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Che succede a Mantova?
Dario Vascellaro, N. 6 giugno 2001
Nella metà dellOttocento, gli austriaci bonificarono buona parte
del territorio circostante la città di Mantova liberando i suoi abitanti
dai malefici influssi delle paludi. Oggi, allinizio del XXI secolo, gli
abitanti di Mantova sono preoccupati da altri tipi di miasmi, questa volta prodotti
dalluomo.
La città che ha dato i natali al sommo poeta latino Virgilio e che per
labbondanza dei suoi canali è stata più volte paragonata
a Venezia, ospita anche uno stabilimento dellEniChem, situato a Frassine,
la zona industriale della città, sulla riva sinistra del fiume Mincio.
Ubicato a circa 5 Km dal centro di Mantova, si estende su una superficie di
131,4 ettari di cui 116 occupati da impianti e installazioni. Ulteriori 118
ettari, di proprietà EniChem, fanno parte della riserva naturale del
Parco del Mincio. Quello di Frassine è al momento lunico stabilimento
attivo in Italia per la produzione di stirene a partire dal benzene.
La sua storia iniziò nel 1956, quando la società Sicedison iniziò
i lavori per un nuovo stabilimento petrolchimico a Mantova. Larea scelta
era quella in prossimità del fiume Mincio e già destinata ad area
industriale. Nel 1970 tutte le produzioni attuali erano già avviate.
Nel 1970 ebbe inizio lammodernamento di tutte le produzioni; le tecnologie,
originariamente acquisite allestero, furono via via sostituite da tecnologie
sviluppate sulla base di studi e ricerche effettuate allinterno del Centro
ricerche dello stabilimento. Nel 1974 vennero fermati gli impianti di cracking.
Nel 1991, con il riassetto delle attività produttive della società,
lo stabilimento ha incominciato a operare come EniChem, fermando la produzione
di clorosoda. Oggi tutti i processi sono basati su tecnologie proprietarie.
È stato dismesso anche il ciclo di produzione del dicloroetano.
Nello stabilimento EniChem di Mantova sono movimentate circa due milioni di
tonnellate di materie prime e prodotti finiti.
Oltre al polo chimico sono presenti una raffineria e uno stabilimento metalmeccanico
e, allinterno dellinsediamento industriale, si trova un impianto
di incenerimento per rifiuti industriali di EniChem, che risale al 1974 e che
ha operato sino al 1991.
Purtroppo, se fino a qualche tempo fa il paragone con Venezia era motivo dorgoglio
per i cittadini di Mantova e faceva riferimento esclusivamente alle sue particolarità
urbanistiche, oggi è motivato da ben altre ragioni, alle quali proprio
lo stabilimento EniChem non è estraneo.
Uno studio compiuto da un gruppo di lavoro costituito da ricercatori dellIstituto
superiore di sanità, dellAsl di Mantova, dellIspesl e dellUniversità
La Sapienza di Roma, ha evidenziato, infatti, che per la popolazione residente
entro 2 chilometri dallinceneritore dei rifiuti industriali del polo chimico
di Mantova lo studio caso controllo mostra un significativo incremento del rischio
di tutti i STM (Sarcomi dei Tessuti Molli): la probabilità di contrarre
questo rarissimo tumore è risultata 25 volte superiore rispetto agli
altri mantovani.
Minacciati dallinceneritore risultano i 1300 abitanti dei due quartieri
Frassino e Virgiliana che sorgono in un raggio di due chilometri dai camini.
La dottoressa Costani, medico di base, aveva già notato fra i suoi pazienti
residenti in quella zona unanomala frequenza di una forma molto rara di
tumori. Tale anomalia, purtroppo, è la stessa già riscontrata
tra gli abitanti della zona coinvolta dallincidente allIcmesa di
Seveso nel 1976. Lo studio sopra citato, infatti, raccomanda di effettuare unindagine
per valutare lesposizione della popolazione a TCDD, meglio nota come diossina
di Seveso, agente atto a indurre STM e che può venire emesso dagli
inceneritori di rifiuti, in particolare di rifiuti industriali e si legge
inoltre che sarebbe necessario effettuare una valutazione dellincidenza
di tutte le neoplasie in quanto la TCDD è una agente cancerogeno
caratterizzato da un ampio spettro di organi bersaglio.
