|
|
Dalla vita una speranza
Corrado Marino, N. 3 marzo 1998
Una nuova tecnica per la cura dei tumori infantili che riduce i rischi di complicanze immunologhe. Serve un atto di spontanea solidarietà da parte delle donne in stato di gravidanza, e sono sufficienti poche banche per la raccolta dei tessuti destinati al trapianto tumori I principali tumori pediatrici leucemie tumori al cervello tumori ossei neuroblastoma linfomi
Il sangue contenuto nel cordone ombelicale è da qualche anno impiegato nella Clinica Pediatrica dell'Ospedale S Matteo di Pavia come possibile alterativa all'utilizzo del midollo osseo nel trapianto allogenico, cioè da donatori familiari o anche consanguinei, in patologie tumorali quali leucemie acute e croniche, talassemie, aplasie midollari e immunodeficienze congenite. La tecnica messa a punto e sperimentata per la prima volta in Francia nel 1988 presso l'ospedale parigino Saint Louis dalla professoressa Eliane Gluckman e stata presto recepita dal Policlinico di Pavia, ancora una volta all'avanguardia nelle metodiche più avanzate, a dimostrazione dell'eccellente livello raggiunto da questo importante IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere scientifico). Per tutte le informazioni necessarie possiamo contare, ancora una volta, sulla disponibilità del dottor Franco Locatelli, al quale siamo grati per lo sforzo di rendere chiare e comprensibili a tutti questioni non semplici dal punto di vista scientifico. Agli inizi il trapianto di sangue placentare avveniva solo tra soggetti appartenenti allo stesso gruppo famigliare, il che ne limitava moltissimo le possibilità applicative, dato che in pratica bisognava attendere che i genitori del malato mettessero al mondo un altro figlio. In seguito si e passati al trapianto tra non consanguinei; e questo ampliamento e motivato dal fatto che il sangue ricavato dal cordone ombelicale presenta una minore incidenza di complicanze immunologiche rispetto alle altre metodiche in uso. In sostanza, risulta meno forte la "aggressività" delle cellule del donatore nell'organismo del ricevente, il che aumenta la possibilità di riuscita dell'intervento. Mentre per il trapianto di midollo e richiesta una totale omogeneità in termini di Sistema Maggiore di Istocompatibilita, o Sistema HLA (cioè deve esserci assoluta compatibilità tra donatore e ricevente) nel caso di terapia con sangue proveniente dal cordone ombelicale, il requisito e meno stringente. Questa caratteristica - come e facile capire anche per chi non e addetto alle questioni mediche - amplia di molto, in prospettiva, le possibilità di impiego della nuova tecnica. La "materia prima" inoltre risulta di più immediata disponibilità; il prelievo di midollo, come e noto, non e ne doloroso ne pericoloso, ma richiede comunque un'anestesia generale o spinale e la disponibilità del donatore e sottoporvisi. Quanto alle percentuali di guarigione ottenute con il trapianto di sangue placentare, queste risultano altrettanto buone di quelle fatte registrare con le altre tecniche: siamo ormai oltre il 50% di soggetti guariti, ma la casistica da cui ricavare i dati e al momento molto più limitata. A questo punto un problema chiave diventa il reperimento dei tessuti da cui estrarre il sangue. Come detto, rispetto ad altre forme di donazione questa dovrebbe incontrare resistenze ancora minori, dato che non viene recato il benché minimo inconveniente ne alla madre, ne al neonato (il cordone ombelicale dopo essere stato reciso e da sempre destinato ad essere eliminato). In tutto il mondo si stima per il momento in 501100.000 il numero di cordoni necessari per soddisfare i bisogni di trapianti e di questo numero e gia stato ancora una volta all'avanguardia, opera attivamente il "GRACE", soave nome femminile che sta ad indicare il Gruppo raccolta e Amplificazione Cellule Emopoietiche. A Pavia, grazie soprattutto all'impegno della dottoressa Salvaneschi, sono oggi disponibili circa 500 unita di sangue placentare, il che e gia un buon numero. Una "banca" per essere efficiente, dovrebbe infatti raccogliere e conservare almeno 500 unita per anno, che nel caso della provincia di Pavia dovrebbero affluire principalmente dai tre maggiori reparti di ostetricia ( Pavia, Voghera, Vigevano). Tenendo conto che si verificano in tutta la provincia almeno 6/7000 parti all'anno, raggiungere un livello ideale da un punto di vista quantitativo non dovrebbe risultare difficile. Il discorso può evidentemente essere esteso a tutto il territorio nazionale, per cui, almeno in