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Fumi? Ma quanto fumi?
Cristina Mazzantini, N. 6 giugno 2001
Sono imbarazzato nel dover parlare di tumori e ambiente proprio oggi,
29 maggio, a soli due giorni dalla Giornata dedicata alla lotta al Tabagismo
dalle Organizzazioni Sanitarie Mondiali. Esordisce così il dottor
Filippo De Marinis, primario della 5° U.O di Pneumologia Oncologica presso
lAzienda Ospedaliera S.Camillo Forlanini di Roma.
E spiega: È assolutamente evidente la sproporzione che esiste fra
i nuovi tumori ascrivibili ad agenti cancerogeni ambientali rispetto alle neoplasie
normalmente attribuibili al fumo.
«A tal proposito, è nostro dovere sottolineare come il fumo di
sigaretta sia un big killer», aggiunge il pneumologo-oncologo.
Solo in Italia, ogni anno assistiamo a 35.000 morti per cancro del polmone
e a circa 60.000 decessi per altre patologie. Si tratta di una vera e
propria epidemia, visto che circa il 25% degli italiani fuma. Ma a preoccupare
i medici, soprattutto pneumologi-oncologi, sono i dati forniti da indagini recenti
secondo cui la pratica del tabagismo è in aumento tra le donne e i giovani.
Proprio a questi ultimi si rivolge il nostro esperto quando, riferendosi alla
prevenzione primaria, afferma: Per noi è strategico non tanto far
smettere di fumare chi già fuma, perché anche se importante è
ovviamente secondario. Ma piuttosto cercare di evitare che il non fumatore (ci
si riferisce ai ragazzi dai 12 ai 14 anni, età in cui si accende la prima
sigaretta, ndr) prenda questo vizio, così nocivo per la salute.
Come pensate di potere ottenere tutto ciò?
Sicuramente, uno dei principali obiettivi è quello di rivolgere
le campagne informative su tutti i possibili danni che derivano da questa pratica
così dannosa per una popolazione di giovani, anzi giovanissimi (fin dalle
elementari).
Come mai, dottor De Marinis, si discute, soprattutto da parte di oncologi, sugli
effetti nocivi del tabagismo nei grandi fumatori, mentre difficilmente ci si
sofferma sui possibili danni dal fumo passivo? Che sono invece alla ribalta
per fatti di cronaca recente? La risposta più scontata è
sicuramente legata allallarmante dato epidemiologico. Basti pensare allItalia,
dove un quarto della popolazione fuma. Ma vorrei sottolineare come nella pratica
clinica (non è solo il nostro oncologo ad avere questesperienza,
ndr) mi capiti di vedere anche una percentuale di soggetti non fumatori con
carcinoma polmonare.
Non è allarmante il fatto che tra i non fumatori vi siano ammalati di
tumore al polmone?
Naturalmente sono preoccupato. Ma non mi stupisco di trovare una neoplasia
polmonare in soggetti non fumatori, perché osservando lanamnesi
si scopre che esiste una frequentazione annosa con forti fumatori. Infatti,
secondo la mia esperienza clinica (confermata anche dalle ultime statistiche
internazionali), ho potuto verificare che gli uomini con carcinoma del polmone
nell85% è un gran fumatore e per un 15% non fuma. Per quanto riguarda
le donne, la percentuale delle fumatrici scende al 75-80%, mentre il restante
20-25% non ha una storia di pratica di tabagismo.
Quindi, se una quota elevata di tumori polmonari si ritrova nei non-fumatori
vuol dire che il fumo passivo gioca un ruolo determinante? Certamente.
Infatti la maggior parte delle donne non fumatrici con neoplasie polmonari sono
o mogli di forti fumatori o, più di rado, lavorano in ambienti dove si
fuma molto. Quindi sono tutti soggetti che hanno unesposizione quotidiana
e prolungata al fumo passivo.
Perciò chi è esposto in modo prolungato al fumo passivo può
andare incontro agli stessi danni di un fumatore tra cui, come il più
temibile, il carcinoma polmonare? Naturalmente. Anche se cè
una differenza statistica importante. Infatti i non-fumatori con neoplasie sono
molti di meno. Però va ricordato che il tabagismo praticato o subìto
è la principale causa di tumore al polmone. Il motivo è ormai
scientificamente dimostrato.
Si sa infatti che il fumo di sigaretta può intaccare o, peggio, distruggere
il FHIT.
Gene, questo, che ha il fondamentale compito sia di controllare la crescita
che la morte cellulare. Quando questo gene è messo fuori uso, si avvia
un processo di alterazione cellulare di tipo neoplastico. Attualmente, per riparare
questo danno, si sta sperimentando la terapia genica.
Di che si tratta? Sostanzialmente, nellorganismo del malato sintroduce
un virus a cui in precedenza è stato legato un gene riparatore. Il virus,
attraverso il suo meccanismo virale, riesce a entrare nella cellula cancerosa
e a depositare il nuovo gene. Questi, sostituendo quello inattivato dal fumo
da sigaretta, riesce a riparare il guasto precedente. In Italia, a che
punto siamo con la terapia genica per la cura dei tumori? Finora nel nostro
Paese è stata utilizzata solo in alcuni casi. Per essere più precisi,
per quanto sia a mia conoscenza, presso lIstituto Tumori di Milano sono
in atto delle sperimentazioni con la terapia genica, non però sul carcinoma
del polmone quanto piuttosto su altre neoplasie.
Infine ci sembra doveroso mettere sullavviso lex fumatore che ha
smesso da 10 anni e pensa che il suo rischio di contrarre la neoplasia sia ormai
simile a quello di un non-fumatore. Si sbaglia. Come conferma il dottor De Marinis,
quando ricorda: Non conta tanto il tempo passato da quando si è
spenta lultima sigaretta, piuttosto per quanto tempo si è fumato.
