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Non si vede, non si sente
Ma cè!
Antonella Battista, N. 6 giugno 2001
LOrganizzazione Mondiale della Sanità (WHO) attraverso lAgenzia
Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il Radon nel
Gruppo 1 in cui sono elencate le 75 sostanze per cui vi è unevidenza
certa di cancerogenicità per luomo: rappresenta, dopo il fumo di
sigaretta, il principale responsabile di cancro ai polmoni.
Mentre Radio e Uranio sono elementi solidi (presenti in quantità variabile
in tutta la crosta terrestre), il Radon è un gas, in grado di muoversi
e di fuoriuscire dal terreno penetrando negli edifici, attraverso le fessure,
anche microscopiche, dei pavimenti o dai passaggi dei servizi (idraulici, sanitari,
elettrici ecc.) ove si accumula. Non esiste luogo ove il Radon non sia presente.
In atmosfera si disperde rapidamente e non raggiunge quasi mai concentrazioni
ritenute inaccettabili, ma nei luoghi chiusi può arrivare a concentrazioni
pericolose per la salute.
Già allinizio del secolo erano noti i decessi per cancro polmonare
nei minatori, soprattutto in coloro che lavoravano nelle miniere di rocce magmatiche
ad elevato contenuto di silice. Nel 1901, una campagna di misure specifiche
condotte nella zona delle miniere dargento nella regione di Scheneeberg
(Germania), pose in chiara relazione la notevole incidenza del cancro ai polmoni
nei minatori con rilevate alte concentrazioni di Radon nellambiente. Nel
1097 il premio Nobel per la fisica Ernest Rutheford evidenziò la presenza
del gas nella maggior parte dei materiali da costruzione, tuttavia lalto
livello di Radon rilevato nelle case oggetto della ricerca destò uno
scarso interesse e nessuna preoccupazione in campo internazionale. Solo 20 anni
dopo si iniziarono studi sistematici su larga scala che dimostrarono come lesposizione
al Radon era generalizzata ma, mentre la concentrazione del Radon allaria
aperta era in genere relativamente bassa, allinterno delle abitazioni
raggiungeva, in molti casi, livelli molto elevati tali da costituire una vera
fonte di rischio. Oggi, lipotesi dellesistenza di un legame tra
alte concentrazioni di Radon e linsorgenza del cancro ai polmoni trova
conferma al punto che, addirittura, negli ultimi 10 anni, lesposizione
al Radon è stata considerata alla base di uno dei più grandi problemi
di salute pubblica.
Il Radon emette radiazioni e si trasforma in altri elementi: decade infatti
in una serie di radionuclidi che, legandosi con il pulviscolo atmosferico, quando
vengono respirati si fissano allinterno dellapparato respiratorio
(bronchi e polmoni). Questi tessuti si trovano così a contatto con gli
isotopi radioattivi emettitori di particelle alfa, il cui irradiamento può
danneggiare le cellule dando inizio, in alcuni casi, ad un processo cancerogeno
proprio a carico dellapparato respiratorio: non vi è possibiltà
che altri organi possano essere danneggiati, pertanto lunico rischio potenziale
praticamente possibile è il tumore polmonare.
Lo studio dello Iowa: una conferma
Secondo uno studio condotto dai ricercatori alluniversità dello
Iowa (USA) e pubblicati sullAmerican Journal of Epidemiology nel giugno
2000, lesposizione di lunga durata al Radon è certamente associata
ad unaumentato rischio di cancro polmonare. Studi precedenti avevano indicato
lo Iowa come lo stato con le più alte concentrazioni medie di Radon negli
Stati Uniti (dovuto alla particolare morfologia geologica del territorio). Inoltre,
lo Iowa presenta unalta percentuale di popolazione residente nella stessa
sede da almeno 20 ann ed offre uneccellente servizio di sorveglianza epidemiologica
sul cancro. La combinazione di questi elementi ha fornito unoccasione
rara per rispondere a domande sulle quali vertevano da tempo ipotesi, e cioè:
1) lesposizione al Radon produce unassociazione statisticamente
significativa con il cancro polmonare?
