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Prevenzione e cura del tumore del colon-rettoLara Bettinzoli, N. 11 novembre 2000 Il carcinoma del colon-retto rappresenta il quarto tumore al mondo per incidenza e causa di morte. Ogni anno nel nostro Paese, circa 20/30 mila persone vengono colpite da questa forma tumorale, e di queste circa la metà è destinata a morire, perché la malattia viene diagnosticata troppo tardi. Infatti i sintomi tipici del carcinoma del colon-retto, presenza di sangue nelle feci, stipsi e diarrea, perdita di muco e dolore addominale, sono piuttosto generici e possono far pensare a patologie meno gravi e quindi a sottovalutare la gravità del problema. “La prevenzione” spiega il dottor Federico Bozzetti, chirurgo oncologo dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano “rappresenta una delle armi principali per sconfiggere questo tipo di tumore; e i metodi di prevenzione del carcinoma colonrettale dipendono dalle probabilità che il singolo individuo ha di contrarre questa malattia; pertanto è necessario in primo luogo effettuare una visita in un centro specializzato che permetta di valutare il grado di rischio in base alla familiarità o a malattie predisponenti, come la rettocolite ulcerosa o il carcinoma mammario e riconoscere eventuali sintomi sospetti per la malattia già in atto”. “I principali esami a carattere preventivo” aggiunge il dottor Bozzetti “sono la coloscopia totale, da riservarsi ai soggetti a rischio o con sintomi specifici, e la ricerca del sangue occulto nelle feci (per i soggetti non a rischio)”. In caso di familiarità della malattia, ossia quando in una famiglia vi sono almeno tre componenti affetti (due dei quali in parentela di primo grado), quando la malattia interessa almeno due generazioni, quando ha un’insorgenza entro i 50 anni (sindrome di Lynch I) oppure se si associano nella stessa famiglia casi multipli di carcinoma colonrettale e altri tumori (utero, stomaco, intestino, urologici, biliari, ovarici, mammari, pancreatici e laringei), è necessario sottoporsi a un tempestivo screening colonscopico e quindi a una diagnosi precoce, poiché il carcinoma familiare colonrettale non poliposico è responsabile del 2/4% di tutti i casi del carcinoma del colon-retto. A conferma dell’utilità della prevenzione nel combattere il carcinoma colonrettale, esistono alcuni studi che hanno dimostrato una riduzione della mortalità del 16% nei soggetti oltre i 45 anni sottoposti, con una cadenza di uno-due anni, alla ricerca del sangue occulto nelle feci.
Vivere con una stomia In Italia attualmente vivono circa 43.000 persone che hanno subito un intervento di stomia (fonte A.I.STOM), cioè lo 0,08% della popolazione; in generale però, rispetto al passato, la percentuale delle stomie permanenti è diminuita, ed è aumentata quella delle stomie temporanee. La creazione di una stomia incide sensibilmente nella vita della persona: abitudini e comportamenti quotidiani ben collaudati – in famiglia, nella vita di coppia, sul lavoro, nel tempo libero, nella pratica di uno sport, in viaggio – devono essere rivisti e adattati alla nuova situazione. Inoltre a seconda dell’età e della situazione personale, nonché della malattia e della ridotta possibilità di movimento, possono sorgere domande di carattere esistenziale. “I primi giorni e settimane dopo l’operazione sono difficili e si deve far fronte a difficoltà di vario genere, sia a livello fisico (essere stomizzati significa essere incontinenti 24 ore su 24 e vivere con apposite sacche adesive) che psichico”. Racconta una ragazza di ventinove anni sottoposta un’anno e mezzo fa ad un intervento di colostomia. “Non solo si avvertono dolori, stanchezza e abbattimento ma i pensieri gravitano sempre intorno alle stesse domande, ci si chiede come fare ad abituarsi al nuovo aspetto fisico, come accettare questa menomazione, come ci si deve rapportare alla famiglia e al proprio ragazzo, a chi parlare delle insicurezze dovute alla nuova situazione, se si potranno stringere ancora nuove conoscenze o amicizie. Si può superare l’abbattimento riflettendo sul fatto che la stomia ci ha salvato la vita, ma per arrivare a questa fase ci vuole molto tempo, fatica, e coraggio”. Coraggio, fatica, ma soprattutto ci vuole tanta pazienza per superare i notevoli disagi perché lo stomizzato deve sempre avere cura dello stoma e osservare determinate regole, in particolare deve prestare attenzione all’orario e al genere dei pasti, in quanto l’evacuazione delle feci è in rapporto diretto con essi. Nella maggior parte degli ospedali, comunque, operano infermieri specializzati (stomaterapista) nel trattamento dei pazienti enterostomizzati che insegnano a mantenere pulito lo stoma e a risolvere eventuali problemi, ed è proprio l’infermiere ad indirizzare il soggetto verso i sacchetti e gli apparecchi più adatti alle sue esigenze. Per ottenere le protesi (sacche) è necessario che lo specialista o l’ospedale certifichino la presenza della stomia, e presentando questo certificato alla ASL, si avrà la possibilità di ritirare gratuitamente le protesi (2-3 al giorno) in farmacia. L’ A.I.STOM L’A.I.STOM, Associazione Italiana Stomizzati, è nata nel 1973 su promozione dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e si occupa dell’assistenza, della riabilitazione e dell’inserimento sociale lavorativo e psichico delle persone che in seguito a intervento chirurgico hanno un ano o una vescica preternaturale. Nei Centri Riabilitativi Enterostomali, grazie ai suoi 580 Operatori socio-sanitari, che operano su base volontaristica, allo atomizzato vengono assicurate alcune prestazioni: · assistenza sanitaria; · riabilitazione psichica; · assistenza protesica; · rilascio delle certificazioni mediche; · richieste rinnovo protesi; · consulenza legale ed assistenza legislativa; · consulenza burocratica; · reinserimento socio-lavorativo; · informazioni inerenti la vita dell’Associazione, grazie all’invio del “Giornale d’informazione AISTOM” (trimestrale). L’A.I.STOM è organizzata in associazioni regionali, provinciali e comunali, con 180 Centri per la Riabilitazione Enterostomale (C.R.E.), ubicati in ogni località d’Italia. La sede nazionale è in via Vespasiano 69, 00192 Roma, (aperta dal lunedì al giovedì, dalle ore 9 alle 17, il venerdì dalle ore 9 alle 14); tel. 06/39726462/39763492- fax: 06/39726462- internet: www.aistom.org. |