questo campo, non dovrebbe determinarsi la consueta, e spesso drammatica, strozzatura tra fabbisogno di organi o tessuti e pazienti in li sta d'attesa, che vivono nell'angoscia di non fare in tempo ad essere sottoposti al trattamento richiesto. L'attività di prelievo deve essere il più possibile diffusa, dato che anche piccole strutture possono essere in grado di provvedervi, mentre le "banche" dove il sangue viene manipolato e congelato, saranno in numero più limitato, tenendo conto che uno standard ottimale - nel senso di un più razionale utilizzo delle risorse umane,. tecniche e finanziarie viene raggiunto solo a partire da un certo livello dimensionale. Per reperire tutti i tessuti necessari occorre naturalmente un'opera di sensibilizzazione delle donne in stato di gravidanza, per le quali costituisce un atto di forte solidarietà sociale farsi donatrici (ripetiamo, senza il benché minimo fastidio), contribuendo a dare una speranza in più a dei bambini meno fortunati e a genitori che vivono in una condizione di ansia e di sofferenza, affrontata per altro con grande coraggio e de dizione. Ci viene spontaneo chiedere, anche se gia conosciamo la risposta, se non sarebbe possibile per gli ospedali acquisire direttamente i cordoni ombelicali anche senza il permesso della donna che ha partorito, oppure incentivare il consenso con qualche forma di ricompensa. Ipotesi entrambe da escludere, afferma senza mezzi termini il dottor Locatelli. La donazione, anche di un tessuto ormai inutile, deve essere sempre spontanea e gratuita, nel rispetto della volontà della donna. Per necessari e preminenti motivi di etica, nessuno può ammettere che si possa fare in alcun modo commercio di parti del proprio corpo, anche se altrimenti destinati ad essere eliminate. Inoltre, non conta soltanto il numero di cordoni, ma occorre prioritariamente garantire la qualità del prodotto da utilizzare, sottoponendo la futura madre ad una serie di test atti ad escludere la presenza di malattie genetiche ed infettive trasmissibili; Anche dal punto di vista dei controlli, la sanità italiana non ha nulla da invidiare agli stati all'avanguardia nella ricerca e nella sperimentazione medica. inutile, pertanto, rivolgersi all'estero alla ricerca di miracoli, quando si dispone di strutture di assoluto valore, in grado di operare nelle migliori condizioni possibili, e naturalmente senza spesa. L'impressione, da profani, e che anche in questo delicato settore non si fanno miracoli e che si debba procedere a passi piccoli ... e silenziosi. Nostro compito e quello di informare i lettori dei costanti progressi in atto (senza però inutili trionfalismi) per sollecitare l'attenzione e la collaborazione. Alla gente si chiede infatti una duplice forma di solidarietà: offrirsi come donatori, coscienti e informati, tutte le volte che se ne ha la possibilità e, quando si può, dare anche una mano a quelle famiglie che devono affrontare disagi e spese non indifferenti per poter restare vicino ai propri figli durante i mesi del trattamento. Raddoppia la possibilità di trovare un donatore di midollo compatibile: dal 20 al 35/40 per cento. Il merito è del contatto diretto ora disponibile fra Policlinico di Milano e la banca dati statunitense: tre milioni di volontari che crescono al ritmo di 35/40 mila al mese. Fino ad oggi potevano accedervi solo due ospedali italiani. La banca dati italiana conta, vergognosamente, solo 150mila nomi.
I trapianti al Policlinico S. Matteo di Pavia Per un numero di interventi con sangue placentare il Policlinico San Matteo di Pavia e al secondo posto in Europa, preceduto soltanto dall'lstituto parigino che, come ricordato, ha dato l'avvio a questa metodica. Si tratta comunque ancora di un sistema di limitata applicazione con una media, a Pavia di 6-8 casi all'anno, su pazienti pediatrici il cui peso non deve superare i 40-50 Kg. D'altra parte gli studi aggiornai a livello internazionale riportano dati relativi a non più di 150 interventi. Ulteriori progressi e possibilità di più vasto impiego potranno derivare dalla stretta collaborazione tra istituti a carature scientifico operanti in diversi paesi.
Centri specializzati Bologna Clinica Pediatrica III, Università di Bologna - tel 051/305872
Roma Divisione di Ematologia Policlinico Umberto I Università La Sapienza - tel. 06/49911
Pavia Clinica Pediatrica Policlinico S. Matteo Università di Pavia - tel. 0382/502810
Torino Clinica Pediatrica Ospedale Regina Margherita Università di Torino - tel. 011/6967269
Torna ai risultati della ricerca
|