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Endostatina sintetica a Milano

Lara Bettinzoli, N. 3 marzo 2001

Qualche anno fa lo scienziato americano, Judah Folkman, individuò due proteine – endostatina ed angiostatina – che impedivano lo sviluppo dei tumori bloccandone l'angiogenesi, ossia lo sviluppo dei vasi sanguigni. Oggi due scienziati del Dipartimento di chimica organica e industriale dell'Università di Milano, il professor Francesco Chillemi e il suo collaboratore Pierangelo Francescano, hanno creato e brevettato una versione sintetica dell'endostatina che potrà essere utilizzata dalla ricerca al posto di quella naturale con molteplici vantaggi, perché l'endostatina sintetica risulta essere più economica, stabile e più “pulita” di quella naturale. Chillemi ha iniziato ha lavorare sull'endostatina dal gennaio 1998 e nell'arco di sei mesi ne ha sintetizzato quattro frammenti. Il professore e la sua équipe hanno scoperto che “il frammento di proteina composto dagli aminoacidi 1-36 corrisponde al nucleo più attivo della proteina con un'efficacia 20 volte superiore rispetto all'intera endostatina; inoltre trattandosi solo di un frammento, risulta chimicamente sintetizzabile e più stabile perché si decompone meno facilmente, e meno costoso. In più non ha effetti collaterali perché l'endostatina è una sostanza naturale, prodotta dall'organismo”. Le prove farmacologiche, invece, sono state effettuate sui conigli (sull'occhio di un coniglio, la cui sclera è costituita da un tessuto scarsamente capillarizzato in cui veniva inoculato il tumore, e su cellule dell'endotelio, quelle che danno origine ai vasi sanguigni e che secernono sostanze che inducono la formazione di capillari, sostanze a cui l'endostatina avrebbe dovuto opporsi), dalla professoressa Marina Ziche, dell'Università di Firenze (dal febbraio '98).
L'endostatina scoperta dallo scienziato americano è una molecola complessa con problemi di stabilità e costi di produzione, ed è antiangiogenetica, impedisce cioè la formazione di capillari indispensabili per l'alimentazione del tumore. Presenta, però, alcune controindicazioni: è molto lunga, poco stabile e poco solubile. In effetti la scoperta di Folkman, dopo l'entusiasmo iniziale dovuto al successo degli esperimenti effettuati sui topi, ha incontrato molti ostacoli proprio per la difficoltà di produrre le due proteine (angiostatina e endostatina) mantenendo inalterate le loro capacità di bloccare l'angiogenesi. La proteina usata negli Stati Uniti (prodotta dalla società biotech Entrened) viene creata con l'aiuto dell'ingegneria genetica (tecnica del Dna ricombinante): il Dna che comanda la produzione di endostatina viene inserito in un batterio, l'Escherichia coli, che inizia a produrre la proteina. Ma la proteina così ottenuta è poco solubile e poco stabile, oltre ad essere l'intera molecola. Oggi, grazie alla scoperta degli scienziati italiani, si sa che soltanto un piccolo frammento della sostanza è attivo, e che lo è venti volte di più se liberato dalle altre parti, alcune inutili, della proteina. I quattro frammenti di endostatina sintetica sono stati brevettati in Italia il 15 aprile 1999, mentre l'11 aprile 2000, a nome delle Università di Milano e Firenze, si è ottenuto anche il brevetto internazionale e ora ben quattro multinazionali del farmaco sono interessate ad acquistare la sostanza che anche Folkman sta sperimentando.

I meriti di Folkman
Il merito di avere scoperto, per primo, che il cancro poteva essere bloccato “chiudendo” il sistema dei rifornimenti utili alla sua sopravvivenza, spetta allo scienziato americano Judah Folkman. La storia scientifica di Folkman inizia nel 1960, anno in cui lavora a un progetto di ricerca sul sangue per conto della Marina USA. Facendo esperimenti sui conigli si accorge che i tumori negli animali riescono ad autoprodursi il fabbisogno di sangue. Da quel momento studia e lavora sul modo di fermare questo processo. Nel 1971 pubblica i primo libro in cui spiega il fenomeno dell'angiogenesi nei tumori. Dopo vent'anni, nel 1991, scopre gli effetti inibitori di angiostatina ed endostatina (sostanze presenti in piccole quantità nel nostro organismo). Solo nel 1995, dopo quattro anni di esperimenti delle due sostanze sui topi, il Journal of the National Cancer pubblica lo scritto in cui lo scienziato e la sua équipe dimostrano in maniera inconfutabile che l'applicazione di queste due sostanze, ormai pervenute a dosaggi ottimali nei topi, bloccano l'angiogenesi. Ovviamente, se ciò si verificasse anche nell'uomo, sarebbe una grande conquista nella lotta contro i tumori; l'équipe dello scienziato appare, però, piuttosto cauta nel dichiarare le reali possibilità di efficacia della terapia. Tale prudenza è dettata dal fatto che nell'uomo e nel topo genesi e sviluppo del cancro sono molto diversi. Intanto dal settembre 1999, sono iniziati gli studi clinici sull'uomo, alcuni in fase II e III.

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