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Crescerà con l'amore di mamma e papà
Alberto Ferrari, N. 3 marzo 2001
Antonio ha appena compiuto un anno ed è stato festeggiatissimo da mamma e papà e dai fratellini, Raffella di cinque e Mariano di nove anni, per l'occasione venuti da Napoli con lo zio all'insaputa di mamma Lucia, raggiante per la bella sorpresa. E così la famiglia Quagliarella di Napoli “rione “Sanità” si è ricongiunta a Pavia, nella casa Anpo di via Colombarone, dove Antonio e i genitori vivono da qualche tempo, da quando il bambino è stato ricoverato nel reparto di Oncoematologia pediatica del Policlinico per essere sottoposto a trapianto di midollo osseo, intervento eseguito dal dottor Locatelli. Il piccolo Antonio soffre di leucemia, diagnosticata a pochi mesi dalla nascita dall'équipe della professoressa Di Tullio del Policlinico II di Napoli. A diagnosi certa Antonio è stato posto sotto le cure del dottor Locatelli per il trapianto, la sua “utlima spiaggia”. Donatrice del midollo è stata la sorellina. Antonio è gracilino, dopo il trapianto ha avuto una brutta ricaduta con complicazioni intestinali che l'hanno obbligato a giorni e giorni di terapia intensiva. Da quel brutto episodio ne è uscito poco alla volta. Conseguenza ancora visibile è stato un netto calo ponderale, dal quale si va riprendendo grazie all'alimentazione parenterale. “Ma ora siamo a una svolta”, dice Papà. “Il dottor Locatelli ha riscontrato un lento ma progressivo miglioramento di crescita e sta valutando l'ipotesi di sospendere l'alimentazione forzata. Egli pensa che pian piano Antonio possa tornare a essere alimentato normalmente”. Un piccolo progresso per una malattia dal decorso piuttosto lungo. Più lungo della manciata di mesi della tormentata esistenza di questo piccolo bimbo. Ma per lo scampato pericolo bisogna ancora aspettare. Solo fra un anno si potrà valutare l'evolversi della malattia in guarigione, fra cinque in guarigione completa. Sono tempi lunghi, per i quali è necessaria una buona dose di speranza, che del resto ai genitori del piccolo Antonio non manca, sorretti come sono dall'aiuto delle Fede. I signori Quagliarella appartengono a una parrochhia neocatecumenale di Napoli, dalla quale ricevono aiuto e sostegno anche materiale. Il signor Giuseppe per seguire il bambino e la moglie fino a Pavia ha perso il posto di lavoro da calzolaio che aveva a Napoli (“Nemmeno una telefonata ho ricevuto dal datore di lavoro”, commenta ma senza acrimonia) e la sua famiglia vive con l'aiuto dei parrocchiani. Aiuto di cui per altro va fiero: “è nello spirito della nostra parrocchia aiutare chi è in difficoltà morali e materiali. E oggi esser soccorso tocca a me”. Anche i parenti e gli amici non si sono tirati indietro nel dare sostegno a questa giovane e sfortunata famiglia: “Sì, soprattutto i suoceri, che si occupano dei figli più grandi, ma anche i fratelli, i cognati, qualche amico sono d'aiuto”. In questa gara di solidarietà anche l'Anpo fa la sua parte: “L'associazione Anpo ci è vicina. Nell'appartamento di via Colombarone abbiamo ricreato la nostra casa. Anche Antonio se n'è accorto, che ora piange all'arrivo in ospedale, mentre all'inizio piangeva quando tornavamo a casa”. Segno che il focolare domestico è stato ricostruito sotto il tetto di una vera casa. E non avrebbe potuto essere altrimenti. Per quanto i reparti pediatrici si adoperino (talora, come è successo a Pavia, riuscendovi) per far sentire i piccoli pazienti e i genitori il più possibile a proprio agio, restano pur sempre ospedali, luoghi freddi e un po' anonimi, comunque sia privi del calore di una vera casa.
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