|
|
Colpiti alla tiroide
Annalisa Cretella, N. 1/2 gennaio-febbraio 1999
Tra i tumori delle ghiandole endocrine, l'incidenza del cancro alla tiroide è in aumento. Eppure i tumori endocrini sono una delle affezioni oncologiche meno frequenti. E meno difficili da diagnosticare e curare: anche quando sono maligni, questi tumori sono curabili nel 95% dei casi. Sono tra le malattie neoplastiche più sensibili ai trattamenti terapeutici. Ovvio quindi che la percentuale di mortalità risulti molto bassa. In Italia non va oltre lo 0,001 fra le donne e lo 0,005 fra gli uomini. Che cosa dunque favorisce l'aumento del tumore tiroideo? Una causa sicura è l'esposizione alle radiazioni ionizzanti. Lo dimostrano i numerosi studi effettuati sulle popolazioni che hanno subito queste radiazioni, come i pazienti sottoposti a trattamenti radioterapici, i sopravvissuti giapponesi al bombardamento atomico della Seconda guerra mondiale, gli abitanti di Chernobyl, dove è avvenuto uno dei disastri ecologici più gravi della storia (1980), ben rappresentato dal seguente dato: nei bambini di Chernobyl si è avuto un sorprendente incremento dei tumori papilliferi della tiroide, pur essendo, questo tipo di carcinoma, estremamente raro al di sotto dell'età adolescenziale. Sulla base di questi studi è stato stabilito che la dose massima di tollerabilità alle radiazioni ionizzanti è pari a 50 rads. Oltre questa soglia, il rischio di insorgenza dei tumori tiroidei diventa praticamente certezza. Per Chernobyl esiste un progetto di ricerca specifico, finanziato dalla Comunità Europea. A esso prende parte anche il laboratorio di biologia molecolare dell'Università di Napoli (Federico II). "Dallo studio su Chernobyl - afferma Giancarlo Vecchio, direttore Dipartimento napoletano impegnato nella ricerca - si spera di far luce sull'origine molecolare della cancerogenesi a stadi multipli nell'uomo, sulla scorta delle possibilità di indagine offerte dall'eccezionalità della casistica dei tumori tiroidei ivi riscontrati". Lo studio della tiroide su Chernobyl dà la possibilità di analizzare lesioni di vario grado di malignità: "nei tumori della tiroide si riscontrano tre tappe differenti di aggressività". Casistica I tumori della tiroide, infatti, rappresentano una gamma di lesioni neoplastiche di varia aggressività. "Tra i tumori della tiroide - dice il professor Luigi Antonio Marzano del Dipartimento di Chirurgia Generale ed Endocrina del II Policlinico di Napoli - si distinguono le forme anaplastiche, fortemente maligne e di difficile trattamento, oltreché rare: rappresentano appena il 5% di tutti i tumori tiroidei. Inoltre, le forme follicolari e papillari: le più frequenti ma anche le meno gravi, che l'intervento chirurgico porta a guarigione completa". Il tipo papillare è senza dubbio il più diffuso: 60%. Colpisce prevalentemente le donne fra i 30 e i 40 anni. Tra le cause: viene associato a radiazioni e a una dieta ricca di iodio. Anche il tipo follicolare è più diffuso fra le donne. L'incidenza maggiore è fra le 60enni che appartengono a regioni caratterizzate da gozzo endemico e dove vige una dieta povera di iodio. "Molti tumori tipici dell'età matura - continua il professor Marzano - appartengono ai cosiddetti "portatori di lunga data di gozzi". In costoro, il gozzo che resta silenti per anni, rischia di trasformarsi all'improvviso in carcinoma anaplastico, ovvero il tipo più pericoloso". Prevenzione Il tipo di prevenzione dipende dal tipo di tumore. "Bisogna imparare a conoscere il proprio corpo - continua il professor Marzano - avvertire i mutamenti e, attraverso l'autopalpazione, riconoscere l'eventuale presenza di noduli. L'ecografia e l'agoaspirazione permettono poi un'indagine più approfondita: la prima consente di individuare anche quei noduli piccolissimi che sfuggano al tatto, la seconda di esaminare attentamente le cellule. Senza dubbio una diagnostica precoce aiuta, in quanto la terapia chirurgica risulta più efficace se i tumori sono in fase iniziale. Già dalla visita medica si può stabilire se una lesione è benigna o maligna. L'indagine più mirata è comunque la citologica, che permette una positività di circa il 97%. Viene fatta mediante agoaspirato: attraverso un ago sottile si preleva il microframmento di tessuto da analizzare. Nel caso di lesione maligne da operare, si asporta l'intera ghiandola tiroidea. Studi effettuati indicano che il rischio di cancro alla tiroide è maggiore nelle popolazioni gozzigene. La Campania è tra le regioni italiane con più alta diffusione di patologie nodulari gozzigene. Le più colpite sono le province montane del beneventano, dell'avellinese e del salernitano, dove è in corso una profilassi antigozzo. Solo al II Policlinico di Napoli, sono almeno 400 i pazienti che ogni anno si sottopongono a terapia tiroidea. Fra costoro la percentuale di guarigione è ottima, e varia a seconda dell'età del paziente e del grado di avanzamento della metastasi". Quando il deficit di iodio favorisce la comparsa del gozzo, l'unica forma possibile di prevenzione primaria è l'uso di un particolare sale iodato al posto del normale sale da cucina. Gli ormoni tiroidei sono molecole iodate, il che significa che un certo quantitativo di questo elemento è indispensabile al funzionamento della tiroide. La dose ottimale di iodio è di circa 150 milligrammi al giorno. Con dosi inferiori vi è il rischio che si inneschi un meccanismo di iperstimolazione della tiroide, che porta all'aumento di volume della ghiandola e alla comparsa dei noduli. I carcinomi midollari, non molto diffusi ma molto aggressivi e con prognosi più infausta dei papillari, dipendono invece da difetti genetici di tipo ereditario, che oggi si possono individuare grazie alle ricerche effettuate sul gene RET, realizzate nei laboratori del Policlinico napoletano, in collaborazione con l'Istituto Nazionale Tumori di Milano. "Il II Policlinico dell'Università di Napoli è noto al mondo scientifico - dice il professor Giancarlo Vecchio, direttore del Dipartimento di Biologia Molecolare - proprio per la ricerca e le scoperte sull'ereditarietà del carcinoma midollare"
indirizzi utili
Eprofessor Antonio Luigi Marzano Dipartimento di Chirurgia generale ed Endocrina del II Policlinico di Napoli - Università Federico II Via Pansini, 5 - Napoli Tel. 081/74 61 1 Eprofessor Giancarlo Vecchio Dipartimento di Biologia e Patologia Cellulare e Molecolare del II Policlinico di Napoli Università Federico II via Pansini, 5 - Napoli Tel. 081/74 63 32 4
Torna ai risultati della ricerca
|