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I Centri oncologici piemontesi
Monica Melotti, N. 1/2 Gennaio/Febbraio 2001
piemontesi I dati più aggiornati che fotografano la diffusione del cancro in Piemonte si riferiscono ai casi di neoplasie insorti nel quinquennio 1988-92. Sono dati che mostrano, nel complesso, un incremento della sopravvivenza rispetto a cinque anni fa (uomini dal 32,0% al 36,9 % - donne dal 48,0% al 53,7%.) Va sempre ricordato che la prevalenza dei tumori si manifesta nel 60% nei soggetti ultrasessantacinquenni. Per il sesso maschile quelli più frequenti, per incidenza e mortalità, sono a carico della trachea, bronchi e polmoni, colon-retto, vescica e prostata, stomaco, laringe, fegato, cavo orale e faringe, melanomi, mentre per la popolazione femminile l’incidenza è a favore della mammella, del colon-retto e dello stomaco. I miglioramenti più apprezzabili si osservano nella sopravvivenza per neoplasie ematologiche, in particolare per le leucemie. Sensibili miglioramenti anche per il carcinoma della prostata, per i tumori del colon-retto e nei tumori di pertinenza ginecologici (carcinoma dell’endometrio, dell’ovaio e della cervice uterina). I margini di miglioramento per le diverse neoplasie sono stati raggiunti grazie alla diffusione dei programmi di screening e di diagnosi precoce. Una particolare menzione merita l’attuazione del progetto “Lotta alle Malattie neoplastiche” del Piano Sanitario Regionale che è proseguita lungo le due direttrici della prevenzione secondaria e dello sviluppo della rete oncologica regionale.
L’importanza della prevenzione secondaria La Regione ha subito capito l’importanza della prevenzione in campo oncolgoico. Per quanto riguarda la Città di Torino il programma di screening per il tumore della mammella e del collo dell’utero è attivo dal 1992 sotto il logo “Prevenzione Serena”. I risultati raggiunti hanno creato la base da cui partire per intraprendere, da parte dell’Assessorato alla Sanità della Regione, l’impegnativo compito di estendere a tutto il territorio regionale questo servizio. Tale iniziativa, decisa alla fine del 1996, è una delle prime in Italia insieme ad altre tre Regioni (Emilia-Romagna, Toscana, Veneto). Nel corso del 1998 e del 1999 si è dato luogo alla predisposizione organizzativa, che ha permesso, nel 1999, l’attivazione a regime dello screening del collo dell’utero in tutti i Dipartimenti extratorinesi. Ed ora qualche dato: lo screening mammografico torinese, nel 1999, ha coinvolto quasi 60.000 donne, e nel 2000 è stata anche organizzata una campagna informativa. Con particolare attenzione al materiale informativo, chiaro e semplice, in modo da fornire all’utenza tutti gli elementi necessari per una adesione maggiormente consapevole, in linea con i più recenti indirizzi internazionali. I tempi di attesa (giorni tra l’effettuazione dell’esame e il risultato del vetrino) sono abbastanza brevi: nel 51.6% dei casi entro 21 giorni, nel 71.4% entro i 30 giorni, c’è anche una quota (16.7%) in cui l’attesa è tra 31 e 45 giorni. Persiste una “coda” pari a circa un 5% di casi la cui attesa dell’esito è tra 31 e 45 giorni ed un 1% in cui si va oltre i 45 giorni.
La rete oncologica Piemontese
- polo oncologico della città di Torino, costituito dall’ASO (Azienda sanitaria Opsedaliera) S. Giovanni Battista (Molinette) tel 011.6706517/8
- S. Giovanni Antica Sede tel 011.5664076/4
- OIRM S. Anna tel 011.3135794
- Ircc di Candiolo tel 011.5082608
- polo di Orbassano (ASO S. Luigi di Orbassano) tel 011.9026511/2
- polo di Ivrea (ASL 9) tel 0125.414239
- polo di Biella (ASL 12) tel 015.35031
- polo di Novara (ASO Maggiore Carità) tel 0321.660660 e Vercelli tel 0161.593280
- polo di Cuneo (ASO S.ta Croce e Carle) tel 0171.441309
- polo di Asti (ASL 19) tel 0131.206111
- polo di Alessandria (ASO S. Antonio e Biagio e C. Arrigo) tel 0141.392341
Tutti i poli stanno completando l’attivazione dei Patient Service (punti dove viene accolto il paziente e dove sono programmate le prestazioni a cui deve sottoporsi) e dei Gruppi Interdisciplinari (un équipe di medici formula un piano diagnostico-terapeutico personalizzato per il paziente).
Alle Molinette un cellulare per chi è a letto All’Ospedale San Giovanni Battista, meglio conosciuto come Molinette, il paziente immobilizzato a letto può richiedere al capo sala un telefono cellulare per comunicare con i suoi cari. L’iniziativa è stata fatta per aiutare i malati a sentirsi più vicini ai loro familiari, nella speranza di rendere meno dolorosa la realtà del ricovero. Il servizio, che consiste nella possibilità di ricevere un cellulare, il carica batteria e il numero del telefonino (per avere anche la possibilità di ricevere telefonate), è gratuito, al paziente viene solo richiesto un documento di identità che verrà custodito dal capo sala e restituito alla consegna del telefonino. Il cellulare potrà essere adoperato per tutto il periodo della degenza. Vietato comunque utilizzarlo nei pressi dei reparti dove ci sono strumentazioni sensibili alle onde elettromagnetiche e soprattutto durante le ore di riposo per non disturbare gli altri degenti. Sarà sempre il capo sala, secondo la sua esperienza, a suggerire gli orari migliori.
