmente simili a quelli prodotti dalla menopausa: vampate di calore, irregolarità mestruale, perdite e irritazioni vaginali. D'altro canto, come per la , menopausa, non tutte le donne registrano questi sintomi. I benefici del tamoxifen nella cura del cancro al seno sono compensati dai rischi che ne derivano? Il NCI conferma che i benefici superano di gran lunga i potenziali rischi, si consiglia tuttavia a ciascuna donna di discuterne con il medico di fiducia. Per quanto tempo si può prendere il tamoxifen? Dipende da diversi fattori, non ultimo la risposta al trattamento primario. Studi in corso stanno valutandone gli effetti per periodi superiori ai cinque anni. Per usare una classica metafora, col Tamoxifen è un po' come con la coperta troppo corta che lascia fuori i piedi o la testa. Il farmaco esercita un'azione preventiva nei confronti del tumore del seno, ma fa aumentare i rischi a carico dell'utero. In base a studi condotti in Italia a partire dal 1989 su volontarie e proseguiti cinque anni più tardi negli Stati Uniti e Canada su 13mila donna volontarie, si e registrata una percentuale di riduzione dei casi del 45%. Il dato è senz'altro incoraggiante e la notevole ampiezza del campione ne garantisce l'attendibilità. Purtroppo però il farmaco, che blocca l'attività degli estrogeni sulle mammelle, impedendo lo sviluppo del tumore, ha effetti negativi sull'utero, una controindicazione questa che di fatto non ne consente l'uso su larga scala. Sebbene il tumore al seno sia il più diffuso fra le donne, soprattutto in età compresa tra i 40 e 60 anni, non avrebbe senso introdurre un sistema di prevenzione a così alto rischio. Resta comunque un caso nel quale il Tamoxifen può rivelarsi non pericoloso. Quello delle donne isterectomizzate, cioè private dell'utero quasi sempre per l'insorgere di un tumore, ma non per questo meno esenti dal rischio al seno. Contemporaneamente sono allo studio trattamenti in grado di minimizzare le conseguenze non desiderate del farmaco anche su donne sane, ed è proprio in questa direzione che procede la ricerca condotta in parallelo in Italia, Gran Bretagna e Nord America. A prendere parte alla sperimentazione in corso presso numerosi centri sono al momento più di 10mila donne; ed i primi dati significativi dovrebbero essere disponibili entro un anno. "Una delle prime cose da fare è unificare i dati italiani con quelli britannici e successivamente statunitensi - dice Alberto Costa, senologo dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano e responsabile dello studio sul Tamoxifen per l'Italia per avere entro il 2000 un insieme di dati relativi a un totale di 23mila donne. Si dovrà quindi approfondire il capitolo degli effetti negativi del farmaco, le conseguenze a danno dell'utero possono essere evitate riducendo le dosi di farmaco oppure combinando il farmaco con pillole a base di estrogeni, alla base della cosiddetta terapia ormonale, che viene consigliata alle donne in menopausa. I due tipi di farmaci possono ben integrarsi perché' il rischio di tumore al seno aumentato per la presenza di estrogeni verrebbe annullato per la presenza del Tamoxifen. Mentre il rischio del tumore dell'utero verrebbe contrastato dagli estrogeni. Presso l'Istituto Europeo di Oncologia stanno studiando lo sviluppo di nuovi farmaci analoghi al Tamoxifen dotati di minor tossicità. Ad esempio dati ancora pubblicati indicano come il Raloxifene abbia una minore tossicità sull'utero rispetto al Tamoxifen, pur mantenendo un interessante effetto preventivo sulla mammella". Va comunque detto che i risultati di questi studi sono ancora in forma preliminare, non essendo ancora stati pubblicati su riviste scientifiche specializzate. Pertanto un giudizio più completo va rimandato a dopo la pubblicazione integrale dei risultati.
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