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Tumori tiroidei

Monica Melotti, N. 12 dicembre 1999

I tumori alla tiroide sono piuttosto rari, a differenza dei disturbi tiroidei che, invece, sono molto frequenti e colpiscono circa un italiano su dieci (le patologie più diffuse sono ipo e ipertiroidismo). La tiroide è una ghiandola endocrina situata nella parte mediana del collo, davanti alla laringe e alla trachea, la cui funzione è quella di regolare il nostro metabolismo. È costituita da numerose piccole formazioni rotondeggianti, detti follicoli, ciascuna delle quali presenta una cavità interna, piena di sostanza colloide e un involucro di cellule epiteliali che producono la colloide e secernano l'ormone tiroideo. È un organo molto vascolarizzato e secerne due tipi di ormoni: la calcitonina che controlla il metabolismo del calcio e inibisce il riassorbimento osseo e le iodotironine, i cui effetti sono rivolti al controllo del metabolismo basale. I carcinoma della tiroide rappresentano massimo il 2% dei tumori, ma seguito dell'esplosione di Cernobyl nel 1986, in questa zona, si è avuto un drammatico innalzamento dei disturbi tiroidei , specialmente nei bambini sotto i sei anni (l'incidenza del gozzo tiroideo triplicata, raddoppiate le forme di ipotiroidismo, mentre è aumentata di 20 volte l'incidenza del tumore). La causa è da ricercarsi nella ricaduta delle sostanze radioattive che sono state assorbite dall'organismo e che vengono soprattutto captate dalla tiroide. Del resto il tumore alla tiroide è legato a fattori ambientali di tipo radiogeno, all'alimentazione e allo stile di vita. Da registrare anche una certa predisposizione familiare come in tutte le malattie della tiroide e sta facendosi sempre più strada l'ipotesi genetica (studi recenti hanno individuato dei geni per alcuni tumori papilliferi della tiroide).
I gruppi del tumore tiroideo
"I tumori che colpiscono la tiroide si distinguono in due varietà fondamentali: quelli che derivano dall'epitelio follicolare della ghiandola e quelli derivanti dalle cellule C (o parafollicolari) che producono calcitonina (carcinoma midollare della tiroide)" dice il dottor Ennio Leopaldi, chirurgo endocrino dell'Ospedale Sacco di Milano "I tumori epiteliali si dividono in tre gruppi: i differenziati (papillifero e follicolare), gli indifferenziati (misti) e gli anaplastici. I differenziati sono l'80% dei tumori tiroidei e sono anche i meno aggressivi (hanno un evoluzione molto lenta e non recidivano), a differenza degli anaplastici, che sono sotto il 5% (dei tumori tiroidei), ma sono molto aggressivi e con un esito infausto. La sopravvivenza è di massimo un anno perché il carcinoma ha un'evoluzione molto veloce, inoltre essendo infiltrante è di difficile asportazione.
La morte sopravviene quando il tumore invade la trachea, rendendo impossibile la respirazione, ma fortunatamente è raro e in diminuzione. Ritornando ai tumori differenziati va precisato che il carcinoma follicolare è raro e va incontro a una precoce disseminazione metastatica, mentre il papillifero è il più frequente (a volte c'è commistione con il follicolare e diventa tumore indifferenziato).
La sua evoluzione è molto lenta, produce metastasi alle ghiandole linfatiche del collo e molto raramente a livello osseo e polmonare (può succedere se la diagnosi è tardiva). Il tasso di curabilità è elevato, con una sopravvivenza superiore ai dieci anni. Il carcinoma midollare, invece, fa parte dei tumori neuroendocrini. E' caratterizzato da un iperproduzione di calcitonina ed è sicuramente legato a una trasmissione di tipo genetico. Nell'ambito del carcinoma midollare, infatti, si è avuto un ottimo risultato con i test genetici ed è una strada che può ancora dare risultati incoraggianti. Nei tumori midollari è l'oncogene ret che con le sue mutazioni ci aiuta a capire chi potrà sviluppare questo tipo di tumore. Basta un semplicissimo prelievo del sangue (facendo un'analisi genetica ed evidenziando un enzima) per scoprirlo".
Come si manifesta
Non ha un'unica manifestazione. Per gli indifferenziati si manifesta sotto forma di un nodulo di piccole dimensioni, generalmente asintomatico. Diventa visibile solo quando si ingrossa. Il carcinoma papillifero è tipico dell'età giovanile e della vecchiaia, la sua evoluzione è lentissima e può anche non manifestarsi del tutto. Ci sono delle persone anziane che muoiono con il tumore senza saperlo (addirittura dopo i 70 anni una persona su tre). Va precisato che i disturbi tiroidei colpiscono nettamente più le donne, mentre per i tumori c'è un avvicinamento dei due sessi, con una leggera prevalenza femminile (rapporto di 1.5 rispetto a un uomo). Gli ultimi dati francesi, a livello nazionale, registrano: 1.9 uomini e 3.4 donne su 100.000 abitanti.
