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Effetto boomerang dell'uranio impoverito
Laura Bettinzoli, N. 1/2 Gennaio/Febbraio 2001
Le armi caricate con proiettili all'uranio impoverito si stanno rivoltando contro i soldati. Tra i militari che han preso parte alle spedizioni nella ex Jugoslavia, dove si è fatto un uso massiccio di queste armi, si sono registrati casi di leucemia. L'allarme, partito dall'Italia, si è esteso a tutti i paesi d'Europa che hanno inviato contingenti militari in Bosnia. Inoltre, resta da è chiarire l'impatto che lo scoppio di questi proiettili sta riservando ai civili Si è molto parlato degli effetti nocivi di un metallo impiegato da anni nella fabbricazione di armi (e non solo) ma che solo ora viene messo sotto accusa: l'uranio impoverito. Munizioni all'uranio impoverito sono state utilizzate ufficialmente per la prima volta nella Guerra del Golfo (gennaio-febbraio 1991), e il loro uso è stato riproposto nei bombardamenti sulla Bosnia (1994-1995) e sulla Jugoslavia (1999). La Nato ha comunicato di aver sparato circa 10.800 proiettili all'uranio impoverito sulla Bosnia e 31.500 sul Kosovo. L'uranio impoverito è un metallo prodotto come scarto del processo di “arricchimento” dell'uranio naturale da utilizzare nelle centrali nucleari e nelle bombe atomiche. La sua “robustezza e pesantezza” lo renderebbero utilissimo, ma per la sua radioattività è utilizzabile solo quando il contatto con l'uomo è minimo; inoltre è economicamente conveniente perché per i paesi produttori di bombe atomiche è praticamente gratuito. È un vero e proprio pericolo pubblico, ma legale e brevettato e per molto tempo si è creduto che questo metallo avesse un uso prevalentemente militare. Ora, invece, si è scoperta una corsa ai brevetti per la costruzione di oggetti di consumo “civile”: dal 1980 al 2000 l'United States Patent, l'European Patent Office e altre organizzazioni internazionali hanno rilasciato più di 800 brevetti per prodotti nei quali si usa, in misura più o meno notevole l'uranio impoverito. E sono oltre 100 le invenzioni che riguardano la vita di tutti i giorni: dalle freccette per il gioco dei dardi, alle mazze da golf, ad accessori per le canne da pesca, a collari per cani, respiratori subacquei, serrature antiscasso, candele per motori, calamite inserite in altoparlanti, microfoni, auricolari, telefoni, forni a microonde, pallini per fucili da caccia. Ma quali sono i sospetti su questo metallo che hanno fatto allarmare l'intera Europa? L'Italia ha denunciato un aumento sospetto di malattie tumorali (leucemie, linfomi non Hodgkin, melanomi) tra i reduci da Bosnia e Kosovo e in pochi giorni l'allarme si è allargato a tutta l'Europa; il timore è che la radioattività dell'uranio sparato dagli aerei possa aver contaminato i militari. I dubbi sugli effetti nocivi dell'uranio permangono e la stessa Oms informa che non esiste alcuna prova sicura che l'uranio impoverito possa scatenare dei processi tumorali. “Bisognerebbe sapere se e per quanto tempo i ragazzi sono stati esposti alle basse radiazioni”, dice Silvio Monfardini, direttore della Divisione di oncologia dell'Ospedale di Padova “mi sembra tuttavia che il tempo di latenza tra esposizione e sviluppo dei tumori sia troppo breve. In genere, le leucemie si sviluppano dopo 5-6 anni dall'esposizione, anche se naturalmente questo non esclude che in alcuni casi questo periodo sia più breve. Credo invece che un'eventuale contatto continuato con il benzene possa avere maggiori responsabilità: oltre ad avere un alto potere leucemogeno, questa sostanza induce il tumore in tempi molto più brevi: uno o due anni”. In effetti la teoria sostenuta da Monfardini trova conferma in una dichiarazione di uno degli ultimi militari morti, il quale aveva sostenuto che il suo lavoro in missione consisteva nello stare chiuso per 10 ore al giorno in uno stanzino a pulire armi con soluzioni di benzene. Comunque sono ancora molte le domande senza risposta. Ad esempio, perché si sarebbero registrati solo casi di leucemie e melanomi e non di tumori al polmone? Dai dati certi riguardanti l'uranio impoverito, risulta infatti un eccesso di casi di tumore al polmone rilevati tra i minatori. E perché visto che l'uranio impoverito è un metallo pesante, non si sono rilevati casi di danni renali? Solo studi scientifici ad hoc potranno dare le risposte.