2) Esiste unazione sinergica fra gas e fumo di sigarette sul rischio di
cancro polmonare?
Dal 1993 al 1997 i ricercatori hanno studiato 1.027 donne residenti nello Iowa,
di età compresa fra i 40 e gli 84 anni, sia fumatrici sia non fumatrici,
che avessero vissuto nelle stesse case per almeno 20 anni. Lo studio ha volontariamente
preso in considerazione soggetti di sesso femminile perché tipicamente
meno esposti professionalmente alle sostanze note come cancerogene. Inoltre
passavano più tempo in casa rispetto ai compagni.
413 di loro risultarono affette da cancro polmonare (il 90% di loro non avevano
mai fumato).
Questo studio rappresenta il tentativo fin qui più dettagliato, di datare
e di ricostruire lesposizione individuale al Radon. La ricostruzione dellesposizione
ha incluso la misurazione in situ del Radon domestico con test annuali in ogni
ambiente domestico, dalla camera da letto ai locali maggiormente frequentati.
Misure costantemente collegate con i diversi movimenti allinterno della
casa. I ricercatori hanno poi messo in relazione queste misure domestiche con
la storia dei singoli soggetti e cioè in che misura avevano
passato del tempo fuori o allinterno delle case, piuttosto che sui luoghi
di lavoro: in questo modo è stato possibile determinare le reali esposizioni
di ciascun partecipante. Dopo avere suddiviso le partecipanti per età,
formazione e abitudine al fumo, e codificando i vari livelli di esposizione
al Radon, si è evidenziato che unesposizione di 15 anni al livello
EPA di 4 pCi/L aumentava dal 50% all80% il rischio di contrarre un cancro.
Le valutazioni del rischio ottenute con questo studio suggeriscono dunque che
unesposizione costante al Radon nellambiente residenziale è
significativamente associata con il rischio di contrarre cancro polmonare
Le concentrazioni pericolose
Non esiste una concentrazione sicura al di sotto della quale la
probabilità di contrarre il tumore è nulla, tuttavia molte organizzazioni
internazionali scientifiche tra cui lOrganizzazione Mondiale della Sanità,
la Comunità Europea e alcuni Paesi hanno fissato dei livelli di riferimento
per le abitazioni e gli ambienti di lavoro al di sopra dei quali suggeriscono,
in alcuni casi impongono, di adottare provvedimenti per la riduzione della esposizione.
Come unità di misura della concentrazione di Radon viene convenzionalmente
utilizzato il Bequerel per metro cubo [Bq/m3] ossia il numero di disintegrazioni
nucleari per ogni secondo per ogni metro cubo di aria. In pratica una concentrazione
di 1 Bq/m3 significa che viene emessa 1 radiazione ogni secondo, in ogni metro
cubo di aria.
I livelli di rischio correlati allesposizione del Radon dipendono ovviamente,
oltre che dalla durata, dalla concentrazione del gas: oltre i 200 Bq/m3 il rischio
di contrarre un tumore ai polmoni è pari a quello di un fumatore da quattro
pacchetti di sigarette al giorno; oltre i 400 Bq/m3 il rischio diventa 60 volte
quello di un fumatore. I limiti previsti per le massime concentrazioni di Radon
in ambiente sono pari a 150 Bq/m3 secondo lEPA statunitense; 200 Bq/m3
per le nuove costruzioni e 400 Bq/m3 per le vecchie costruzioni secondo la Comunità
Europea.
Negli Stati Uniti sono stimati circa 15.000 casi di tumore polmonare per anno
attribuiti al Radon e si afferma che circa un terzo di questi possano essere
prevenuti.
La situazione italiana
Una recente indagine (1989-93), svolta in collaborazione tra lIstituto
Superiore di Sanità, e lAMPA/DISP (ex ENEA/DISP), ha evidenziato
i valori dellesposizione della popolazione italiana alla radioattività
naturale allinterno delle abitazioni, dovuta alla presenza del Radon.
