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Dillo al telefono amico
Mariagrazia Villa, N. 10 ottobre 1998
Quando il dramma che una grave malattia comporta spinge il paziente al silenzio e alla solitudine, Telefono Amico è pronto a offrirsi come interlocutore e preziosa fonte informazioni. Non si riesce a parlarne liberamente con familiari o amici, perché si ha paura di farli soffrire. non ci si può sfogare col medico di famiglia, perché manca un clima di vera intimità. E non si ha l'opportunità di confidarsi con medici e infermieri, perché per loro il malato oncologico è solo uno dei tanti. Il dramma della malattia oncologica è anche incapacità a parlare con gli altri delle proprie paure. In una parola: solitudine. Solitudine a cui quelli del Telefono Amico danno invece ascolto; Telefono amico è una realtà di volontariato attiva da ormai trent'anni. E' presente ormai in quasi tutele città italiane. Il primo centro di soccorso telefonico fu istituito a Torino, all'interno di Mondo X, nel 1968. Per conoscere da vicino che cos'è, abbiamo incontrato i volontari del Centro di Parma. "Per quanto non ci si rivolga a un'utenza specifica - spiega la responsabile del servizio, Brunella Cassinelli -, ma a tutti coloro che cercano un dialogo e non lo possono o vogliono trovare altrove, le caratteristiche del nostro ascolto risultano particolarmente appropriate per chi vive la malattia oncologica e sente il bisogno di raccontare la propria storia e il proprio vissuto - continua la signora Cassinelli - sia subito dopo la diagnosi, che è il momento in cui la disperazione raggiunge l'acme, sia durante la fase di normalizzazione dell'evento, in cui si è solitamente depressi. Noi tentiamo di aiutare l'altro a comprendere cosa gli sta succedendo in quella particolare circostanza di vista, affinché si senta accolto, accettato incondizionatamente, al di là di qualsiasi credo religioso, o ideologico, o di altra natura, e sostenuto. Inoltre, ne tuteliamo l'anonimato e garantiamo il più completo riserbo sul contenuto della telefonata". In effetti, il centro di Parma non offre un aiuto improvvisato, ma la possibilità di una relazione seria ed efficace. "Per accedere al servizio - dice uno dei volontari - occorre sottoporsi a un colloqui preliminare, tenuto da uno psicologo, per valutare se si è idonei o meno a seguire il corso di prima formazione. Poi s'inizia il corso, della durata di circa un anno, curato da docenti esperti in tecniche della comunicazione ed incentrato su tutte le questioni legati all'ascolto nella relazione telefonica d'aiuto, dall'accoglienza dell'altro all'empatia. infine, si affronta una prova finale che serve a verificare, oltre alle conseguenze acquisite durante il corso, sia le motivazioni che le capacità della persona di sostenere il servizio". E non è finita qui. "Una volta entrati, non si è lasciati soli: con cadenza mensile si fanno degli incontri di formazione permanente, tenuti sempre da psicologi esterni, che ci aiutano ad alleggerire il carico emotivo del servizio e a confrontarci con le altre persone del gruppo". "Preparare degli operatori che si avvicinano volontariamente a un servizio come Telefono Amico - spiega la dottoressa Maria Teresa Zini, psicologa del CESIP (centro Studi e Interventi Psico-sociali) di Parma, che si occupa del corso di prima formazione - significa dotarli di strumenti spendibili dentro una relazione in cui c'è una richiesta d'aiuto, senza trasformarli in psicoterapeuti, ma permettendo loro di accogliere senza giudizio qualunque tipo di problema. L'operatore deve poter guidare l'interazione attraverso n ascolto attivo, senza scivolare in un'offerta di consigli e senza pensare a interventi diretti; chi telefona vuole semplicemente sentirsi accolto, o trovare informazioni che gli permettano di cercarsi dei contesti d'aiuto specifici". "E' importante che l'operatore cresca nella consapevolezza delle proprie risorse e