Cosa fare in caso di avvelenamento Quando si ritiene di essere venuti a contatto con una sostanza tossica, è naturale pensare di intervenire con alcune operazioni di auto-soccorso. Gli esperti, tuttavia, sconsigliano di rimediare da soli e avvertono dei possibili danni che tali interventi potrebbero provocare. Ecco a cosa ci si deve limitare: - in caso di contatto con la pelle, rimuovere subito la sostanza con un panno asciutto e lavare la parte con acqua corrente; - in caso di inalazione, allontanarsi dall'ambiente in cui è avvenuta l'inalazione e soggiornare in un luogo areato; - in caso di ingestione, non fare nulla. Sono assolutamente vietati i rimedi tradizionali, come bere latte o provocare il vomito: in alcuni casi aggravano il problema; - rivolgersi a un centro antiveleni anche prima della comparsa dei sintomi per ricevere le indicazioni del caso.
Plutonio & company
PLUTONIO Il plutonio viene ottenuto artificialmente nelle centrali nucleari che impiegano uranio e dal punto di vista sanitario è molto più pericoloso. Viene separato dall'uranio dopo che questo ha esaurito il suo compito nei reattori. Secondo alcuni esperti, basta un solo grammo di plutonio per provocare tumori in 20 mila persone, ed alcuni composti di questo metallo possono essere facilmente dispersi nell'ambiente e quindi inalati. L'esposizione al plutonio ha provocato alcune vittime nelle centrali nucleari, tra cui tre persone nel 1986 alla centrale britannica di Sellafield. Proprio questa centrale è da anni al centro di polemiche per i danni che avrebbe procurato all'ambiente e per il possibile legame con l'elevata incidenza di leucemia infantile registrata nella regione circostante.
ALLUMINIO Questo metallo lo si può trovare in diversi alimenti e utensili da cucina, ma in particolare: - carta di alluminio (per uso alimentare); - contenitori (vaschette, teglie); - lattine; - farmaci antiacidi; - deodoranti; - lievito in polvere; - farina bianca (l'alluminio viene usato insieme al potassio come sbiancante; - acque depurate con solfato di alluminio come battericida; - sale da cucina, solo se addizionato con silicato di alluminio; Disturbi Sul nostro organismo l'effetto dell'alluminio è quello di legarsi al DNA cellulare e un'importante ricerca ha rivelato che nelle cellule dei malati di demenza precoce, come il Morbo di Alzheimer, l'alluminio è presente in quantità dalle 4 alle 6 volte superiore che nelle persone sane. I sintomi sono piuttosto generici: stipsi, cefalea, disturbi della memoria. Rimedi Per il fatto che non è possibile rimuovere l'alluminio dall'organismo tramite l'assunzione orale di oligoelementi, la prevenzione resta l'unico modo per evitare l'intossicazione da parte di questo metallo: è consigliabile quindi non fare uso di stoviglie, contenitori e fogli di alluminio.
CADMIO A causa della contaminazione ambientale quasi tutti gli alimenti contengono, in diversa quantità, cadmio; in particolare lo si ritrova in pesci e molluschi, oltre che negli alimenti industrialmente raffinati, ed anche in: - sigarette; - gas di scarico; - batterie e pile al cadmio-mercurio; - colori e pitture; Disturbi Il cadmio è molto tossico e una volta presente nell'organismo può provocare alterazioni cardiovascolari e ipertensione arteriosa (anche se presente in minimi quantitativi). Rimedi Da un punto di vista terapeutico si possono ottenere dei risultati utilizzando lo zinco, che è il cofattore fisiologico degli stessi enzimi ai quali si lega il cadmio; le dosi consigliate sono di 50-100 mg al giorno, e a queste si possono associare la vitamina C, la vitamina B6 e il selenio, per le sue proprietà antiossidanti.
MERCURIO Le fonti di contaminazione più frequenti di questo metallo, che in natura si trova allo stato liquido, sono: - pesticidi e fungicidi (anche se dal 1972 in Italia è vietato l'uso del mercurio organico per uso agricolo); - amalgame dentarie; - cibi contaminati, soprattutto pesci e cereali; Disturbi Il mercurio è particolarmente nocivo per le cellule cerebrali e per il sistema nervoso: tremori, irritabilità, insonnia, depressione, convulsioni, paresi, sono solo alcuni dei sintomi provocati dall' avvelenamento da questo metallo. Rimedi Un aiuto terapeutico viene dato dal selenio che forma con il mercurio un composto inattivo sul sistema nervoso; inoltre le sue forti proprietà antiossidanti sono in grado di contrastare in parte i danni provocati dai radicali liberi; per questo il selenio viene somministrato con le vitamine A, C ed E, tutte con effetto antiossidante.