La media italiana è di 77 Bq/m3, con rilevazioni che dai 25-40 Bq/m3
in Basilicata e Liguria si estendono ai 90-120 Bq/m3 di Lazio, Campania, Lombardia,
Friuli-Venezia Giulia. Questa variabilità dipende dalla diversità
geologica dei suoli e dalluso di materiali da costruzione particolari
estratti da cave locali (tufo, pozzolana). Durante succesive indagini tuttora
in corso sono state rilevate in provincia di Viterbo picchi di circa 1000 Bq/m3.
In generale si può dire che le zone ad elevato rischio Radon sono quelle
interessate da fenomeni sismici o vulcanici relativamente recenti, ovvero la
fascia vulcanica tirrenica che si estende dalla Toscana alla Sicilia, anche
se è possibile individuare aree circoscritte pericolose anche in altre
Regioni.
Da un punto di vista legislativo, solitamente si distingue tra ambienti di vita
domestici e ambienti di lavoro.
Ambienti domestici: mentre la maggior parte dei paesi industrializzati ha emesso
raccomandazioni che invitano ad attuare azioni di risanamento quando la concentrazione
di radon supera determinati livelli, in Italia ancora non vi è una normativa,
ne una raccomandazione sul radon per le abitazioni
Ambienti di lavoro: il decreto Legislativo 26 maggio 2000, n. 241 affronta il
problema del radon neli ambienti di lavoro e individua alcune attività
(tunnel, sottovie, catacombe, grotte, stabilimenti termali ecc.) e alcuni luoghi
particolari (ambienti di lavoro interrati) in cui vi è lobbligo
di effettuare delle misure, fissando inoltre alcuni livelli di azione
tra i quali i 500 Bq/m3, superati i quali si rendono necessarie azioni di bonifica.
Radon: cosa dice loncologo
Professor Cognetti , il Radon rappresenta dopo il fumo, la seconda causa
di morte per tumore polmonare. Per sgombrare il campo dagli equivoci comè
la situazione italiana?
Il Radon, tra i cancerogeni ambientali, è riconosciuto come la seconda
causa dei tumori polmonari: in Italia provoca circa il 10% dei tumori al polmone,
vale a dire tre mila casi. Si tratta di un gas inodore, incolore, che può
essere inalato, ed è presente sul suolo, particolarmente in alcune zone
del Lazio (provincia di Viterbo) e nel Friuli. Va precisato che i il suolo carsico
è ricco di Radon. Purtroppo non esiste nessuna forma di prevenzione e
in Italia non cè nessuna normativa in merito.
Come difendersi, allora?
La procedura è semplice, in casi sospetti occorre valutare i livelli
di Radon e poi, se è il caso, bonificare il terreno. Si tratta di interventi
che non sono particolarmente costosi. In questo senso la regione Lazio si è
attivata. Vorrei però precisare che la richiesta di valutazione dei livelli
del Radon deve essere fatta dallinteressato, mentre, invece, la bonifica
(che è anche la più onerosa) è a carico delle amministrazioni
locali.
Quali sono i soggetti maggiormente colpiti, cè una categoria
professionale a rischio?
Non cè nessuna categoria a rischio, stiamo parlando di una malattia
ambientale e non di un tumore professionale. La persone che però vivono
al pianterreno e al primo piano nelle zone ricche di Radon, sono quelle che
corrono i rischi maggiori. Sono anche più colpiti i fumatori.
Oltre al polmone il radon può nuocere ad altri organi umani? Esiste
una sintomatologia che precede linsorgenza della malattia?
Il Radon nuoce solamente al polmone, non colpisce nessun altro organo umano.
Lunica prevenzione possibile è quella di chiamare unazienda
specializzata nella rilevazione dei livelli del Radon e quindi, se è
il caso, bonificare la zona. Siccome non esiste nemmeno una sintomatologia specifica
lunica strategia da attuare è sapere quanti casi di tumore al polmone
sono stati registrati nellarea in cui si abita, se il numero è
elevato scatta il campanello dallarme: occorre rilevare i livelli del
Radon.
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