Allarmi sul degrado ambientale della zona, peraltro, erano già stati
lanciati. Alla fine del 1994, uno Studio di Impatto Ambientale, redatto dalle
cartiere Burgo in merito alla richiesta fatta al Comune di Mantova per la realizzazione
di un inceneritore dei fanghi di cartiera sulle rive del lago di Mezzo, a distanza
di circa due chilometri dallarea industriale EniChem, aveva segnalato
una forte presenza di anidride solforosa e benzene, pessime condizioni delle
acque del Mincio, pesante grado di inquinamento dei terreni e delle falde allinterno
dellarea industriale per la presenza di solventi organici aromatici, solventi
clorurati, idrocarburi e mercurio. Questultima pericolosa sostanza si
trovava anche nei sedimenti della prima parte del basso corso del Mincio e nei
tessuti dei pesci. Non era, però, il solo stabilimento EniChem a essere
imputato per linquinamento della zona. Allepoca dello studio, infatti,
nellarea erano presenti anche tre centrali termoelettriche, un inceneritore
per rifiuti industriali da 12.000 tonn/anno, una discarica per rifiuti speciali
della capacità di 300.000 metri cubi sulle rive del lago di Mezzo e altre
due, abusive, sempre nellordine del milione di metri cubi sulle rive del
Mincio.
Questo quadro disastroso venne negato dai responsabili EniChem, i quali affermarono
che nelle zone industriali di Mantova ogni causa dinquinamento è
stata intercettata e neutralizzata.
Anche la Asl di Mantova si dette da fare per tranquillizzare i cittadini, soprattutto
in seguito alla pubblicizzazione di alcuni dati che segnalavano anomale frequenze
di tumori al sistema linfoemopietico (leucemie e linfomi) fra la popolazione
femminile: sino al 50% in più rispetto alla media regionale e oltre il
70% se rapportate alla media nazionale. Unindagine epidemiologica condotta
dalla stessa Asl e dallo Iarc di Lione tra i lavoratori dellimpianto di
produzione dello stirene dimostrò linfondatezza delle preoccupazioni
in merito a unanomala diffusione di tumori nella zona industriale. I dati
dellindagine, però, mai pubblicati, sono stati confutati dalla
Legambiente mantovana, convinta che essi dimostrerebbero, al contrario, che
tra gli operai EniChem-Montedison, impiegati dal 1957 al 1986 in vari reparti,
linsorgenza di tumori era più alta del normale, addirittura peggiore
di quella riscontrata tra gli addetti del reparto CVM di Marghera. In particolare,
si riscontrava una probabilità di contrarre il linfoma di Hodgkin molto
superiore rispetto alla media. In seguito a vari esposti alla magistratura,
presentati da due consiglieri regionali e dai familiari di ex dipendenti dello
stabilimento chimico di Mantova morti o ammalati di tumore, è stato dato
il via allo studio epidemiologico citato allinizio che ha purtroppo confermato
un rapporto standardizzato di morbosità per tutti i STM pari a 2.25,
ovvero una probabilità pari a oltre il doppio rispetto al resto della
popolazione di ammalarsi di queste rare neoplasie.
Per fortuna, nel frattempo non si è rimasti con le mani in mano. Dai
primi anni Novanta è stato iniziato un importante processo di risanamento
ambientale dellarea industriale. Vale la pena ricordare le principali
tappe che hanno scandito la bonifica dello stabilimento chimico:
- chiusura e messa in sicurezza dellimpianto cloro-soda responsabile
dellinquinamento del Mincio e della produzione di diossina nel forno
inceneritore;
- realizzazione di un sistema idraulico di sbarramento per evitare lulteriore
inquinamento delle acque di falda;
- realizzazione dellimpianto di depurazione delle acque di processo
che andavano direttamente nel Mincio;
- rifacimento del sistema fognario chimico;
- avvio del risanamento del sito inquinato interno allo stabilimento attraverso
un sistema biologico costituito da batteri in grado di degradare gli aromatici;
- divieto di incenerire rifiuti di ogni tipo provenienti da terzi;
- adeguamento impiantistico e relativa revisione del programma di manutenzione
del parco serbatoi e delle rampe di carico di tutti i prodotti chimici;
- ristrutturazione del Centro Ricerche con realizzazione di sistemi di captazione
e abbattimento inquinanti ad alta efficienza;
- realizzazione di un piano di bonifica amianto in tutti gli impianti dello
stabilimento;
- inserimento delle cosiddette ridondanze nei sistemi di controllo degli impianti,
cioè di apparecchiature di controllo multiple;
- inserimento di automazioni negli impianti di produzione con miglioramento
di tutte le attività di controllo.