PIOMBO Il piombo è presente nell'atmosfera a causa dell'emissione dei gas di scarico delle macchine, ma si trova anche in: - vegetali e ortaggi coltivati in zone ad alto traffico automobilistico; - fumo di tabacco; - acqua potabile (nell'acqua del rubinetto è tollerato dalla legge un livello di 0.05 mg/l); - conserve in scatola con errori di saldatura; - pitture e vernici al piombo; - scarichi dei motori a benzina. Disturbi Nei bambini l'avvelenamento da piombo si manifesta con sovraeccitamento, irrequietezza, difficoltà di concentrazione e memorizzazione, danni cromosomici e diminuzione della resistenza alle malattie infettive. Nell'adulto, invece, può provocare stipsi, coliche addominali, anemia. Rimedi Viene consigliata l'assunzione di vitamine del gruppo B per il loro effetto antitossico e le vitamine A e C per l'effetto antiossidante.
ARSENICO Questo metallo può contaminare principalmente: - pollame nutrito con mangimi industriali; - pesci e molluschi (pescati in acque inquinate); - verdure trattate con piombo arsenicato come antiparassitario; - aria ed acque inquinate. Disturbi L'avvelenamento da arsenico provoca sintomi a carico della cute, edemi a palpebre e caviglie, edemi e bruciori delle mucose, alterazioni delle unghie, perdita dei capelli. Rimedi L'avvelenamento e l'intossicazione da arsenico non sono facilmente trattabili ma possono trarre beneficio da una terapia ad alto dosaggio di vitamina E e di selenio, a causa delle importanti virtù antiossidanti di entrambe queste sostanze. In caso di intossicazione, il medico, per essere in grado di emettere una diagnosi il più precisa possibile, si avvale oltre che degli esami di laboratorio, di un altro strumento diagnostico: il mineralogramma. Per mezzo di questo strumento, si effettua un esame su un ciuffo di capelli del paziente. Attraverso questo esame il medico è in grado di rilevare, in maniera spettrofotometrica, la carenza, o in qualche caso l'eccesso, dei vari minerali che si trovano nell'organismo. I centridi riferimento - Firenze
Centro antiveleni – Unità operativa Tossicologia medica Azienda ospedaliera Careggi Viale G.B: Morgagni 65, tel. 055-4277238/819/731 Direttore: professor Pier Francesco Mannaioni - Genova
Servizio antiveleni – Servizio di pronto soccorso, accettazione e osservazione Istituto scientifico G. Gaslini Largo G. Gaslini 5, tel. 010-5636245/567/414 Direttore: dottor Pasquale Di Pietro - Milano
Centro antiveleni Ospedale Riguarda Ca' Granda Piazza Ospedale Maggiore 3, tel. 02-66101029 Direttore: professoressa Emma Pannacciulli - Napoli
Centro antiveleni – Unità sanitaria locale n.40 della Campania Via A. Cardarelli 9, tel. 081-7472870 Direttore: dottor Luigi Occhiochiuso - Padova
Servizio antiveleni – Centro interdipartimentale di ricerca sulle intossicazioni acute Dipartimento di farmacologia “E. Meneghetti” – Università degli Studi Largo E. Meneghetti 2, tel.049/8275078 Direttore: professor Lorenzo Cima - Pavia
Centro nazionale di informazione tossicologica – Centro antiveleni Fondazione Maugeri Clinica del lavoro e della riabilitazione IRCCS Via A. Ferrata 8, tel. 0382-24444 Direttore: professor Luigi Manzo, dottor Carlo Locatelli - Roma
Centro antiveleni – Policlinico A. Gemelli Università cattolica del Sacro Cuore Largo F. Vito 1, tel. 06-3054343 Direttore: professor Rodolfo Proietti Centro antiveleni – Istituto di anestesiologia e rianimazione Università degli Studi La Sapienza Viale del Policlinico 155, tel.06-490663 Direttore: professor Luciano Signore - Torino
Centro antiveleni Azienda ospedaliera S.G. Battista Molinette II cattedra di anestesia e di rianimazione Corso A.M. Dogliotti 14, tel. 011-6637637 Direttore: professoressa Rosa Urciuoli
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