Gli interventi
"La terapia è sempre chirurgica, coadiuvata da un trattamento di radioiodio" continua Leopaldi. "Esiste ancora una minima quota di chirurghi che per piccoli tumori (a basso rischio di evoluzione) asportano solo la parte della tiroide dove c'è il nodulo (in pratica metà ghiandola). Il trattamento di radioiodio è soprattutto indicato per i differenziati, e deve essere sempre complementare alla chirurgia (mai in alternativa). Va effettuato dopo l'intervento chirurgico e consiste nell'assumere per bocca un isotopo radioattivo. Non è una terapia lunga (si può ripetere nel tempo) e gli effetti collaterali sono molto ridotti (qualche disturbo alle ghiandole salivari e all'apparato gastrointestinale). Va precisato che le chemioterapia ormai ha uno spazio limitato ed è scarsamente efficace. L'intervento chirurgico per i tumori tiroidei è estremamente delicato e difficile. È fondamentale risparmiare le paratiroidi, quattro ghiandoline fondamentali per l'equilibrio del calcio. Se il chirurgo sbaglia il paziente dovrà assumere a vita calcio e vitamina D, con gravi conseguenze per il sistema nervoso. Dopo l'asportazione del nodulo resta una cicatrice di quasi 8 entimetri, alla base del collo, che però viene nascosta tra le sue pieghe".
Nuova tecnica chirurgica: anche per l'estetica
L'antiestetica cicatrice sul collo, risultato di un intervento alla tiroide può comunque essere evitata, grazie ad una nuova tecnica di chirurgia video- endoscopica mini invasiva. Al suo posto un minuscolo taglietto, lungo circa un centimetro e mezzo, che non richiede punti di sutura, ma viene chiuso con una speciale colla. La tecnica è stata sperimentata al Mount Sinai Hospital di New York e adesso viene praticata all'Ospedale Santa Chiara di Pisa. A differenza degli americani però i nostri chirurghi non immettono del gas per allargare il campo operatorio (dà effetti collaterali, come un eccessivo gonfiore), ma usano dei piccoli divaricatori per poter meglio introdurre i piccoli strumenti e la telecamera miniaturizzata che evidenzia sullo schermo il campo su cui operare. Il nuove metodo battezzato paratiroidectomia e tiroidectomia video assistita è indicato per interventi sulle paratiroidi e per i noduli tiroidei.
"Le tecniche di chirurgia videoassistita del collo hanno trovato una applicazione immediata nella patologia benigna, come gli adenomi paratiroidei e tiroidei e i noduli caldi della tiroide (quelli iperfunzionanti)" spiega il professor Paolo Miccoli, docente di chirurgia generale all'Università e chirurgo all'Ospedale Santa Chiara di Pisa "Con l'affinarsi e l'evolversi di queste procedure si è ritenuto che anche alcuni tumori maligni della tiroide potessero essere operati per mezzo di interventi video-endoscopici.
Naturalmente non tutte le neoplasie maligne sono adatte a questo tipo di chirurgia che ha un decorso posto operatorio meno doloroso e soprattutto un risultato estetico molto migliore. Due requisiti sono importanti perché la tecnica video assistita possa essere applicata con buoni risultati, senza mettere a repentaglio la correttezza e la radicalità oncologica dell'intervento: il tumore deve essere di piccole dimensioni (non oltre i 3 centimetri di diametro) e deve avere una aggressività moderata. I tipi di tumore più adatti sono quindi i carcinoma papillari e i tumori follicolari (adenomi e anche carcinomi di modeste dimensioni). È importante, inoltre, che il cancro sia in una fase abbastanza iniziale, non abbia cioè già determinato metastasi alle ghiandole linfatiche del collo".
L'intervento per le paratiroidi viene eseguito in anestesia locoregionale con maschera laringea e dura circa un'ora, mentre per la tiroide si opera in anestesia generale con intubazione e il tempo richiesto è circa un'ora e mezza. Il decorso post-operatorio è molto breve, il giorno dopo il paziente può tornare a casa. L'operazione, sperimentata dal 1997, è passata dal Servizio sanitario nazionale e oltre all'Ospedale Santa Chiara di Pisa, viene eseguita in altri centri italiani, tra cui Roma, Milano e Padova.

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