dei propri limiti - sottolinea la dottoressa Stefania Miodini del CESIP, anche lei impegnata nella preparazione dei volontari del Telefono Amico di Parma - per poter favorire un ascolto il più adeguato possibile, senza un eccessivo distacco, a maggior ragione in situazioni come quelle che vivono gli ammalati di cancro, in cui vi è un'enorme sofferenza dovuta al confronto con il dolore fisico e la morte". Confronto che indirettamente vivono anche i familiari dell'ammalato, "i quali possono trovare nel Telefono Amico un ascolto e un sostegno - afferma un altro volontario - per poter esprimere anche le loro difficoltà a riorganizzare l'esistenza intorno a un'informazione così drammatica". Ma qual'è l'ascolto migliore nei confronti di una persona che porta, appunto, delle paure legate alla perdita della propria vita o a quella di un proprio caro? "Mettersi in un atteggiamento di accettazione totale di ciò che l'altro porta, anche dei meccanismi di difesa che si attivano in una situazione del genere - prosegue la dottoressa Zini - che vanno dal rifiuto alla rabbia alla rinuncia: espressioni di sentimenti che non sempre sono facili da accogliere, perché spesso sfociano in un'aggressione verbale contro l'ascoltatore". L'operatore del Telefono Amico è invece consapevole di questi meccanismi di difesa e "sollecita l'altro a sentirsi libero e degno di poter esprimere quelli che sono dei vissuti che, spesso, per pudore, o per non gravare sui familiari, o per volerli gestire in modo autonomo, tende a censurare". "Il punto forte di questa relazione d'aiuto è comunque il fatto che l'ascolto avvenga da parte di una persona non coinvolta emotivamente con l'ammalto - osserva la dottoressa Miodini - pertanto chi telefona può dar voce a tutte le sue paure, non solo verso la morte, ma anche verso le terapie e i loro effetti. Paure fortemente penalizzate dalla società: se perdi i capelli per via della chemioterapia, ti viene detto che sei carino lo stesso. La difficoltà, per l'ammalato oncologico, è proprio quella di trovare un interlocutore che prende le sue paure per quello che sono". "E che non sia pure lui un ammalato - aggiunge la responsabile del servizio - perché spesso chi sta male trova chi gli dice che sta peggio di lui e la persona non si sente la centro della comunicazione". L'operatore, quindi, prima di sostenere l'altro e infonderli speranza, lo accetta com'è, "anche se l'accoglienza può esaurirsi nell'arco di una breve telefonata, e non creare un legame quotidiano - precisa Maria Teresa Zini - perché nel tempo chi telefona può non trovare lo stesso operatore, per quanto trovi sempre un servizio disposto a rispondere ai suoi bisogni". Ma il fatto che non risponda sempre lo stesso volontario è una risorsa del servizio, "perché chi chiama può strutturare un rapporto telefonico con più individui, e questo è un arricchimento, e può sentirsi ogni volta libero di essere se stesso, senza instaurare dei vincoli affettivi", chiarisce Stefania Miodini. Aprirsi a un dialogo con un interlocutore speciale come Telefono Amico può quindi migliorare la vita della persona? "Di certo, il paziente oncologico può decidere come definirsi rispetto alla malattia - afferma la dottoressa Zini -, se subirla, o se investire delle energie, pensandosi come come una persona che può guarire, e non solo morire". Nel secondo caso, "la persona può riscontrare un obiettivo miglioramento del tono dell'umore, anche se la patologia di per sé non migliora - osserva la dottoressa Miodini - e questo non è un vantaggio da poco: la persona può morire, mantenendo un buon equilibrio con se stessa c con le proprie relazioni. Inoltre, recenti ricerche di stampo prevalentemente americano ci dicono che in alcune situazioni si hanno vere e proprie regressioni sintomatiche, con il supporto della psicoterapia". Ciascuno di noi, infatti, è un insieme di psiche e corpo "e definire dove finisce l'una e comincia