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La forza di un sorriso
Alberto Ferrari, N. 4 aprile 2001
Il sorriso con cui Diletta ti accoglie è qualcosa di disarmante. La bambina è legittimata ad avercela con luniverso mondo e invece
sorride. Il suo è un sorriso a prescindere, una piccola rivincita contro i venti contrari della malasorte che non hanno mai smesso di soffiare durante la difficile battaglia della sua pur breve vita.
Diletta nasce 3 anni e mezzo or sono con una conclamata sindrome di Down. Per i signori Tallone di Prato, increduli, non resta che farsi forza ed accettare la figlia comè. La loro secondogenita avrà una vita segnata dallhandicap, a differenza della primogenita Martina, otto anni appena compiuti, che invece è il ritratto della salute. Così ha decretato il destino contro il quale poco o niente serve recriminare.
A pochi mesi dalla nascita Diletta si ammala di polmonite, malattia che la tiene in ospedale per oltre 6 mesi. Dopo questo periodo le cose migliorano ma il suo resta un caso che richiede cure e controlli costanti. Ed è proprio durante uno dei periodici controlli che Diletta evidenzia valori ematici preoccupanti. In seguito alla verifica lampo eseguita allOspedale Maggiore di Firenze, ad agosto 2000 arriva la diagnosi come una mazzata: la bambina ha la leucemia.
Nellospedale fiorentino Diletta non può stare. Deve essere sottoposta con urgenza a trapianto di midollo e tanto a Firenze come in tutta la Toscana non cè un reparto di pediatria attrezzato per eseguire lintervento. Così i medici indirizzano la famiglia Tallone a Pavia, presso il reparto di Oncoematologia pediatrica del Policlinico, diretto dal dottor Franco Locatelli.
Si trasferisce per primo a Pavia il signor Tallone in cerca di una casa. Per oltre un mese insieme a un amico di Prato che fa linsegnante a Pavia battono la città e la provincia in cerca di questa benedetta casa in affitto che però non trovano. Per una permanenza di pochi mesi trovano solo appartamenti ammobiliati a più di un milione mensili. Cifre da capogiro per chiunque, famiglia Tallone compresa, che non naviga certo nelloro. Il signor Tallone, ancora giovane, vive con una modesta pensione dinvalidità (a causa di un brutto incidente in moto ha perso una gamba) e dà una mano alla moglie che fa la vetrinista free-lance. Ma senza un alloggio il signor Tallone non può stare e alla fine deve accontentarsi di un seminterrato a 250 mila al mese ricavato in un garage. Nel garage non cè il materasso, che il signor Tallone si compra in un supermercato per 250 mila lire: gli stessi soldi del primo mese daffitto.
Nel frattempo la moglie si è trasferita a Pavia dove vive in reparto a contatto con la figlia. Qui la loro situazione passa di bocca in bocca. Medici e paramedici prendono contatti con le associazioni di aiuto ai parenti, ma è solo con lAnpo che lincredibile odissea dei Tallone trova un valido approdo. LAnpo mette a loro disposizione lappartamento di via Colombarone. Ai signori Tallone non pare vero di avere finalmente una casa propria per tutto il decorso post-trapianto. Sembra un sogno! Possono così smettere di preoccuparsi per la sistemazione e concentrarsi esclusivamente sulla loro piccola. Il trapianto a Diletta viene effettuato grazie al midollo reperito da donatore non consanguineo (il midollo della sorellina è incompatibile).
A due mesi dal trapianto la bambina sta bene. Unica complicazione una forte mucosite che le irrita la bocca impedendole di mangiare come dovrebbe. Ma ci sono miglioramenti, linfezione alla bocca sta regredendo e la bambina pian piano accetta piccole dosi di cibo.
Diletta comè la maionese? E il pesciolino
comè, buono? a queste domande di mamma la piccola Diletta ride di gusto e con il dito che vorrebbe passare la guancia fa il gesto del buongustaio che le ha insegnato uninfermiera in reparto.
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