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I tumori professionali
Monica Melotti, N. 6 giugno 2001
Si deve lavorare per vivere e quindi appare piuttosto strano morire di lavoro.
Eppure di lavoro si può anche morire e non solo per infortuni: un ambiente
produttivo malsano o il contatto con sostanze dannose possono provocare, anche
a distanza di molti anni, linsorgere di gravi patologie che portano addirittura
alla morte. Lattenzione si focalizza sui tumori professionali, dove la
prevenzione e la diagnosi giocano un ruolo fondamentale. Di recente a Pavia
si è tenuto un corso di aggiornamento sui tumori professionali organizzato
dalla Fondazione Salvatore Maugeri, dove gli esperti italiani, coordinati dal
professor Alessandro Cavalleri, ordinario di Medicina del Lavoro allUniversità
di Pavia, hanno fatto il punto sulla situazione nazionale. Ecco gli aspetti
discussi più salienti.
La situazione italiana
È da qualche decina di anni che è aumentata lattenzione
verso i tumori causati dal lavoro, ed è da poco tempo che sono state
emanate nuove leggi per il controllo delle esposizioni lavorative a cancerogeni,
una nuova lista di malattie professionali, un registro nazionale di mesoteliomi
correlabili con lesposizione lavorativa ad amianto. Inizia nel 1957 il
grande sviluppo industriale italiano con lentrata del nostro paese nel
mercato comune. In questo periodo si svilupparono diversi settori industriali
relativi allindustria automobilistica, meccanica e chimica. Lo sviluppo
si è registrato soprattutto nel Nord Italia mentre il Meridione rimaneva
ancora ancorato alle attività agricole. Nel tempo sono avvenuti importanti
cambiamenti relativi alla distribuzione della manodopera per i settori produttivi.
Tra gli anni 70 e 90, infatti, il numero degli impiegati è
raddoppiato, mentre si è avuta una contrazione del 10% degli occupati
dellindustria e di quelli dellagricoltura. Fin dal suo inizio la
legislazione italiana sulla protezione della salute dei lavoratori è
stata dominata dal concetto di fattilibità tecnologica (cioè
aggiornare la tecnologia piuttosto che controllare il livello di esposizione).
È solo alla fine degli anni 70 che viene introdotto il concetto
di livello accettabile in seguito alle pressioni sindacali e ad un recepimento
di una direttiva comunitaria che fissava i valori accettabili per alcune sostanze,
come lamianto, il benzene, il cloruro di vinile ed alcune ammine aromatiche.
Ma la lotta per migliorare lambiente è stata limitata solo alle
grandi aziende del Nord, dove le organizzazioni sindacali avevano più
potere di pressione. Unica eccezione, una normativa degli anni 50 per
i lavori in miniera e nel sottosuolo, dove cera lobbligo di effettuare
periodicamente le radiografie del torace ai lavoratori. Solamente negli ultimi
quindici anni si è assistito ad una diminuzione dellintensità
della esposizione nei luoghi di lavoro per lamianto, il mercurio e lo
stirene (impiegato nella fabbricazione di resine e gomme sintetiche), ma in
Italia poche sostanze sono state messe al bando perché cancerogene. Nel
1964 il benzene è stato proibito in colle e vernici, dopo lidentificazione
di un elevato numero di casi di leucemia tra i lavoratori calzaturieri, gli
addetti ai processi di stampa e i lavoratori della gomma. Sono state bandite
anche alcune ammine aromatiche dopo aver rilevato rischi di tumore alla vescica
tra i lavoratori addetti alla produzione di alcuni coloranti. Ma anche i lavoratori
agricoli non sono stati immuni dal rischio tumore, alcuni cancerogeni come larsenico
e il mercurio sono stati banditi nelluso dellagricoltura. Nel 1992,
lItalia ha deciso la messa al bando della produzione e commercializzazione
ed importazione di tutti i tipi di amianto. Con la legge di riforma sanitaria
del 1978 la responsabilità della valutazione della salute nei luoghi
di lavoro è stata assegnata al Ministero della Sanità. A partire
da questa data si sviluppa una rete di Servizi di Medicina del lavoro che compirà
diversi studi sui rischi cancerogeni di origine lavorativa.
I mesoteliomi dovuti allamianto
Lestrazione dellamianto inizia in Italia nel 1870, ma limpiego
di fibra di amianto è cresciuto dopo gli anni 50 (impiegato soprattutto
per il rivestimento di condotte, nelle navi sotto forma di amianto spruzzato
e per la coibentazione di carrozze ferroviarie). Questa crescita ha coinvolto
tutti gli stati europei. Solamente negli anni 70, in Italia, è
stato attivato un controllo igienistico delle condizioni di esposizione nei
luoghi di lavoro.
Oggi i registri dei Tumori di Genova e Trieste registrano i tassi di incidenza
nei maschi più elevati per quanto riguarda i mesoteliomi, (pleurici e
peritoneali insieme 1.29 casi ogni 100.000 abitanti). Il mesotelioma è
un tumore maligno derivato dal tessuto mesoteliale (peritoneo, pleura, pericardio),
la cui localizzazione più importante è a livello pleurico. Tassi
elevati di questa forma di neoplasia si sono osservati anche nella popolazione
femminile, soprattutto nellarea genovese, ma questo è dovuto solo
allesposizione ambientale, poiché le donne non hanno lavorato nelle
attività portuali. Elevati tassi di mortalità per tumori primitivi
pleurici sono stati anche osservati in diverse città italiane, sedi di
cantieri navali, quali: Trieste, Genova, Gorizia, Venezia, La Spezia, Taranto
e Livorno.