E lEniChem?
Rimasto ormai praticamente lunico gruppo italiano nel settore della chimica,
impegnato dal 1991 al 1996 a far fronte a un carico pesantissimo di debiti e
inefficienze, ha scelto la strada dei tagli, sia nelloccupazione (gli
occupati sono passati da 50.000 a 16.000) sia nella ricerca (un modestissimo
2% del fatturato). In questo quadro di pesante ristrutturazione, secondo molti
lEniChem avrebbe sacrificato anche la sicurezza dei suoi dipendenti. Il
settore dellindustria chimica, di cui lEniChem è grossa parte,
appare infatti particolarmente a rischio per gli eventuali incidenti rilevanti,
anche per le scarse condizioni di sicurezza in cui lavorano gli addetti, il
minore livello di conoscenza dei processi e la sempre più scarsa formazione,
dato che la manutenzione è ormai totalmente in mano a ditte esterne,
che spesso si aggiudicano lappalto al massimo ribasso.
Sacrificare la sicurezza è pericoloso non solo per i lavoratori dellEniChem,
ma anche per chi vive vicino agli stabilimenti.
Già dallo studio Ambiente e salute in Italia del 1997, coordinato dallOrganizzazione
mondiale della sanità nelle aree a elevato rischio di crisi ambientale,
si rileva un generale aumento della mortalità e del rischio di insorgenza
di alcune specifiche patologie tumorali e se ne attribuisce la causa alle condizioni
ambientali e lavorative. Se a Mantova vi sono state colpevoli mancanze dellapparato
di sicurezza ambientale, sarà la magistratura a deciderlo. Un processo
stabilirà le responsabilità civili e penali dei vertici delle
aziende che hanno gestito il petrolchimico, accusati di omicidio colposo, disastro
colposo e lesioni colpose. È innegabile, però, la necessità
di ripensare i processi produttivi del settore chimico, al fine di salvaguardare
la salute dei lavoratori e dei cittadini. Daltronde, la stessa EniChem
sembra averlo capito.
AllEniChem il premio aziende attive dellAIRC
Nel novembre del 2000, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha
consegnato al presidente dellEniChem Fabrizio dAdda il Premio
Airc Aziende Attive, promosso dallAssociazione e destinato a tre
imprese che si sono particolarmente distinte nel campo della prevenzione tumorale.
Con il riconoscimento Aziende Attive lAirc ha voluto premiare
interventi di prevenzione oncologica che abbiano modificato in maniera tangibile
comportamenti, processi produttivi e commerciali, politiche di gestione del
personale.
EniChem ha ricevuto il premio per aver attuato liniziativa di Protezione
dei lavoratori dallesposizione ad agenti cancerogeni volta a ridurre,
migliorare e tenere sotto controllo negli ambienti di lavoro gli agenti cancerogeni,
verificandone i rischi di esposizione dei lavoratori. La società chimica
dellEni ha impegnato nel progetto considerevoli professionalità
e risorse, investendovi 147 miliardi dal 97 al 2000 e stanziando ulteriori
60 miliardi da destinare alliniziativa entro il 2003.
Da notare che tra il 92 e il 99 EniChem ha complessivamente speso
per interventi di protezione ambientale, di sicurezza e di igiene del lavoro
2.900 miliardi, stanziandone altri 1.650 da erogare entro il 2003.
Solo nel corso del 1999 la società ha effettuato:
100.000 analisi di controllo;
30.000 controlli per la ricerca di indicatori biologici di esposizione;
21.000 esami specialistici;
20.000 visite mediche.
Nel 2001, invece, è stata la volta del premio La Chimica per lAmbiente
per processi e prodotti chimici puliti.
In occasione del quarto convegno nazionale del Consorzio Interuniversitario
Nazionale La Chimica per lAmbiente, infatti, è stato
assegnato a EniChem un premio per il progetto Nuova tecnologia per la
produzione di ossido di propilene. La motivazione è per aver
ideato, sviluppato e avviato la produzione industriale dellossido di propilene
attraverso un processo pulito di grande interesse economico e visibilità
internazionale.
Queste due notizie rappresentano un ottimo viatico per una nuova via della
chimica italiana che eviti i danni provocati a Mantova.
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