Nella pratica clinica, capita di imbattermi in ex fumatori a cui faccio diagnosi
di carcinoma polmonare. Increduli, costoro mi dicono: Ma dottore, non
è che si sta sbagliando? Non fumo da più di 10 anni!. Poi
scopro che hanno fumato per oltre 40 anni. Allora gli spiego che il loro apparato
bronchiale è venuto a contatto con il fumo per un periodo lungo, per
cui è stato danneggiato severamente.
I fumatori in cifre
Secondo recenti statistiche, agli inizi degli anni 90, i fumatori complessivi
erano un miliardo e cento milioni, così suddivisi: 300 milioni nei paesi
industrializzati e 800 in quelli in via di sviluppo.
Il 47% sono uomini (42% nei paesi sviluppati e il 48% in quelli in via di industrializzazione),
mentre la percentuale totale delle donne fumatrici è del 12% (24% nelle
aree industrializzate e 7% nelle altre). Sempre queste statistiche indicano
che è in forte aumento il numero delle fumatrici e degli adolescenti.
Il fumo di sigaretta provoca circa quattro milioni di morti lanno, che
corrisponde a quasi una morte ogni 8 secondi; mentre nei paesi in via di sviluppo
le morti sono calcolate intorno al milione.
L amianto
Lamianto, per quanto riguarda le fibre di asbesto, è un altro grande
killer, data linsorgenza ogni anno di circa 1.000 nuovi casi di tumori
primitivi pleurici, come il mesotelioma pleurico e qualche forma di tumore polmonare.
Il dottor De Marinis sottolinea: Lamianto è stato un prodotto
largamente utilizzato negli anni 50 nella produzione industriale, come le famose
lastre di Eternit, impiegate nelledificare scuole, uffici e abitazioni.
Attualmente, in Italia è in atto un grande tentativo di bonificare tutte
quelle strutture che hanno nei loro principi edili questo tipo di materiale.
Però non è semplice: esistono gravi difficoltà anche legate
allo smaltimento. Spiega il nostro esperto: Il pericolo è che le
fibre di asbesto si disperdano nellambiente, nel caso del decadimento
delle strutture in cui lamianto è presente. Pensiamo, ovviamente,
ai pannelli di Eternit.
È chiaro che bisogna stare attenti nella rimozione (gli stessi operatori
devono adottare tutta una serie di precauzioni), perché questi materiali
possono sfibrarsi e rilasciare nellambiente, specialmente nellaria,
corpuscoli che attraverso la respirazione vanno a depositarsi nei nostri alveoli.
Possono dar vita, così, a tutta una serie di malattie, tra cui le forme
tumorali, nel peggiore dei casi.
Il mesotelioma pleurico è una malattia che si osserva anche in situazioni
come quella romana, per labuso edilizio degli anni passati. Ma in Italia
la maggiore incidenza di questa neoplasia continua a essere presente, come è
sempre stato storicamente, in città come Genova, Trieste, Bari, dove
ci sono dei porti. Lamianto è infatti il materiale molto utilizzato
in questo tipo di costruzione.
Il Radon
Il problema dei rischi sanitari connessi alla presenza del Radon negli edifici
viene affrontato esplicitamente nel Piano Sanitario Nazionale 1998-2000. Gli
obiettivi sono: lintensificazione della ricerca scientifica nel settore
e la riduzione della concentrazione di Radon nelle abitazioni e altri luoghi
chiusi.
Dovranno essere attivate azioni per lidentificazione delle concentrazioni
di Radon più elevate, la predisposizione di norme specifiche, lo studio
di adeguate azioni di rimedio, la formazione professionale e linformazione
della popolazione.
Lesposizione al Radon e ai suoi prodotti di decadimento è un fattore
di rischio per il tumore polmonare ed è generalmente considerata come
una delle principali cause di tali tumori, dopo il fumo di sigaretta. Sulla
base di dati dellIstituto Superiore di Sanità e dellANPA,
si è stimato che il 5-15% dei polmonari in Italia, circa 30.000 lanno,
è attribuibile al radon.
La maggior parte è dovuta anche allinterazione radon-fumo. Per
ridurre il rischio radon del 90%, come prevenzione si sconsiglia, quando è
necessario edificare nuove abitazioni, di utilizzare materiali tufacei (ricchi
di Radon), mentre per le abitazioni preesistenti si suggerisce di areare il
più possibile gli ambienti.
Le associazioni contro il fumo
Lega italiana per la lotta contro i tumori. Presso le sedi (sparse in tutta
Italia) di questa associazione, vengono organizzati corsi, gruppi di incontro,
riunioni, guidati da uno psicologo e finalizzati allindividuazione delle
dinamiche psicologiche che spingono i partecipanti verso il fumo.
Per informazioni tel. 02/70603263 o 06/4425971.
Recentemente è stata costituita la Coalizione italiana contro il fumo,
una nuova associazione che riunisce diverse istituzioni impegnate nella lotta
contro il fumo. Tra queste, lAipo (Associazione italiana pneumologi ospedalieri),
il Comitato italiano Europa contro il cancro, Sanità senza fumo, la Lega
italiana per la lotta contro i tumori, lOsservatorio tabacco. Lo scopo
della coalizione è quello di creare una rete tra gli stati membri dellUnione
europea, per contrastare la diffusione del tabagismo, diffondendo esperienze
e informazioni in tutta Italia. La segreteria si trova presso la Lega italiana
per la lotta contro i tumori (via Venezian 1, Milano; tel. 02/2663481).
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