Tassi di moralità anche in Lombardia e Piemonte dove lamianto è
stato usato per la produzione di tessuti, freni (industria metalmeccanica) e
per la produzione di cemento-amianto (in particolare a Casale Monferrato, Broni,
Reggio Emilia) Una nota merita il comune di Valenza dove lincremento dei
tumori pleurici è legata allattività degli orafi vittime
dellamianto utilizzato nei crogiuoli usati per saldare loro. Difficile,
in ogni caso, stimare il numero dei lavoratori esposti a cancerogeni e lintensità
della esposizione, anche perché il finanziamento degli studi sui rischi
cancerogeni lavorativi sono sempre piuttosto modesti.
I tumori dei lavoratori del legno e del cuoio
Non solo i lavoratori delle miniere, dei cantieri navali, dellindustria
tessile possono essere vittime dei tumori, ma anche quelli che lavorano il legno
e il cuoio. Si tratta dei tumori maligni delletmoide (losso dello
scheletro facciale che costituisce la parte alta delle cavità nasali
e le separa dalle orbite e dal cervello), fortunatamente un forma molto rara:
1% circa di tutti i tumori maligni. La loro localizzazione (nella parte
alta delle cavità nasali, appena sotto al cervello) fa sì che
essi erodano rapidamente la sottilissima lamina ossea superiore (si chiama lamina
cribra perché è caratterizzata da numerosi fori, attraverso i
quali passano i piccoli nervi dellolfatto) dice il dottor Giulio
Cantù, capo dipartimento Chirurgia Testa e Collo dellIstituto Nazionale
per lo Studio e la cura dei Tumori di Milano In questo modo i tumori entrano
nella scatola cranica ed infiltrano la meninge (dura madre) ed il cervello.
Per la loro sede sono quindi a cavallo del campo di azione degli otorinolaringoiatri,
dei chirurghi maxillo-facciali e dei neurochirurghi. E proprio per questo motivo
sono stati, e talvolta ancora lo sono, trattati in modo irrazionale, con una
prognosi purtroppo pessima. Se invece vengono asportati con un lavoro di équipe,
in modo completo, le probabilità di guarire per il paziente aumentano
enormemente. La terza caratteristica di queste neoplasie è che il tipo
istologico più frequente (ladenocarcinoma) è in chiara relazione
con la lavorazione del legno e del cuoio. Quasi tutti i pazienti affetti da
questo tipo di tumore lavorano o hanno lavorato in questi settori.
Lesperienza dellIstituto Nazionale dei Tumori di Milano
AllIstituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano è
stata accumulata la più numerosa casistica mondiale di adenocarcinomi
delletmoide. Dal 1987-1999, su 200 pazienti operati di resezione cranio-facciale
(lintervento combinato tra otorinolaringoiatra e neurochirurgo) 107 avevano
un adenocarcinoma. Come si può vedere dalla tabella, 87 pazienti (81%)
lavoravano o avevano lavorato nel settore del legno e del cuoio. Un dato interessante
emerso dalla analisi epidemiologica di questi pazienti è che 16 di essi
avevano svolto queste mansioni in giovane età e per un numero limitato
di anni. Talvolta il paziente, che aveva cambiato radicalmente la professione,
non ricordava più questo fatto, continua Cantù, Ci
sono anche capitati alcuni pazienti che sono stati restii ad ammettere queste
pregresse professioni perché svolte in modo non regolare, spesso collaterali
alla professione principale. È quindi fondamentale che lotorinolaringoiatra,
di fronte ad un paziente con sintomi di ostruzione nasale, modeste e ripetute
epistassi (sangue dal naso), rinorrea (scolo di muco dalle narici), ponga al
paziente una semplicissima domanda: Lei lavora o ha lavorato nel settore
del legno o del cuoio?. E, in caso di risposta affermativa, abbia il sospetto
che possa non trattarsi dei soliti polipi ma di un adenocarcinoma delletmoide
e si astenga da provvedimenti inadeguati che comprometterebbero definitivamente
la prognosi. A questo proposito un avvertimento è dobbligo:
i lavoratori di questi settori dovrebbero sottoporsi periodicamente a visite
di controllo per scoprire questi tumori prima che diventino sintomatici. Inoltre
negli ambienti di lavoro devono essere adottate misure preventive (mascherine
e cappe di aspirazione) per impedire linalazione delle polveri cancerogene.
La rarità di questi tumori non deve far dimenticare la loro estrema pericolosità.
Una nuova tecnica che evita lintervento
I risultati in merito alla chirurgia dei tumori delletmoide operati allIstituto
Nazionale dei Tumori di Milano sono stati recentemente pubblicati sulle prestigiose
riviste americane Head & Neck e Archives of Otolaryngology-Head
& Neck Surgery e lelevato numero dei pazienti trattati ha permesso
di effettuare una rigorosa analisi statistica e di individuare i fattori prognostici
negativi. Lintervento chirurgico di resezione cranio-facciale, se
eseguito per un tumore non troppo avanzato, non comporta alcuna conseguenza
estetica o funzionale dice loncologo Contrariamente a quanto
viene paventato le cicatrici sono quasi invisibili. I pazienti perdono solo
la possibilità di sentire gli odori; ma spesso essi hanno già
questo deficit a causa del tumore. Inoltre da tre anni allIstituto
questi pazienti vengono trattati preoperatoriamente con cicli di chemioterapia
per verificare la possibilità di selezionare quei tumori che, rispondendo
a questa terapia, possano guarire senza alcun trattamento chirurgico. Questo
trattamento, utilizzato al mondo solo dallInt, comporta lutilizzo
di indagini diagnostiche molto sofisticate e costose come la PET, ma i primi
risultati sono stati molto incoraggianti.
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