l'altro, rispetto alla malattia, è molto difficile - conclude la dottoressa Zini - per cui è fondamentale aiutare le persone con patologie così gravi a esprimere se stesse e a confrontarsi con una persona sana. Inoltre, la malattia tumorale è un evento stressante, ed è dimostrato che lo stress abbassa le difese immunitarie. Uno psicologo bioenergetico, Jerome Lyss, ha fatto una ricerca anamnestica su dei malati di cancro ed ha rilevato che molti di loro avevano subito dei grossissimi stress emotivi, tipo lutti o separazioni, negli anni precedenti la comparsa della malattia. Se non si può fare l'equazione evento critico uguale tumore, di fatto la correlazione non si può nemmeno trascurare". "I. E' riconosciuta un'assoluta parità tra chi chiama e chi ascolta. 2. Si afferma l'assoluto rispetto dell'uomo nella sua totalità e nell'interezza della sua problematica, no proponendo risposte risolutive ai problemi ascoltati, quanto piuttosto mirando a metterlo nella condizione di operare liberamente le proprie scelte. Il servizio non sarà influenzato da pressioni di qualsiasi natura e sarà di conseguenza aconfessionale ed apatitico. 3. E' garantita le completa libertà di iniziativa di chi chiama, consistente nel suo diritto di iniziare e concludere il colloquio, ogni qualvolta lo desideri, rinunciando l'ascoltante ad indirizzare ed a condurre il dialogo. 4. Deve esser salvaguardato l'anonimato di chi chiama e di chi ascolta; ciò anche per consentire a chi chiama un'apertura ed uno sfogo totali". Dalla "Carta dei principi" di Telefono Amico Dopo il 1953, anno dell'istituzione a Londra del primo servizio di aiuto telefonico europeo, il servizio si diffuse in tutta Europa. In Italia i primi centri vennero aperti nel 1964 a Firenze, Milano, Genova e Torino, con il nome "TELEFONO AMICO" e "VOCE AMICA". Oggi almeno 50 città italiane hanno un centro di soccorso telefonico. Gli operatori, tutti volontari, vengono selezionati alla fine di un corso di preparazione al servizio. Svolgono una formazione permanente per verificare la loro risposta e rendere un servizio efficace. L'Assistenza Pubblica di Parma è nata nel 1902, conta oggi 7.000 soci e 680 volontari ed opera in diversi settori: emergenza medica, trasporto infermi e disabili, Telesoccorso e Telecontrollo, Telefono Amico, Protezione Civile ed assistenza ai giovani diabetici. Il Telefono Amico è sorto ufficialmente il 18 giugno 1989 da un gruppo di volontari dei Servizi Sociali dell'Assistenza Pubblica e risponde al numero 0521/284344 (due linee urbane), tutti i giorni dell'anno, anche a Pasqua, Natale e Ferragosto, dalle 15 all'uno di notte, dal lunedì al venerdì, e dalle 13 in poi, di sabato e nei giorni festivi. Dalle iniziali trenta persone, il gruppo ha ora raggiunto le cento unità. Costituito da studenti, casalinghe, pensionati, operai e liberi professionisti, che vivono il loro volontariato nel più completo anonimato, presenta una struttura organizzativa di tipo orizzontale, un responsabile del servizio e referente per le relazioni con l'esterno, e si avvale della collaborazione di psicologi professionisti: alcuni del CESIP di Parma (per informazioni, tel. e fax 0521/773520), impegnati nella preparazione dei nuovi operatori, ed altri che seguono costantemente gli operatori già in servizio. Il Telefono Amico di Parma appartiene, insieme ad altri 38 centri italiani, all'Associazione Nazionale "Telefono Amico Italia", a sua volta appartenente a I.F.O.T.E.S. (International Federation of Telephonic Emergency Services), organizzazione mondiale con sede a Ginevra. Indirizzi utili: TELEFONO AMICO 0521/284344 Assistenza Pubblica di Parma Piazzale Santa Caterina, I Tel. 0521/285210, fax 0521/285079 CESIP Parma Tel. e fax 0521/773520 Telefono Amico Italia Corso Unione Sovietica 214/a - Torino Tel. e fax 011/3186553 http://www.telefonoamico.it e-mail: telefono amico@telefonoamico.it
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