I tumori colon rettali Ogni anno in Piemonte, si ammalano circa 2700 persone di tumori colorettali e si registrano circa 1700 decessi. Le probabilità di cura sono molto elevate per i tumori diagnosticati in fase precoce (oltre l’80% di sopravvivenza dopo 5 anni). Più di metà dei casi viene però diagnosticata in uno stadio relativamente avanzato, quando le prospettive di sopravvivenza sono del 30%. In Italia, la Commissione Oncologica Nazionale ed alcune Commissioni Oncologiche Regionali, tra cui quella del Piemonte, hanno raccomandato di avviare studi per verificare la fattibilità di programmi di screening organizzato rivolti alla popolazione generale. L’iniziativa si articola in tre progetti: - realizzazione di una diagnosi tempestiva che stimi il valore predittivo del sanguinamento rettale per classi di età a partire dai 55 anni, sia negli uomini, sia nelle donne;
- centralizzazione del trattamento dei tumori rettali finalizzata ad un approccio multidisciplinare per garantire la disponibilità di terapie complementari;
- valutazione dell’endoscopia quale strumento per una diagnosi più accurata e stadiazione della patologia gastroenterica.
I Polioncologici regionali La rete oncologica piemontese oltre ad offrire un’assistenza di base al malato oncologico, ha anche una propria specializzazione. Il polo di Alessandria è specializzato per la chirurgia dei tumori maxillo-facciali, per i tumori mammari e per la terapia antalgica. Inoltre, mediante un accordo con l’Università del Piemonte Orientale, è stato istituito per l’anno prossimo il Corso in Nursing Oncologico per Infermieri Professionali. Ed è stato anche ufficialmente concordato un programma di collaborazione ed integrazione tra le Associazioni di Volontariato in campo oncologico. Quello di Asti, invece, ha costituito tre commissioni di lavoro per i tumori del colon-retto, mammella e polmone al fine di elaborare un progetto globale di percorsi diagnostico-clinici rivolti all’applicazione di protocolli scientifici ed alla razionalizzazione delle risorse aziendali per ottimizzare l’assistenza ed i follow up dei pazienti. Nella provincia di Biella è stato realizzato il Registro Tumori e sono state incrementate le cure palliative, così pure nel polo di Ivrea.
Le attività future della regione Le cure palliative sono un diritto del malato che non può guarire, ed è un dovere per i medici alleviare il dolore lancinante. Di recente il nostro Governo ha varato nuove disposizioni per la somministrazione della morfina ai malati terminali. La regione Piemonte è sempre stata sensibile verso questo problema. Presso l’Ospedale San Luigi di Orbassano è prevista la costituzione di una Unità Operativa di assistenza domiciliare e terapia palliativa per i pazienti neoplastici. Su tutto il territorio è in corso di ampliamento il servizio di terapia antalgica, in collaborazione con le Unità Ospedaliere di anestesia e rianimazione. Nel piano regionale è previsto che l’ASO (Azienda Sanitaria Ospedaliera) di S. Luigi diventi anche sede di Hospice per i pazienti oncologici terminali, che dovrà essere in costante collegamento con il servizio di base territoriale, ma anche con l’unità di Oncologia Medica di riferimento. Entro il 2001 è prevista l’attivazione di 220 posti letto in hospice, il completamento della rete delle unità operative di cure palliative, collegato allo sviluppo del progetto di Rete Oncologica regionale e la formazione per tutti gli operatori attivi nei programmi di cure palliative.
Candiolo una vittoria sul cancro In Piemonte si apre una nuova fase per la cura dei tumori, grazie all'apertura dei primi undici laboratori dell'Istituto per la Ricerca e la cura del cancro di Candiolo. Gli ambulatori, aperti al pubblico, sono quelli di: Oncologia medica, Ginecologia, Senologia, Otorinolaringoiatria, e Radioterapia, Dermatologia, Gastroenterologia, Oncologia Chirurgica, Qualità della vita, Pediatria e Terapia Antalgica. Il traguardo successivo sarà quello di attivare un day-hospital con 20 posti letto e un primo settore di degenza con 80 posti letto. La struttura di Candiolo è l’unica struttura pubblica ad essere sorta grazie alle donazioni dei privati. Degli 83 miliardi e mezzo finora investiti, infatti, il 65% per cento dei fondi provengono da filantropi. Il resto è legato a "sponsor" che hanno adottato l'iniziativa. "Per completare il progetto” dice Carlo Eugenio Rossi, Presidente della struttura “occorrono altri quaranta miliardi per la costruzione di una seconda palazzina, collegata a quella esistente. Qui verranno ospitate quattro camere operatorie, la sala di rianimazione e terapia e un altro padiglione di degenza con circa 90 nuovi posti letto".
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